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Innovazione e agricoltura, per saperne un po’ di più

Analisys è una rivista trimestrale on-line di proprietà dell’ANPRI, Associazione Nazionale Professionale per la Ricerca. Non conoscevo né l’una né l’altra fino ad appena qualche giorno fa. Non che adesso ne sappia molto di più, ma l’occasione mi è gradita per segnalarvi un articolo di Luigi Mariani pubblicato sul loro ultimo numero.

Questo che segue è un breve estratto (come da testo):

RIASSUNTO

Adottando una prospettiva di tipo storico viene descritto il ruolo insostituibile dell’innovazione tecnologica nel settore agricolo, settore che fin dalle origini è stato per sua natura aperto all’innovazione. Al riguardo si evidenziano i rischi insiti nell’affermazione di una visione tradizionalista e chiusa all’innovazione.

INTRODUZIONE

Cibo, aria e acqua sono risorse limitate ma rinnovabili e costituiscono i tre elementi essenziali per la funzionalità dell’organismo umano. Il cibo è oggi in massima parte frutto dell’agricoltura, attività primaria per eccellenza, che si realizza per lo più all’aperto, in pieno campo, fondandosi su un meraviglioso processo biochimico, la fotosintesi, alimentato energeticamente dalla radiazione solare. Attorno a questo “cuore biologico” del processo produttivo agricolo si dipanano le filiere a monte del campo (produzione e commercializzazi-one dei macchinari e dei mezzi tecnici, ecc.) e le filiere a valle (stoccaggio, agro-industria, com-mercio all’ingrosso e al dettaglio). Il sistema agricolo responsabile della produzione del cibo coinvolge attualmente quasi il 50% della popolazione mondiale, per un totale di 590 milioni di aziende agricole (Lowder et al., 2014). Ci troviamo dunque di fronte ad una varietà enorme di realtà produttive, dalle minuscole aziende orticole che producono per l’autoconsumo alle aziende più o meno grandi che producono per il mercato. La possibilità di valutazioni quantitative accurate dei fenomeni di cui parliamo è severamente limitata dalla difficoltà di reperire statistiche attendibili riguardo alle situazioni produttive più marginali e che tuttavia nei Paesi in via di sviluppo hanno tuttora un peso rilevante. Tuttavia è necessario dare un minimo di fondamento storico a questo argomentare in quanto, per dirla con Giambattista Vico, non si può comprendere un fenomeno se non se ne indagano le origini e l’evoluzione nel tempo.

Il resto, liberamente accessibile, lo trovate a questo link.

 

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Published inAttualità

Un commento

  1. donato

    Oggi si celebra la “Giornata della Terra” (una delle tante “giornate” individuate dall’ONU) e l’articolo di L. Mariani mi sembra del tutto intonato alla circostanza: individua in modo lucido e razionale le strategie da porre in atto per rendere possibile al genere umano di convivere con il resto dei viventi che popolano il pianeta.
    Per tutto il giorno ho ascoltato alla radio i lai di coloro che paventano la distruzione del nostro pianeta per sfamare la popolazione mondiale in aumento, che contestano l’uso del terreno per l’allevamento, la coltivazione intensiva del terreno, gli OGM, la distruzione delle foreste e chi più ne ha, più ne metta. Il tutto a causa della sconsideratezza dell’uomo: cancro del creato.
    Leggere, perciò, le considerazioni e le proposte di L. Mariani è stato, almeno per me, di grandissimo sollievo in quanto mi ha consentito di riprendermi dalle profezie di sventura che hanno costellato la mia faticosa giornata. Anche perché mi sono riconosciuto (con un po’ di orgoglio, lo ammetto) in quel mezzo miliardo e passa di aziende agricole che contribuiscono alla sopravvivenza dell’umanità e, permettetemi di scriverlo, alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente: sono uno di quella miriade di ortolani-olivicoltori-frutticoltori che produce per autoconsumo (e anche per qualche amico cui di tanto in tanto regalo qualcosa di mia produzione). 🙂
    Ciao, Donato.

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