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Chi di scomoda verità ferisce, di scomoda verità perisce

La prima scomoda verità o Inconvenient Truth, fu quella che Al Gore ex-un-sacco-di-cose tra cui anche futuro presidente degli Stati Uniti, volle rivelare al mondo con il documentario che gli procurò l’oscar prima e mezzo premio nobel per la pace poi. In sintesi si trattava di questo: il mondo andrà arrosto e sarà per colpa nostra, lo dice una scienza ormai definita e lo dicono degli infallibili modelli di simulazione e proiezione climatica.

 

La seconda scomoda verità, venuta a galla dapprima poco a poco, tra un errore marchiano dell’IPCC e uno scandalo di malcultura scientifica come il climategate, e poi via via più velocemente con il passare degli anni è invece questa: il mondo non sta andando arrosto, la scienza è tutt’altro che definita e ogni giorno che passa la realtà delle osservazioni si allontana un po’ di più dalle simulazioni e dalle proiezioni.

 

E, incredibilmente per quanti avevano già comprato casa in collina per fronteggiare l’innalzamento dei mari, ma senza alcuna sorpresa per chi alla prima scomoda verità non ci aveva affatto creduto, nessuno sa perché la temperatura del pianeta abbia smesso di crescere da tre lustri e più. Si potrebbe dire che la Natura abbia deciso di fare un tiro mancino a quanti si erano già aggiustati fiorenti carriere a suon di presagi catastrofici, ma, nella realtà dei fatti, il tiro mancino lo hanno tirato loro a noi.

 

Ora, siccome quelli bravi sono loro, penso sia lecito esigere che ci spieghino come mai le cose sono andate così. Se è un problema di variabilità naturale che ‘oscura’ il riscaldamento, vorremmo anche capire perché la stessa non potrebbe averci messo del suo quando le temperature salivano. Se è invece un problema di cause ed effetti, cioè se l’aumento della concentrazione di CO2 non è così incisivo come ci avevano spiegato, vorremmo capire quanto lo è in effetti; prima, molto prima di mettere mano al portafoglio. Se è un problema di calore che invece gioca a nascondino e si è ficcato in fondo al mare, vorremmo vedere le misure e anche capire come abbia potuto finire laggiù senza passare nel mezzo, giacché gli strati medi e superiori degli oceani hanno anch’essi rallentato il loro riscaldamento.

 

Se tra quanti ci condannavano all’arrosto non c’è nessuno che sappia darci delle risposte, vorremmo che la piantassero di dirci che prima o poi le temperature torneranno a salire, perché, con l’incertezza di cui sopra, questo potrà anche succedere, ma non per le ragioni che ci hanno sempre detto di aver capito.

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Published inAttualità

12 Comments

    • donato

      “Se fossero finite nel mirino le classiche riviste in abbonamento – ha detto David Ross, biologo dell’università della Pennsylvania che più di un anno fa ha dato a Bohannon lo spunto per l’indagine – credo fortemente che si sarebbero ottenuti gli stessi risultati. Ma senz’altro l’open access ha moltiplicato questa sottoclasse di riviste e il numero delle ricerche che pubblicano. [….]”
      .
      Mi auguro di non aver capito, che il giornalista abbia sbagliato la traduzione, che vi sia stato un refuso, ma l’idea che il 60% delle “classiche riviste in abbonamento” si sarebbe comportata nello stesso modo di quelle open access, cioè avrebbe pubblicato la “bufala”, mi fa venire i brividi.
      Ciao, Donato.

  1. umberto spalletti

    Io credo che anche i catastrofisti del clima siano perfettamente consapevoli che l’attività dell’uomo, sinteticamente rappresentata dalla CO2, c’entra nulla con il clima. Sarò malizioso ma credo che volessero prendersi il merito della mancata crescita della temperatura che stiamo constatando, attribuendola ai loro allarmi e alle ridicole misure per diminuire le emissioni di “pericolosi” gas serra. Fortunatamente la realtà è testarda e paziente.
    Grazie per la vostra costante attenzione a questi temi
    Umberto

  2. Ma cos’è, Geo & Geo? Valerio Rossi Albertini, comunque, è televisivamente parlando quello che ha sostituito Tozzi, migrato a La7. Nei salotti televisivi girano sempre i soliti noti. Notare che non sto criticando la persona, che a quanto ne so, ha titoli scientifici di livello (solo che come ha scritto Max, è esperto di materiali e nanotecnologie, non di clima…).

    • donato

      Avevo notato la stessa cosa! 🙂
      Nulla in contrario che il prof. V.R. Albertini parli di clima, ci mancherebbe, però, a tutti quelli che su queste pagine scrivono di clima e che hanno titoli scientifici di livello (non io, per carità 🙂 ) vengono chiesti patente, libretto ecc. ecc.. Se, però, a farlo è qualcuno che dice cose gradite ai soliti noti, non importa che guidi …. senza patente e libretto.
      E’ proprio vero: c’è chi può e chi non può!
      Ciao, Donato.

  3. eppure, con buona pace di tutti noi, oggi pomeriggio la tv pubblica verso le 17.30 ospiterà il consueto salottino dal titolo
    “Il clima cambia per colpa dell’uomo”
    ospite in studio, il fisico Valerio Rossi Albertini, un fisico nucleare, primo ricercatore al Consiglio Nazionale delle Ricerche, professore incaricato di Chimica Fisica dei Materiali all’Università “La Sapienza” di Roma, e direttore del laboratorio di spettroscopia di raggi X, Area di Ricerca di Tor Vergata del CNR, Roma.

    a volte, in altri interventi tv, dice delle cose abbastanza sensate, riguardo le energie alternative…. a volte……
    speriamo bene….

    ………………………..

  4. Scusate se forse divago, ma posso esprimere tutto il mio dissenso relativo all’uso di “hiatus” virgolettato? Beninteso: in scienza e tecnologia non sono certo un purista della lingua italiana, anzi penso sia assolutamente fondamentale usare i termini tecnici inglesi quando non hanno un equivalente italiano che ne mantenga intatta la semantica. Ma “hiatus” vuol dire né più né meno che “pausa”, giusto? Ecco, allora pausa sia anche in italiano. Lo dico perché mi è capitato di notare, durante discussioni “da bar”, l’attribuzione di una semantica “extra”, per così dire: tipo, ah sì, la temperatura non va come avevano previsto, ma la spiegazione è lo “hiatus”, come se fosse un concetto altamente scientifico da addetti ai lavori. Ecco, così non è: è una pausa, uno scarto rilevante tra previsione e misura, *non è una spiegazione, ma una problema della teoria di cui debbono dare una spiegazione*. Scusate la pignoleria.

  5. Mauro

    Ho trovato un sito (lo conoscevo già di fama) dove hanno, nostro malgrado, tutte le “verità” in mano….siamo noi (io) “scettici” che non vogliamo capire e adeguarci 🙂 E’ tutto molto chiaro…..per loro! Saluti

  6. Incredibile storia scovata da Judith Curry… la motivazione della mancata discussione dello “hiatus” sarebbe che ogni gruppetto pensava che se ne occupasse qualcun altro.

    Mai supporre cattiveria dove basta l’incompetenza.

    • Che anime candide…
      gg

  7. Teo

    Si’ si’ si’ e si’
    Te lo scrivo perché poi un noto sito ti dirà che è sbagliato qui qui qui e qui.
    No no no e no, le case stanno proprio come descritte qui qui qui e qui

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