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Global Warming à la carte

Miracoli del libero pensiero o, per meglio dire, del pensiero che corre liberamente nelle direzioni più assurde e disparate. Sul riscaldamento globale si dibatte aspramente da decenni, nonostante il concetto di deriva catastrofica del clima sia sostanzialmente basato su proiezioni di dubbia attendibilità, il mondo occidentale si sta severamente autotassando per tentare di ridurne gli effetti. Ma, all’improvviso, ecco che sul GRL compare uno studio che invece si preoccupa di eventuali brevi periodi di inverno perpetuo che potrebbero essere causati da esplosioni vulcaniche di grande potenza, qualcosa come ciò che accadde all’inizio del 1800, quando l’esplosione del vulcano Tambora del 1815 portò a quello che la storia del clima ricorda come ‘anno senza estate’, il 1816. Certo, allora si usciva dalla Piccola Età Glaciale e le condizioni a contorno erano ben diverse da quelle attuali, ma è un fatto che il Tambora di danni ne fece parecchi eruttando in atmosfera quantità enormi di ceneri vulcaniche che una volta catturate dalla circolazione generale furono distese su gran parte del globo e ne causarono effettivamente un temporaneo raffreddamento. Qualcosa di simile è accaduto – con ampiezza decisamente inferiore – in seguito all’esplosione del vulcano Pinatubo nel 1991, un evento la cui traccia postuma è ben visibile nelle serie storiche della temperatura superficiale globale.

Per cui, in effetti il problema esiste, almeno potenzialmente, giacché se le proiezioni di caldo perenne spaventano, la realtà di soli uno o due anni di freddo (climatico), atterrisce, anche solo pensando agli effetti che potrebbe avere sulla disponibilità di risorse alimentari primarie o sulla domanda di energia di un mondo che rispetto ai primi dell’800 ospita qualche miliardo di esseri umani in più.

La soluzione? Un bel global warming a comando, realizzato sparando in atmosfera ‘solo’ 1,25 miliardi di tonnellate di un gas imparentato con l’ozono molto efficiente in termini di effetto serra, ma non dannoso e, soprattutto, a vita breve, cioè paragonabile ai tempi con cui l’atmosfera si disfa della cenere vulcanica eruttata dal vulcano. Certo, dovremmo metterci più o meno tutti lì a produrlo e ci vorrebbero un po’ di soldi, ma vuoi mettere?

E così, vulcano o no, ecco restituita alla Terra la sua temperatura, anche se con il cielo un po’ grigio, perché la luce solare comunque non potrebbe passare. Ma non tutto si può avere.

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Published inAttualità

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