Già fatto?

È una di quelle frasi che nessun uomo vorrebbe mai sentirsi dire, in certe occasioni. Figuriamoci se l’uomo in questione è eletto a grande esploratore contemporaneo, addirittura emulo del mitico Shackleton. Il fatto è che il confronto tra i due è davvero tutto lì: nelle quattro settimane di Pen Hadow rispetto ai 24 mesi di Shackleton. E il fatto che la nave di Sir Ernest e dei suoi coraggiosi compagni di viaggio si chiamasse Endurance (“Resistenza”) deve suonare davvero come l’ultima beffa per questi campioni di precocità che, partiti con squilli di tromba alla conquista del Polo Nord all’insegna del celodurismo salvamondista, tornano frettolosamente con le pive nel sacco, inseguiti dai ghiacci che si richiudono al loro passaggio, e da temperature abbondantemente sotto lo zero.

Prologo

Ne avevamo parlato pochi giorni fa: nel clamore dei media che inneggiavano allo scioglimento ormai imminente del ghiaccio artico, Pen Hadow & Friends erano partiti con le loro barchette a vela alla conquista del Polo Nord. Si erano espresse nell’articolo precedente tutte le perplessità legate all’ottimo stato di salute dei ghiacci artici dopo una estate insolitamente fresca, e alla luce di una configurazione sinottica non propriamente favorevole. Insomma, non c’erano gli ingredienti ideali per una riuscita dell’impresa. E in effetti avevamo anche sottolineato come i toni del Blog fossero molto meno pomposi e celebrativi di quelli di certa stampa di regime climatista…

Ma tant’è, certe missioni si organizzano molto tempo prima, gli sponsor i soldi li hanno già tirati fuori in buona parte, e quindi non resta che indossare le tute griffate, scattare le foto di rito, recitare accigliati i  soliti discorsi salvamondisti di circostanza e infine mollare gli ormeggi per una sveltina tra i ghiacci e gli orsi bianchi cercando di non farsi troppo male.

La cronaca

La cronaca della “impresa” è proporzionale alla sua durata: bastano poche righe, quindi.

  • 16 Agosto: si parte!
  • 24 Agosto: Wow! Orsi bianchi!
  • 26-28 Agosto: si prelevano campioni di acqua e si fanno selfie con lo zooplankton. Ma la vita è dura: tocca scrostare le cime dal ghiaccio al mattino perché, inopinatamente, la notte fa più freddo e le temperature scendono di parecchi gradi sotto lo zero.
  • 31 Agosto: dietro-front. C’è troppo ghiaccio e non si riesce ad andare avanti. Ci si ferma all’80o Nord, e a circa 1000 km di distanza dall’obbiettivo dichiarato della missione.
  • 15 Settembre: navi ancorate in porto. Se ne riparla un’altra volta (finché qualcuno ci mette i soldi).

Grande Giornalismo

Mi sono sentito un po’ in imbarazzo a seguire le evoluzioni delle barchette di Hadow & Friends, in quanto vittima anche io dei miei confirmation bias, ovvero del mio intimo convincimento che l’impresa fosse semplicemente impossibile. Con una certa malcelata perfidia ho seguito il rallentare e l’annaspare impacciato e disperato della barchetta a fronte di un pack compatto, spesso e rinvigorito da temperature costantemente inferiori allo zero. Con la stessa perfidia ridevo sotto i baffi nel leggere sul Blog commenti del tipo: “aspettiamo un po’, così il ghiaccio si scioglie”, quando le carte sinottiche suggerivano che il tempo faceva solo il gioco del pack e degli orsi, e non certo quello di Hadow.

Mi sono chiesto in quanti seguissero real-time l’umiliante esibizione di chi, dovendo conquistare il Polo Nord, si era poi ritrovato a fare selfie con il plankton “nel nome della scienza” e a scrostare alberi e cime ghiacciate in fuga precipitosa dall’assalto del pack e dalla minaccia di orsi bianchi apparentemente in ottima salute.

La risposta me l’ha data Delingpole in un godibilissimo articolo in cui il giornalista americano fa notare, tra altre cose, che a seguire realmente le “imprese” più o meno ridicole di quelle che lui chiama “Le Navi dei Cretini” sono poche persone, in gran parte scettiche. Perché lo scettico è l’unico interessato a scoprire come va a finire davvero la storia, mentre il mainstream e i suoi megafoni sciocchi e/o in mala fede, non hanno bisogno di conoscere l’epilogo, perché  la notizia è nell’annuncio stesso: “Pen Hadow alla conquista del Polo Nord ormai libero dai ghiacci con la barchetta a vela!”. Se poi la conquista in questione si risolve in farsa, basta non parlarne, e rimarrà il messaggio originario, ovvero che il Polo Nord è libero dai ghiacci e quindi si presume che l’impresa sia riuscita.

Sono i metodi di quel “grande giornalismo” che nei suoi nobili intendimenti ci dovrebbe difendere dalle fake news, e invece le bufale le produce in prima persona, laddove la mancanza di una smentita rumorosa al pari dell’annuncio diventa conferma implicita (e falsa) del successo dell’impresa. E la narrativa è salva. Anche perché magari nel frattempo arriva provvidenziale un ciclone a distogliere l’attenzione dall’Artico che non si squaglia come si vorrebbe.

Le Navi dei Salvamondo

Rubo (ed edulcoro opportunamente) l’espressione di Delingpole per un’ultima riflessione. Nel guardare l’annaspare triste e insieme ridicolo della nave di Hadow a 1000 km dall’ambiziosa meta ho pensato tra me e me: “ma tanto valeva andarci in kayak, se dovevi fermarti così presto, no?” Salvo scoprire poco dopo che in effetti qualcuno ci aveva già provato nel 2008 a raggiungere il Polo in kayak: anch’egli partito tra squilli di tromba salvamondisti, e fermatosi, curiosamente, più o meno alla stessa distanza di 1000 km dalla meta dichiarata.

La verità è che di queste navi ce n’è ogni anno un numero non meglio quantificato: circumnavigazioni in barca a vela, passaggi a Nordovest in barca a vela, kayak, gare di velocità tra rompighiaccio e chi più ne ha più ne metta. Del resto, finché c’è uno sponsor che paga per ripulirsi l’immagine o per speculare sul terrorismo climatico, perché gli skipper in questione dovrebbero rinunciare ad una crociera tra i ghiacci artici, gratis e all-inclusive?

In questo stranissimo periodo storico in cui si pretende di “salvare” il Pianeta con i soldi altrui arricchendosi in prima persona, non può essere certo scandaloso che si butti via il denaro in inutili crociere tra gli orsi bianchi per dimostrare che (non) moriremo tutti di caldo. Al cospetto dei trilioni che si bruciano nel camino ogni anno con l’intento di “de-carbonizzare” (ovvero di affamare le piante e far pagare l’elettricità il doppio agli utenti), i soldi buttati nelle crociere dei salvamondo sono proprio, è il caso di dirlo, solamente la punta dell’iceberg. Ma rappresentano un ottimo investimento pubblicitario, in quanto sostengono proprio la narrativa della de-carbonizzazione dietro alla quale si sperperano i soldi veri.

PS: giusto per alzare il tono nel finale, mi permetto di consigliare una lettura: un grande classico sull’incredibile avventura di Shackleton e dei suoi compagni: “Endurance: Shackleton’s Incredible Voyage” di Alfred Lansing. Per non dimenticarci di che pasta fossero fatti i veri esploratori, quelli che un secolo fa partivano alla volta di missioni impossibili armati solo di carte nautiche, bussola, sestante, binocolo, macchina fotografica e tanto, tantissimo coraggio.

La differenza di statura morale, umana, culturale e scientifica tra gli esploratori di allora e i velisti salvamondisti di oggi è tutta nel confronto, impietoso, tra l’Impresa per eccellenza di Shackleton e la farsa del viaggio di Pen Hadow. A confermare, se davvero ce ne fosse bisogno, il vecchio adagio secondo cui ogni periodo storico ha gli “eroi” che si merita.

 

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Author: Massimo Lupicino

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14 Comments

  1. Non sarei così pessimista!

    Oltre ai “turisti dell’avventura con soldi altrui” esistono ancora esploratori che, con meno rumore ma più sostanza, avanzano verso frontiere sempre più difficili.

    Un esempio – che cita ancora “Shackleton” in tutto un’altro contesto – lo si vede qui:

    https://www.ted.com/talks/bill_stone_explores_the_earth_and_space?utm_campaign=tedspread–a&utm_medium=referral&utm_source=tedcomshare

    Mi rifiuto di allinearmi all’idea che l’umanità stia rinunciando a sognare traguardi sempre più difficili…

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  2. Dal godibilissimo articolo:

    Why are these hapless fools such suckers for punishment?

    Short answer: because that’s where the money is.

    The Arctic is a mightily beautiful place to visit – as I once saw myself on a 300-mile trip on a skidoo round Svalbard – but it has been pretty well explored. So the only way these days you’re going to get sponsors to stump up for your icebergs ‘n’ polar bears jolly is if you can persuade them it’s all about “raising awareness” and “saving the planet.”

    Alla fine, verrebbe da dire che non sono poi così “suckers”: fanno una cosa che gli piace e trovano pure lo sponsor. Vabbè, fanno una figuraccia, ma alla fine pochi lo sanno. Il gioco vale la candela.

    Scusate, Guido et al.: ma non potreste pubblicare una ricerca che dimostra che l’AGW rende il cinghiale meno saporito e fa svaporare il vino rosso? Poi, per dimostrarlo, ci facciamo sponsorizzare un tour dalla Toscana alla Borgogna (diamine, costerà molto meno di queste spedizioni navali). Io mi faccio già avanti come volontario.

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  3. Ma poi, se è notizia di queste settimane, una petroliera ha già percorso il passaggio a nord ovest senza l’ausilio di un rompighiaccio (anche se Massimo mi pare avessi svelato quale fosse la vera notizia, celata sotto la fake), cosa si affannano a voler nuovamente dimostrare che l’artico è sciolto? Tra l’altro ormai la cosa è già diventata un dato di fatto, se è vero che è stata benedetta (è proprio il caso di dirlo…) da molto in alto…insomma, che spendano i (nostri) soldi per dimostrare altro…non so, che atlantide è presso la groenlandia, o che le stelle cadenti cadono meglio di prima perché il buco nell’ozono si è allargato…

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  4. Mille chilometri dal polo nord. Vediamo: in quel periodo il ghiaccio artico aveva un’estensione di circa 5,5 milioni di Kmq, ossia, approssimando ad una circonferenza perfetta, un raggio di circa 1.300 Km. Sono stati bravi 🙂

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    • Ma il ghiaccio artico non era già sotto il milione di kmq già qualche anno fà?

    • No Dario il minimo assoluto del 2012 è stato comunque superiore ai 3 milioni di kmq.

    • Si, certo scherzavo perchè gli espertoni, quelli della scienza vera, e del mainstream, sono anni che ripetono sto milione di kmq.

  5. La verità è che di queste navi ce n’è ogni anno un numero non meglio quantificato …

    Finché prima o poi ci scapperà i morto, e passeremo dalle risa al pianto. Certo, anche gli esploratori dei tempi passati ci rimettevano spesso le penne, come accade oggi a certi astronauti. Ma almeno il rischio è più proporzionato al valore dell’impresa.

    PS La data finale dell’impresa delle barchette penso sia i 16 settembre, non il 16 agosto.

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    • Grazie della segnalazione Fabrizio, refuso corretto 😉

  6. Caro Luigi, parliamo di persone che come sottolinei sono state capaci di attraversare i mari piu’ tempestosi del globo su una zattera di fortuna armati solo di una bussola, un sestante e una carta nautica. E che sbarcati sul lato “sbagliato” dell’isola hanno intrapreso una scalata alpinistica quasi proibitiva nelle loro condizioni. Un’impresa quasi disumana, epica nel senso piu’ puro della parola. Sono d’accordo che Shackleton come hadow aveva sottovalutato i rischi collegati alle dinamiche del ghiaccio marino, ma che strumenti avevano un secolo fa? Questi signori di oggi, invece, viaggiavano con sistemi satellitari in grado di identificare uno ad uno i frammenti di banchisa, abbigliamento supertecnico, scafi rinforzati, telefoni, pc, chi piu’ ne ha piu’ ne metta…
    Forse e’ vero che Shackleton oggi si sarebbe ridotto come un hadow qualunque, e questo e’ in linea con il fatto che il periodo storico e’ quello che e’, e se gli “eroi” di oggi somigliano piu’ a delle macchiette ridicole che a dei grandi esploratori, lo si deve al contesto in cui viviamo. Dall’altra parte e’ un po’ come dire che se Bach fosse nato oggi farebbe il rapper. Forse e’ vero, ma paragonare l’Arte della Fuga o l’Offerta Musicale all’immondizia che passa oggi MTV e’ a dir poco sacrilego.
    Il problema, caro Luigi, sono i tempi in cui viviamo. E se questi tempi non favoriscono lo sviluppo del genio umano in tanti campi, e’ perche’ sono tempi cupi, di declino morale, scientifico e spirituale. Stiamo vivendo un nuovo medioevo, in tanti campi, per quanto ci ostiniamo a dipingerci come migliori di chi ci ha preceduto.
    E il “climatismo” in tutte le sue salse e’ una delle manifestazioni piu’ eclatanti del declino morale e scientifico assoluto in cui ci stanno sprofondando.

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    • “E se questi tempi non favoriscono lo sviluppo del genio umano in tanti campi, e’ perche’ sono tempi cupi, di declino morale, scientifico e spirituale. ”
      Sta scherzando ??? Ha dato un’occhiata fuori dalla finestra di casa?

    • Dai NonTe, non ha detto “di declino TECNOLOGICO”. Ha detto morale, SCIENTIFICO e spirituale. Non c’è obiezione possibile: è vero. A meno che non si confondano, come al solito, scienza e tecnologia.

    • appunto

  7. Caro Massimo,
    anni orsono ho letto anch’io la cronaca dell’Trans-Antarctic expedition di Sakleton e mi pare che il testo fosse quello di Lansing da te consigliato ma purtroppo era un prestito per cui non posso controllare in biblioteca.
    Del viaggio mi colpì il coraggio e la perseveranza di un comandate che con sforzi immani (ultima – cito a memoria – la traversata dello stretto di Drake in tempesta su una piccola scialuppa per riguadagnare la base di baleniere della Georgia Australe da cui era partito, il naufragio “sulla costa sbagliata” dell’isola e la traversata della cordigliera dell’isola stessa per riguadagnare il porto di partenza da cui sarebbero poi partiti i soccorsi che recuperarono il suo equipaggio) riuscì a portare a casa tutto il suo equipaggio che per 2 anni e in molto assai poco politicamente corretto (prima o poi gli animalisti chiederanno di abbattere i suoi monumenti, ammesso che ve ne siano) si era in sostanza nutrito di foche e pinguini scaldandosi con il loro grasso bruciato nella stufa.
    Sackleton fu vittima dello stesso problema cui vanno incontro gli attuali “eroi”(sottostima delle potenza dei ghiacci marini). Inoltre ricordo che lui stesso era un abilissimo procacciatore di fondi. Morale, temo che se rinascesse lo troveremmo paradossalmente a fianco di quelli che tu giustamente critichi.
    Luigi

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