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Il borbonico che fondò la “Società Meteorologica Italiana”(SMI)

Armatevi di pazienza e buona volontà perché quello che segue è un post lungo e articolato, con il quale Fabio Spina fa chiarezza su alcuni aspetti della storia della meteorologia che sono a molti sconosciuti, la cui importanza non è limitata ai tempi del periodo storico di riferimento, ma si proietta e assume anche la forma di caricatura in alcuni avvenimenti più recenti. Buona lettura.

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Nel 2000, ”A 135 anni dal suo primo concepimento e dopo una lacuna di 57 anni, la Società Meteorologica Italiana torna a vivere in tutta la sua completezza. La prestigiosa associazione fondata da Padre Francesco Denza nel 1865 presso l’Osservatorio Meteorologico di Moncalieri, ratificata in Torino nel 1880 e poi dispersasi per eventi bellici nel 1943, è stata infatti ricostituita per iniziativa sia della Società Meteorologica Subalpina” (qui la fonte).

Questo si può leggere su quello che sulla Home-page si autodefinisce “il più autorevole portale italiano della meteorologia”. In vari testi e siti l’informazione brevemente diviene:”Fu fondata nel 1865 da Francesco Denza, padre barnabita presso l’Osservatorio Meteorologico di Moncalieri” (Wikipedia), oppure “la maggiore è più antica associazione nazionale nel settore dell’atmosfera, fondata da Padre Francesco Denza nel 1865”. Nell’anniversario del 150° anno dalla fondazione dell’Italia nasce spontaneo interessarsi delle vicende che all’epoca interessarono la meteorologia italiana, avvisando che quanto riportato sotto necessariamente non può intendersi esaustivo, è in parte reso in forma schematica ed è frutto della consultazione di molti documenti la cui pubblicazione per intero non è possibile.

Il periodo con cui abbiamo aperto non è che la sintesi della storia a cui si limita di solito l’approfondimento della maggior parte delle persone non appassionati di meteorologia. Per saperne di più però chi vuole può leggere testi di storia della meteorologia o ad esempio qui:“PADRE FRANCESCO DENZA: DALL’OSSERVATORIO DI MONCALIERI ALLA SOCIETA’ METEOROLOGICA ITALIANA

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Nonostante questi ulteriori approfondimenti però si può ancora non sapere che nelle biblioteche si trova un testo del Prof. Domenico RAGONA del 1876, successivo al 1865, dal titolo “Progetto di una Società Meteorologica Italiana. Tipografia Cappelli, Modena, pp. 14 (qui) e che, il troppo spesso sconosciuto D. Ragona, direttore dell’Osservatorio di Modena, dopo essersi impegnato nell’opera di fondazione della Società Meteorologica Italiana pubblicò sotto la sua direzione nel biennio 1878-79, “l’Annuario della Società Meteorologica Italiana”.

Dalle prime pagine dell’annuario leggiamo:

”Nel 1876 ho formato il progetto di istituire in Italia una Società Meteorologica, sul tipo di quella esistente in Austria, e con gli intenti specificati in un opuscolo e in vari articoli che pubblicai sul proposito. Ho diramato, con quella attività che sembravami consentanea all’importanza della istituzione, una lunga serie di lettere, circolari ed inviti su questo argomento, pubblicando successivamente i nomi di esimi scienziati che aderivano al mio progetto. Quando il numero dei Soci giunse ad una cifra competente, ho proposto ai medesimi, con apposita circolare, vari quesiti, tra cui in primo luogo, se riputavano conveniente dar principio, senza ulteriore dilazione, alla stampa dell’Annuario. Alla maggioranza di 94 su 100 disposero l’immediata pubblicazione dell’Annuario, e alla maggioranza di 87 su 100 mi incaricarono della redazione dell’opera, nominandomi Presidente della Società pel primo triennio. Ho pubblicato integralmente, in una circolare distribuita ai Soci, tutte le risposte che a quest’ultimo argomento si riferiscono. Ecco la modesta origine di questa pubblicazione, alla quale non ho mancato (come risulta da una prima raccolta di documenti già data alle stampe), il suffraggio dei giudici più competenti e autorevoli. Ho creduto conveniente dar vita a questa istituzione, e di buon grado accettare l’incarico affidatomi, considerando che incombe a tutti il dovere di promuovere in ogni modo gli studi che alle discipline naturali si riferiscono, non solo per la loro importanza, e per le loro belle applicazioni, e per la grande elevazione a cui fuori son pervenuti, ma ancora perché non più si rinnovi il doloroso fatto statistico, recentemente annunziato nella NUOVA ANTOLOGIA dal Gabelli, cioè che nell’ultimo quinquennio i lettori per le scienze naturali, diminuirono nelle pubbliche biblioteche d’Italia di 28525 individui ossia del 30 per 100”.

Nell’estratto n.9 dell’Annuario della Società Meteorologica Italiana, il Prof. Ragona come Presidente SMI rende un sentito e commosso omaggio al defunto sovrano Vittorio Emanuele II, morto il 9 gennaio 1878, scrivendo anche:

”[…] La Società Meteorologica Italiana (che in Roma nelle esequie fu rappresentata dall’illustre Comm. Cannizzaro Senatore del Regno), ha poi uno speciale argomento per onorare le pagine del suo Annuario , con la mesta commemorazione della morte di Vittorio Emanuele II. Allorché il sottoscritto formò il divisamento di fondare in Italia una associazione scientifica col titolo di Società Meteorologica Italiana, pubblicando in apposito opuscolo il relativo progetto, si rivolse a S.E. il Comm. Visone Ministro di Casa Reale, pregandola di volergli concedere l’altissimo onore, che fu benignamente accordato, di presentare a Sua Maestà una copia del progetto in discorso. Poco dopo il Re Galantuomo degnatasi far pervenire allo scrivente, per mezzo del Capo del R. Gabinetto particolare, il Sovrano suo gradimento per la fondazione della Società Meteorologica Italiana[…]”.

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Nell’Annuario del 1878 viene riportato anche una lettera di critica alla rete di stazioni meteorologiche organizzata da P. Denza a cui nel 1873 dette il nome di “Corrispondenza Meteorologica Italiana Alpina-Appenninica”. P.Denza replicò alla lettera sul proprio “Bollettino Meteorologico Vol. XII n.7 del 31 luglio 1878” (le date delle pubblicazioni possono generare confusione ma sono dovute ai ritardi dell’epoca per accentramento, elaborazione e stampa). Si eviterà in questo post di scendere nei dettagli della corposa diatriba, ci si limiterà solo a cercare di capire chi fondò la SMI, a tal proposito notiamo che P.Denza nella sua lettera scrive a pag. 100:

”Intendiamoci bene però. Io non voglio condannare l’opera del professore di Modena; perché penso che l’iniziativa privata deve essere incoraggiata in Italia, tutte le volte che può in qualsiasi modo condurre a qualche utile scientifico o sociale per il paese, come anch’egli afferma nelle parole più innanzi citate; ma dico solamente che, se gli appunti che egli fa alla nostra Corrispondenza hanno qualche forza, essi debbono valere tre volte di più contro la nuova società meteorologica che fa capo all’Osservatorio di Modena. Non ignoro che il Presidente della Società soggiungerà immediatamente , che questa nelle sue operazioni intende procedere d’accordo col Governo, come è detto nel 3° articolo del Progetto di Statuto. Ma forseché la nostra Associazione si comporta diversamente?”.

Oltre all’applicazione del “Principio di Sussidiarietà”, all’epoca da poco enunciata dal beato Antonio Rosmini Antonio (Rovereto 1797 – Stresa 1855) ed applicato fino a pochi decenni fa nella rete meteorologica italiana dell’idrografico, emerge chiaramente dalla frase che P.Denza sapeva della SMI e chi ne fosse il suo primo Presidente.

Prima di vedere come lo “scontro” andò a finire, è opportuno dare alcuni dettagli delle biografie di p.Denza e D. Ragona, per quanti non dovessero conoscerli.

Padre Francesco Maria Denza, sacerdote barnabita, (Napoli 1834 – Roma 1894) ha tanti e tali meriti impossibili da sintetizzare in poche righe, fu una delle più importanti figure scientifiche dell’epoca. L’aspetto da evidenziare in questa sede è che, nonostante il periodo risorgimentale di contrapposizione netta tra Vaticano e Casa Savoia, fu vicinissimo ai reali tanto da essere insegnante e consigliere del Re Umberto I ed altri importanti esponenti della Casa, mantenendo contemporaneamente la fiducia e stima del Papa tanto ad esempio da essere nominato da Leone XIII direttore della Specola Vaticana nel 1891 e, nel 1892, essere eletto Presidente della Pontificia Accademia dei Nuovi Lincei. Nel 1859 fondò l’Osservatorio del Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (di cui fu direttore fino al 1891), dopo un periodo di sperimentazione considerò affidabili quasi esclusivamente i dati pubblicati a partire dal 1° dicembre 1865 sul suo “Bullettino”. L’encomiabile pubblicazione inizia il 31 gennaio 1866 ed è simile al “Bollettino Meteorologico dell’Osservatorio del Collegio Romano”, che il Secchi pubblica dal 1862. La rete di stazioni che fanno riferimento a P.Denza nel tempo crebbe in modo esemplare, superò i confini piemontesi e dal 1873 assunse la denominazione di “Corrispondenza Meteorologica Italiana Alpina-Appennina”. Dal 1876, nonostante i pochi anni dopo la breccia di Porta Pia, collaborò con il Governo Italiano per la costituzione ed il funzionamento dell’Ufficio Centrale di Meteorologia, con sede a Firenze.

Prof. Domenico Ragona-Scina’ (Palermo 1820 – Modena 1892), lo zio materno era il famoso abate Domenico Scinà (Palermo 1765 – Palermo1837) che curò la formazione e l’educazione del giovane Ragona che fu influenzato dalla vastissima cultura scientifica di questo precettore d’eccezione. Nel 1844 conseguì la laurea in scienze fisico-matematiche presso la R. Università di Palermo, già da due anni egli operava in qualità di terzo assistente nell’Osservatorio Astronomico della capitale siciliana. Sempre nel 1844 venne nominato professore aggiunto di Fisica presso l’Ateneo palermitano ed ottenne la promozione a secondo assistente all’Osservatorio. Nel 1850, in seguito all’allontanamento per motivi politici di Gaetano Cacciatore, essendo il Ragona di provata fede borbonica, ne assunse la direzione, incarico che mantenne fino al 1860, quando un decreto del Governo Dittatoriale garibaldino lo sollevò dall’incarico reintegrandovi il Prof. G. Cacciatore; questo nonostante Ragona avesse notevolmente migliorato le attività presso l’osservatorio. Tuttavia Ragona continuò a lavorare per qualche tempo presso l’Osservatorio palermitano in qualità di Astronomo Aggiunto. Nel 1863 gli fu affidata la direzione del piccolo Osservatorio di Modena dove, in mancanza di strumenti astronomici, si dedicò alla meteorologia, campo nel quale ottenne ottimi risultati. Ad esempio fu uno dei primi al mondo a realizzare un “carro meteorologico” che fu ammirato a Modena da molti scienziati europei che nel 1879 passarono a Modena per partecipare a Roma al Congresso Meteorologico Internazionale.

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Torniamo alla fondazione della SMI. Nel 1883 è lo stesso P.Denza ha fornire la propria versione dei fatti in un testo dal titolo “La Meteorologia in Italia. Cenni storici”, in cui come “Direttore Generale dell’Associazione Meteorologica Italiana” (non della SMI) scriveva a pag.36:

”[…] Nell’anno stesso 1878, il prof. Domenico Ragona, direttore del R. Osservatorio di Modena, cercò di ordinare una Società Meteorologica Italiana. Questa però, dopo tre anni di vita, nel 1881, si unì e si fuse colla nuova Associazione, di cui passiamo ora a parlare. XI. Il rapido svolgersi dell’Istituzione meteorologica fece si che l’antico suo scopo dovesse ampliare e pressoché trasformare, e faceva sentire il bisogno di ordinarla in modo stabile e sicuro, affinché uscisse dalla cerchia affatto privata in cui era rimasta chiusa sino ad allora e ne fosse assicurato il felice e duraturo avvenire. Intanto nell’anno 1880, occorrendo la nazionale Esposizione di Belle Arti a Torino, molti membri della corrispondenza fecero presente di non potersi cogliere occasione più propizia di questa per mandare ad effetto il più volte progettato convegno dei componenti la Società, affine di decidere sulla migliore costituzione da darsi a questa, la quale tornasse la più acconcia alle sue attuali esigenze. La proposta fu accolta con favore dalla Presidenza del Club Alpino e dalla Direzione della Corrispondenza meteorologica; e, dopo aver avuto l’assenso unanime dei Direttori delle stazioni della Corrispondenza e delle persone che con questa avevano speciale attinenza, intorno all’opportunità di tale convegno, si costituì senz’altro a Torino un Comitato ordinatore, formato dai signori cav. Cesare Isaia, segretario generale dello stesso Club, p. F. Denza, direttore della Corrispondenza. Il Comitato attese a preparare tutto che potesse occorrere per la Riunione meteorologica, ed a comporre definitivamente uno schema di Statuto e di Regolamento, da discutersi nella riunione medesima per la costituzione definitiva della Società. La riunione si tenne di fatti dal 1 al 4 settembre dell’anno stesso 1880 a Torino, dove avea residenza la Sede centrale, sia dalla Corrispondenza meteorologica, come del Club Alpino, che ne fu sempre come il tutore efficace e sincero. Vi presero parte 144 membri, tra cui più di 70 direttori di stazioni meteorologiche, convenuti d’ogni parte d’Italia. Con amichevole accordo e con universale soddisfazione, si stabilirono le basi della nuova Associazione meteorologica italiana. Si discusse e si approvò lo Statuto per l’ordinamento della medesima, ed il Regolamento pel servizio meteorologico che da essa dipende. Fu questo il primo convegno tenutosi in Italia tra liberi studiosi della meteorologia, coll’intendimento di occuparsi a loro agio ed esclusivamente, della scienza da loro coltivata. Le deliberazioni dell’Adunanza furono senza indugio messe in atto, come ad esperimento, da un Comitato direttivo provvisorio, composto da dodici membri nominati dalla stessa Riunione, a direttore del quale fu eletto p.Denza, ed a segretario l’ingegnere Ottavio Canotti Bianco. Due anni appresso, dal 25 settembre al 1° ottobre scorso 1882, si raccolse la seconda riunione, nella quale, secondo il prescritto della Riunione di Torino, doveva costituirsi definitivamente la Società. Essa fu la prima Assemblea generale dell’Associazione voluta dallo Statuto, e si tenne all’altro capo della penisola, nella città di Napoli; dove pure un Comitato ordinatore, presieduto dal Sindaco, conte Girolamo Giusso, dispose ogni cosa nei modi più splendidi e lusinghieri[…] Nell’Assemblea di Napoli, alla quale presero parte molti tra i più insigni metorologisti italiani, si convalidò tutto che potesse riferirsi alla definitiva costituzione dell’Associazione, la quale da quell’epoca cominciò a vivere di vita propria ed indipendente.[…] L’Associazione è gratuitamente diretta ed amministrata da un Comitato direttivo e da un Consiglio. Il Comitato direttivo è composto di un Direttore generale e di sei Vice-direttori; il Consiglio di 15 Consiglieri, scelti tra i meteorologisti di tutta Italia. Presidente onorario dell’Associazione è S.M. Umberto I, re d’Italia. Inoltre sono vice presidenti onorari le LL. AA. RR. Il Duca d’Aosta e il Duca di Genova, protettori, le LL. AA. RR. Il principe di Napoli ed il principe Eugenio Savoia di Carignano. Per tal modo si è rinnovato per la prima volta in Italia il felice esempio, che diedero i Principi della Toscana ne’ primi albori della meteorologia, guidando essi i primi ed incerti suoi passi. A Direttore generale l’Assemblea di Napoli elesse il P. Denza.[…] L’Associazione conta al presente 180 stazioni meteorologiche complete […] Essa estende la sua azione eziandio all’estero, occupandosi ora dell’organamento di stazioni meteorologiche nella Repubblica Argentina.[…] Da quanto si è detto pertanto, sebbene in brevissimi cenni, risulta evidente, come la meteorologia, per opera sia del Governo come dei privati suoi cultori, si avanza con passo sicuro nella via del perfezionamento in Italia, dove l’amore per questi studi fu sempre efficace ed intenso. Essa è ancora ben lontana dall’aver raggiunto l’ultima meta; ma da ciò che si è operato sinora si può dedurre felice presagio del molto che si farà in seguito, per promuoverne l’incremento e per renderla sempre più feconda nelle pratiche ed utili sue applicazioni”.

L’interpretazione di cosa intendesse con “il primo convegno tenutosi in Italia tra liberi studiosi” può esser di vario tipo, comunque per farsi un’idea di cosa accadde può essere utile la lettura dell’articolo d’inizio riunione e quello finale su LA GAZZETTA PIEMONTESE.

Delle prime riunioni dell’Associazione Meterologica Italiana a Torino e Napoli, il bravissimo ed onesto Meteorologo Cosimo De Giorgio, Vice-direttore dell’Associazione, scrisse a P.Denza le seguenti taglienti frasi:

”Lecce, 12 Aprile 1883 Ill.mo P. Denza […] Ho letto le conclusioni del Consiglio direttivo nel suo giornale. Furono quali me le aspettavo. Avremo dunque i congressi biennali, e un 20 Congresso a Torino. Fiat Voluntas Consilii directivi. La prima cosa mi deprime più della seconda. Per un verso o per l’altro sarei venuto a Torino a veder l’Esposizione. Ma ripetere i congressi scientifici ogni due anni questo non lo ammetto, no, no, no. Non facciamo cosa seria. E peggio poi farli in occasione di Esposizioni. Oh che dobbiamo metterci in mostra anche noi? Non ci mancherebbe altro. Ma così si è deciso e così sia. A Milano non ci fu e si pensò meglio. lo vorrei che il nostro congresso potesse adunarsi, per dir così, sulla vetta del monte Bianco, ossia nel punto il più remoto. Così a certuni, che Lei sa, non verrebbe il prurito di convertirli in palestre teatrali per fare dello spirito e per essere applauditi dal pubblico, e divenire i beniamini dei giornalisti! Prima a Torino, poi a Napoli ne abbiam visti parecchi di questi. Perdonerà: ma io il bianco lo dico bianco e il nero nero: aborro dalle ipocrisie. Amo la scienza vera, non quella teatrale; e in questi benedetti congressi, Ella lo sa meglio di me, si fa più teatro che scienza. Un congresso dopo 8 o 10 anni lo comprendo; ma quelli annuali o biennali mi rassomigliano, scusi la somiglianza, a partite di caccia che si fanno tra amici. Comprendo che le mie parole, oggi dopo il fatto, son, come dice il proverbio, fiato che gonfia otri; ma io non ho il rimorso di non avergliene scritte prima della Riunione del Consiglio. Ma la maggioranza nei governi costituzionali impone e governa; ed io non ho che a piegare la fronte, libero però anch’io di assistere o non assistere alla commedia, quando si aprirà il teatro. Una mostra di meteorologia all’Esposizione, quella la comprendo e la lodo; ma un nuovo congresso e in quella occasione no, no. Nè a Torino nè altrove, dopo due anni. Anzi, se vorranno fare cosa migliore aprano le sale nel congresso nel luglio o nell’agosto, o nei primi di settembre come si fece nel 1880, così sarà un congresso settentrionale. Ma ripeto, in queste mie idee guardi la sostanza e non la forma. Noi lavoriamo modestamente alla ricerca del vero e ci aiutiamo a vicenda; ecco lo scopo dei congressi. Ma come si fanno, riescono delle vere comparse teatrali. Per carità, si dimentichi di me, e non mi ponga fra gli attori. Dovrei rappresentare la brutta parte del tiranno. Con Lei posso sfogarmi e lo fo volentieri. So che divide le mie idee. ma la maggioranza! … Se non fossero tutti quelli del Consiglio miei colleghi, che stimo assai e sinceramente, ripeterei un certo sonetto dei Giusti! […]

Mi voglia bene e abbracci di cuore, accetti la sincerità Del suo Devot.mo C. De Giorni” (tratto da qui)

Trascorsero gli anni e da quanto possiamo leggere su “LA GAZZETTA PIEMONTESE del 15 aprile 1885“, la “Società Meteorologica Italiana”, non più Associazione, specificando che si tratta di quella residente a Torino, assegnò il primo premio di meteorologia pura del valore di Lire 500 al chiaro Prof. cav. Domenico Ragona per la memoria “Sulle leggi fondamentali della frequenza dei venti”.

Con il trascorrere del tempo forse i rapporti tra i due scienziati migliorarono, comunque la figura del prof. Ragona si sbiadì e l’Associazione Meterologica Italiana si trasformò nelle citazioni in “Società Meterologica Italiana”. La sua data di fondazione divenne 1865, tanto che nel 1891, con p.Denza ancora vivo si festeggiò il 25° anniversario della Fondazione, come risulta anche dalla “Gazzetta Piemontese” del 27 aprile 1891. Nel suo discorso p.Denza, oltre a ricordare la realizzazione della stazione meteorologica più alta d’Europa su punta Gnifetti del Monte Rosa, 4560 slm, tirò le somme di una vita di lavoro:

“L’Italia fu quella che diede alla meteorologia i primi e fondamentali istrumenti e che nei primi albori della scienza sperimentale additò le norme sicure e razionali per studiare l’atmosfera. […] La nostra istituzione riuscì non solo a stabilire le prime e più alte vedette di meteorologia sulle elevate regioni della Alpi ma fu pur essa che promosse ed accelerò il movimento meteorologico in altre contrade d’Italia ed in modo specialissimo in quelle del mezzodì, per la meteorologia affatto deserte”. (qui la fonte)

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Ci sarebbe ancora molto altro da aggiungere, ma per brevità mi limito a segnalare che la Società visse momenti difficili al momento della morte di p. Denza, tuttavia sopravvisse ed ebbe una nuova fiorente fase prima dello scoppiò della seconda Guerra Mondiale, quando finalmente la Società riuscì ad avere un riconoscimento giuridico in virtù del R.D. 26 agosto 1937-XV, n. 1575, che ne approvò anche lo Statuto, e con il Decreto Ministeriale 21 Giugno 1938-XVI con cui venne poi approvato il regolamento interno per il Servizio della Società. Naturalmente il tutto inserendo nell’organigramma il nome di Benito Mussolini, come indispensabile in quell’epoca. Gli sviluppi successivi sono storia recente e cronaca.

Senza alcuna volontà di togliere nulla al genio, capacità e volontà di p. Francesco Denza e al suo duro lavoro per costituire una prestigiosa rete osservativa italiana omogena, forse, trascorsi 150 anni dall’Unità d’Italia, è giunta l’ora di far conoscere ad un maggior numero di persone quali furono i meriti del borbonico palermitano Prof. Domenico Ragona, che la Società Meteorologica Italiana nacque a Modena e non nella Torino dei reali, che per unificare l’Italia meteorologica sotto un’unica Società dovettero passare decenni dopo l’unificazione politica e non nel 1865 e che purtroppo anche l’ambiente scientifico ha sempre inevitabilmente risentito dei fatti politici.

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Published inAttualità

3 Comments

  1. giuve

    ho trovato il post molto interessante è ricco di particolari sulla storia della meteorologia in Italia. La storia ,quella vera, dovrebbe insegnare agli uomini a non ripetere errori già perpetrati in passato, la storia quindi come materia puramente scolastica diventa fondamentale per l’evoluzione di un popolo; e se oggi in Italia ci ritroviamo a ripetere sbagli, e proprio perché nelle scuole e nelle università la si studia poco e aimè male. Spesso noi italiani siamo capaci di rovinare quello che di buono e encomiabile hanno costruito con l’ingegno la sagacia e l’esperienza i nostri passati conterranei ,per semplice spirito critico e spesso per denigrare il lavoro altrui , e i fatti si ripetono ancora oggi in molteplici campi . Penso che a volte sia positivo visionare con spirito critico il lavoro delle persone ; analizzare tutto e tenere ciò che è buono potrebbe essere vantaggioso, però il rispetto del lavoro altrui non deve mancare mai, la criticità fine a se stessa senza riscontro non porta da nessuna parte ; lo scambio di informazioni la collaborazione reciproca hanno sempre fatto crescere l’uomo .La deriva in cui ci stiamo collocando, e le ideologie, già da qualche anno non portano a risultati ma ci hanno fatto diventare tutti, indistintamente, primati scienziati,politici, economisti ,giornalisti,commissari tecnici…. Riappoggiare i piedi a terra, rispolverare dalla cantina del nostro io un po’ di modestia o meglio ancora di umiltà potrebbe servire ad una nazione come la nostra che potrebbe a cagion del suo passato essere il motore trainante di un nuovo umanesimo in tutti i campi:”l’umiltà, in relazione alle altre virtù, è come il filo che tiene unite le perle di una collana: esso da solo, non vale niente; eppure, senza quel filo apparentemente insignificante,non esisterebbe la collana”. (S.Curato d’Ars).
    Dilatare gli spazi della nostra conoscenza con notizie storiche ai più tralasciate ,non può far altro che accrescere,gli spazi della nostra conoscenza; apprezzare il lavoro di persone che hanno dedicato parte della loro vita alla ricerca scientifica ci può solo far crescere come uomini, ringrazio l’autore del post perché da oggi gratuitamente ne so qualcosa in più…..

  2. donato

    Ciò che è accaduto accadrà e ciò che è stato fatto sarà fatto, nulla di nuovo sotto il sole. Dopo oltre 3000 anni questo detto è caratterizzato da una attualità sconcertante! Gli intrecci tra scienza e politica ci sono sempre stati e sempre ci saranno, in meteorologia, in fisica, in climatologia, ecc., ecc.. Del resto pensare di separare le varie attività umane è un fatto utopico. Permettetemi, infine, un po’ di campanilismo: da uomo del sud sono estremamente orgoglioso che due meridionali, Denze e Ragona, siano stati gli artefici principali di un’impresa così grande. Un po’ dispiace, però, il fatto che entrambi i sodalizi da loro costituiti abbiano avuto la loro sede nel nord del Paese: anche la fuga dei cervelli, PURTROPPO, non è una novità!
    Ciao, Donato.

    • Fabio Spina

      Caro Donato, per quanto riguarda riguarda la meteorologia dovremmo essere orgogliosi in generale di essere italiani, perché ad esempio Padre Angelo Secchi era di Reggio Emilia ed istituì il primo servizio al mondo per previsioni burrasche e costruì la prima stazione automatica, la prima rete osservativa al mondo fu istituita dal Granduca di Toscana, gran parte degli strumenti meteorologici furono inventati e realizzati da Italiani (es. Evangelista Torricelli era di Faenza, padre Benedetto Castelli di Brescia, etc), le prime accademie scientifiche che studiarono i fenomeni naturali legati alla meterologia furono quella dei Lincei e quella del Cimento (dove Magalotti già s’interessava di cambiamenti climatici all’epoca mi sembra erano detti cangiamenti ). Purtroppo un passato geniale e glorioso sembra esser dimenticato ed in taluni casi cancellato. Nei secoli scorsi l’arricchimento avveniva con lo “scambio dei cervelli”: la fuga dei cervelli non è una novità (vedi Galileo, Leonardo da Vinci, Marconi, Fermi, etc.) e non è un problema, la vera catastrofe è che da noi non viene nessuno dall’estero anche perché gli Enti di ricerca ed Università non sono sistemi così aperti e trasparenti come dovrebbero essere. Ciao

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