Il Boom della Natura

Alzi la mano chi non è cresciuto con l’incubo della desertificazione. Scommetto sul 100% di quanti appartengono alla mia generazione e sul 50% di quella che sta seguendo, con l’altro 50% che di notte dorme male a causa del clima che cambia.

Bene, in attesa che passi il cinghiale sullo stomaco di origini climatiche, dichiariamo definitivamente archiviato il tema desertificazione, almeno nell’accezione speventevole che ha accompagnato i miei anni verdi (benché pallidamente tali, ovviamente).

Il pianeta oggi è più verde di quanto non lo fosse cinquanta anni fa, perché fa un po’ più caldo e perché c’è più anidride carbonica in atmosfera, fattore questo che migliora l’efficienza dei processi fotosintetici, favorendo appunto lo sviluppo della vegetazione. Questa tendenza dicono che nel lungo periodo sia predicibile, oltre che osservabile. Pare però che il “rinverdimento” del pianeta occorso nel 2015 sia stato un vero e proprio boom della Natura. Un evento che afferisce al breve periodo, le cui cause sono da ricercare in molteplici fattori, non del tutto chiari o conosciuti.

Ci ha pensato un gruppo di ricercatori, che si sono avvalsi del Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer (MODIS), un sensore satellitare dalle cui misurazioni sono stati desunti i dati relativi alla foliazione della vegetazione, giungendo a definire un normalized difference vegetation index (NDVI).

Was the extreme Northern Hemisphere greening in 2015 predictable?

Note e grafica della Figura 2 del papwr: Climate anomalies during 2015. (a) Temperature (T, in °C); (b) precipitation (P, in mm.d−1) and (c) soil water content down to 3 m (SWC, in %). Climate variables are from the ERA-Interim Reanalysis, and anomalies are calculated as departure of the 2000–2014 average. The regions where 2015 anomalies were extreme (either ranking as the highest or lowest in the 2000–2015 period) are highlighted with markers.

Estraendo dalle serie di dati dell’NDVI il segnale relativo al cambiamento climatico, ovvero al lungo periodo (a proposito, il global warming e i suoi derivati stanno rendendo più verde il pianeta, lo sapevate?), cui si può attribuire un 50% delle sue dinamiche, la parte rimanente sembra essere attribuibile alle oscillazioni delle temperature di superficie degli oceani con periodo multidecadale, PDO (Pacific Decadal Oscillation) e AMO (Atlantic Multidecadal Oscillation).

Utilizzando la PDO e l’AMO come predittori per le variazioni di breve periodo, cioè interannuali, e le serie di temperatura e precipitazioni per quelle di lungo periodo, gli autori di questo paper dimostrano che il boom della vegetazione occorso nel 2015 era prevedibile come portato di un comportamento molto deciso e distinguibile della PDO nel corso dell’anno.

Concluderei lasciandovi alla lettura le paper ed alla frase con cui si chiude l’abstract dell’articolo:

Il collegamento trovato tra le dinamiche della variabilità naturale e  l’attività della vegetazione dovrebbe contribuire ad aumentare la predicibilità dei processi del ciclo del carbonio a scala interannuale, cosa che potrebbe essere rilevante, per esempio, per ottimizzare le strategie di gestione dei suoli.

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Author: Guido Guidi

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7 Comments

  1. Io non posso alzare la mano: ricordo l’ansia con cui guardavo le pagine che il WWF acquistava sui giornali di allora (non ricordo l’epoca con precisione) e recitava “Quest’anno ci siamo giocati l’Austria” con una sagoma del paese decorata con immagini apocalittiche di vegetazione bruciata. Più o meno è allora che ho iniziato ad interessarmi al problema del clima

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    • Maria e’ necessario essere consapevoli che le risorse idriche sono sempre le stesse, ma il fabbisogno di acqua è aumentato. Bisogna a mio avviso gestire le risorse idriche meglio di 40 anni fa visto che la popolazione mondiale è raddoppiata…intensificare quindi le strategie di adattamento.

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        • Mi spieghi una cosa:
          per caso Lei appartiene a qualche organizzazione che difenda il diritto della grandine di distruggere i raccolti?

          Le dà fastidio che si cerchi di contrastarla?

          Vedo poi progetti per far piovere di più. Strano vero, in un mondo in cui qualcuno ventila il pericolo della siccità, e ci sono scienziati che attribuiscono alla siccità in Siria il fenomeno della migrazione.

          E delle bombe in Siria? Nessuno si è accorto che ne tirano qualcuna?

          (questo non vuole essere un commento politico, sia ben chiaro)

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          • Guido Botteri, mi sfugge il senso della sua domanda. Ha sfogliato il PDF dell’ ETC Group?

          • Sì, l’ho sfogliato, mi domando piuttosto Lei cosa intenda.
            Ho trovato appunto progetti contro la grandine, progetti di cloud seeding ecc.
            Vorrei capire “Lei” cosa ci trovi di strano.
            Nel Suo commento non lo dice, come se bastasse citare un link per essere capiti.
            No, si sforzi di più ci dica cosa ci vede Lei in quel pdf, e perché lo ha citato.

            La lotta alla grandine si fa da secoli (prima si faceva con i cannoni, pensi un po’) e non c’è nulla di strano che qualcuno voglia contrastare i danni che può fare la grandine.
            Comunque molti agricoltori, pensi un po’, preferiscono farsi una bella assicurazione, che non cercare di impedire le grandinate. Lo trovano più sicuro ed economico.

            Se io avessi frainteso le intenzioni con le quali ha pubblicato quel link, la ragione é che Lei non ha accompagnato il link con nessuna considerazione, lasciando il tutto nell’ambiguità.
            Le sto chiedendo di uscire da quella ambiguità, che mi ricorda quando quelli che credono nelle scie chimiche ti mostrano un qualsiasi normale fenomeno che non conoscono e pretendono che significhi chissà cosa.

            Cordiali saluti, mi stia bene.

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