Outlook inverno 2014-2015 su base IZE

Questo articolo è il primo outlook stagionale per il prossimo inverno 2014-2015 per il quale ci avvaliamo del contributo dell’indice IZE. Cercheremo, al meglio delle nostre conoscenze, di tracciare una possibile caratteristica dominante per la prossima stagione invernale. Prima di entrare nella questione è giusto precisare ancora una volta che quanto leggerete è frutto di una molteplicità di origini: l’analisi della situazione oceano-tropo-stratosferica negli ultimi mesi, i vari indici descrittivi non ultimo l’indice IZE, l’attività solare e l’esperienza. Comunque tutto questo non è affatto garanzia di successo, anzi si rimane sempre esposti all’errore visto che le prognosi stagionali sono, e credo lo rimarranno ancora per un bel po’ di tempo, un esercizio sperimentale le cui basi sono ancora acerbe per garantire una adeguata attendibilità. Ciò non toglie che la ricerca deve andare avanti e con essa i tentativi di prognosi che altro non sono che il risultato della ricerca stessa. Quindi non esultate se la previsione sarà giusta ma neanche disperatevi se sarà sbagliata. Questi sono dei tentativi che seppur supportati da seri e articolati studi rimangono, allo stato attuale, sempre dei tentativi. L’esperienza storica nel campo della ricerca scientifica ci fornisce buone speranze. La continua ricerca nella comprensione delle dinamiche atmosferiche prima o poi darà i suoi frutti.

Vi anticipo che a seguito di questo outlook verrà pubblicato un articolo che sarà orientato a spiegare meglio alcuni aspetti fondamentali circa il comportamento della circolazione generale dell’atmosfera più oggettiva e poco incline a sbrigative e superficiali spiegazioni di ciò che è avvenuto nel recente passato. Questo lavoro tenterà di tracciare anche un possibile scenario futuro. Spesso l’interpretazione del presente e poi anche del futuro passano attraverso una buona conoscenza del passato.
Chi non fosse interessato alla trattazione un po’ più tecnica può andare direttamente alle conclusioni.

Analisi Tecnica
Nel primo articolo propedeutico al presente outlook scritto lo scorso settembre, avevamo ben fotografato il processo di sviluppo e approfondimento del VPS a varie quote. Ora a distanza di due mesi cerchiamo di analizzare meglio ciò che è avvenuto avendo ottenuto ulteriori preziose informazioni.

Le figure 1a, 1b, 1c rappresentano rispettivamente lo stato medio del geopotenziale nella media altezza stratosferica alla quota isobarica di 10hPa nei mesi di settembre, ottobre e prima parte di novembre. L’immagine 1d rappresenta l’anomalia della temperatura alla stessa quota isobarica nella prima metà di novembre. Dalle figure 1a alla 1c possiamo dedurre il centro di massa del vortice polare stratosferico che si posiziona attorno al Mar di Kara, vedi figura 1e. Questa indicazione risulta molto utile in quanto ci suggerisce che il baricentro di rotazione del vortice ha assunto quella posizione e probabilmente la manterrà anche nel futuro. Di questo ne dovremmo tenere conto.

01a_gph10hpa_asse_set_1 01b_gph10hpa_asse_ott_1 01c_gph10hpa_asse_nov_1

01d_T10hpa_anomtemp_nov_1 01e_gph10hpa_centro_massa_1

Tale posizione del centro di massa suggerisce anche un altro aspetto che sta caratterizzando l’intera struttura del vortice polare a quella quota isobarica, l’attivazione di flussi meridionali in grado di alimentare l’aumento del geopotenziale tra la zona aleutinica e il Canada. I flussi di calore facente capo a tale configurazione però non riescono ad essere troppo convergenti in area polare nella massima intensità proprio a causa dell’impianto appena sopra descritto e ben rappresentato in figura 2, area cerchiata. Inoltre l’arco di oscillazione degli assi risultano inclini a favorire alterne fasi di accelerazioni e decelerazioni del flusso zonale, vedi freccia rossa in figura 2.

02_fluxes_1

Al momento, grazie alla carta in figura 1d, si nota molto bene tale processo che evidenzia le anomalie negative di temperatura lì dove il vortice staziona e anomalie positive sul lato canadese-aleutinico. Possiamo ulteriormente affermare che la posizione assunta del centro di massa risulta poco favorevole ad alimentare la seconda onda in maniera sostanziale ed incisiva nei confronti dello stesso vortice polare stratosferico. Contrariamente, come tra l’altro già precedentemente scritto, risulta ben alimentata la prima onda, ma la posizione del centro di massa indica un suo più favorevole scivolamento verso l’area canadese.

L’analisi del vortice alla quota troposferica di 200hPa ci suggerisce attraverso le figura dalla 3a alla 3d che anche in questo caso il centro di massa della struttura si posiziona sull’area analizzata in precedenza e più precisamente attorno alle isole della Terra del Nord. La conferma a livello troposferico indica che probabilmente la zona siberiana centro-orientale sarà frequentemente influenzata da un lobo del vortice polare e viste le caratteristiche della massa d’aria si attende un robusto anticiclone termico al suolo che porterà a valori termici negativi anche piuttosto rilevanti. Anche il continente nord-americano appare sotto il tiro del secondo lobo del vortice polare ma non essendo questo sede del centro di massa avrà modo di oscillare alternando episodi freddi a episodi più miti.

Visto quanto appena scritto la porta atlantica potrebbe mantenersi spesso sbarrata alle medio-alte latitudini europee a causa di ripetute anomalie positive di geopotenziale comprese tra l’Europa nord-orientale e la penisola scandinava con qualche parziale interessamento verso il vicino atlantico; più a nord e a ovest il flusso zonale dovrebbe mantenersi vivace. La configurazione generale sembra quindi favorire l’attività della prima e della terza onda. Nel complesso il vortice polare appare tonico e le ampie oscillazioni dell’asse ricalcano l’andamento del piano superiore poc’anzi analizzato, confermando anche in questo piano isobarico l’alternarsi di fasi tra accelerazioni e decelerazioni del flusso zonale. In tale contesto lo sviluppo della seconda onda potrebbe essere spesso condizionata da taglio alle alte latitudini o soggetta a tilting a causa del vivace flusso zonale.

 

03a_gph100hpa_asse_set_1 03b_gph200hpa_asse_ott_1 03c_gph200hpa_nov_1 03d_gph200hpa_centro_massa_1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tornando alla stratosfera, specificatamente quella equatoriale, analizziamo lo stato dell’indice QBO alle quote isobariche di 30 e 50hPa.

I grafici nelle figura 4a e 4b corrispondenti rispettivamente all’andamento dell’indice QBO a 30 e 50hPa ci segnalano che sono ormai entrambi entrati in fase negativa. Alla quota isobarica di 30hPa la nuova fase è iniziata lo scorso maggio mentre alla quota isobarica di 50hpa è iniziata lo scorso agosto. Inoltre è possibile ipotizzare il prossimo passaggio alla fase positiva per i 30hPa nel corso dell’estate 2015 e per i 50hPa nel corso del successivo inverno. La fase della QBO è particolarmente importante nell’economia della salute del vortice polare stratosferico. La QBO in fase negativa incentiva la formazione di vorticità negativa lungo la linea di discontinuità di direzione del flusso zonale a causa del notevole gradiente del vento nella direzione perpendicolare al moto imprimendo un aumento dei geopotenziali. La letteratura indica che la capacità di disturbo al vortice polare della QBO è anche legata all’attività solare. Alta attività solare e QBO positiva e bassa attività solare e QBO negativa possono fornire la massima azione di disturbo al vortice polare stratosferico.

04a_Indice QBO30hPa_1 04b_Indice QBO50hPa_1

Dunque diamo uno sguardo all’attività solare attraverso l’esame delle macchie solari come da figure 5a e 5b.

Nella figura 5a possiamo apprezzare l’andamento del numero mensile di macchie solari a partire dal 2010. Complessivamente l’attività solare è modesta se paragonata con i precedenti massimi solari ma comunque superiore al valore di soglia delle 50 macchie. La figura 5b ci fa meglio apprezzare quanto appena scritto utilizzando una curva gaussiana su 12 mesi. Il superamento della soglia delle 50 macchie è avvenuto nell’aprile del 2012 ed è attualmente oltre tale soglia. Dal grafico si può ipotizzare che il massimo solare sia avvenuto lo scorso aprile a meno di una nuova ripresa dell’attività. Comunque da aprile si evidenzia una lieve ma graduale diminuzione dell’attività solare. Il superamento delle 50 macchie, anche se di poco con massimo a 66,5 macchie, ci indica comunque un’attività solare sopra la soglia che mal si sposa con la QBO negativa in ordine ai massimi disturbi al vortice polare. Sottolineo però che nel complesso l’attività risulta debole e quindi sul filo di lana per quanto concerne la considerazione di cui sopra.

05a_Numero_macchie_solari_mensile_1 05b_Gaussiana12mesi_macchie_solari_mensile_1

 

Diamo ora uno sguardo allo stato degli oceani. In figura 6 è rappresentato l’andamento della PDO. A seguito della configurazione assunta dal vortice polare nella scorsa stagione invernale, si è innescato un cambio di circolazione atmosferica nel Pacifico settentrionale attivando un riscaldamento delle acque sul bordo orientale a ridosso del continente nord americano traducendosi in un ritorno a valori positivi anche notevoli dell’indice. Il valore assunto fino al mese di ottobre, se in termini assoluti è moderato, collocandosi in una complessiva fase negativa multidecadale tende ad assumere una certa rilevanza. Tale circolazione ha come effetto secondario l’indebolimento degli alisei lungo la fascia equatoriale pacifica, vedi figura 8, con conseguente cambio locale di circolazione con innesco di una fase ENSO positiva che comunque, in tutte le zone, si prospetta per il prossimo inverno debolmente positiva, vedi figura 9. L’indice AMO, vedi figura 7, permane in fase positiva anche se si evidenzia un certo calo forse sintomo dell’inizio della fase discendente.

06_Indice PDO_1 07_Indice AMO_1 08_anom_zw850_ENSO_1 09_nino34Seaadj_1

Ora esamineremo l’indice IZE (Indice di Zonalità Emisferico) che ricordo calcola la posizione latitudinale del fronte polare nel mese di ottobre attraverso le anomalie del flusso zonale e meridionale tra le basse e le alte latitudini a specifiche quote isobariche. Le figure 10, 11 e 12 esprimono rispettivamente gli andamenti dell’indice IZE, dell’indice AO previsto per il trimestre invernale calcolato sulla base dei dati provenienti dall’indice IZE e l’attività d’onda prevista per il trimestre invernale sempre su base dati IZE.

10_Indice_IZE_1 11_Indice_AO_base_dati_IZE_1 12_Attivita_onda_base_dati_IZE_1

L’indice di zonalità è in correlazione negativa con l’indice AO quindi seguendo il grafico in figura 11 appare evidente che secondo quanto espresso per il prossimo trimestre invernale l’Oscillazione Artica esprimerebbe un valore di pressoché perfetta neutralità. Il dato trimestrale scomposto nei singoli mesi invernali indica in dicembre il mese con AO piuttosto negativa, soprattutto a partire dalla seconda decade fino a fine mese. Da gennaio le previsione AO oscilla su valori debolmente positivi assimilabili per lunghi tratti ad una neutralità, soprattutto in febbraio. L’interpretazione dell’indice AO non è cosa semplice, infatti invito il gentile lettore a non esprimere facili e sbrigative prognosi su quanto appena descritto. Questo tema sarà anch’esso parte di trattazione nell’articolo di cui ho accennato in apertura di questo outlook.

L’attività d’onda in figura 12 ci informa che le fasi principali si collocheranno tra la fine di dicembre, la seconda decade di gennaio e verso la fine di febbraio. La presenza a cadenza quasi mensile della principale attività d’onda ci induce a ritenere che vi saranno ripetuti attacchi al vortice polare ma nessuno, almeno in riferimento a quello di dicembre e gennaio, sembra in grado di scompaginarlo in maniera pesante. Comunque a seguito degli eventi d’onda potranno prodursi anche intensi warming stratosferici con innesco sul lato Indiano o Indonesiano ma si ritiene, vista la disposizione del vortice già descritta, che gli stessi warming possano essere deviati verso l’area aleutinico-canadese o forse produrre un displacement del vortice stesso. Comunque, vista la peculiarità della situazione, mi riservo nei prossimi outlook l’approfondimento dell’argomento.

Riassumendo le caratteristiche generali dell’impianto possibile della circolazione generale dell’atmosfera potemmo dire che nel comparto europeo a partire tra la prima e la seconda decade di dicembre la circolazione dovrebbe assumere caratteristiche meridiane (nord-sud, sud-nord) mentre nei mesi di gennaio e febbraio dovrebbe prevalere una componente zonale (ovest-est). Il lobo principale del vortice polare dovrebbe insistere nella Siberia centro-orientale.

Conclusioni e previsioni
In relazione a quanto esaminato procediamo alla prognosi del prossimo trimestre invernale. Sarà enunciata raggruppandola per decadi, quale diretta conseguenza dello sviluppo di ricerca alla base dell’indice IZE. In ogni modo, nonostante la continua ricerca nella comprensione degli assetti della circolazione generale dell’atmosfera, il presente lavoro è da ritenersi, allo stato dell’arte, sperimentale. In via riassuntiva per l’intero trimestre invernale possiamo ritenere che l’’Europa centro-meridionale possa essere interessata da una circolazione in quota a prevalente origine occidentale con qualche episodio di ingresso nord-orientale freddo. E’’ altresì attesa una anomalia positiva di geopotenziale e pressione tra l’’Europa nord-orientale e la penisola scandinava in grado di produrre richiami di aria più fredda continentale nei bassi strati a cui probabilmente troverà sovrapposizione il flusso zonale sopra descritto. Si attende quindi una principale attività d’onda a carico della Wave1 e Wave3. In tale contesto nel Mediterraneo centrale sono attese precipitazioni sopra media. Nel complesso le temperature sono attese attorno ai valori medi per la stagione sulle regioni centro-meridionali, anche se non mancheranno episodi sottomedia, e complessivamente lievemente sottomedia per le regioni settentrionali.

1^ decade di dicembre
Nel corso del periodo collocabile attorno alla prima decade del mese e in particolare verso la fine del periodo si prevede che la circolazione possa assumere una caratteristica meridiana con una buona elevazione dell’alta delle Azzorre verso il nord atlantico attivando una discesa perturbata verso il bacino centro-occidentale del Mediterraneo dalle caratteristiche fredde. Tra l’’Europa nord-orientale, l’’area scandinava e in parte l’’Europa orientale è attesa un’’anomalia positiva di geopotenziale. Tale situazione potrebbe produrre ancora intense precipitazioni sulla nostra Penisola. Come detto in relazione alla suddetta provenienza della massa d’aria è lecito attendersi un abbassamento termico in particolare riferimento alle regioni settentrionali.

2^ decade di dicembre
Nel corso del periodo collocabile attorno alla seconda decade del mese, probabilmente a partire attorno alla metà decade è attesa un’’attenuazione dell’’attività meridiana con flusso zonale basso passante sull’’Europa centro-occidentale. L’’accelerazione del flusso zonale basso sarà probabilmente incentivato a seguito di una nuova discesa artica che interesserà la parte centro-orientale del continente nord americano. L’’area con geopotenziale positivo già precedentemente descritta dovrebbe consolidarsi anche in area scandinava attivando correnti fredde al suolo ad alimentare l’’area depressionaria nella zona europea sopra descritta. La fase perturbata nel bacino centrale del Mediterraneo proseguirebbe in un campo termico lievemente sottomedia per le regioni settentrionali. Il lobo principale del vortice polare è previsto insistere tra la Siberia centrale e orientale.

3^ decade di dicembre
Nel corso del periodo collocabile attorno alla terza decade del mese potrebbe svilupparsi un parziale blocco al flusso occidentale atlantico costretto a sfilare verso nord-est a causa di un ’aumento del geopotenziale tra l’’Europa sud-occidentale e l’’Europa nord-orientale innescato da un temporaneo approfondimento di una area depressionaria sul vicino atlantico. In questo contesto potrebbero attivarsi correnti fredde nord orientali con obiettivo principale le regioni meridionali. Il campo termico dovrebbe risultare moderatamente sottomedia in tutte le regioni.

1^ decade di gennaio
Nel corso del periodo collocabile attorno alla prima decade del mese è attesa una ripresa del flusso basso zonale atlantico. La presenza del lobo principale del vortice polare ad insistere sulla Siberia centro-orientale manterrà un’anomalia positiva di geopotenziale tra l’Europa nord-orientale e l’area scandinava. Nei bassi strati continuerà ad essere richiamata aria più fredda dai quadranti orientali favorendo temperature lievemente sottomedia sulle regioni settentrionali italiane. E’ attesa una ripresa zonale anche nel continente nord-americano.

2^ decade di gennaio
Nel corso del periodo collocabile attorno alla seconda decade del mese è attesa una fase anticiclonica sul bacino centrale del Mediterraneo dovuta ad una temporanea accelerazione del flusso zonale. In questo contesto una vasta area depressionaria potrebbe interessare il nord Atlantico, le isole Britanniche e le coste occidentali del continente europeo. Come visto in sede di analisi dei dati si prevede ancora l’insistenza del lobo principale del vortice polare in Siberia centro-orientale dove l’inverno sarà davvero crudo. Permangono condizioni di anomalia positiva del geopotenziale sull’Europa nord-orientale.

3^ decade di gennaio
Nel corso del periodo collocabile attorno alla terza decade del mese è atteso un nuovo rallentamento del flusso zonale in atlantico con nuova discesa artica verso la parte orientale del continente nord americano. Sul bacino centrale del Mediterrano potrebbe attivarsi un flusso nord-occidentale con temperature nel complesso attorno alla media o lievemente sottomedia. Si mantiene l’insistenza del lobo principale del vortice polare in area siberiana centro-orientale e una anomalia positiva di geopotenziale sulla parte nord-orientale europea e settore scandinavo.

1^ decade di febbraio
Al momento appare di difficile lettura e quindi anche difficile nel tracciare una possibile evoluzione comunque potrebbe nuovamente attivarsi il flusso zonale atlantico destinato ad interessare maggiormente le isole britanniche e forse anche l’Europa centrale. Il bacino centrale del Mediterraneo dovrebbe mantenersi ai margini di tale circolazione con campo termico attorno ai valori medi. Permane la situazione già descritta in area siberiana centro-orientale.

2^ decade di febbraio
Nel corso del periodo collocabile attorno alla seconda decade del mese potrebbe imporsi un’anomalia di pressione positiva sull’Europa centro-settentrionale lasciando in area depressionaria dalla caratteristiche fredde il bacino centrale del Mediterraneo. In tale contesto le temperature si porterebbero su valori mediamente sottomedia ma senza eccessi, con scarti decrescenti dalle regioni settentrionali a quelle meridionali.

3^ decade di febbraio
Nel corso del periodo collocabile attorno alla terza decade del mese è atteso il mantenersi delle anomalie e condizioni generali indicate per la seconda decade del mese. E’ probabile una nuova irruzione artica nella parte centro-orientale del continente nord-americano. La presenza dell’anomalia positiva del geopotenziale in area centro-settentrionale europea costringerà, sia per la seconda che per la terza decade del mese, il flusso zonale atlantico a dividersi in parte verso nord, a muovere il lobo principale del vortice polare verso la Siberia orientale, e in parte in ingresso sul Mediterraneo centro-occidentale. In tale contesto dovrebbe persistere sul bacino centrale del Mediterraneo un regime di temperature come indicato per la seconda decade del mese.

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14 Comments

  1. Buon giorno, e ben ritrovati.
    Come sempre il lavoro del dott.Tosti è apprezzabile per i toni misurati e per l’ampiezza dei parametri esaminati.Ovviamente per chi naviga per i meteo web sa perfettamente che è periodo di outlooks invernali, e saràinteressante”misurarli” con la realtà.L’anno scorso fu il “canadese” a rompere le uova nel paniere dei vari outlooks;ne parlammo con il dott.Tosti, quest’anno ci sarà una sorpresa?Un altro aspetto che trovo notevole di questo lavoro è che si da la giusta importanza,non troppa, alla stratosfera.Sbaglio se affermo che l’esperienza insegna che è la troposfera che molto spesso condiziona la stratosfera e non viceversa?
    a presto
    cordiali saluti
    Lucio Camporesi

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    • Carissimo Lucio, non sbaglia. Gli eventi principali non a caso sono degli impulsi TST. Ma non tutti gli impulsi portano alla stessa conclusione, infatti bisogna che la struttura del vortice polare stratosferico, nella sua nascita e maturità, si disponga in modo tale da incentivare, oltre l’indispensabile wave1, anche l’azione della wave2.
      E’ anche corretta la sua intuizione nel non dare eccessiva importanza alla stratosfera o comunque più di quanto meriti. Gli archivi sono pieni di annotazioni storiche con inverni europei anche piuttosto freddi che non hanno avuto incipit da eventi estremi in stratosfera.
      Carlo Colarieti Tosti

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  2. Analisi e considerazioni ben argomentate e di elevata qualità. Non posso che complimentarmi per il lavoro ed essere sostanzialmente daccordo sulle pre-visioni. Scendendo più nel dettaglio per il Sud Italia eccetto una flebile speranza per la fine del prossimo mese, sarà l’ennesimo inverno sopra media…

    Buona Giornata.

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    • Fabio, se sei amante del freddo potrai avere le tue soddisfazioni. Nell’outlook prevediamo possano esserci tre momenti interessanti, tra dicembre e febbraio.
      Carlo Colarieti Tosti

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  3. Quindi per la Sardegna alla luce di queste proiezioni niente neve in collina neanche in questo prossimo inverno..

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    • Caro Nicola, in tutta onestà ho difficoltà a risponderti.
      Ricordo a tutti i lettori che l’outlook è frutto di una ricerca sperimentale e comunque è rivolto ad una prognosi stagionale (anche se lo sviluppo alla base dell’IZE ha prodotto un tentativo di prognosi decadale) che mal si sposa con le previsioni meteorologiche.
      Gli episodi meteorologici di qualunque segno sfuggono a questo tentativo di previsioni e quindi impossibili da prevedere a meno di non dare delle soggettive sensazioni che tutto hanno eccetto un valore scientifico.
      Carlo Colarieti Tosti

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  4. Grazie comunque per la risposta Carlo

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  5. Buon giorno.
    Sono giorni che i gm mostrano un lago gelido proveninente direttamente dal polo scendere verso il Meditterraneo target fine gennaio.So bene che questo blog non si occupa di determinismo previsionale ma sono carte che sono anni che non si vedono,al netto delle conseguenze fenomenologiche.Vorrei rimarcare che queste sinottiche seguono una non estate.Vorrei un parere sia di G.G. che del dottor. Tosti sull’ impatto che tale sinottiche ,se si verificassero,potrebbero aver su un trend climatico che ripeto vedrebbe un evento nel 2012,febbraio, un non estate nel 2014
    e questo nel 2015.
    Grazie per l’attenzione
    cordiali saluti
    L.C.

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    • Lucio, ma quali GM?
      A me sembra piuttosto un’onda molto ampia e profonda e nessun gelo, almeno non fino ai primi di febbraio. Mi è sfuggito qualcosa?
      gg

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    • Lucio, personalmente mi accodo a quanto già scritto da Guido. Al momento le varie corse modellistiche non suggeriscono l’approssimarsi di nessun lago gelido, semmai da possibile record sono il geopotenziale e la pressione al suolo previsti per la fine del mese causa diretta della posizione meridionale che assumerà un lobo del vortice polare. A tale proposito aggiungo che la complessiva circolazione emisferica mostra un vortice polare troposferico guadagnare le basse latitudini e rientrante nello schema proposto nel lavoro “Il Clima del futuro? La chiave è nel passato”. Semmai non l’avessi già fatto ti invito a leggerlo. Un episodio meteorologico di qualunque segno, sia pure estremo, non cambia la storia climatica di lungo periodo ma la complessiva tendenza della circolazione generale a produrre molteplici episodi di un particolare segno rappresenta il cambio della storia climatica di lungo periodo. Noto anche che quanto brevemente sopra indicato possa reiterarsi a lungo, o almeno fino a quando persisterà la dislocazione del vortice polare stratosferico sul lato euro-asiatico, questo andrà ben monitorato. Infine non vedo alcuna evidente dipendenza da ciò che è avvenuto la scorsa estate in gran parte d’Europa con questo probabile imminente episodio.
      Carlo Colarieti Tosti

      Post a Reply
    • Lucio, premetto che non è mio costume utilizzare in sede di prognosi uscite dei modelli oltre le 240hr (scadenza già ampiamente al limite della credibilità) comunque volendo seguire la linea del tuo commento faremo un volo pindarico lungo le 384hr di previsione del modello GFS per capire se quanto è atteso nelle prossime 144 ore può essere considerato un episodio o invece una possibile tendenza di più lungo periodo. Al momento quanto faremo lo considero più un’attività didattica piuttosto che una prognosi vera e propria.
      Come ti ho precedentemente scritto si deve ben monitorare l’evoluzione stratosferica. Il vortice polare alla quota isobarica di riferimento di 10hPa è attualmente spostato dalla sua sede naturale verso l’area euro-siberiana a causa della presenza di alto geopotenziale sul lato canadese. La posizione in atto dei principali centri di moto porta ad una elevata eccentricità (e~0,7) del vortice polare che a sua volta è causa del forte rallentamento troposferico del getto in atlantico. Il risultato è l’espansione nel verso dei meridiani della seconda onda con approfondimento del geopotenziale nella media troposfera in zona europea. Nei primi giorni di febbraio è prevista una riduzione dell’eccentricità (e~0,5) del vortice stratosferico causato dalla temporanea riduzione del geopotenziale in area canadese. Probabilmente questo determinerà un certa ripresa zonale nell’atlantico settentrionale. Stante le ultime uscite modellistiche nella seconda parte della prima decade di febbraio, alla quota isobarica di 10hPa, è previsto l’attivarsi di nuovi intensi flussi di calore maggiormente convergenti in sede polare. Come spiegato nell’outlook la posizione del centro di massa assunto in questo inverno facilita lo scivolamento verso l’area canadese dell’alta stratosferica delle aleutine. I flussi di calore previsti (siamo a fine corsa del modello GFS) finiranno per incrementare nuovamente il geopotenziale proprio in area canadese determinando un nuovo spostamento del vortice polare in area euro-asiatica con un netto aumento dell’eccentricità (e~0,8). Se quanto previsto dal modello GFS dovesse trovare conferme nella realtà allora verso la fine della prima decade di febbraio sarebbe lecito attendersi una nuova, e forse più pronunciata rispetto a quella prevista nei prossimi giorni, elevazione della seconda onda in atlantico che determinerebbe una nuova discesa di aria artica marittima che poi in una successiva evoluzione, ma siamo nel pieno delle congetture, potrebbe divenire continentale. Ribadisco che le prossime corse modellistiche andranno attentamente monitorate per valutare quanto appena discusso. Questa volta fermandosi al massimo alle 240hr.
      Carlo Colarieti Tosti

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  6. Buon pomeriggio
    Come sempre gentili e disponibili grazie a entrambi.
    In effetti non mi ero spiegato al meglio ora ci riprovo:
    La mia domanda/ragionamento si basa(basava) sul fatto che avremo su buona parte dell’Europa gpt molto bassi come è raro vedere.Neel 2012 ,febbraio, ci fu una sinottica non frequente alle nostre latitudini, e anno scorso un’estate non solita per noi.Sicuramente la non estate 2014 non è dipesa dal febbraio 2012 come la sinottica dei prossimi giorni non è dipesa dalla non estate.Queste tre”anomalie” in un contesto di una clima che cambia come è sempre cambiato,così ravvicinate in ordine di tempo possono essere “segnali” di un clima che cambia verso un raffreddamento ? Se poi dovesse andare come ha didatticamente ipotizzato in modo esaustivo il dottor.Tosti,non la considero una previsione ma ipotesi didattica,
    può essere un ulteriore”segnale” che il clima sta cambiando non certo verso un riscaldamento?Anchese sono consapevole che ci vogliono anni per determinarloma da qualche segnale si doràpartire osbaglio su tutta la linea?
    Scusate il disturbo e l’insistenza.
    L.C.

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    • Lucio, al di là del peso che potrà avere (e sono convinto che siamo molto lontani dal conoscerlo) un eventuale contributo antropico, di segnali che stia accadendo qualcosa che non va nella direzione del riscaldamento ce ne sono a iosa. Persino nei dataset delle temperature superficiali, che pure subiscono omogeneizzazioni talmente pesanti da smarrire buona parte del segnale originario. Ma non è comunque lì che si deve guardare, quanto piuttosto alle modalità di circolazione che si stanno innescando. Attenzione però che tutto questo si vede in tempi medio-lunghi, non certo stagionali.
      gg

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  7. Carissimo Lucio,
    ciò che scrivi possiede una intrinseca verità. Spero tu abbia letto la ricerca che ti ho indicato (la trovi qui su Climate Monitor sulla spalla di destra oppure direttamente qui: http://www.climatemonitor.it/wp-content/uploads/2015/01/il_clima_del_futuro_la_chiave_nel_passato1.pdf ) dove sinteticamente si riscontra e certifica un continuo cambiamento di massa del sistema atmosferico nel lungo periodo. Il cambiamento di massa equivale ad un cambiamento della circolazione generale atmosferica. Quindi molto brevemente rispondo con un si alla questione che hai posto ovvero l’attuale posizione assunta dal vortice polare è essa stessa indice di una evoluzione nel cambiamento di massa del sistema. Ciò che sta accadendo in questi giorni non si sarebbe mai potuto verificare tra la fine degli anni ’80 e tutti gli anni ’90 del secolo scorso a causa della diversa distribuzione della massa atmosferica rispetto ad oggi (cambiamento iniziato nei primi anni di questo secolo e destinato a proseguire per molti anni a venire).
    Carlo Colarieti Tosti

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