Climate Lab – Bibliografia Generale

  • Alpert P., Ben-gai T., Baharad A., Benjamini Y., Yekutieli D., Colacino M., Diodato L., Ramis C., Homar V., Romero R., Michaelides S., Manes A., 2002. The paradoxical increase of Mediterranean extreme daily rainfall in spite of decrease in total values, Geophys. Res. Lett., 29, 1536, doi:10.1029/2001GL013554.
  • Antonioli F., e Silenzi S., (2007). Variazioni relative del livello del mare e vulnerabilità delle pianure costiere italiane. Quaderni della Società Geologica Italiana, 2, 29 pp.
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  • Dai A.,  Lamb P.J., Trenberth K.E., Hulme M., Jones P.D., Xie P, 2004. Comment – the recent sahel drought is real. Int. J. Climatol. 24: 1323–1331
  • FAO, 2014. State of the World Fisheries and Aquaculture 2010 Fisheries and Aquaculture Department, Rome. ISBN 978-92-5-106675-1
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  • Mariani L.,  Parisi S.G., Cola G.,  Failla A., 2012.  Climate  change  in  Europe  and  effects  on  thermal  resources  for  crops.  INTERNATIONAL  JOURNAL  OF  BIOMETEOROLOGY, ISSN: 0020-7128, doi: 10.1007/s00484-012-0528-8
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  • Newmann, 1992. Climatic conditions in the Alps in the years about the year of Hannibal’s crossing (218 BC), Climatic Change, October 1992, Volume 22, Issue 2, pp 139-150
  • NOAA, 2015, Trends in Atmospheric Carbon Dioxide (http://www.esrl.noaa.gov/gmd/ccgg/trends/ – sito web visitato l’8 dicembre 2015).
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  • Pinna S., 2014. la falsa teoria del clima impazzito, Felici editore, 160 pp.
  • Sage, R.F., 1995. Was low atmospheric CO2 during the Pleistocene a limiting factor for the origin of agriculture? Global Change Biol. 1,93–106
  • Sage R.F., Coleman J.R., 2001. Effects of low atmospheric CO2 on plants: more than a thing of the past, TRENDS in Plant Science Vol.6 No.1 January 2001.
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Acqua liquida o solida, in varie forme

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Acqua liquida o solida, in varie forme

Come accade ogni tanto, capita di scrivere post che siano più che altro degli inviti alla lettura. Bé, questo è il caso, anche se penso che alla fine si tratterà anche di un invito alla riflessione. Per ragioni che non potrei che definire casuali, negli ultimi giorni mi sono capitate a tiro diverse notizie relative all’elemento di cui è più ricco il nostro fantastico pianeta. Ve ne riporto  alcune.

La prima è per smanettoni, e sono sicuro che susciterà l’interesse di chi ha la capacità (e il tempo) di analizzare i dati. Si tratta della pubblicazione di un dataset (quasi) globale delle precipitazioni con risoluzione spaziale e temporale davvero interessante. Le fonti sono osservazioni convenzionali, satellitari e rianalisi:

La seconda è relativa all’acqua del mare, più nello specifico ad un piccolo tratto di mare del Nord Adriatico, il porto di Trieste. l’ISMAR CNR ha prodotto un dataset di temperature di superficie che abbraccia più di cento anni. I dati sono on line e possono essere scaricati liberamente, come del resto quelli del dataset globale. Quella di mettere direttamente a disposizione le informazioni che sono state oggetto di ricerca sta diventando decisamente una pratica comune e di per se è già un valore aggiunto. Di questo lavoro ha parlato anche la stampa nazionale, ovviamente travisandone quasi interamente il significato.

Si lavora alacremente alla ricerca di un segnale distinguibile del riscaldamento globale nelle precipitaizoni, specialmente con riferimento agli eventi estremi, perché sono quelli che permettono anche all’immaginario collettivo di stabilire un collegamento tra qualcosa di completamente astratto come l’aumento della temperatura media del pianeta di 0,8°C in 150 anni, in qualcosa di tangibile come la furia del maltempo. Quindi terza notizia, un lavoro che analizzando delle serie di dati puntuali di precipitazione riscontra un aumento del 7% nella frequenza degli eventi che occupano la parte più alta della distribuzione statistica, cui però non corrisponde un pari aumento dell’intensità degli stessi. Tradotto, piogge forti più frequenti forse ma piogge più forti pare di no.

Passiamo all’acqua solida, ovvero al ghiaccio marino antartico. A lungo motivo di cruccio e disappunto perché in aumento significativo durante l’era delle misurazioni satellitari, dal 2014 anche il ghiaccio antartico ha iniziato a diminuire di estensione, tra l’altro con un rapidità che eccede quella del ghiaccio artico. Vengono meno tutte le spiegazioni che volevano l’area del Polo sud avulsa dal contesto del pianeta, spiegazioni che confermavano comunque la teoria AGW, e il discorso si allinea, confermandola comunque. Il bello della scienza (del clima).

Restiamo sul ghiaccio, letteralmente sopra, perché dall’Antartide si passa alla Groenlandia, altra zona osservata speciale in materia di scioglimento. La notizia è che anche in Groenlandia, come recentemente scoperto per la Penisola Antartica, il calore proveniente dal sottosuolo potrebbe avere un ruolo importante nelle dinamiche dello scioglimento dei ghiacci. Non solo CO2 a quanto pare. Strano, in fondo si tratta solo delle zone con la crosta terrestre più sottile…

Torniamo alle precipitazioni per la penultima notizia: la pietra miliare dei dataset di parametri atmosferici, quello raccolto per secoli nell’Inghilterra centrale, potrebbe avere grossi problemi, soprattutto nella sua parte iniziale. Sembra infatti che le precipitazioni invernali precedenti al 1870 siano state sottostimate, mentre quelle estive prima del 1820 siano state sovrastimate. Questo comporta grossi problemi di confronto con i tempi più recenti, al punto che gli autori della ricerca dicono che il fatto universalmente riconosciuto che gli inverni siano diventati più umidi e le estati più secche appare un artefatto. Su Nature.

Si chiude col botto, anzi, con l’alluvione. Il tema è sempre quello degli eventi precipitativi estremi. I media, che pendono sempre dalle labbra degli esperti, che a loro volta per questo non smettono mai di muoverle, ci riportano un ipse dixit che vedrebbe le piogge da 500 millimetri e oltre (avete letto bene, 500!) essere divenute la norma al posto dei passati e più “rassicuranti” 100-200 millimetri. Questo naturalmente nel bel Paese e a commento dei recenti fatti di maltempo. Sergio Pinna, con la sua solita sagacia e, soprattutto, con i numeri veri, mette ordine smentendo clamorosamente. Il tutto a valle di un recente scambio di petizioni pro e contro, come le messe di Fantozzi, che puntando sull’aspetto ideologico piuttosto che su quello scientifico, finiscono per avere lo stesso significato.

 

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Il livello del Mar Caspio negli ultimi 11 mila anni

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Il livello del Mar Caspio negli ultimi 11 mila anni

Il Mar Caspio è in realtà  un lago, il più grande al mondo, con una superficie di 317000 km2. Dal punto di vista della morfologia, si può considerare diviso in tre parti di aree equivalenti: la parte nord è quella con minore volume e profondità  (10 m in media) e quindi la più vulnerabile rispetto sia alle attività umane che alla situazione idrologica. La parte centrale ha una profondità  media di 170 m e massima di 790 m, mentre nella parte meridionale la profondità  media è di 325 m e massima di poco più di 1000 m. È caratterizzato da ampie variazioni di livello e da situazioni potenzialmente catastrofiche quando soffiano i forti venti da sud, in grado di trasportare acqua fino ad allagare migliaia di km2 (sito UNU).
Un esempio della variabilità  del livello del Caspio su circa 11 mila anni è mostrato in figura 1a (pdf).

Fig.1: Le singole figure (dati e spettri) che compongono questo collage sono disponibili nel sito di supporto. a) Livello del Caspio dal 9000 BCE a circa il 2000 CE (CE=epoca corrente; BCE= prima dell’epoca corrente). Le fluttuazioni di livello sono sempre state notevoli. Nei quadri inferiori di tutte le figure, lo spettro dei dati. Dati digitalizzati da UNU (Università delle Nazioni Unite, fig.8.3). La linea rossa (verde per fig.1d) che attraversa i dati è il fit lineare rispetto al quale sono calcolati i valori detrended richiesti dallo spettro Lomb utilizzato qui. b) Livello del Caspio tra il 600 BCE e il 1990 CE, e suo spettro. Il livello è caratterizzato da forti oscillazioni (fino a 15 metri) con un andamento medio crescente su tutti i 2600 anni della serie. Dati digitalizzati da UNU (fig.8.2). c) Livello durante quella che ho definito l’epoca moderna, dal 1830 al 1990 circa e spettro della serie. Il livello è caratterizzato da una forte diminuzione (circa 3 metri) che inizia attorno al 1930 e prosegue fino a circa il 1978 per poi risalire. Dati digitalizzati da UNU (fig.8.1). d) Livello del Caspio dal 1992 al 2019. Dati esatti, non digitalizzati, ottenuti da gravimetria e altimetria satellitare, disponibili sul sito Hydroweb. I dati satellitari di questa figura hanno una cadenza mensile e mostrano nettamente le oscillazioni stagionali.

L’andamento medio del livello del Caspio è decrescente (complessivamente, persi poco meno di 10 metri di acqua, equivalenti a 0.9 mm/anno) anche se sono visibili fluttuazioni massime di circa 26 metri, in particolare nei periodi preistorici, dal 3000 al 9000 BCE. Nelle epoche più vicine a noi, a partire dal 3000 BCE, le oscillazioni del livello sembrano diminuire.

Nel periodo dal 660 BCE al 2000 CE (circa) si osserva una crescita media di circa 1 metro, cioè il livello resta praticamente costante, con una fluttuazione massima di circa 14.5 metri.

Il periodo, dal 1830 al 1991, descritto in figura 1c mostra una quasi costanza fino al 1930 (fluttuazioni massime di circa 1 metro) e poi da una brusca discesa del livello fino a circa il 1978, seguita da una risalita. La variazione massima in questo periodo è di circa 4 metri.

L’andamento del livello nel periodo “satellitare” di figura 1d è caratterizzato da una diminuzione media di circa 1.2 metri (su 28 anni e quindi, mediamente, di 4 cm/anno), con l’inizio della diminuzione più decisa attorno al 2006. Dal 2016 si intravede un calo della pendenza che fa pensare ad una prossima (probabilmente temporanea) stabilizzazione.

Lo spettro
Data l’estensione temporale coperta dalle quattro serie utilizzate, pur con le loro differenze di risoluzione spaziale, gli spettri coprono periodi di 3600, 2400, 1500, 900 anni, passano per 500, 380, 200, 100 anni e per 60, 30, 20 anni; arrivano infine a 8, 5, 4, 3 anni. Si può dire che sono presenti le ciclicità  solari (2200-Hallstatt; 1000-Eddy; 200-de Vries e TSI; 88-Gleissberg; 22-Hale); quelle oceaniche (60-AMO), quelle planetarie (8 e 9-Giove-Saturno) e quelle legate a El Nino (3, 4, 5, 7). Nella serie satellitare di figura 4 è presente la ciclicità  annuale (1 anno), attesa, visto che il Volga, il maggiore fiume europeo, è l’unico immissario (insieme a 6 altri corsi d’acqua minori) e che il bilancio idrico è regolato dall’alternarsi di pioggia (livello massimo a giugno-luglio) ed evaporazione (livello minimo a dicembre-gennaio).
In Mariani et al., 2018 vengono messe in evidenza le influenze (percentualmente comprese tra il 75 e il 100%; per il Sole anche tra il 25 e il 50%) di AMO, NAO, Attività  solare, ENSO come derivate dagli spettri di numerose (55) serie di dati di prossimità  (proxy) e di dati diretti.

Conclusioni
La storia del Mar Caspio, datata da prima dell’inizio della storia del vino (6000 BCE, Mariani et al., 2018), si qualifica con grandi fluttuazioni del livello delle acque e con la tendenza generale alla sua costanza (diminuzione di circa 1 mm/anno per 11 mila anni). Lo spettro mostra la presenza di un’ampia varietà  di fenomeni naturali: non sembra quindi corretto selezionare un periodo particolare, come ad esempio il grafico di figura 1c, o anche più breve, come quello di figura 1d, verificare una diminuzione e attribuirla ad una qualsiasi attività umana, ad esempio CO2 che induce temperature più alte o, come va di moda ora, immissione in atmosfera di inquinanti che modificano il clima (riscaldamento globale indotto dall’uomo) o anche soltanto alla captazione delle acque per uso agricolo o industriale e gridare contro questo cattivo abitante di un pianeta che altrimenti sarebbe bellissimo, e non è chiaro per chi sarebbe tanto vivibile, come fa Repubblica, basandosi su Chen et al., 2017 che però dice altro.

Nello stesso sito, sotto il titolo “Riscaldamento globale, i laghi a rischio”, introducendo la presentazione delle foto si dice: “Il Mar Caspio sta evaporando a un ritmo mai misurato e il suo livello è sceso in maniera preoccupante, a un ritmo doppio rispetto alla più grave crisi idrica che ha interessato il lago più grande del mondo alla fine degli anni ’70. Un team di studiosi guidati da Jianli Chen dell’Università  del Texas ha misurato, grazie alle misurazioni satellitari, un abbassamento della profondità di quasi sette centimetri all’anno dal 1996 al 2015. Una picchiata dovuta soprattutto alla crescita delle temperature (un grado in più, in media, rispetto a 40 anni prima) che causa eccessiva evaporazione, insieme alla scarsità  di piogge e al diminuito apporto da parte dei fiumi. A questo ritmo tutta la sua parte settentrionale, la meno profonda, potrebbe evaporare totalmente in 75 anni.”

Almeno per il Caspio, negli ultimi 11 mila anni non è cambiato nulla, anzi, la variabilità  del suo livello sembra essere diminuita nei duemila anni precedenti l’epoca attuale.

Tutti i grafici e i dati, iniziali e derivati, relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui

Bibliografia

 

  • Beni et al., 2013 A. Naderi Beni, H. Lahijani, R. Mousavi Harami, K. Arpe, S.A.G. Leroy, N. Marriner, M. Berberian, V. Andrieu-Ponel, M. Djamali, A. Mahboubi and P. J. Reimer: Caspian sea-level changes during the historical and geological evidence from the south Caspian Sea , Clim. Past., 9, 1645-1665, 2013. http://dx.doi.org//:10.5194/cp-9-1645-2013
  • Chen et. al., 2017 J.L. Chen, C.R. Wilson, B.D. Tapley, H. Save and Jean-Francois Cretaux: Long-term and seasonal Caspian Sea level change from satellite gravity and altimeter measurements , J. Geophys. Res. Solid Earth , 122, 2274-2290, 2017. http://dx.doi.org/10.1002/2016JB013595
  • Klige R.K., Myagkov M.S.: Changes in the Water Regime of the Caspian Sea, GeoJournal, 27:3, 299-307, 1992. http://dx.doi.org/10.1007/bf02482671 (abstract: chiedere per il pdf completo)
  • http://archive.unu.edu/unupress/unupbooks/uu18ce/uu18ce08.htm (Università delle Nazioni Unite)
  • L. Mariani, G. Cola, O. Failla, D. Maghradze, F. Zavatti: Influence of Climate Cycles on Grapevine Domestication and Ancient Migrations in Eurasia, Science of the Total Environment, 635, 1240-1254, 2018. doi:10.1016/j.scitotenv.2018.4.175

 

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Le Previsioni di CM – 15/21 Luglio 2019

Posted by on 08:17 in Attualità | 0 comments

Le Previsioni di CM – 15/21 Luglio 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Campo di massa ancora debole sul Mediterraneo centro-occidentale, per l’afflusso di aria fresca e instabile dai quadranti settentrionali in discesa lungo il bordo orientale della cellula anticiclonica sulle isole britanniche. Una vasta conca depressionaria interessa la Scandinavia, l’Europa orientale e la Russia europea. In queste ore si osserva la formazione di una depressione sul Mar Ligure per avvezione di vorticità associata all’ingresso di una goccia fredda dalla Francia.

L’ondulazione entrata sul Nord Italia nella giornata di lunedì attraverserà rapidamente la Penisola portando una nuova passata di rovesci e temporali anche sul resto del Paese. Al suo seguito la pressione aumenterà gradualmente a partire da ovest, dando inizio ad una fase tipicamente estiva, contraddistinta da condizioni di stabilità associate ad un campo termico in progressiva risalita e in assenza di eccessi particolari. È la conseguenza di un più generale riassetto del campo di massa a livello emisferico, che vedrà l’instaurarsi di condizioni di AO positiva con depressioni vaste e profonde che interesseranno l’Artico, mentre alle medie latitudini il flusso secondario sarà caratterizzato dalla prevalenza di condizioni anticicloniche. Ringraziano i ghiacci artici, dopo due mesi di sofferenza per temperature notevolmente superiori alla media, proprio a causa della prevalenza di condizioni di AO negativa nella prima parte dell’estate.

Commentino

Ma a partire dal 17 di Luglio, di cosa parleranno i telegiornali? Toccherà andare a cercarsi il caldo estremo da qualche altra parte del Globo… O magari qualche ciclone…Qualcosa si inventeranno, c’è da starne certi: le veline del partito clima-catastrofista in ferie non ci vanno mai.

Linea di tendenza per l’Italia

Con queste premesse, previsione presto fatta:

Lunedì maltempo al Nord fin dal primo mattino, con rovesci e temporali, anche di forte intensità e con accumuli localmente abbondanti. Fenomeni in rapido trasferimento verso la Toscana e le regioni centrali. In serata rovesci e temporali raggiungono le regioni meridionali tirreniche. Temperature in diminuzione, venti a circolazione ciclonica attorno al minimo in transito veloce verso SE attraverso lo Stivale.

Martedì ampie schiarite al Nord, in trasferimento verso le regioni centrali. Spiccata instabilità al Meridione con rovesci e temporali, specie sui versanti ionici e del basso Adriatico. Tendenza a miglioramento. Venti settentrionali tesi al Sud, con temperature in ulteriore calo.

Da MercoledÌ a Domenica: generale ristabilimento delle condizioni atmosferiche con ampie schiarite ovunque, ma con instabilità pomeridiana sull’arco alpino, e frequenti sconfinamenti sulla Valpadana. Il campo termico sarà in graduale aumento, ma su valori comunque in linea con la media stagionale. Venti deboli.

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AGW per tutte le occasioni

Posted by on 09:59 in Attualità | 15 comments

AGW per tutte le occasioni

Una volta si diceva piove governo ladro, ora è in atto una transizione verso un altro colpevole che, neanche tanto indirettamente, rende colpevoli tutti, per cui in ultima analisi non lo è nessuno.

Questa vignetta di Dilibert sintetizza perfettamente (fonte).

Buona domenica.

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Il grande freddo a Venezia tra il 604 e il 2012

Posted by on 06:00 in Attualità | 14 comments

Il grande freddo a Venezia tra il 604 e il 2012

Questo non è un vero post sulla PEG (Piccola Età Glaciale) ma il desiderio di indirizzare i lettori interessati verso alcuni lavori di Dario Camuffo (ISAC-CNR, Padova) e collaboratori su vari aspetti storici della meteorologia e climatologia.
Dario, alcuni giorni fa, mi ha inviato alcuni suoi lavori, che elenco in bibliografia, tra i quali ne ho trovato interessante uno sui periodi freddi a Venezia tra il 604 e il 2012, in particolare perché contiene diverse immagini (xilografie e dipinti) della laguna veneta ghiacciata.

Io ero abituato a citare, scrivendo della P EG, il Tamigi coperto di ghiaccio o il Reno con fiere e mercati sulla sua superficie ghiacciata mentre mi erano sconosciute -per ignoranza- immagini della situazione (italiana e veneziana) come quelle che seguono:

 

Fig.1: Una xilografia del 1789 che mostra una carovana di persone, animali e provviste che viaggia sul ghiaccio verso Venezia, proveniente dalla terraferma che si vede sullo sfondo. da Camuffo et al., 2017. Museo Correr, Venezia

Fig.2: Due incisioni di V. Coronelli del 1708 [1709 CE] della Laguna ghiacciata. a) Vista verso Murano; b) vista verso Mestre. da Camuffo et al., 2017. Biblioteca del Museo Correr, Venezia

Fig.3: Barca a vela bloccata dal ghiaccio nell’area tra Venezia e l’isola di San Michele, febbraio 1929. da Camuffo et al., 2017. Foto di anonimo

Fig.4: Persone attraversano il ghiaccio che ricopre la laguna, per raggiungere la terraferma e trasportare vettovaglie. La terraferma e le montagne sullo sfondo sono coperte di neve. da Camuffo et al., 2014. Museo Correr, Venezia

Camuffo et al, 2017 mostrano che la laguna si comporta in modo diverso dalle acque di laghi e fiumi del nord Italia e descrivono tre ragioni che qui elenco e commento brevemente:

  • composizione dell’acqua: l’acqua è salata e il punto di congelamento è a circa 2°C. Tra il 14.o e il 18.o secolo i fiumi che si riversavano in laguna sono stati deviati e quindi prima di questo periodo la salinità e il punto congelamento erano più bassi.
  • equilibrio termico e maree: in inverno l’acqua perde calore verso l’atmosfera e ne acquisisce dal fondo e dal Sole. La bassa profondità della laguna la rende più fredda (anche di 8-10 °C) dell’Adriatico. Con la marea, il mare porta calore (insieme all’acqua) in laguna, con un ritmo che dipende dalla fase lunare, e cambia la “gestione” del congelamento.
  • capacità di accumulare lastre di ghiaccio trasportate dai fiumi o formate sui bordi della laguna e dei canali. Le lastre, in certe situazioni, si accumulano e formano spessi strati, una specie di ponti, nei canali mentre il resto dell’acqua scorre normalmente.

Nel nostro scambio di mail, Dario mi ha fatto notare che, in particolare nelle fasi iniziali del congelamento della laguna, i veneziani facevano fatica a muoversi in barca e, per via del ghiaccio ancora sottile, non potevano scendere dalla barca; avevano acqua e vino ghiacciati e rischiavano pesantemente la morte per fame.

Per concludere, posso dire di essere felice di vivere in un periodo caldo. Con il caldo rischiano i vecchi e i deboli (e io sono, almeno, tra i primi), ma con il freddo muoiono anche i giovani e gli adulti, anche se la nostra tecnologia è ben diversa da quella dei nostri antenati.
Invito chiunque voglia scrivere sulla PEG, ad usare le immagini che ho mostrato e le molte altre presenti nei lavori di Camuffo.

Bibliografia
La rivista Méditerranée rende disponibile il full text in formato html, mentre per il pdf richiede un accesso.
La rivista Climate Change mostra l’abstract ma rende disponibile il full text del materiale supplementare.

  • Dario Camuffo, Chiara Bertolin, Patrizia Schenai, Alberto Craievich and Rossella Granziero: The Little Ice Age in Italy from documentary proxies and early instrumental r Méditerranéehttps://journals.openedition.org/mediterranee/7005, 2014.
  • Dario Camuffo, Antonio della Valle: A summer temperature bias in early alcohol thermometersClimatic Change138, 633-640, 2016. http://dx.doi.org/10.1007/s10584-016-1760-8
  • Dario Camuffo, Antonio della Valle, Chiara Bertolin & Elena Santorelli: Temperature observations in Bologna, Italy, from 1715 to 1815: a comparison with other contemporary series and an overview of three centuries of changing climate Climatic Change139, 623-636, 2012. doi:10.1007/s10584-017-1931-2
  • Dario Camuffo, Chiara Bertolin & Patrizia Schenal: A novel proxy and the sea level rise in Venice, Italy, from 1350 to 2014 Climatic Change143, 73-86, 2017. doi:10.1007/s10584-017-1991-3
  • Dario Camuffo, Chiara Bertolin, Alberto Craievich, Rossella Granziero and Silvia Enzi : When the Lagoon was frozen over in Venice from A.D. 604 to 2012: evidence from written documentary sources, visual arts and instrumental readings MéditerranéeVariahttp://mediterranee.revues.org/7983, 2017.

NB: l’immagine in evidenza in home page viene da qui.

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Vieni avanti, Gret Yin!

Posted by on 07:34 in Attualità | 18 comments

Vieni avanti, Gret Yin!

Incuriosito dalle continue segnalazioni sul TG1 in fatto di servizi clima-catastrofisti, ieri mi sono fatto tentare da qualche parola d’ordine intuita da un televisore lasciato acceso in un’altra camera mentre ero a cena a casa di amici: “blablabla… temporali… blablabla… bufera...” Mi sono quindi allontanato per pochi minuti con una scusa per godermi lo spettacolo, e ho beccato il seguente filotto:

  • Servizio sul maltempo estremo: una specie di copia-incolla di quello citato nella rubrica di previsioni del tempo del lunedì, laddove un temporale estivo diventa un evento biblico descritto con toni da fine del mondo.
  • I francesi decidono di tassare i viaggi in aereoin onore di Greta”. Evidentemente il tentativo precedente di tassare la benzina “per ridurre la CO2”, con conseguente rivolta dei gilet gialli ha insegnato qualcosa. Questa volta, infatti, si aumentano le tasse nel nome di una ragazzina minorenne e con le trecce, qualcuno osa contestare? Per giunta i “sans dents” dei gilet gialli non viaggiano certo in aereo, tantomeno in business class. Sarà quindi un successone.
  • Gi svedesi, comunque, restano più avanti di tutti sui temi ambientali perché il giornalista ci informa che in Scandinavia fioccano le prenotazioni di carri funebri elettrici (con tanto di immagine del carro green sullo sfondo). Evidentemente non basta che il morto in questione non emetta più CO2: anche la macchina deve fare la sua parte. A questo punto aspettiamoci presto il bando delle bare di noce: un sacco di iuta, una fossa comune, e salveremo un albero. Ma soprattutto, strapperemo un sorriso a Greta anche da morti. Garanzia di Paradiso.
  • Gran finale (che il trittico sopra non bastava): ecco a voi la Greta cinese! Servizio sulla giovane cinese che si muove sulle orme dell’eroina svedese. Il primo pensiero che viene guardando il servizio, è che si tratta davvero di un prodotto cinese: innanzitutto è destinato all’export, infatti la Gretinese in questione esibisce un cartello in inglese, mica nella lingua del posto. Inoltre, è meno buona dell’originale: non buca lo schermo come Greta, per quanto ne condivida l’espressione triste e deprimente. Ma soprattutto, altro che svedesi: i cinesi restano i più fighi di tutti. Parlano di global warming ad uso e consumo dei gretini occidentali che comprano i loro pannelli solari, mentre la Cina da sola avvelena l’aria di mezzo mondo. Ben venga quindi una Greta in salsa di soia ad uso e consumo degli europei, se questo può aiutare a salvare una industria cinese del fotovoltaico letteralmente in rotta, a causa della guerra commerciale e dei tagli agli incentivi decisi recentemente dal governo.

Una cosa è certa: tra un notiziario noioso e ingessato e l’intrattenimento finemondista del Tg1 non ho dubbi, scelgo il secondo: meglio una risata liberatoria che una sequela di imprecazioni. Intanto vado a modificare il testamento: voglio anche io il carro funebre elettrico. Così quello che non mi sono potuto concedere da vivo, l’avrò da morto. E a spese degli eredi, per giunta.

Tiè!

 

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Il livello del lago di Garda dal 1995 al 2019

Posted by on 06:00 in Ambiente, Attualità, Climatologia | 6 comments

Il livello del lago di Garda dal 1995 al 2019

Riassunto: Il livello del lago di Garda, i cui dati sono meritoriamente disponibili nel sito della Comunità del Garda, sono, su una media di 5 anni, oscillanti tra 70 e 110 cm rispetto al livello idrometrico di 64.027 m slm, si mostra rigorosamente costante in media, incurante dei numerosi proclami giornalistici che evocano scenari apocalittici. Lo spettro mostra periodi di circa 12, 4.5 e 2 anni, oltre quelli attesi di 6 e 12 mesi.

Abstract: Garda Lake level, whose data are available at the Comunità del Garda site, shows an oscillatory behaviour between 70 and 110 cm (5-year low-pass filter) over the 64.027 m asl official hydrometric level and and an overall strictly constant mean level, in spite of the newspaper warnings which provide apocalyptic scenarios. Spectral periods of about 12, 4.5, 2 years are present in the data, beyond the expected ones of 6 and 12 months.

Livello del lago
Il livello del lago di Garda e il deflusso (verso il Mincio) è disponibile nel sito della Comunità del Garda in forma di valori giornalieri dal 1995 al 2019 (al momento in cui ho scaricato i dati, fino al 30 giugno 2019).

Se posso permettermi una “velata” polemica, questa disponibilità è veramente meritoria, specialmente se ci confrontiamo con i dati di tutti i Grandi Laghi italiani nel sito degli Enti regolatori grandi laghi dove essi non sono disponibili in forma numerica e vanno copiati uno alla volta leggendo i valori dal quadro che si apre scorrendo i grafici con il mouse (trascurando il fatto che dal link si apre un grafico del livello del lago Maggiore di cui posso apparentemente leggere il livello fino al 31 dicembre 2019! Evidentemente non può essere così, ma la chiarezza non è certo il loro forte, anche seguendo le spiegazioni per l’uso del grafico.).

In forma grafica, un esempio dei dati giornalieri di ogni mese per tutti gli anni disponibili si vede nella figura 1:

Fig.1: Dati giornalieri, per ogni mese, del 1995, primo anno disponibile. Per vedere tutti gli altri grafici fare riferimento al sito di supporto dove si può cambiare l’anno e visualizzare. Le indicazioni a lato del grafico (es. 9501) riportano l’anno e il mese come aamm. I colori dei mesi sono gli stessi per tutti gli anni. Qui si può vedere anche il grafico dell’ultimo anno completo, il 2018.Da questi valori ho calcolato la media e la deviazione standard mensile, per un totale di 282 mesi, mostrate in figura 2 insieme allo spettro MEM.

Fig.2: a) Valori mensili del livello del Garda e la loro deviazione standard. b) Spettro MEM; notare il periodo in anni. c) Spettro MEM della parte ad alta frequenza; notare il periodo in mesi.

Per completare il quadro del Garda, riporto nella prossima figura 3 il livello del lago con due indicazioni dell’andamento medio: un filtro passa-basso e il fit lineare. Nel grafico si vede bene (i minimi tra il 2002 e il 2008 ad esempio) il ritmo di periodo 2 anni che si osserva nello spettro b) di figura 2.

Fig.3: Il livello del Garda e un filtro passa-basso di finestra 60 mesi (5 anni, linea rossa). La linea blu è il fit lineare dei dati che in media non mostrano variazioni di livello, almeno negli ultimi 24 anni.

Lo spettro mostra il picco principale a 2 anni (che abbiamo appena visto nei dati originali) di cui io non sono in grado di dare una spiegazione. È come se succedesse qualcosa un anno sì e un anno no, apparentemente nei minimi del livello e raramente nei massimi, e io non so da cosa possa essere causato. Per il massimo spettrale di 4.5 anni non mi sento di invocare El Niño, la cui influenza sulle acque interne credo sia molto piccola; il periodo di 12 anni potrebbe essere legato al ciclo solare, in qualche modo “ammortizzato” dai tempi di risposta della massa d’acqua.

Deflusso
I dati di deflusso verso il fiume Mincio sono, nella forma di media e deviazione standard mensile, mostrati in figura 4 insieme al loro spettro.

Fig.4: Deflusso medio mensile dal Garda. a) Valori medi mensili del deflusso del Garda e la loro deviazione standard. b) Spettro MEM; notare il periodo in anni. c) Spettro MEM della parte ad alta frequenza; notare il periodo in mesi. Questo spettro presenta gli stessi massimi già osservati nel livello, con l’eccezione del picco a 14 anni.

Come per i valori del livello del lago, mostro l’andamento medio dello scarico mensile medio nella figura 5.

Fig.5: Deflusso mensile medio del Garda e un filtro passa-basso di finestra 60 mesi (5 anni, linea rossa). La linea blu è il fit lineare dei dati che in media mostrano una diminuzione al ritmo di (0.4±0.3)m3/sec per mese e sono passati da 55.5 a 45.4 metri cubi al secondo durante il periodo di osservazione.

Il deflusso, dopo un massimo attorno al 2013-14, mostra una tendenza alla diminuzione e attualmente ha un valore inferiore al minimo precedente del 2006.

Considerazioni conclusive

Il risultato evidente è che il lago di Garda non presenta sintomi tra quelli attribuiti (in particolare dalla stampa) al riscaldamento globale antropico (AGW). Il suo livello medio è rimasto costante dal 1995, cioè da quando sono disponibili i dati usati qui, e su questo livello si innestano fluttuazioni -attese- di periodo annuale e semi-annuale e -probabilmente dovute a cause locali- di periodo 2, 2.6 e 12 anni.
È difficile attribuire i 12 anni a El Niño (le regioni Nino 3.4 e 4 mostrano un evidente picco a 12 anni, più debole in Nino 3, vedi qui, su CM, figura 3) senza ulteriori conferme da altri laghi. Nelle stesse regioni equatoriali non ci sono massimi spettrali a 2 e 2.6 anni e, non conoscendo il “ritmo di vita” (il “respiro”) del lago non sono in grado di attribuire una causa a queste periodicità che, nel caso di 2 e 12 anni, sono quelle di maggiore potenza.

La stampa periodicamente (v. ad esempio qui e qui) riporta l’allarme per l’esistenza futura dei laghi italiani, basandosi sui minimi visibili in figura 2-a), ma il livello varia molto e la preoccupazione forse accettabile in un certo mese non ha motivo di esistere il mese successivo.

Sia come sia, le previsioni modellistiche di diminuzione del livello dei laghi ad opera dell’AGW non si applicano al lago di Garda.
Per la cronaca, le stesse previsioni non si applicano neppure ai Grandi Laghi americani, come si può leggere in un articolo di Roy Spencer. Anche i livelli di questi laghi, che dispongono di dati su 100 anni, sono rimasti essenzialmente costanti, con una leggera tendenza a crescere negli ultimi anni (come il Garda).

Un lago a rischio prosciugamento è il Mar Caspio, il più grande del mondo. Repubblica qui attribuisce all’AGW questa situazione, basandosi su Chen et al., 2017 che, essendo un serio articolo scientifico, si guarda bene dal fare simili affermazioni. Inoltre, in questo sito, che produce grafici del livello del Caspio dal 9000 BCE dal 600 BCE (BCE= Before Current Epoch), grafici che sono stati usati nell’articolo (peer-review) Mariani et al., 2018, si legge:

The Caspian Sea is exceptional by many standards. It is the largest lake in the world. Moreover it is a closed lake with very large variations in its water level because of natural oscillations of the components that make up the water balance. The variations in the water level have had a strong influence on most aspects of economic life. This has been particularly so during the past few decades.

Cioè che le oscillazioni di livello sono grandi nel Caspio e avvengono da tempi immemorabili e che quindi -dico io- i livelli di CO2 non hanno molta importanza.

In definitiva credo si possa dire che i laghi, non solo italiani, vivono di vita propria (certo, questa vita dipende anche dalle regolazioni fatte dall’uomo), incuranti o quasi dei livelli di gas serra in atmosfera.

Tutti i grafici e i dati, iniziali e derivati, relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui

Bibliografia

  • J. L. Chen, C. R. Wilson, B. D. Tapley, H. Save, Jean‐Francois Cretaux, Long‐term and seasonal Caspian Sea level change from satellite gravity and altimeter measurementsJGR Solid Earth122-3, 2274-2290, 2017. https://doi.org/10.1002/2016JB013595
  • L. Mariani, G. Cola, O. Failla, D. Maghradze, F. Zavatti: Influence of Climate Cycles on Grapevine Domestication and Ancient Migrations in EurasiaScience of the Total Environment,635, 1240-1254, 2018. https://doi.org/10.1016/j.scitotenv.2018.04.175
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Le Previsioni di CM – 8/14 Luglio 2019

Posted by on 05:02 in Attualità | 1 comment

Le Previsioni di CM – 8/14 Luglio 2019

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Situazione sinottica piuttosto caotica sul quadrante europeo, per la presenza di un’area anticiclonica alle alte latitudini, tra Groenlandia e il Mare di Barents, sul cui bordo orinetale scorre, retrograda, aria fredda convogliata fin dal Mare Siberiano Orientale in direzione dell’Europa centrale, all’interno di una vastissima figura depressionaria che interessa la quasi totalità della regione artica russa. Una configurazione che appare come una ennesima variazione sul tema sinottico riscontrato in occasione dell’imponente Stratwarming 2018. Un minimo chiuso di geopotenziale staziona sul Portogallo, con associata risposta dinamica anticiclonica sul Mediterraneo centrale che porta condizioni di stabilità e temperaure elevate sulle regioni meridionali italiane (Fig.1).

A inizio settimana, il minimo iberico verrà riassorbito dal flusso principale, transitando velocemente attraverso il Mediterraneo occidentale e le regioni centro-settentrionali italiane dove porterà condizioni di instabilità. Nel frattempo un nuovo impulso atlantico evolverà in una ennesima goccia fredda in quota alle latitudini subtropicali, che andrà a isolarsi questa volta in prossimità del Marocco. La solita rimonta anticiclonica africana verrà tuttavia ostacolata questa volta dallo spettacolare calo del geopotenziale sulle latitudini centro-settentrionali europee, in conseguenza dell’affondo freddo retrogrado già citato.

L’Italia resterà quindi contesa tra le figure sinottiche menzionate, con condizioni del tempo che vedranno ondate di calore (specie sulle regioni meridionali) alternarsi a episodi di instabilità, anche localmente intensi, specie al Centro-Nord. La tendenza, sul finire della settimana, sembra mostrare un ulteriore calo del geopotenziale anche a latitudini inferiori, con coinvolgimento della regione mediterranea.

La stagione estiva 2019 continua a seguire un trend decisamente insolito, caratterizzato da una sostanziale immaturità che sorprende quanto più ci si allontana dal solstizio d’estate.

L’angolo del buonumore

Sempre sugli scudi il TG1 (TG Warming per gli amici), che meriterebbe un articolo al giorno, ma tant’è, la vita è breve e tocca fare una cernita… Nella giornata di ieri il TGW ci ha regalato un servizio meraviglioso, in cui una grandinata estiva sulle Alpi è stata presentata come “fenomeno estremo”, con tanto di chicco di grandine di circa 1 cm esposto come pistola fumante, e contorno di tenda bianca che sbatte per il vento (echi kubrickiani). Poi immancabile citazione dell’Italia “spaccata in due” (grande classico) perché invece, del tutto sorprendentemente a metà luglio, nel Salento fa caldo, c’è il sole e il mare sembra quello delle Maldive. Conclusione inevitabile: “il clima sull’Italia è diventato tropicale”.

Se un temporale sulle Alpi e il sole nel Salento in pieno luglio sono “clima tropicale”, non resta che concludere che per trovare il clima mediterraneo tocca andare in ferie ai tropici. Basta saperlo…

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì instabilità al mattino tra Toscana e Marche con rovesci sparsi. Instabilità anche sulle Alpi centro-orientali con fenomeni anche intensi e abbondanti, in estensione serale alla Valpadana centro-occidentale. Condizioni di stabilità sulle restanti regioni.

Temperature stazionarie, ventilazione debole.

Martedì spiccata instabilità al Nord, su Toscana, Umbria e Marche con rovesci e temporali anche di forte intensità.

Temperature in diminuzione al Nord, Toscana, Umbria e Marche. Venti sostenuti di libeccio sui bacini di ponente e sullo Ionio.

Mercoledì ancora maltempo al mattino tra Toscana e Marche con fenomeni anche intensi, in progressivo trasferimento verso sud-est a interessare le restanti regioni centrali, con particolare riferimento alla regione appenninica e ai versanti adriatici. Graduale miglioramento a partire da Toscana, Umbria e Marche, con i fenomeni che in serata raggiungono la Puglia. Ampie schiarite sulle isole maggiori. Sembrano al momento interessate solo marginalmente dal peggioramento le regioni meridionali tirreniche.

Temperature in forte diminuzione su tutte le regioni con ventilazione tesa di maestrale.

Giovedì generale miglioramento delle condizioni atmosferiche con fenomeni da instabilità pomeridiana sulla regione alpina e sull’Appennino centrale.

Temperature stazionarie o in lieve aumento. Ventilazione settentrionale su basso Adriatico e Jonio.

Venerdì un impulso instabile muoverà dall’alto Adriatico in direzione delle regioni centro-meridionali peninsulari che verranno interessate dalla tarda mattinata da diffusa fenomenologia temporalesca. Ampie schiarite al Nordovest, regioni tirreniche centro-settentrionali e isole maggiori.

Temperature in aumento specie su isole maggiori e versanti tirrenici. Ventilazione in attenuazione.

Sabato e Domenica generali condizioni di bel tempo con fenomenologia da instabilità pomeridiana sulla regione alpina ed appenninica.

Temperature in ulteriore aumento al Meridione nella giornata di Sabato, con venti deboli. Domenica possibile nuovo forte calo delle temperature su tutto il Paese per ventilazione settentrionale sostenuta.

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Inverni sempre più bollenti, oppure dati molto dubbi?

Posted by on 08:31 in Attualità, Climatologia, Media Monitor | 4 comments

Inverni sempre più bollenti, oppure dati molto dubbi?

I media locali hanno dato spazio ai risultati di una ricerca condotta da studiosi pisani (Bartolini S. et al., 2019, “Forty-year investigations on apricot blooming: Evidences of climate change effects”), che ha come tema gli effetti dei cambiamenti climatici sulla fioritura degli albicocchi nella Toscana sud-occidentale. In tale comunicazione, spiccano le informazioni inerenti all’aumento delle temperature invernali nell’ultimo quarantennio, con crescita delle medie di gennaio e febbraio di quasi 2°.

Questo dato mi ha davvero sorpreso, in quanto – come ben noto per chi si occupa di climatologia – il riscaldamento avvenuto nell’ultima parte del XX secolo si è manifestato in Italia con aumenti estivi ben superiori a quelli registrati nella stagione invernale; in effetti, in base ai dati da me elaborati (e pubblicati sul volume “L’andamento del clima in Italia dopo il 1950”), le temperature dell’estate e dell’inverno – come media generale del territorio italiano – sono rispettivamente salite di 1,5° e 0,6° dal decennio 1951-1960 a quello 2008-2017. Mi è parso quindi utile effettuare qualche verifica.

Ho scaricato dal web la pubblicazione in oggetto, nella quale è riportato un grafico delle temperature medie mensili (di novembre, dicembre, gennaio, febbraio e marzo), mediate per cinque periodi successivi: 1973-1982, 1983-1992, 1993-2002, 2003-2012 e 2013-2016; i valori del diagramma derivano da misure effettuate con strumentazione posta all’interno del frutteto, che è situato nella zona di Venturina.

Tali valori – per i mesi di gennaio e febbraio – sono stati confrontati con quelli della stazione di Venturina, gestita dal SIR (il Servizio Idrologico Regionale della Toscana); in questo caso le statistiche sono però disponibili a partire dal 1990. La tabella sotto riportata consente pertanto un raffronto relativo agli ultimi tre dei cinque periodi prima citati.

Per il decennio 1993-2002, si nota una perfetta concordanza fra le due stazioni, mentre i valori divergono nettamente nei due periodi successivi.

Considerando che le temperature hanno una variabilità spaziale abbastanza ridotta, si deduce che le chiare differenze mostrate dalla tabella devono dipendere dalla presenza di dati erronei in uno dei dataset posti a confronto. Senza ulteriori verifiche, un’annotazione fa immediatamente nascere forti perplessità sui dati di Bartolini et al: la media 2003-2012 di febbraio è superiore di 0,3° rispetto a quella del decennio precedente. Questa pare essere una situazione impossibile, visto che 2003, 2005 e 2012 hanno costituito – fatto ben conosciuto in climatologia – delle anomalie negative assai marcate per questo mese. A titolo d’esempio, si tenga conto che a Pisa e Grosseto le temperature medie di febbraio nel decennio 2003-2012 sono inferiori rispettivamente di 0,8° e 0,7° nei confronti di quelle 1993-2002.

È pressoché superfluo sottolineare che, se i dati corretti sono (come presumibile) quelli del SIR, il discorso sui vistosi aumenti delle temperature invernali si smorza notevolmente. Come sempre, qualunque informazione che vada in direzione di un cambiamento catastrofico è accettata come sicuramente buona, senza curarsi di effettuare un qualsiasi riscontro sulla qualità dei dati.

NB: Articolo uscito in origine sul blog dell’autore.

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Per il week end!

Posted by on 11:58 in Attualità | 12 comments

Per il week end!

Il Prof. Nicola Scafetta ha condiviso il video di dibattito che ha avuto luogo il 27 giugno scorso all’Università di Napoli tra lui e il Prof Piero Lionello, moderato dal Prof. Guido Trombetti. Il tema naturalmente è quello dei cambiamenti climatici. Il video è qui sotto, buona fine settimana!

 

 

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