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Mirror posting – Alaska di ghiaccio

Mentre in Italia l’inverno è per il momento relativamente mite, è da dicembre che sui versanti esposti a nord delle Alpi (Francia, Svizzera e Austria ma in qualche caso anche Italia, specie tra Valle d’Aosta e Alto Adige!) nevica tantissimo, come non accadeva da trenta anni. In Alaska freddo e neve stanno dado preoccupazioni, l’area nei giorni scorsi è stata letteralmente seppellita da 5 metri e mezzo di neve (qui e qui).

Lo stretto di Bering è ghiacciato mentre una città dell’Alaska soffre il freddo in attesa dell’arrivo di una petroliera russa, la Renda, che insieme all’unica nave rompighiaccio della Guardia Costiera degli USA, la Healy (le altre due sono in riparazione), da decine di giorni sta navigando lentamente. La Healy e la Renda procedono vicine-vicine con il rischio continuo di un incidente, la rompighiaccio apre la strada e la petroliera segue in un mare ricoperto da uno strato gelato spesso dai 10 ai 70 centimetri; spessore destinato ad aumentare navigando verso Nord. E’ un viaggio storico, è la prima volta che il carburante arriva in quella zona in questo periodo invernale, attraverso le acque coperte dai ghiacci dell’Alaska occidentale.

La loro missione è consegnare 1,1 milioni di litri di gasolio e 300.000 litri di benzina ai cittadini di Nome (popolazione 3598), dove le tempeste hanno impedito l’arrivo del combustibile in autunno. La moderna cittadina di Nome è stata fondata durante la Corsa all’oro in Alaska, nel 1898, da tre cercatori d’oro (chiamati “I tre svedesi fortunati”, anche se solo due erano di origini svedesi e uno era norvegese). La grande miniera d’oro che si sviluppò vicino a Nome fece crescere la popolazione fino a 10.000 abitanti, facendone per alcuni decenni il centro più popoloso dell’Alaska.

L’esperto climatologo, ex-CNR, in un’intervista su un quotidiano subito ha colto l’occasione per far scrivere che si tratta di eventi estremi dovuti ai “cambiamenti climatici”; probabilmente, dato che in quella zona l’estensione del ghiaccio è superiore alla media trentennale, non ha usato il termine “riscaldamento globale”, che sarebbe suonato contraddittorio ai comuni lettori.

Ma si tratta davvero di una novità? La coincidenza vuole che la città di Nome è quella che ha visto le gesta del cane Balto, ripreso da un famoso cartone natalizio. Il 19 Gennaio 1925, scoppiò a Nome una forte epidemia di difterite e le scorte di antitossina mancavano a causa di un epidemia scoppiata nel 1918. Il primo caso ufficiale di malattia si ebbe però il 20 Gennaio 1925. Fu convocato un consiglio di emergenza e si dichiarò Nome in stato di quarantena. Fu ordinato un milione di fiale di antitossina, ma la scorta più vicina, che consisteva in trecentomila unità (9 kg in tutto), si trovava a a Renana, distante seicento miglia da Nome. Il mare anche allora era del tutto ghiacciato e le condizioni meteo non permettevano agli aerei di atterrare. Per l’impresa venne organizzata una staffetta di venti mute di cani. Le ultime 53 miglia vennero coperte con il cane di nome Balto, considerato dal proprietario buono solo per portare la posta per brevi tratti. Lo sforzo ebbe successo e le medicine giunsero a Nome il 2 Febbraio 1925, dopo aver percorso 674 miglia in 127 ore ad una temperatura di circa -40° (qui per le attuali temperature). Balto, come ultimo della staffetta, fu il cane che passò alla storia con un cortometraggio girato in quello stesso anno e con una statua nel Central Park di New York (qui per la storia integrale). Sotto la statua è stato scritto: “Dedicata all’indomabile spirito dei cani da slitta che trasportarono sul ghiaccio accidentato, attraverso acque pericolose e tormente artiche l’antitossina per seicento miglia da Nenana per il sollievo della ferita Nome nell’inverno del 1925. “Resistenza — Fedeltà – Intelligenza”.

Dal punto di vista climatologico quindi nessuna novità di un evento estremo ma visto in quell’area. La vera novità è che gli USA, forse proprio per il convincimento che ormai i ghiacci si stanno sciogliendo, hanno un solo rompighiaccio, mentre al contrario la Russia dispone di 25 navi rompighiaccio polari (tra cui otto quelle pesanti). Finlandia e Svezia hanno sette navi rompighiaccio ciascuno. Il Canada ne ha sei. L’evidenziarsi della carenza ha sollevato delle polemiche (per saperne di più ad esempio qui).

Ma perché rischiare di portare il combustibile per nave e non con un ponte aereo? Altrimenti il costo del trasporto avrebbe comportato un prezzo del combustibile troppo alto, assurdo. Secondo gli esperti i costi di spedizione avrebbe aggiunto 3 o 4 dollari al prezzo di un gallone di benzina, che si avvicina già attualmente per la carenza a 6 dollari al gallone. Il problema è stato discusso già ad inizio dello scorso dicembre (notizia).

Ma 9 $ al gallone sono circa i nostri 1,8 € al litro! Per un italiano è normale ciò che per uno statunitense è assurdo, per loro quei prezzi sono “non accettabili” anche se la situazione è dovuta a una causa meteorologica imprevedibile. Negli USA il prezzo medio di un gallone di “gasoline” ad inizio dicembre era a New York circa $3.60, in Missouri solo $3.017 (considerando 1.3 il rapporto Euro/Dollaro e 3.78 quello Gallone/Litro, sono circa a NY 0,73 €/Litro e nel Missouri 0,61€/Litro, prezzi qui).

La gran parte dei mass-media raccontando la storia ha descritto “emotivamente” la finta eccezionalità dell’evento climatologico e sorvolato sui numeri relativi al costo dei carburanti. Per avviare uno sviluppo economico del nostro Paese che lo veda di nuovo competere sui mercati, il primo passo non sarebbe ritornare ad analizzare la realtà oggettiva?

Siamo sicuri che il carico fiscale “ambientale” sui carburanti, imposto indistintamente a tutti i cittadini in Italia rispetta, l’art. 53 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”? Ed aggiunge: Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

NB: questo articolo è uscito in originale su La Bussola Quotidiana.

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Published inAttualitàNews

6 Comments

  1. Filippo Turturici

    “Mentre in Italia l’inverno è per il momento relativamente mite”
    Meriterebbe però un bell’articolo quello che sta succedendo nella Pianura Padano-Veneta da alcuni giorni! Temperature ben sotto gli 0°C, anche tutto il giorno, nebbia congelantesi, galaverna, canaletti gelati, nevischio da nebbia, e chi più ne ha più ne metta. Specie oggi nell’ex Lombardo-Veneto, a dispetto delle previsioni, lo strato gelido in pianura resiste stoicamente, città come Padova e Venezia rischiano di segnare massime di -2°C (7-8°C sotto media, che si vuole che sia…) ed è tutto solidamente ghiacciato. E per fortuna che finora è stato un inverno mite (fino al 15 gennaio, per davvero) sennò sai che disagi!

  2. ” all’unica nave rompighiaccio della Guardia Costiera degli USA (le altre due sono in riparazione)”

    Complimenti alla Guardia Costiera USA. In caso di incidente, chi potrebbe andare a soccorrere le due unità? D’altronde immagino che uno stuolo di consulenti avrà da tempo consigliato di non darsi troppa pena per la manutenzione dei rompighiaccio, ormai roba da musei.

  3. p.ruiz

    Sul prezzo della benzina l’ultimo dato (http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/prezzi/Tabella_Prezzi_2012_01_09.pdf) mostra questo andamento:

    Benzina s. piombo
    prezzo al consumo 1,694
    accise 0,704
    iva 0,294
    prezzo al netto delle imposte 0,696

    Per cui, le tasse pesano 0,852 euro: 0,704 di accise (che vengono pagate alla produzione) + 0,148 di iva sulle accise (sì, paghiamo l’iva sull’accisa)
    Una diminuzione delle tasse la trovo al momento improbabile: non si tratta di tasse “ambientali”. Si tratta di normali tasse indirette come l’IVA o le accise su alcolici e sigarette. Peraltro in un sistema in cui la tassazione diretta è tutt’ora ampiamente prevalente.
    Se si vuole approfondire quanto effetivamente potrebbe costare meno la benzina (al netto delle tasse) guardate i grafici a pagina 21 di questa newsletter: http://osservaprezzi.sviluppoeconomico.gov.it/documenti/newsletter/2011/dicembre/Newsletter_n12_2011.pdf
    Direi che con un sistema di produzione e distribuzione più efficiente (tedesco) si può scendere di ben 7/8 centesimi al litro…

    • donato

      Ho dato un’occhiata alla news letter da lei citata. Leggendo i dati in essa contenuti vi è molto da riflettere. Tralasciando la situazione degli USA che è molto particolare e quella del regno unito che è altrettanto particolare (per ragioni opposte), il confronto con la realtà europea è impietoso (per noi, ovviamente). Il prezzo della benzina a monte di tasse ed accise, infatti, è 0,679 €/lt ed è superiore di 4,1 centesimi di euro al litro alla media dell’area euro. Il diesel a monte di tasse e accise, vale 0,777 €/lt e, rispetto ai principali Paesi UE, fa registrare un differenziale positivo di 7 €ç rispetto a Francia, Germania e Regno Unito.
      La componente fiscale in valore assoluto del diesel, in Italia, è 16 centesimi superiore alla media dell’Area Euro, 17 alla Francia e 14 €ç a
      quella tedesca.
      Concludendo noi paghiamo i carburanti al distributore 15 centesimi di euro al litro (per la benzina) e 20 centesimi di euro al litro (per il gasolio), in più dei cittadini degli altri paesi europei (inglesi esclusi).
      Per le tasse c’è poco da fare, quello che mi meraviglia, però, è il differenziale alla produzione. Se il prezzo del barile di petrolio è uguale per tutti, come mai il prezzo dei carburanti prodotti in Italia, a monte delle tasse ed accise, è maggiore di quello degli altri paesi europei? Questo maggior costo è imputabile a problemi logistici, irrazionalità della rete distributiva o a problemi di altro tipo? Non è che ci sarebbe materia di indagine da parte dell’Authority anti trust?
      Sono dubbi che vengono spontaneamente e che è difficile fugare.
      Ciao, Donato.

  4. donato

    Fossimo più vicini si potrebbe pensare di fare il pieno in USA 🙂 .
    A parte gli scherzi, vorrei portare il mio personale contributo in merito all’ultimo punto del post. Per recarmi al lavoro percorro 60 km al giorno (30 andata e 30 ritorno). Mentre il costo del carburante (gasolio) è aumentato in due anni da 1.25 €/l ad 1.64 €/l (30% in più) il mio stipendio è rimasto sempre lo stesso. Risultato: mi sono impoverito 🙂 .
    Questo per lavorare. Anche il diritto al lavoro, mi sembra, sia trattato dalla nostra costituzione così come la sua equa retribuzione.
    Piccola nota amara: tanto il blocco del mio stipendio che le imposte sul carburante (responsabili di buona parte dell’aumento) hanno la stessa origine. Indovinate un po’?
    Ciao, Donato.

  5. E’ davvero incredibile come ogni notizia meteo trovi sempre il frescone pronto ad associarla a cambiamenti ed estremi climatici. Ogni. Possibile che non ce ne sia uno con mezzo granello di sale in zucca?

    Che senso ha protestare contro il Corriere quando con queste affermazioni si mina il lavoro IPCC, che appena due mesi fa ci ha detto che (p9) Projected changes in climate extremes under different emissions scenarios generally do not strongly diverge in the coming two to three decades, but these signals are relatively small compared to natural climate variability over this time frame. Even the sign of projected changes in some climate extremes over this time frame?

    Cos’altro deve scrivere l’IPCC per convincere i soliti noti a tacere invece di confermare in ogni affermazione che non sanno di cosa parlano? Come e quando si rendera’ conto, l’esperto climatologo, di essere totalmente antiscientifico, alla stregua di un creazionista qualunque sempre pronto a condannare il darwinismo per ogni fossile di mascella scavato?

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