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Mr. Cloud

Cari figli miei,

Ho impiegato del tempo, è stato un processo graduale, un percorso a ritroso che, musicalmente parlando, mi ha portato a farvi ascoltare da neonati John Mellencamp o i Creedence Clearwater Revival salvo accorgermi, infine, che c’era ancora di meglio: la musica scritta appositamente per voi. E quindi, con qualche anno di ritardo, eccoci qui ad ascoltare Caspar Babypants e le sue bellissime rivisitazioni musicali.

C’è una canzone che ci piace particolarmente, e mi ha fornito il pretesto per questo articolo. Si chiama Mr. Cloud, ed è bellissima. Bellissimo il video, e bellissime le parole che spero di aver trascritto correttamente, giacché baby dorme sul letto accanto a me e ho paura di svegliarlo riascoltando la canzone a volume troppo alto…

 

You are a million billion
Droplets of water
You disappear when
The sun gets hotter

I saw you in the valley as fog
You look so fluffy and white
You live in the sky and I’m
Talking to you Mr. Cloud

I’m talking to you Mr. Cloud
I’m talking to you Mr. Cloud
I’m talking to you

A rainy rainstorm
Fell out of your bottom
And into rivers
Running rapid in autumn

You come from the ocean
And you’ll be back again
You look so different when
You live in the sky and I’m
Talking to you Mr. Cloud

I’m talking to you Mr. Cloud
I’m talking to you Mr. Cloud
I’m talking to you

You look like elephants
And you look like a donkey
And if I squint at you
I see a big weird monkey

You change a lot
You are never the same
You live in the sky and I’m
Talking to you Mr. Cloud

I’m talking to you Mr. Cloud
I’m talking to you Mr. Cloud

Penso onestamente che questa canzone piaccia più a me che a voi, e per tanti motivi che potrete apprezzare solo quando sarete più grandi, quando il bambino che è in voi riaffiorerà improvvisamente, quale che sia il motivo, a ricordarvi che c’è un modo diverso di guardare alla realtà che vi circonderà quando sarete adulti, ed è proprio il modo in cui la guardate voi adesso: con i vostri bellissimi occhi di bambini.

Perché è bellissimo, per me, guardare al cielo e vedere quello che vedete voi: le nuvole che cambiano di forma, dimensione e colore. È bellissimo spiegarvi cosa sono quei batuffoli di cotone che crescono, si gonfiano, si anneriscono e fanno scoppiare un temporale, magari mentre lasciamo la spiaggia frettolosamente per goderci i fulmini e la pioggia al sicuro dietro le finestre di casa.

Vi accorgerete, crescendo, che anche le cose più semplici e più belle possono essere presentate da qualcuno come difficili e minacciose. Comprensibili solo per gli “esperti” ché la gente comune come noi non sa niente e quindi deve solo stare zitta, e far parlare e ascoltare gli esperti. E fare quello che dicono loro.

Alcuni di questi esperti passano il loro tempo, tristi e arrabbiati, prevedendo catastrofi, annunciando pericoli imminenti, informandoci che se non faremo quello che ci dicono, allora moriremo tutti. E nel farlo sventolano le loro carte piene di calcoli difficilissimi ma secondo loro infallibili, ché loro sono gli esperti, mentre noi non sappiamo e non siamo niente.

Dovete sapere, bambini, che fin da quando papà era piccolo come voi, certi esperti raccontavano che non saremmo più andati a sciare sulle montagne perché avrebbe fatto troppo caldo. E invece ogni anno andiamo sulle stesse montagne, e troviamo sempre la neve, e quando non troviamo quella naturale c’è sempre quella sparata dai cannoni, che il freddo in montagna non manca mai, oggi come tanti anni fa.

Dicevano, gli esperti, che le spiagge sarebbero state sommerse dal mare e le città sarebbero state allagate, e non avremmo fatto più il bagno dove si faceva tanti anni fa. E invece il papà vi porta al mare nello stesso posto in cui ci andava lui, tanti anni fa. E il mare è ancora lì, dove papà lo aveva lasciato, quando era piccolo come voi.

Dicevano, gli esperti, che a casa dei nonni ci sarebbe stato il deserto, perché Mr. Cloud sarebbe andato via, e non sarebbe piovuto più, perché il sole sarebbe stato troppo caldo. E invece qualche giorno fa abbiamo visto la neve al mare a casa dei nonni, sulle spiagge dove questa estate abbiamo fatto il bagno. E papà pensa anche che a casa dei nonni d’estate sia più verde di quando lui era piccolo, per la semplice ragione che piove di più, Mr. Cloud viene in visita più spesso, e non è affatto sparito come prevedevano gli esperti.

Il punto, figli miei, è che questi esperti si sono dimenticati di quando erano bambini, e di quando guardavano Mr. Cloud nel cielo, che diventava pioggia e finiva nei fiumi, e poi diventava nebbia, e vapore quando si faceva il bagno a casa nella vasca. Ora che sono diventati grandi, loro guardano solo quei calcoli difficili, passano il tempo a spaventare la gente, a raccontare che Mr. Cloud andrà via e non tornerà più. E chissà dove andrà mai, se non sarà nuvola, fiume, oceano o nebbia? Forse ce lo spiegheranno con i loro calcoli difficili, o forse no, ché tanto noi non saremo mai esperti come loro.

Figli miei, papà non pensa di potervi insegnare tante cose ma una cosa, in particolare, ci tiene a dirvela: non smettete di guardare al mondo con gli occhi dei bambini. Non smettete di rimanere a bocca aperta guardando le forme delle nuvole nel cielo e l’acqua che scorre nei fiumi, la neve sulle montagne e la nebbia nelle vallate. Ché il mondo è bello, la vita è bella e non saranno gli esperti a rovinarvela con le loro previsioni sempre sbagliate, e sempre arrabbiate.

Mi piace pensare che Mr. Cloud rimarrà sempre con voi, anche quando sarete grandi. E che, anche da grandi, sarete in grado di essere felici come dei bambini guardando il mondo che vi circonda. La rabbia, invece, la lascerete agli esperti. Sorriderete, come fa oggi papà, all’idea che loro continuino a sorprendersi, e ad arrabbiarsi perché nevica ancora, piove ancora, le stagioni esistono ancora, e Mr. Cloud continua a cambiare di forma e a farsi beffe di loro.

La loro rabbia è la nostra allegria, il loro pessimismo la nostra fiducia nel futuro, le loro previsioni sempre sbagliate la nostra certezza che, nonostante tutto, il mondo continuerà ad essere bello e vario come è sempre stato.

Ché loro saranno pure esperti, ma noi… abbiamo Mr. Cloud.

 

 

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Published inAttualità

16 Comments

  1. Renzo Cavenago

    Beh, qualche cosa è cambiato. Trent’anni fa portavo mio figlio al rifugio Forni in alta Valfurva e, appena sceso dalla macchina, si poteva vedere il ghiacciaio dei Forni. Ora per poterlo vedere occorre camminare una mezz’oretta. Il limite delle nevi in trent’anni si è alzato. L’ho visto sul San Primo (Lecco) e in Val Masino. Non sarà la catastrofe, non sarà la CO2, ma non è esattamente lo stesso di prima.

    • Claudio

      …infatti , 30 anni fa il livello del ghiaccio nel continente antartico era minore : dal 1980 in circa 20 anni è andato aumentando di circa il 4,7 % …e quindi, considerando che l’Antartide contiene circa il 90 % per cento del ghiaccio al mondo, si può dire che il 90 % dei ghiacciai del mondo è in crescita….

  2. Luca

    L’idea di base è interessante, ma sviluppata in modo sbagliato, almeno a mio parere. Da un lato ci sta la provocazione, ma si basa forse su presupposti poco realistici o che vengono erroneamente generalizzati.

    Riporto una citazione di Feynman:

    “Ho un amico artista che alle volte dice cose con le quali non sono molto d’accordo. Magari raccoglie un fiore e dice: “Guarda com’è bello”, e sono d’accordo; ma poi aggiunge: “Io riesco a vedere che è bello proprio perché sono un artista; voi scienziati lo scomponete in tanti pezzi e diventa una cosa senza vita”, e, allora penso che abbia le traveggole. Per cominciare, la bellezza che vede lui è accessibile a chiunque e quindi anche a me, credo. Non avrò un senso estetico raffinato come il suo, ma sono comunque in grado di apprezzare la bellezza di un fiore. Per di più vedo nel fiore molte cose che lui non riesce a vedere. Posso immaginare le cellule, là dentro, e i complicati meccanismi interni, anch’essi con una loro bellezza. Non esiste solo la bellezza alla dimensione dei centimetri, c’è anche su scale più piccole, nella struttura interna, o nei processi. Il fatto che i colori dei fiori si siano evoluti per adescare gli insetti impollinatori, ad esempio, è interessante: significa che gli insetti vedono i colori. E allora uno si chiede: il senso estetico dell’uomo vale anche per le forme di vita inferiori? Perché è estetico? Domande affascinanti che mostrano come una conoscenza scientifica in realtà dilati il senso di meraviglia, di mistero, di ammirazione suscitati da un fiore. La scienza può solo aggiungere; davvero non vedo come e che cosa possa togliere.”

    Poi le persone ciniche, scialbe, mediocri, povere di spirito esistono in qualunque campo, ma non credo siano la conoscenza o i “calcoli complicati” a renderle tali.
    Credo comunque che questo sia un pregiudizio generalizzato, contro il quale mi trovo a “combattere” quasi tutti i giorni.

    • Massimo Lupicino

      Caro Luca, grazie del tuo commento innanzitutto. Ti rispondero’ anche io con una citazione: «Sapete voi quanti siano gl’impedimenti dirimenti?
      Che vuol ch’io sappia d’impedimenti?
      Error, conditio, votum, cognatio, crimen,
      Cultus disparitas, vis, ordo, ligamen, honestas,
      Si sis affinis,….”
      cominciava don Abbondio, contando sulla punta delle dita.
      “Si piglia gioco di me?” interruppe il giovine. “Che vuol ch’io faccia del suo latinorum?
      ” »
      Premesso che l’articolo si muove su due piani, uno infantile, che giustifica l’uso di espressioni come “calcoli difficilissimi” (un bambino di 3 anni fatica anche a realizzare cosa voglia dire la parola calcolo) e uno piu’ adulto, e personale, mi soffermero’ volentieri sul secondo.
      Avendo passato una vita a studiare, facendo tra l’altro molti di quei “calcoli”, e accum, ulando certificazioni e diplomi in quantita’, la domanda e la questione che pongo e’ un’altra: fino a che punto l’essere uno studioso di qualcosa mi legittima a denigrare e sminuire le opinioni degli altri, che’ io e soltanto io sono l’Esperto? E la mia conoscenza del latino fara’ di me un fine letterato, o soltanto un Don Abbondio al cospetto della cui conoscenza (e abuso) del “latinorum” l’ignoranza di Renzo si configura come una virtu’?
      Se nella stragrande maggioranza dei casi l’esperto non si puo’ mettere sullo stesso piano del non-esperto, e’ pur vero che di questa “esperienza” tanti presunti luminari del clima hanno fatto un uso sbagliato e strumentale. Sono 30 anni che prevedono fuoco e fiamme, e il risultato e’ che oggi ci stiamo accapigliando per variazioni impercettibili all’essere umano, di pochi decimi di grado, e le nostre vite non sono l’inferno che avevano previsto, anzi.
      Allora quale delle due? Moriremo tutti perche’ lo (pre)dice Karl, lo studioso esperto in equilibrismi finissimi con i secchi di legno oppure, alla fine della fiera, ha ragione il signor rossi, che va a sciare e a nuotare da 30 anni negli stessi posti e vive bene oggi come 30 anni fa? La questione non e’ di lana caprina e ben si applica allo studio del clima, che a differenza di tanti altri ambiti scientifici, e’ tutt’altro che “settled” come qualcuno ci vuole far credere. Karl non e’ Sabin, e l’impatto della forzante antropica sul clima non e’ consolidato come gli effetti del vaccino antipolio, anche se qualcuno vuole farcelo credere. Che se di poliomelite non ci si ammala piu’, e’ altrettanto vero che le previsioni dei tanti Karl e compagni di merende negli ultimi decenni si sono rivelate carta igienica, e null’altro. Le vite le ha salvate Sabin, e non loro, che anzi con i soldi sprecati per prevedere armageddon climatici mai avvenuti si sarebbero potute salvare tante vite umane con iniziative ben piu’ degne e intellettualmente oneste.
      Che’ tra l’esperto che 30 anni fa prevedeva trasferimenti di massa in antartide per sfuggire all’inferno climatico e il latinorum di Don Abbondio non c’e’ tanta differenza, anzi: per lo meno Don Abbondio non pretendeva di salvare il mondo…

  3. Massimo Lupicino

    Grazie a tutti per commenti e…complimenti. Il tema che sottende a questo articolo e’ “ma quanto, veramente, questo global warming ha inciso e incide nelle nostre vite? Ci accorgeremmo della sua esistenza se non ce ne parlassero dalla mattina alla sera? Ha reso le nostre vite peggiori come cercano disperatamente di convincerci da 30 anni?” Ognuno puo’ dire la sua, esperto o meno che sia… Perche’ e’ di percezione fisica che si parla, prima ancora che di calcoli, massaggi di dataset, e secchiate…

    • Franco Caracciolo

      Grazie Massimo dello splendido articolo e non si curi delle critiche livorose di chi ha portato il cervello all’ammasso della nuova fede di chi vuole credersi cool… Il CLIMATISMO

  4. Matteo12

    va bene, abbiamo scherzato. Ma che cavolo insegna ai suoi figli? Faceva molto meglio a continuare a crescerli a dosi massicce di musica anni ’60 piuttosto di far loro ascoltare una simile lagna! E poi, mi spieghi un pò, cosa sarebbe questa cazzata degli ‘esperti’ che sventolano carte piene di conti difficilissimi? Vede se c’è una cosa che si può e si deve dire della matematica è che questa è semplice e rassicurante, mai spaventosa e difficile da capire. Chi non la capisce o si rifiuta di farlo o non gli interessa. Ma raccontare ai bambini che esistono carte piene di calcoli difficilissimi ed incomprensibili è, sinceramente, criminale. Non mi soffermerò sugli altri inquietanti dettagli pedagogici che traspaiono dal suo scritto però la inviterei a crescerli senza demonizzare gli esperti perché, se disgraziatamente ne avranno bisogno, c’è il rischio che si rivolgano ad un millantatore che vende acqua santa e non un vero medico.
    Stupisce che in un forum di persone che pensano di avere una sana cultura scientifica possa passare un simile messaggio.

    • Massimo Lupicino

      Caro Matteo non si preoccupi per l’educazione dei miei figli: loro hanno davanti molti anni per studiare e apprendere, per esempio, come fare l’analisi critica di un testo. Forse anche lei ha avuto questa opportunita’, ma a giudicare dai suoi post si puo’ solo concludere che e’ andata sprecata.
      Mettero’ a frutto il suo consiglio, e spieghero’ loro l’importanza di leggere qualsiasi cosa senza paraocchi e costruzioni mentali pre-determinate, altrimenti il risultato saranno post sgangherati e senza senso come questo.
      Cordialita’.

    • Matteo12

      Se vuole mettere a frutto i miei consigli, si preoccupi di far leggere loro testi che meritano una analisi critica perché ,se il mio post è sgangherato ,lo si deve all’insensatezza del testo da analizzare.

  5. Luigi Mariani

    A onor del vero qui da noi il pessimismo fondato su modelli degli scienziati fu ampiamente preceduto da quello dei cantautori. Penso a “Il vecchio e il bambino” di Francesco Guccini o a “Eppure il vento soffia ancora” di Pierangelo Bertoli… qui da noi non c’è mai stato un mr Cloud e forse ci siamo persi qualcosa.

  6. Marco

    Grazie del piacere che mi date nel leggervi….complimenti.
    Questo articolo è stupendo!!!

  7. Guido Botteri

    Il problema, secondo me, è che alcuni “esperti” si sentono tali, e soprattutto si sentono infallibili (o vogliono far credere di esserlo) perché si occupano di scienza, ed in alcuni campi la scienza, effettivamente, ha fatto passi da gigante, e i suoi successi sono davanti agli occhi di tutti.
    (Paradossalmente però proprio di alcuni di questi campi abbastanza maturi c’è gente che dubita).
    Mentre altri campi, come la previsione dei terremoti, o quella climatologica, pur essendo tra i più antichi (insieme all’astronomia che però ha fatto enormi passi avanti) hanno ancora davanti a sé molti punti oscuri da chiarire.

    Quanto si può essere esperti, quanto la propria previsione può essere vicina alla certezza, se la scienza stessa, in quel campo, non è ancora matura?
    All Gore, dall’alto del suo premio nobel (per la pace) ci dice che la scienza del clima sarebbe “settled”, ma poi questa affermazione è smentita dall’evidenza dei fatti.
    Come dici giustamente tu, Massimo, per fare gli esperti ci vuole saper fare conti difficilissimi,
    ma,
    per accorgersi che i risultati non tornano,
    non serve avere tre o quattro lauree, basta un po’ di buon senso, e verificare la rispondenza dei risultati rispetto alle previsioni degli “esperti”.

    Nel campo della previsione dei terremoti si è fatta tanta strada rispetto a quando si prendeva il primo malcapitato e lo si sacrificava (o la si sacrificava) per placare la presunta ira degli dèi.
    Ho la massima stima di coloro che con rigore scientifico studiano questa materia ancora ostica e che continua a tenere nascosti molti segreti, ma che hanno dato rigore scientifico a quello che si sa di quella materia.
    Non sono ancora in grado di prevedere i terremoti, che li teniamo a fare? Li teniamo perché stanno studiando, stanno cercando di capire, e se non si studia, se non si accumulano dati da controllare e capire, non si arriverà mai al successo.
    E’ dunque giusto che si studi, sia i terremoti che la climatologia, ma mentre per i terremoti ci dicono onestamente che non sono in grado di prevederli (per il momento), nell’ambito della climatologia si è diffusa una sensazione di onnipotenza e onniscienza che è molto, ma molto lontana dalla realtà.
    Come quelli, anche i ricercatori e gli scienziati impegnati nella comprensione della climatologia è giusto che studino e che accumulino dati da capire e confrontare.
    Prima o poi faremo decisivi passi avanti, e io do tutto il mio sostegno a che si studi e si esperimenti, ma vorrei dai climatologi la stessa scientifica ed apprezzabile onestà intellettuale di chi si occupa di terremoti.

  8. alessandrobarbolini .critico meteo

    Bellissimo articolo

  9. Matteo12

    struggente

  10. giuliano nanni

    La ringrazio per questo bellissimo articolo. Sono del 1949 e le sensazioni che Lei annuncia le ho provate. Sono andato con mio figlio, un giorno tocco e fuga , a sciare sulle nostre montagne , al Cimone, non voglio farne la pubblicita’, ma dista da casa nostra 80 Km. Siamo stati anche sulle Alpi, verissimo, splendide, ma distanti. E ho visto, assieme a Lui, ormai trentenne avvocato, quello che vedevamo assieme quando aveva 4 – 5 anni. Tutto verissimo quanto da Lei scritto, confermo e approvo a piene mani. Cordialita’.

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