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Groenlandia, peggio del previsto, ma nessuno l’ha visto

Aiuto, siamo in un interglaciale, quel terribile periodo in cui il Pianeta si scalda ed esce dalla sua normalità, cioè dalle ricorrenti glaciazioni, dalle condizioni inospitali, dalla perdita di biomassa etc etc. Siamo condannati a prosperare, almeno fino a quando non finirà, ovvero, se i conti tornano, nel giro di qualche migliaio d’anni.

Una realtà nota ma che oggi ci spaventa ancora di più, perché un gruppo di ricercatori ha ‘scoperto’ che proprio a causa del fatto che stiamo recuperando da una glaciazione la Groenlandia si scioglie più velocemente del previsto. Con un piccolo particolare. Questa accelerazione non è da imputarsi alle solite non verificate origini antropiche, quanto piuttosto dal calore sottostante, quello che viene dallo stesso fenomeno che alimenta l’attività vulcanica di quell’area del pianeta. Così su Science Daily:

The same hotspot in Earth’s mantle that feeds Iceland’s active volcanoes has been playing a trick on the scientists who are trying to measure how much ice is melting on nearby Greenland.

Un trucco, la Terra ci ha tirato un tiro mancino, facendo sbagliare i calcoli della velocità di scioglimento dei ghiacci e, soprattutto, mostrando che il modo in cui questo sta avvenendo è simile a quello dell’ultimo massimo interglaciale. È scritto chiaro e tondo nel titolo della ricerca.

Geodetic measurements reveal similarities between post–Last Glacial Maximum and present-day mass loss from the Greenland ice sheet

Ovvero:

To the GNET team, the 7.6 percent discrepancy in overall ice loss is overshadowed by the fact that it concealed which parts of the ice sheet are most being affected by climate change. The new results reveal that the pattern of modern ice loss is similar to that which has prevailed since the end of the last ice age.


Quindi il ‘disastro climatico’ dello scioglimento dei ghiacci è iniziato migliaia di anni fa, prima, molto prima delle nostre alzate d’ingegno sul riscaldamento globale di origini antropiche e delle sue nefande conseguenze.

Naturalmente la gran parte dei media non ci ha capito niente o, come spesso accade, ha fatto finta di non capire, puntando il dito sulla maggiore quantità di ghiaccio perso e di contributo al l’innalzamento del livello dei mari, piuttosto che alle ineluttabili origini di questo scioglimento. La Repubblica chiosa così:

Considerando che lo scioglimento della calotta ghiacciata della Groenlandia è uno dei fattori principali dell’innalzamento del livello dei mari (se si sciogliesse tutta ci sarebbe un catastrofico innalzamento di 6 metri), conseguenza del riscaldamento del globo, la scoperta riveste una certa importanza. Venti miliardi di tonnellate equivalgono al peso di oltre 50 mila Empire State Building. Questa quantità aggiuntiva di ghiaccio perso, spiega Bevis all’AP, contribuisce in dieci anni ad altri 0,4 millimetri circa di innalzamento previsto del livello dei mari.

Enjoy

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Published inAttualità

5 Comments

  1. alessandrobarbolini .critico meteo

    Tutte utopie ..sono fasi cicliche

  2. max pagano

    come ti ho già anticipato privatamente, posso dire:
    “io l’avevo detto” ?

    🙂

  3. Aldo Ligabo'

    davvero interessante,

  4. Massimo Lupicino

    Caro Guido, tutto torna anche alla luce dell’evidenza numerica che le temperature sulla Groenlandia non stanno aumentando, anzi (vedi il caso emblematico di Nuuk), e che il ghiaccio superficiale in una stagione globalmente pur calda come quella del 2016 si e’ sciolto in quantita’ minore rispetto alla media. I numeri e le informazioni ci sono, come al solito, solo per chi vuole andarsele a cercare, e’ capace di comprenderle e non vede tutto filtrato dalle lenti deformanti dei salvamondo.

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