Salta al contenuto

Terra: un pianeta vivo trattato come fosse morto

Quale è lo “stato naturale” delle cose? Qual è il comportamento “naturale” di una persona? Quali i capelli al “naturale”? Quali gli animali allo “stato naturale”? Con la parola “naturale” generalmente s’intende quando le cose avvengono senza che l’uomo si sforzi per di aiutarle o impedirle volontariamente. Tutto avviene “spontaneamente” e “da solo”.

Tutto ciò che ci circonda è in un sorprendente continuo divenire, in cui ogni sua parte, anche non vivente, è libera di cercar di seguire la “propria natura”. Siamo di fronte ad un sistema complesso in cui ogni parte accorda il suo cambiamento ed il suo comportamento al cambiamento ed al comportamento delle altre. La Natura, proprio per questo suo presentarsi come un tutto in continuo divenire mantenendo un ordine, spesso ha indotto molti a pensare che la stessa fosse dotata di una “mente” e/o “volontà”.

Purtroppo tale caratteristica del divenire spontaneo della Natura è spesso trascurato nei programmi per il clima e/o ambientali, in rari casi esplicitamente e quasi sempre implicitamente. Un piano ambientale e/o sul clima dovrebbe prevedere i seguenti passi da svolgere con un ordine ciclico:

  1. Osservare e documentare i cambiamenti nell’ambiente e/o sul clima;
  2. Analizzare i dati ed estrapolare l’effetto dovuto all’azione umana;
  3. Prevedere gli scenari futuri e valutare l’affidabilità dei vari scenari;
  4. Valutare ed analizzare le conseguenze del cambiamento previsto su ecosistemi terrestri e marini, sugli aspetti economici, sociali, sanitari, sulla popolazione, etc;
  5. Valutare con prudenza le eventuali Azioni di Risposta e Strategie di mitigazione rispetto ai cambiamenti;
  6. Verificare oggettivamente i risultati delle azioni ed eventualmente correggere le politiche messe in atto al punto 5 ripartendo dal punto 1.

I punti 1, 3 e 4 sono quelli che dovrebbero essere sempre svolti da enti di ricerca autorevoli, affidabili, indipendenti e disponibili a far verificare i loro lavoro. Il punto 6 quasi sempre è trascurato (ne parleremo in un prossimo post). Il punto 5 riguarda le azioni di mitigazione, ad esempio il “protocollo di Kyoto”.

Interessante soffermarsi sul punto 2, che è quasi sempre ignorato. Ormai siamo assuefatti a prendere come dimostrazione scientifica della crisi ambientale il semplice mostrare un cambiamento avvenuto a distanza di tempo. Della variazione del livello di un lago o mare in un anno, quanta parte è naturale? Dell’erosione di una costa in un decennio, quanta parte è naturale? Dell’avanzamento o restringimento di un ghiacciaio in un secolo, quanta parte è naturale? Dei presunti 0,6°C/secolo di riscaldamento globale, perché ormai è normale non domandarsi quanta parte è naturale?

E’ grazie a questa idea di “natura morta” che i mass-media ci stanno trasmettendo, che Fulco Pratesi può far credere: “L’aumento di un solo grado della temperatura dell’Atlantico sta mettendo in moto quelle energie spaventose i cui effetti si vedono nelle foto che ci giungono da tutto il mondo”. Questo è il concetto di fondo di alcune mostre di foto come quella dal titolo “Consequences” tenuta a Roma dal 16 aprile al 27 maggio che intendeva mostrare gli effetti devastanti del global warming in 112 scatti di nove fotografi tra i più famosi del pianeta.

Non servono più studi, ricerche, dati, ma bastano le foto. Per molti ecologisti si fa scienza mostrando due immagini (satellitari o “terrestri”) a distanza di anni dello stesso posto. Queste sono necessarie e sufficienti a dimostrare che a causa dell’azione umana la costa si è erosa, il fronte del ghiacciaio si è spostato, i poli sono ormai spacciati, la foresta è cambiata, è arrivata la siccità a causa dell’incremento della concentrazione di anidride carbonica, etc.
In realtà sarebbe un caso raro, direi unico, quello in cui a distanza di decenni la situazione di un luogo fosse identica: la “fisiologia” del pianeta è il cambiamento continuo.

Si deve tornare ad essere consapevoli che non tutti i cambiamenti sono sintomi di “patologie” del pianeta (anzi la stragrande maggioranza non lo sono), solo alcuni possono esserlo e per capirlo occorre ricorrere alla scienza e non alle foto o alle semplici correlazioni statistiche/grafiche. Per capire cosa accade ai poli occorre finanziare un serio progetto nazionale di ricerca e non i “fotografi ecologisti”. Non si può far credere, come in modo silente si sta facendo, che i fiumi ed i laghi una volta erano sempre allo stesso livello, le coste sabbiose immobili, il clima seguiva esattamente il calendario, i fiumi non esondavano, la siccità non esisteva, etc.

Saltando il punto 2, come avviene troppo spesso, senza discuterne approfonditamente i motivi, si rischia di vivere continuamente “nel panico”, di non poter più cogliere con meraviglia la bellezza della variabilità ed unicità della Natura, di essere portati a voler mitigare la normale variabilità naturale, di far divenire l’adattamento un dispendioso e continuo rifacimento in cui l’uomo tenta inutilmente di trasformare la Natura “viva” in apparentemente Natura “morta”, di voler trasformare la casa dell’uomo in un museo.

Trascurare implicitamente il punto 2 senza che nessuno apra una seria discussione, è possibile perché è diffusa la convinzione che la natura vari solo per colpa delle azioni umane. Ma come disse Thomas H. Huxley (1825-1895): “La scienza compie suicidio quando adotta un credo”.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualitàNews

7 Comments

  1. Ultimissime: chi vuole limitare le emissioni rischia di contribuire al danneggiamento della citta’ di Venezia!!!

    Emettete, ragassuoli: emettete!

  2. Claudio Costa

    cito da Repubblica “Consequencens”

    “Guardate soprattutto le immagini che vengono dall’Africa, dal Darfur sudanese, dove una guerra scatenata dal clima è già in corso, secondo la denuncia del segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon: gli allevatori contendono pascoli sempre più magri ai coltivatori”

    guerra scatenata dal clima?
    Questo è veramente vergognoso bisognerebbe ricordare a Ban Ki moon il fronte di liberazione del Darfur che aprì il conflitto e il razzismo tra arabi e africani neri, ma non solo nel 1983 la siccità che uccise 100mila persone….. difficile dire che dipese dall’AGW iniziato solo da qualche anno, quando tutta l’area si sta desertificando da 6000 anni

    http://it.wikipedia.org/wiki/Conflitto_del_Darfur

    • Fabio Spina

      Tempo fa a tal proposito avevo scritto “L’Africa quando non c’era il Climate Change” http://www.climatemonitor.it/?p=13464 riprendendo scritto di Padre Daniele Comboni, il fondatore della comunità a cui appartiene Padre Alex Zanotelli. Non è strano che si conoscano più gli scritti di quest’ultimo che del suo fondatore?

  3. Ormai la regola e’ semplice…il catastrofista climatico va considerato in partenza un illuso, fazioso o disonesto.

    Come direbbe Trenberth, e’ la “null hypothesis”.

    • Fabio Spina

      Il tuo pensiero non è sovrapponibile al mio. Intendevo solo dire che si accettano indizi come prove solo perché ormai gran parte della popolazione è convinta, spesso persuasa, dell’azione catastrofica dell’AGW. I “catastrofisti” come tutte le persone sono unici, è difficilissimo giudicarle già conoscendoli bene singolarmente, non credo sia possibile farlo in blocco. Buona domenica

    • Fabio – trovami un catastrofista che non perda tempo in illusioni infernali, o non parli a vanvera per partito preso, o non menta sullo stato della scienza sapendo di mentire, e ne riparliamo.

  4. Guido Botteri

    In un mondo che cambia in continuazione, come lo studio del passato ci dimostra, lascia molto perplessi l’idea che qualsiasi cambiamento sia una sciagura, e che sia causato dall’uomo. Eppure ci son state le glaciazioni, che furono cambiamenti, mi pare, importanti. Eppure il mondo ha sempre recuperato dalle glaciazioni. Eppure una volta c’erano i dinosauri, e scomparvero 65 milioni di anni fa, molto, ma molto prima che comparisse l’uomo, e sono scomparse tante e tante forme di vita, tra piante ed animali, prima che comparisse l’uomo. E se questo succedeva, cambiamenti di temperatua ed estinzioni, prima che comparisse l’uomo, essi sono fenomeni “naturali” e meno naturale è opporsi ad essi. Non voglio dire che sia sbagliato, né voglio entrare in questa polemica, dico solo che “NON è naturale”. Si mettano l’anima in pace, dunque gli ambientalisti, e si rendano conto che i loro sforzi di blocacre la temperatura ad un valore fisso, e di impedire ulteriori estinzioni di specie animali o vegetali, tutto è meno che naturale. Non si spaccino dunque per servitori di una Natura che non capiscono.
    Secondo me.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »