Wall Street Journal vs Forbes, una (ig)nobile contesa

Ho lasciato sedimentare a lungo questa notizia.

Scientists: no need to panic about “global warming” – Wall Street Journal

Sicché, niente panico per il riscaldamento globale. Sedici firme per un articolo in cui si affrontano da un punto di vista molto critico i temi più controversi del dibattito scientifico sul riscaldamento globale, non si risparmiano considerazioni di stampo politico, e si lanciano dure accuse di opportunismo alla opposta fazione. Nell’incipit trova spazio un estratto della lettera con cui Ivar Giaever, Nobel per la fisica nel ’73, ha rassegnato le sue dimissioni dalla American Physical Society. Questa la frase più saliente:

“[…] In the APS it is OK to discuss whether the mass of the proton changes over time and how a multi-universe behaves, but the evidence of global warming is incontrovertible?

“[…] Nell’APS [American Physical Society] è ok discutere se la massa dei protono varia nel tempo e come si comporta un multi-universo, ma l’evidenza del global  warming è incontrovertibile?

Direi che su questo ci sia ben poco da eccepire. Il presunto consenso scientifico, espresso e sostenuto da statement più o meno entusiastici di questa o quella organizzazione scientifica è a dir poco risibile. Tuttavia, nonostante abbia ricevuto la segnalazione di questo articolo appena è stato pubblicato, la prima reazione è stata di fastidio. Ecco perché.

Con riferimento al livello di comprensione scientifica non è cambiato nulla. Nessuno ha scoperto la pietra filosofale. Certo, continuano a uscire lavori che hanno l’obbiettivo di confermare l’ipotesi AGW, ma nessuno di questi riesce a farle compiere il salto di qualità. Nessuno riesce a trasformarla in tesi, anzi, con le dinamiche del clima che hanno virato verso una modalità molto differente da quella delle ultime tre decadi del secolo scorso, le voci di quanti presagiscono l’armageddon climatico ancora più stridule.

Ma, proprio perché non è accaduto nulla di nuovo, pur condividendo personalmente al 100% quanto sottoscritto da questo gruppo di studiosi, non mi piacciono né la forma, né la sostanza dell’intervento. Nessuno mai ha messo in dubbio il diritto e l’opportunità, o forse si dovrebbe dire l’obbligo, per chi studia il clima, di investigare nella direzione di un possibile impatto antropico sul funzionamento del sistema. Quel che non è mai stato accettabile, è l’aver trascinato la discussione sul piano politico e ideologico. La scienza studia, la politica decide. I politici che parlano di scienza spesso più che in errore appaiono ridicoli, leggere Al Gore per credere. Gli scienziati che fanno politica magari non sbagliano né sono ridicoli, ma rinunciano ad una qualità imprescindibile per il loro lavoro, quella di essere liberi da qualsiasi forma di condizionamento, mettendone di fatto a rischio tanto la qualità stessa quanto la credibilità.

Se questo non è accettabile per sostenere l’AGW, non lo è neanche per rigettarlo. La discussione merita di essere riportata in alto, non di essere livellata verso il basso. Naturalmente, se e solo se si vuole fare scienza. Se si vuole fare altro potrà anche andar bene, anche perché l’ipotesi AGW si sta smontando da sola, ma preparerà il terreno per il prossimo futuribile disastro attorno a cui ci sarà il prossimo consenso che celerà…la prossima fregatura.

Addendum

Tanto per avere un’idea, avevo appena programmato l’editing di questo post, quando mi è arrivato un tweet che segnalava un articolo sul blog di Peter Gleik ospitato da Forbes on line. Nel testo l’accusa di bias ideologico per le colonne del WSJ, bias da cui naturalmente Forbes è libero per definizione. Il succo rispetta la più classica delle teorie: i miei esperti sono meglio dei tuoi, sono più numerosi e hanno scritto fior di editoriali di cui si sarebbe dovuto tenere conto.

Tutto ciò era scontato e dimostra quanto sia sterile un dibattito che abbandona i numeri della scienza e fa la conta dei supporter di questa o quella fazione.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

6 Comments

    • Mi inchinerei a cotanto giornalismo ma al momento non comando navi da crociera.

      Occhiello: allarme da uno STUDIO BRITANNICO

      Titolo: Cupola d’acqua dolce sull’Artico minaccia il clima: può fermare la corrente del Golfo

      Sommario: I dati dei satelliti disegnano uno scenario simile a quello del film «The Day After Tomorrow»

  1. E’ sempre il solito gioco delle parti: da un lato e dall’altro si portano avanti solo ed esclusivamente le proprie idee senza tenere in alcun conto quelle degli altri. Si mostrano i muscoli e si va avanti a colpi di maggioranza: ho ragione io perché 255 altri scienziati sono d’accordo con me, i tuoi sostenitori, invece, sono solo 16. Che uno di quei sedici possa aver ragione non viene in mente a nessuno (così come non viene in mente a nessuno che uno dei 255 possa aver ragione). La perla di tutto, però, è il termine “scienziati” (il virgolettato è di Gleick & C., non mio) con riferimento ai sedici firmatari dell’articolo sul WSJ. Si, è proprio vero, qualcuno vuole metterla in caciara e basta.
    Ciao, Donato.

    Post a Reply
  2. Aggiungo che, a parte le fresconerie del solito Gleick, la reazione all’articolo sul WSJ e’ stata una occasione perduta dai soliti ecofondamentalisti. Infatti se fossi io preoccupato che l’AGW si trasformi in CAGW, avrei risposto “nessuno vuole il panico, pero’…” cercando insomma un punto in comune (lo star lontani dal panico) per portare avanti qualcosa di concreto.

    Invece c’e’ stato solo tanto pianto e stridore di denti, perche’, in fondo in fondo, Gleick, Trenberth e soci (inclusi i cambioclimatisti de ‘noantri) non vogliono qualcosa di concreto, ma solo litigare.

    Post a Reply
  3. Concordo con il Rovati dal bellissimo nome. La chiave dell’articolo WSJ e’ nel titolo “PANIC” e nel testo “DRASTIC”. I 16 firmatari hanno scritto che non ci sono le condizioni per credere nel CAGW, Catastrophic Anthropogenic Global Warming.

    Nel gioco dell’alfabeto abbiamo il W (ci sono indicazioni di riscaldamento?), il GW (ci sono indicazioni di riscaldamento globale?), l’AGW (ci sono indicazioni di riscaldamento globale di origine antropogenica?) e il CAGW ((ci sono indicazioni di riscaldamento globale di origine antropogenica che portera’ a catastrofi?).

    Piu’ lettere si mettono, meno prove ci sono. Purtroppo l’IPCC e’ partito dalla fine (CAGW) e da allora e’ stato tutto un bello schifo.

    Post a Reply
  4. Guido, a me non sembra abbiano rigettato il GW, hanno rigettato il panico da GW. Daltronde se si sbandiera che scienza e scienziati sul GW sono granitici prima o poi qualcosa doveva succedere, almeno per mostrare alla politica che le cose non stanno esattamente così… Cioè, io ho abbandonato da un pezzo l’idea di poter vivere in un mondo perfetto, anche in ambito scientifico. E se qualcuno dicesse che sono un qualunquista, ha ragione e mi fa un complimento.

    Post a Reply

Trackbacks/Pingbacks

  1. Climatemonitor - [...] giorni fa abbiamo parlato dell’intervento in chiave scettica di un gruppo di scienziati sul Wall Street Journal in [...]

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »