Campagne di Russia

1812 – Invasione francese della Russia. Disfatta colossale: 400,000 tra morti e dispersi nell’esercito napoleonico, 100,000 prigionieri.

1941 – Hitler avvia l’Operazione Barbarossa. Quattro anni di mattanza, invasore sconfitto al prezzo di 10 milioni di morti russi, altrettanti tedeschi e 90,000 italiani.

2014 – Terza Campagna di Russia ?

È di campagne di Russia che parliamo oggi. In un’accezione diversa però, visto che in questo caso si parla di campagne vere e proprie: fatte di terra, di acqua, di piante, di raccolti, fertilizzanti e commercio di prodotti agricoli. Eppure ancora di guerra si parla, in qualche modo: una guerra commerciale, con l’Europa ancora una volta all’attacco, e la Russia a giocare di rimessa.

Un potenziale enorme da sfruttare

Con un’estensione di 17 milioni di kmq la Russia è il paese più esteso al mondo. Il suo potenziale agricolo è ovviamente limitato da fattori geografici e climatici: il clima artico, infatti, non consente lo sfruttamento agricolo nelle aree dove prevale la tundra, così come nella fascia settentrionale della taiga, la foresta più estesa al mondo con i suoi 5 milioni di kmq.

A latitudini inferiori, quelle della taiga meridionale, il clima sub-artico consente la pratica dell’agricoltura grazie ad un regime precipitativo benevolo e a temperature estive decisamente più miti. In questa fascia all’incirca il 17% del terreno è coltivabile, prevalentemente a cereali e patate, ma nel settore occidentale c’è spazio anche per il tabacco, la barbabietola da zucchero, i frutteti o l’allevamento.

Fig.1: Regioni agricole della Russia. Fonte: www.fao.org

Procedendo verso sud si estende, enorme, la regione della steppa che comprende una fascia collocata approssimativamente tra il 43° e il 51° parallelo. Il clima si fa continentale arido, ma la stagione estiva è decisamente mite con temperature diffusamente comprese tra 18 °C e 20 °C. Le attività agricole sono molto sviluppate: coltivazione intensiva di cereali innanzitutto, e poi legumi, tabacco, barbabietola e poi allevamento e produzione di  latticini, e tanto, tanto altro. Vista l’estensione del Paese, e le differenti specificità geografiche e climatiche, la varietà delle coltivazioni praticate è ovviamente notevole. Per chi volesse approfondire, sul sito della FAO c’è materiale in abbondanza tra cui la mappa in Fig.1 relativa alle regioni agricole russe (cliccare per ingrandire).

A dispetto dell’immensità del territorio disponibile, tuttavia, l’agricoltura russa non è stata sviluppata in modo adeguato dopo la seconda guerra mondiale, e in particolare dopo la caduta del muro di Berlino che comportò anche la perdita di ricche regioni agricole dell’allora impero sovietico. Tanto terreno è stato perso dalla Russia anche in senso metaforico, rispetto ad altri paesi produttori. Quelli nord-americani ed europei, in particolare: più efficienti, pragmatici e orientati al business rispetto agli omologhi russi, impantanati in un contesto in cui burocrazia, corruzione e malgoverno hanno portato il paese a diventare un importatore netto di cereali, sotto la disastrata amministrazione Eltsin.

Terza Campagna di Russia

Finita la sbornia democratica (?) in Russia hanno cominciato a preoccuparsi dello stato miserevole dell’agricoltura nazionale. Innanzitutto in un’ottica di sussistenza e in seguito con un approccio più strategico, ovvero finalizzato all’indipendenza dalle esportazioni straniere. Facile a dirsi, molto più difficile a farsi, per un Paese che dopo la caduta dell’impero sovietico ha faticato enormemente a darsi una nuova dimensione industriale e produttiva, e la cui dipendenza quasi esclusiva dallo sfruttamento delle materie prime (idrocarburi in primis) ha reso la sua economia molto più simile a quella di un paese in via di sviluppo piuttosto che a quella di una super-potenza con rinnovate ambizioni geopolitiche.

La mancanza di una classe imprenditoriale capace di interpretare e implementare il cambiamento necessario ha tarpato per anni le ali ai progetti di sviluppo economico orientato al mercato interno. Finchè, provvidenziale, non è intervenuta l’Europa, con quella che si può ben definire la Terza Campagna di Russia.

Benedette Sanzioni

La Terza Campagna di Russia ha inizio con l’amministrazione Obama, apertasi sotto buoni auspici con il famoso reset-button (Fig. 2), e tuttavia sviluppatasi attraverso rivoluzioni più o meno colorate, esibizioni militari muscolari, conflitti a bassa intensità, e conclusasi infine con l’ossessione neo-maccartista attuale che vede hacker russi spuntare ovunque, accuse di elezioni manipolate, candidati manciuriani, delitti su commissione e tutto l’armamentario ideologico post-guerra fredda rispolverato in tutta fretta dai media mainstream negli ultimi due anni.

Fig. 2. Clinton e Lavrov resettano il bottone (fonte: zerohedge).

Ma l’azione più incisiva da parte dell’Europa nei confronti della Russia è stata l’imposizione di una serie di sanzioni commerciali, avviate nel 2014 a seguito della crisi ucraina, e rinnovate a più riprese in un’ansia punitiva che non si vedeva dai tempi della guerra fredda. Alle sanzioni europee la Russia ha risposto con l’imposizione di contro-sanzioni specialmente nel settore agro-alimentare che hanno comportato perdite miliardarie in export europeo, con l’Italia a pagare il prezzo più alto: una perdita superiore a 5 miliardi di euro in 3 anni in termini di export. Il 96% delle esportazioni è stato perduto nel settore caseario, -78% per la carne lavorata, per non parlare delle perdite sanguinose nel settore industriale (macchine utensili, siderurgia, materiali da costruzione e altro).

E la Russia? Si è tirata su le maniche e finalmente ha trovato le motivazioni per recuperare il terreno perduto e investire pesantemente nel settore agricolo. Ché la necessità fa virtù, come insegna la saggezza popolare. La resurrezione della Russia nel settore agro-alimentare è semplicemente impressionante. Non ne parlano i media italiani, troppo impegnati a sostenere la narrativa imperdibile sugli hackers, le elezioni truccate, la presunta minaccia militare e il deficit democratico. Eppure si tratta di un evento di dimensioni epocali.

Resurrezione

A differenza dei media italiani, sono proprio quelli anglo-americani a informarci di quanto sta succedendo più a est, ché la provincia resta provincia, mentre nelle capitali dell’impero ci si può permettere il lusso di parlare del “nemico” senza il timore di offendere i propri padroni. Il Financial Times, ad esempio, dedica un bell’articolo alla questione, di cui faccio un rapido sunto di seguito:

  • L’anno scorso la Russia è diventata il primo esportatore di grano al mondo, con 34 milioni di tonnellate.
  • Il settore agricolo ha superato quello militare diventando la seconda industria più ricca dell’economia russa.
  • È stata ottimizzata la logistica, con lo sviluppo ulteriore di aree fertili nella regione prossima al Mar Nero, da cui partono le navi cargo in direzione di mercati strategici africani e mediorientali come Turchia ed Egitto.
  • Particolare attenzione viene dedicata allo sviluppo di aree fertili in prossimità della Cina: un mercato potenzialmente gigantesco e ancora da sviluppare in buona parte.
  • È stata incentivata la vendita di terreni a privati, a prezzi mediamente più bassi degli standard mondiali. Sono stati introdotti ulteriori sussidi per gli agricoltori.
  • L’importazione di carne di maiale e di pollame è stata azzerata, e sostituita per intero da produzione interna.
  • La produzione di zucchero da barbabietola ha raggiunto livelli record, quella di prodotti coltivati in serra è aumentata del 30% solo nell’ultimo anno.
  • La svalutazione del rublo seguita al crollo dei prezzi del greggio, ha dato una spinta decisiva alle esportazioni, creando opportunità “fantastiche” per esportare non solo prodotti agro-alimentari, ma anche prodotti chimici di base per uso agricolo come i fertilizzanti.
  • I profitti delle industrie russe del settore sono letteralmente esplosi.

Si tratta di una vera e propria resurrezione, una resurrezione tolstojana: innescata da una serie di eventi infausti e sfociata in una vera e propria rinascita economica e, inevitabilmente, morale, proprio come nell’omonimo romanzo del grande scrittore russo.

E l’Europa?

Si lecca le ferite e fa buon viso a cattivo gioco, mostrando faccia truce e confermando le sanzioni nel momento stesso in cui, in modo assolutamente grottesco, gli agricoltori europei supplicano i loro governi di sollevarle, e i loro “colleghi” russi chiedono a gran voce a Putin di confermare le contro-sanzioni che hanno fatto la loro fortuna.

Si guarda allo specchio l’Europa, e come l’Ursula della Sirenetta disneyana, è bellezza democratica, economica e faro liberal agli occhi degli altri; mentre lei si vede brutta, arcigna, e grassa. Grassa di burocrazia che nelle sue estreme manifestazioni premia proprio chi non lavora: come i viticoltori pagati per non produrre vino, o punisce chi lavora troppo, costringendolo a distruggere produzione agricola e casearia per rispettare le quote fissate da Bruxelles.

E se l’Europa è Ursula, la Russia è l’orso di Masha: non a caso, visto che il cartone oggi così popolare nel mondo nasce anche come risposta all’esigenza politica, economica e culturale di rilanciare l’immagine positiva di una campagna che diventa centrale, nella vita e nella economia di un intero popolo. Proprio come nel passato. Un passato di cui la Russia ritiene di non doversi vergognare e che, anzi, si fa fondamenta su cui costruire un piano di rilancio economico e industriale.

E mentre la Russia pone il recupero della sua identità religiosa, culturale, sociale ed economica al centro di un progetto di rinascita, l’Europa si specchia nelle parole di Macron, il futuro probabile presidente francese secondo cui “non esiste una cultura francese: esiste una cultura in Francia … ed è molteplice”.

Fig. 3: Ursula, Masha e Orso

Due mondi inspiegabilmente lontanissimi

Difficile farsi una ragione del fatto che l’Europa e la Russia si facciano la guerra invece di collaborare e sfruttare sinergie potenzialmente straordinarie. Dovrebbe essere l’Eurasia il motore dello sviluppo mondiale. L’Europa è leader indiscusso nell’industria di trasformazione di materie prime: per competenze, infrastrutture e capacità di innovazione. La Russia è leader mondiale proprio nella produzione, di tante materie prime. E più ad est c’è il mercato con il più grande potenziale al mondo in termini di consumatori di prodotti finiti.

Forse il vero problema è che l’Europa e la Russia non si capiscono, oggi meno che mai. Sono una l’antitesi dell’altra.

  • Mentre l’Europa mette in discussione l’esistenza stessa di culture “nazionali”, la Russia si aggrappa alle radici del suo passato e al suo retroterra culturale e filosofico, a partire dai romanzi di Dostoevskij e Tolstoj e dalle novelle di Solov’ev.
  • Mentre l’Europa ingaggia discussioni sfiancanti su trattati di “libero commercio” che penalizzano le eccellenze e i prodotti di nicchia e litiga su calibri di piselli e curvature di cetrioli, la Russia persegue l’indipendenza agro-alimentare e ripopola le campagne.
  • Mentre i paesi europei periferici languono schiacciati da una moneta troppo forte a tutto vantaggio della Germania, la Russia usa la svalutazione della moneta come elemento fondamentale di gestione del rischio connesso ai prezzi delle sue materie prime, e come arma per rilanciare il suo stesso export in altri settori.
  • Mentre l’Europa si identifica nella difesa di valori laici e liberali, rinnega la cultura dei suoi stati nazionali e le sue stesse radici giudaico-cristiane nel nome di neo-valori liberisti, globalisti e mondialisti, la Russia rinnega l’ateismo di Stato di epoca comunista e restituisce un ruolo centrale alla fede cristiana.
  • Mentre l’Europa si inorgoglisce davanti allo spettacolo delle sue chiese vuote o sconsacrate e trasformate in parcheggi e piste da skateboard, nel centro di Mosca si inaugura l’enorme statua di S. Vladimiro il Grande.

Fig.4: Inaugurazione della statua di S. Vladimir e Skateboard nella Chiesa sconsacrata di Arnhem (Fonti: theearthchild, AGI).

Si potrebbe continuare all’infinito, ma la sostanza è  che non ci parliamo, non ci capiamo e abbiamo preso direzioni differenti, in spregio all’ovvietà geografica ed economica che ci vorrebbe partner privilegiati. Ognuno per la sua, quindi. E se la storia ci ha insegnato qualcosa, resta solo da sperare che gli stessi illuminati che con l’intento di punire la Russia le hanno invece regalato un’autentica resurrezione nel settore agro-alimentare si fermino qui. Che c’è ancora tanto da sviluppare in Russia, e altrettanto da rovinare in Europa.

Ma soprattutto, in quanto a campagne di Russia in Europa abbiamo già dato abbastanza. E dovremmo aver capito che non è affatto divertente partire lancia in resta all’attacco del nemico per poi ritrovarsi ad essere sciaguratamente dalla parte sbagliata della storia.

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Author: Massimo Lupicino

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36 Comments

  1. Articolo stupendo. Complimenti.

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  2. In una frase: mentre la Russia riscopre il Cristianesimo e i suoi valori, l’Europa si suicida abbandonandoli definitivamente. A tutto vantaggio dei veri “padroni del discorso”, che intanto hanno ricominciato ad usare il loro golem americano .

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  3. Caro Massimo,
    Sono molto contento dei dati segnalati dall’Economist anche perché, citando Isaia, “Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra.” E così sia!
    Penso che tali dati positivi siano frutto del fatto che l’agricoltura russa, grazie sia alla ripresa dell’imprenditoria privata (spazzata via in senso letterale, con milioni di morti, ai tempi della collettivizzazione) si alla mitigazione del clima cui abbiamo assistito negli ultimi decenni unita agli accresciuti livelli di CO2 ha un potenziale di crescita enorme.
    Occorre comunque considerare che sussiste tuttora un elevatissimo rischio climatico legato in particolare alle basse temperature invernali, ai ritorni di freddo primaverili e alla ridotta disponibilità idrica (al centro di Eurasia piove davvero poco). Potrebbe essere una sfida importante per le nuove tecniche di miglioramento genetico e per specie come i frumenti perenni che potendo sfruttare appieno la stagione di crescita e riducendo le perdite idriche dovute alle lavorazioni del suolo possono ben prestarsi ad ambienti con simili limitazioni.
    Circa infine il rapporto fra Russia ed Europa, occorre dire che non ci capiamo da centinaia d’anni e che per “capire perché non ci capiamo” dovremmo forse risalire per lo meno al grande scisma del 1054, allorché Papa Leone IX, attraverso il suo legato, lanciò la scomunica al patriarca Michele I Cerulario e quest’ultimo, a sua volta, rispose con un proprio anatema scomunicando il Papa. Con la caduta di Costantinopoli Mosca si pose come erede della “seconda Roma” e con la ripresa della religiosità ortodossa questo ruolo verrà penso riaffermato.

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    • Caro Luigi, grazie per il tuo commento che al solito aggiunge spunti di riflessione preziosi. La (relativa) brevita’ di un articolo impedisce di approfondire tante cose, tra cui gli effetti enormemente positivi che l’incremento di CO2 e delle temperature avrebbero sull’agricoltura russa (e non solo). Direi su tutto l’emisfero nord, stante la quantita’ di terre emerse soggette a climi continentali con inverni estremamente freddi.
      Per non dire dello sfruttamento delle acque, come sottolinei giustamente. I grandi fiumi aiutano, ma abbiamo ancora negli occhi il disastro del lago d’Aral a testimonianza di quanto sia difficile alterare certi equilibri senza pagare un prezzo carissimo.
      Che in un mondo piu’ caldo la russia possa essere favorita e’ un concetto banale nella sua ovvieta’. Meriterebbe di sicuro attenzioni superiori a quelle dedicate agli effetti del caldo sul grilletto facile della polizia, sulla psiche della gente o sull’incremento delle violenze sessuali…
      Ma soprattutto immagino quanto destabilizzante possa essere fare uno studio sugli effetti positivi del global warming… Chi lo finanzierebbe? E chi lo pubblicherebbe, soprattutto?…

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  4. Come sottolineato da Massimo Introvigne (http://www.lanuovabq.it/it/articoli-russia-per-capirla-si-deve-rileggerede-maistre-10405.htm), il ruolo storico della Russia si ritrova ben rappresentato nel pensiero di Joseph De Maistre,

    La Russia è il Paese voluto dalla Provvidenza per preservare la fede e la morale cristiana in un vastissimo territorio, di fronte costumi e malcostumi asiatici. E’ anche il Paese destinato a frenare i tentativi di dominazione islamica e asiatica in Europa. Allo sviluppo di questa grande missione non è estranea la tendenza imperialista russa, che suscita le inquietudini europee.

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  5. ahhh.. ma ciao Massimo. Son contento che tu sia tornato ad affacciarti qui con un bellissimo articolo; complimenti davvero. Beh, soffermandosi sul contenuto, sintetico ed appaggante, potrei solamente ribadire che, come ho sempre pensato, alla Russia non manca proprio nulla…probabilmente ha scelto la strada giusta, quella per un futuro a medio lungo termine, tutto sommato, promettente. ahahaa sorrido, la Russia è un pò come un Papà…se ne percepiscono lievi sfumature di saggezza planetaria.

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    • Ciao Alessandro, grazie dei complimenti ma… era gia’ uscito un articolo la settimana precedente! Non farmi credere che non ci segui quotidianamente!? Che qui va a finire che a leggersi tutti gli articoli in modo ossessivo-compulsivo sono prima di tutto i troll 😉

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  6. Oramai Lupicino, in preda al delirio trumpiano/lepeniano, riesce a trovare collegamenti tra le identità culturali/religiose e lo sviluppo agricolo. Cosa ci sia di invidiabile in una nazione guidata da un dittatore mascherato, ex spione del kgb, lo sapete solo voi! La Russia che allarga i suoi confini esportando, finalmente, “la rivoluzione”, fomentando disordini in Crimea, Ucraina, Montenegro, armando La Serbia, vi pare una guida x l’Europa? La Russia che non ha mai smesso di massacrare le popolazione caucasiche e che poi scopre il terrorismo interno, vi pare una bel paese. Un governo che uccide o incarcera ogni voce dell’opposizione è un esempio di democrazia? Della cultura russa, il suo governo mostra solo il nazionalismo, quello peggiore, pericoloso e intollerante: quello che piace a voi. Per cui, ha ragione Lupicino: si dedichino pure all’agricoltura e siccome braccia servono sempre, potete sempre pensare di trasferirvi e collaborare alla rinascita del grande impero zarista.

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    • A mio parere deliranti sembrate più voi sinistri,vi ricordo che i voi tanto odiati Trump,LePen sono stati democraticamente eletti(non mi risulta per gli ultimi 4 governacci italici tanto cari all’europa).Se la Russia frenerà davvero l’espansione islamico-terroristica evviva la Russia,altrimenti ci penserà il redivivo renzi con la benizione di questo inutile papocchio!

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      • Aridaglie.
        1)In italia non si velegge il governo
        2)la legislatura dura 5 anni. Si è votato nel 2013, si voterà nel 2018.

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        • “In italia non si velegge il governo”

          È vero, formalmente come sta scritto nella Costituzione è così. Però non è quello che sostengono _tutti_, ma proprio _tutti_. Si vede che sono dei gran bugiardi.

          “la legislatura dura 5 anni.”

          La legislatura dura 5 anni, salvo non finisca in modo anticipato, cosa che è perfettamente prevista dalla Costituzione.

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          • 1)Infatti sono dei bugiardi che lucrano sull’ignoranza della gente.
            2)Certo che la legislatura può finire in modo anticipato, ma non deve essere la regola. Bisogna fare di tutto per arrivare a scandenza naturale, mi sembra un indice di serietà.

          • Ma volendo essere pignoli sulla Costituzione, sarebbe indice di serietà anche votare con leggi non incostituzionali. E non è stato così. Dopodiché parlamenti eletti con leggi incostituzionali hanno nominato governi. E quindi, alla fine, David non ha tutti i torti.

  7. Forse è meglio se continuate a occuparvi solo di clima, eh.
    Inneggiare all’autarchia e alla pseudo-dittatura teocratica russa che viola costantemente i più basilari diritti umani, non vi fa di certo onore.

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    • Certo che quando era il “paradiso dei lavoratori”nella Russia li rispettavano i diritti umani , e noi tutti a prendere lezioni.
      Sul pero non si è costretti a rimanerci . Dal pero si può anche scendere!

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    • Caro Stefano, agricoltura, energia, ambientalismo, sono tutti temi che sottendono in qualche modo all’argomento climatico. In un periodo storico in cui si mette in relazione qualsiasi cosa col global warming permetti anche a chi la pensa diversamente di divagare un po’ senza ritrovarsi lapidato per questo 😉
      Quanto al resto, non mi sembra che l’articolo inneggi ad autarchie e dittature. Oddio, sinceramente non vedo cosa ci sia di male per un paese nel garantirsi autonomie di qualche tipo, che si tratti di energia, alimenti, disponibilita’ idrica o quant’altro.
      Parlare di teocrazia in russia mi sembra francamente eccessivo. Due anni fa e’ stata inaugurata a Mosca la moschea piu’ grande d’europa, a testimonianza del fatto che la russia e’ prima di tutto un paese multiconfessionale, che non rinuncia per questo ad una sua identita’ culturale e religiosa. Se questa e’ una teocrazia, mi chiedo cosa bisognerebbe dire dei paesi del golfo, o dell’iran.
      Quanto infine al deficit democratico, questo e’ evidente e mi sembra che l’articolo non lo metta in discussione. Al tempo stesso mi pare che l’europa non sia particolarmente attenta a questo tipo di deficit quando si tratta di fare affari con altri. Basti pensare alla Legion d’Onore concessa (di nascosto) da Hollande al principe saudita, o alla farsa della nomina dell’arabia saudita a membro della commissione sui diritti delle donne all’ONU. E’ un’ipocrisia pelosa e a senso unico.
      Se certi paesi europei adorano fare affari con sauditi e qatarioti e’ una domanda lecita chiedersi perche’ non farli con un paese con cui potremmo creare sinergie incredibili, a tutto beneficio della NOSTRA economia.
      Perche’ la vera domanda da farsi, e’ cosa e’ meglio per la nostra economia, prima ancora di cosa e’ peggio per quella russa, ammesso che questo sia un problema che ci riguardi, e ammesso che abbiamo in europa persone capaci di discernere tra quello che conviene e non conviene, a noi o ai nostri nemici designati.

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      • Ti ringrazio della risposta.
        Ma sei tu che scrivi questo:

        «Mentre l’Europa si identifica nella difesa di valori laici e liberali, rinnega la cultura dei suoi stati nazionali e le sue stesse radici giudaico-cristiane nel nome di neo-valori liberisti, globalisti e mondialisti, la Russia rinnega l’ateismo di Stato di epoca comunista e restituisce un ruolo centrale alla fede cristiana.»
        Che è remare contro la laicità dello stato e inneggiare a una teocrazia (peraltro in nome delle fantomatiche radici cristiane dell’Europa – postulato smontato più e più volte).

        E nella frase prima di questa rimpiangi il nazionalismo, ovvero il più grande pericolo moderno.

        La risposta che mi hai dato ora è molto più ponderata, ma l’articolo è di tutt’altro tenore.

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        • Caro Stefano, la scrittura per forza di cose ha il difetto di essere interpretabile in tanti modi sulla base della propria sensibilita’. Lo spazio disponibile del resto e’ limitato e la profondita’ delle analisi non puo’ che essere proporzionale.
          Tendo a precisare un concetto: personalmente sono laico, credo che politica e religione debbano viaggiare su binari separati. Al contempo penso che ogni paese debba conservare gelosamente il proprio patrimonio storico e culturale, che senza di quello si perdono gli anticorpi per affrontare le nuove sfide che questi tempi propongono. Non si tratta di nazionalismo, quanto di difesa del proprio passato e dei valori fondanti che ci hanno permesso di diventare quello che siamo oggi.
          Per esempio: non e’ coprendo le Madonne nei presepi con dei veli pietosi o cancellando le carole di Natale nelle scuole che diventiamo migliori, “moderni” e al passo coi tempi. Che si creda o meno nel Dio cristiano, le carole di natale e i presepi fanno parte della nostra cultura e come tali andrebbero preservati, non buttati dalla finestra assieme all’acqua sporca.
          Altrimenti cosa rimane? La cancellazione del proprio retroterra culturale diventa premessa alla perdita di sovranita’, che non e’ nazionalismo, ma espressione dell’esistenza di confini geografici, di una costituzione e di tutto quello che significa essere un Paese.
          In fondo il globalismo intende utilizzare la cancellazione delle identita’ nazionali come premessa indispensabile per un sovra-governo al di sopra degli interessi delle nazioni (e dei loro elettori) che come tale persegue interessi e porta avanti agende opache e non in linea con i bisogni specifici dei Paesi stessi.
          I segnali di questo sono tanti, e l’esempio dell’assurdita’ dei rapporti europa-russia a mio parere e’ proprio uno di questi…

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          • Caro Massimo, concordo. In breve succede questo: oggi si fa così perchè è di moda, perchè è moderno, non perchè è la Storia che ce lo insegna. Prima che sparisca col passare delle generazioni ogni tipo di traccia storica del vivere italiano bisognerebbe riuscire ad educare la massa ad un

        • “Che è remare contro la laicità dello stato e inneggiare a una teocrazia”

          La teocrazia in Occidente non c’è mai stata, tranne che nello Stato Pontificio, che ha controllato una piccola parte di territorio. Tutta la storia dell’Occidente è racchiusa nella dialettica tra Impero e Chiesa, quella che viene riassunta come “dottrina delle due spade”.

          Gli stati occidentali come li vediamo oggi sono laicisti e non laici.

          La teocrazia, per esempio, è quella che è sempre esistita negli stati islamici, tranne poche eccezioni come quella turca, che si sta peraltro rapidamente esaurendo.

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  8. Un ringraziamento a tutti per i vostri commenti, che abbiate gradito o meno i contenuti dell’articolo. Capisco che sentire una campana diversa dalla solita possa sconcertare, ma lo scopo non e’ convincere nessuno (solo i giornali mainstream nutrono questa speranza, poverini) bensi’ aprire degli squarci nel velo delle presunte certezze del mainstream e dare notizie che altri non danno. Praticamente nessun media mainstream italiano ha informato degli effetti delle sanzioni sulla russia, in termini di boom della sua agricoltura. Che piaccia o no, e’ una notizia che andrebbe data, e chi la nasconde dimostra la sua faziosita’ e disonesta’ intellettuale.
    Un’ultima raccomandazione: nonostante la presenza di troll che cercano di portare il discorso su binari sgangherati e politicizzati, evitiamo di scrivere commenti troppo…partigiani in riferimento alla politica italiana. Noi non lo facciamo, e ci aspettiamo che non lo si faccia nemmeno nei commenti.
    Grazie ancora a tutti, e alla prossima

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    • Pazzesca la vasta area russa rappresentata con colore verde, cioè l’area agricola non utilizzata.

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      • Caro Alessandro, altro food for thought direbbero gli inglesi: sai qual e’ la commodity attualmente piu’ economica al mondo? I cereali. Questo dovrebbe far riflettere su quanto il mondo stia bene dal punto di vista dell’approvvigionamento alimentare. In opposizione totale e stridente con la narrativa del “moriremo tutti causa CO2”. E se invece non stessimo meglio proprio a causa di questo? Quanto ha influito l’aumento di CO2 sull’amentata produttivita’ agricola? E sulla possibilita’ di sfruttare aree in precedenza (forse) troppo fredde per essere coltivate? Del resto siamo in pieno global greening, qualcosa vorra’ dire? O no?
        Quante cose ci sarebbero da dire, e di cui parlare, se esistesse una stampa veramente libera. Per fortuna esistono i blog (per ora, in attesa che li chiudano uno ad uno col pretesto dell’hate speech o delle fake news).

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  9. Cosa ci sia di invidiabile in una nazione guidata da un dittatore mascherato, ex spione del kgb, lo sapete solo voi! La Russia che allarga i suoi confini esportando, finalmente, “la rivoluzione”, fomentando disordini in Crimea, Ucraina, Montenegro, armando La Serbia, vi pare una guida x l’Europa?

    Dunque, a me l’articolo è piaciuto, anche se diciamo che vivo gli argomenti citati con meno entusiasmo. Ho ben presente i limiti e i gravi difetti di Putin, che non mi è neanche simpatico personalmente.

    Tuttavia, il commento negativo che ho riportato si potrebbe ribaltare in: gli USA che allargano i propri confini esportando “la democrazia”, fomentando disordini in Ucraina, Georgia, ecc…, armando i Sauditi e altri sostenitori dell’ISIS, vi paiono una guida per l’Europa? (*)

    Beninteso che Putin non è eletto democraticamente come per esempio i presidenti americani o i governanti europei, però io vedo bene come la cosiddetta “democrazia” in Occidente è arrivata al canto del cigno. Se ancora votiamo senza costrizioni positive, cioè esplicite, purtroppo è evidente che il popolo viene manipolato. Mancano del tutto candidati decenti, e possiamo solo esprimere una scelta su una selezione fatta da altri. Ormai vediamo sempre più frequentemente candidati di plastica, letteralmente inesistenti fino a pochi mesi prima delle elezioni (l’ultimo nella serie Macron), senza praticamente nessuna esperienza politica, ma che improvvisamente racimolano valanghe di finanziamenti (tipicamente più degli avversari) e raccolgono sperticate lodi dalla maggior parte dei giornali (ed è facile verificare che gli azionisti dei CDA sono poi riconducibili a pochi gruppi di potere). Il bombardamento mediatico in positivo di questi personaggi raggiunge vette inimmaginabili fino a pochi anni fa, basta pensare al “Nobel per la Pace” preventivo regalato ad Obama. Guarda caso, poi, le loro politiche – salvo poche variazioni locali – sono esattamente l’una la fotocopia dell’altra.

    Dunque, per me né Putin né Trump sono una soluzione al problema. Non ne sono soddisfatto e neanche entusiasta. Ma sono un intralcio all’evidente disegno omogeneo che è all’opera. Prima di tutto va intralciato quel piano; poi, si spera, uscirà qualche soluzione accettabile. Ma quel piano, se portato a compimento, ci porterà sotto una dittatura mondiale che durerà non poco.

    (*) Nota che non solo non sono mai stato antiamericano, ma sono sempre stato filo-atlantista. Nel 1999 ero tra il pubblico di una manifestazione aerea per la celebrazione dei cinquant’anni della fondazione della NATO, e ne ero entusiasta sia per la mia passione aviatoria che per l’occasione politica. Solo che, purtroppo, le cose cambiano e spesso cambiano in peggio.

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    • Quale sarebbe il piano?

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      • “Quale sarebbe il piano?”

        In estrema sintesi, creare “in laboratorio” popoli uniformi, trasformati in mere macchine per il consumo e la produzione, intontiti da certi “diritti civili”, staccati dalle proprie tradizioni e strutture sociali (che li potrebbero proteggere dagli abusi). Grossomodo quello che scriveva Aldous Huxley (che quel piano conosceva bene, visto che esponenti di spicco della sua famiglia ne erano tra i maggiori contributori).

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        • Esiste un solo antidoto a tale oscurità: la conoscenza. Che, se permette, non significa affatto presentare i fatti come li presenta Lupicino il quale mescola disordinatamente notizie economiche con faziose notizie sociali.

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    • Bravo Fabrizio, ottimo intervento, perfettamente in linea con Lei.
      Franco

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    • Caro Fabrizio, come ti capisco! 🙂
      Credevo di essere il solo a rodermi il fegato, ma vedo che siamo almeno in due: mi sento già un po’ meglio! 🙂
      Ciao, Donato.

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      • Donato, ti risponderei che siamo in tre, se non sapessi che in realta’ siamo centinaia di milioni (accuratamente non rappresentati dall’offerta politica attuale, almeno per quanto mi riguarda).

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  10. GRANDE MASSIMO LUPICINO !!!

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  11. Ottimo articolo, sebbene in alcuni punti non propriamente condivisibile. L’ossessione della stampa mainstream, in Itralia e altrove, verso ciò che di “misterioso” conserva la politica russa in generale, tendente a fornirci un quadro sempre più lontano dalla verità, ha raggiunto il massimo della “pena” sul Corriere della Sera di qualche giorno fa quando preoccupata si chiedeva: Putin è malato? Ha davvero incontrato l’emissario di Trump? Lo stesso giorno (ma al Corriere dormono o pensano di rivolgersi a lettori che dormono?) il malato Putin incontrava Abe (premier giapponese) e oggi ha premiato Bottas al GP di Sochi.
    Quanto all’incomprensione Europa – Russia, questa dipende a mio avviso dalla supina posizione che l’Europa stessa ha nei confronti degli USA. Non esistono ne ci potrebbero nemmeno essere alibi culturali. Se infatti la stampa mainstream si sforza di descrivere la Russia come altro dal resto dell’Europa, nulla può esserci di più falso. La poesia europea sarebbe dolorosamente monca senza Puskin o Majakovsky, ed il romanzo senza Tolstoj o Dostojevsky, o l’incommensurabile Bulgakov. Per non parlare del cinema: dopo che l’americano Griffith ebbe inondato il mondo e la cultura cinematografica con i suoi capolavori di stampo razzista (Intolerance, Nascita di una Nazione), c’è voluto un certo Eisenstein ad insegnare anche al più pivello tra i registi come si costruisce un film. I paragoni tra la demcrazia occidentale e quella di Putin, cavallo di battaglia della stampa mainstream, non può avere senso perchè fatta da giornalisti senza il senso della Storia: possiamo forse paragonare la democrazia della Gran Bretagna di oggi con quella che fino al 1967 imprigionava gli omosessuali, per non parlare di quella italiana che fino al 1981 prevedeva il delitto d’onore e l’estinzione del reato di stupro se questo era seguito dal matrimonio riparatore. Dobbiamo dare tempo al tempo. Ma tant’è, l’importante è descrivere l’orso russo come il cattivo neanche fossimo ai tempi della guerra fredda. Eppure anche dalle storie della guerra fredda si dovrebbero imparare delle lezioncine niente male. Ci hanno sempre detto che lo schieramento dei missili a Cuba portò l’incoscienza di Krushov sull’orlo di una nuova (e atomica) guerra mondiale: sbagliato e falso. I missili a Cuba furono schierati dopo che Kennedy dispiegò missili atomici in Turchia sul versante turco del Caucaso. Allora? Idem per ciò che dalla cosiddetta crisi ucraina in poi si è verificato nel deterioramento dei rapporti con la Russia. Guardiamo infatti l’Ukraina: pur di respingere la Russia hanno inventato una guerra (aizzando estremisti super nazionalisti) e creando uno stato di conflitto civile, tipo Abruzzo vs Molise che difficilmente trova riscontro nella Storia di qualunque paese. Personalmente mi auguro che l’Europa sappia sviluppare la giusta autonomia di giudizio e comportamento nello scacchiere mondiale, così da ricucire i rapporti con la Russia per il banalissimo fatto che la Russia è Europa a pieno titolo.
    Grazie

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  12. Rispondo volentieri a Fabrizio e Francesco con un unico intervento, visto che i vostri sono molto simili nei toni. Cominciamo col dire che sono d’accordo con voi praticamente su tutto. Sono cresciuto a pane e Dostoevskij da ragazzino: Russia e’ Europa, l’Europa senza Russia, non e’. Abbiamo parlato di letteratura e di cinema. Vogliamo parlare di musica? L’800 e il 900 russo? Da Tchaikhovsky a Stravinskij, Musorgskij, Kabalevskij solo per citare i primi che mi vengono in mente.. Teatro? Gogol, Chechov, Tolstoj, Puskin. Scienza? Mendelev, Eulero, Sacharov? Pittori? Kandinskij, Malevich, Chagall? Si potrebbe andare avanti all’infinito.
    Quanto alle vostre analisi, difficile dissentire francamente. Per forza di cose mi fermo a un secondo livello in questi articoli, voi siete arrivati al terzo. Analisi ineccepibili per quanto mi riguarda. Il caso macron e’ quasi imbarazzante nella sua assurdita’: il 76% dei francesi ha votato per candidati non-globalisti e si ritroveranno per conseguenza il presidente piu’ globalista, elitista e liberal di tutti i tempi.
    Quanto alla stampa mainstream… E’ come sparare sulla croce rossa. Penso che la linea editoriale della “nuova gestione” di alcuni quotidiani italiani sia sotto gli occhi di tutti, specie in relazione a temi di politica estera.
    Sono tempi difficili, la democrazia non se la passa affatto bene, ma la gente e’ sempre piu’ informata (i vostri interventi lo dimostrano) e questa e’ una nota di speranza non da poco…

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  13. Caro Massimo, condivido le preoccupazioni espresse da molti per gli scarsi livelli di democrazia in Russia e per il pensiero unico (e per giunta il più delle volte ottuso, abile solo a ragionare per luoghi comuni e dunque irrispettoso della complessità che contraddistingue il mondo reale) che caratterizza oggi i grandi media in Italia e non solo.
    Alla luce di ciò spero che la Russia possa approdare a livelli più elevati di pluralismo e tolleranza e penso che lo sviluppo agricolo, che poi era l’obiettivo di questo post per come l’avevo letto io, sia uno strumento decisivo, in quanto la storia ci insegna che la sicurezza alimentare è il presupposto per molte conquiste di civiltà.
    Da questo punto di vista voglio riandare al ruolo di CO2 per la sicurezza alimentare globale e ciò in quanto sono reduce dal referaggio, consegnato proprio questa mattina (non farci caso, è il mio modo per celebrare la festa del lavoro) di un articolo che tratta delle relazioni fra la produzione del frumento, livelli di CO2 previsti da alcuni scenari IPCC e il cambiamento climatico valutato tramite scenari prodotti con GCM fino al 2100. Al riguardo voglio segnalare che per eseguire tale referaggio ho consultato parecchia bibliografia molto recente e mi sembra di poter tracciare la seguente sintesi: i GCM prevedono spesso aumenti delle temperature e diminuzioni delle precipitazioni alle medie latitudini, da cui deriverebbe di qui al 2100 un calo significativo delle produttività delle grandi colture. Tale calo è tuttavia controbilanciato dall’aumento di produttività indotto dalla migliore nutrizione carbonica (si veda ad esempio l’abstract di Pembleton et al. 2016 – https://www.cambridge.org/core/journals/journal-of-agricultural-science/article/modelling-the-resilience-of-forage-crop-production-to-future-climate-change-in-the-dairy-regions-of-southeastern-australia-using-apsim/912D63C9C183F0228CF846D5FAE70C11), che è anche il risultato di una migliore efficienza nell’uso dell’acqua e della possibilità di usare varietà più tardive e dunque più produttive. Da ciò l’impressione che nel mainstream scientifico si stia gradualmente facendo strada l’idea che la CO2 crei il problema del GW ma che sia anche un decisivo strumento per risolverlo (e qui global greening docet, come hai sottolineato anche tu).
    Luigi

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    • Grazie Luigi, interessante come al solito. Continuo a chiedermi se le previsioni di diminuzione delle precipitazioni alle medie latitudini abbiano mai trovato conferma nell’evidenza reale. E’ dagli anni ’80 ad esempio che si parla della desertificazione del sud Italia.. Mi sembra di poter dire che si sono presi fischi per fiaschi. Chissa’ se la stessa cosa si puo’ dire per altre zone del Globo. Mi pare di poter dire che comunque la realta’ parla di global greenening e aumento nella resa delle produzioni agricole, e la realta’ dovrebbe valere qualcosa in piu’ di una previsione per il futuro, magari con un passato di fallimenti e inutili history-match alle spalle.
      A maggio Obama verra’ in italia per parlare di “sicurezza alimentare e climate change”. Immagino che global greening e autarchia agricola russa saranno parti centrali del suo discorso…

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      • Caro Massimo,
        la serie storica di Brera (che ha inizio nel 1763) indica che le precipitazioni medie annue sono grossomodo stazionarie.
        Circa poi il concetto di desertificazione tieni conto che lo stesso indica non tanto “deserto con dune e cammelli” (quella è “desertizzazione”) quanto un suolo che per n motivi non è più in grado di reggere la vegetazione. In tal senso sono desertificati le zone montane soggette a dissesto di diversa origine (ad es. erosione da calanchi o frane) o le zone di pianura con terreni salinizzati.
        In ogni caso da noi di deserto e cammelli manco a parlarne mentre per quanto riguarda la desertificazione occorre seguire i trend delle superfici con i problemi di cui sopra.
        Per avere un’idea di massima puoi vedere la carta della sensitivity to desertification che ti allego e che è tratta da http://eusoils.jrc.ec.europa.eu/SOER2010/StateTrends.html. Da essa si ha quantomeno un’idea del rischio per l’area mediterranea della UE.
        Circa Obama, c’è un romanzo di Philip K. Dick che si intitola “I simulacri”….

        Immagine allegata

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