Cronaca semiseria della COP23

Allora, questa forse non la sai: ci sono un cinese, un francese, un tedesco, un americano, un italiano e tanti altri che si ritrovano tutti insieme in Germania per salvare il Mondo. La scelta della Germania non è casuale: si celebra infatti il nuovo secolo tedesco, il periodo storico in cui gli ideali liberal e globalisti trovano finalmente la loro piena realizzazione sotto le insegne di una salvifica moneta unica e sotto il tacco, o meglio, la guida di un paese politicamente stabile e socialmente illuminato.

In realtà il mondo è pieno di problemi, focolai di barbarie populista politicamente scorretta e assai poco chic si accendono praticamente ovunque. Ma il mondo bisogna salvarlo lo stesso, e tocca trovare un tema unificante che vada bene per tutti, sostanzialmente perché non è un problema per nessuno: bisogna quindi combattere la CO2. Ovvero il mattone elementare della vita sulla Terra, cibo per le piante e coperta termica che consente al nostro pianeta di non essere una palla di ghiaccio. Ma tant’è…così ha deciso qualcuno che conta più degli altri, e quindi tocca solo adeguarsi.

Il tedesco, padrone di casa, gonfia il petto perché in qualsiasi cosa si sia impegnato, nel bene o nel male, ha sempre mostrato più efficienza degli altri. Anche nel ridurre la CO2 si è impegnato col solito furore e la solita spietata pianificazione. Il problema è che dopo aver investito risorse ingentissime per disseminare mulini a vento e pannelli solari, si ritrova a consumare più carbone di prima, a pagare la bolletta elettrica uno sproposito e ad avere una rete di distribuzione che è la barzelletta d’Europa. Se l’è cavata in extremis, a modo suo: facendo l’ambientalista e il russofobo con la mano sinistra, e portandosi a casa il gasdotto russo destinato all’Italia con la mano destra: Uber alles.

L’americano è insultato da tutti perché produce gas e petrolio a manetta a casa sua e quindi paga poco l’elettricità avvantaggiando la sua manifattura e questo è un peccato imperdonabile, specie agli occhi del tedesco che l’elettricità la paga il doppio grazie ai suoi mulini a vento e al famoso sole della Ruhr. Ma l’americano se ne frega delle critiche perché può permetterselo, e siccome di spettacoli se ne intende più di tutti, si porta dietro anche delle divertenti controfigure californiane che seminano pannelli a go-go e distribuiscono ricchi incentivi a pochi oligarchi salvamondo, a spese dei contribuenti. Quindi una dose di applausi dalla claque dei pasdaran salvamondisti se la becca anche lui, seppure per interposta persona: The show must go on.

L’italiano, poveraccio, prende botte da tutti e cerca di arrangiarsi come può: il tedesco col pretesto dell’ambientalismo e del pericolo russo gli ha portato via il gasdotto, con l’adesione all’euro gli ha disintegrato l’industria manifatturiera e con l’imposizione dell’austerity gli ha tolto ogni residua illusione di sovranità politica e monetaria. Il francese predica accoglienza e democrazia, ma gli chiude le frontiere in faccia e semina guerre “democratiche” contro i suoi residuali interessi all’estero. L’americano non sa più nemmeno collocarlo sulla carta geografica. Ma la distruzione della sua industria manifatturiera gli consente di vantare riduzioni portentose di emissioni di CO2 che però lui addebita a lungimiranti politiche ambientali a base di pannelli: Basta ca ce sta ‘o sole.

Il francese l’elettricità la paga poco grazie al nucleare, ed è contento che gli altri si impicchino a vincoli sulle emissioni di CO2 perché se ne giova il suo vantaggio competitivo, non fosse che le sue industrie le ha delocalizzate quasi tutte all’estero. In realtà il nucleare di CO2 non ne emette ma lui, vanesio, ne annuncia trionfante la chiusura per ricevere gli applausi della claque dei salvamondo che odiano anche l’atomo e amano solo il pannello e il ventilatore. Tra i suoi successi ambientali recenti vanta anche la moratoria sulle trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo, che peraltro non ha mai fatto perché il petrolio lì non c’è. In compenso, siccome notoriamente lui è splendido e munifico, la sua energia prodotta col nucleare la vende all’italiano che il suo, di nucleare, l’ha smantellato il giorno dopo averlo costruito: Noblesse oblige.

Il cinese inquina più di tutti, brucia più carbone di tutti ma recita benissimo la parte dell’ambientalista: lo fa perché vende i suoi pannelli a mezzo mondo, sotto costo grazie a colossali azioni di dumping sostenute dal governo, come prevede la religione globalista imperante che altri vantano di aver creato ma di cui lui beneficia in massima parte: Saggezza orientale.

A proposito di religione, a supporto degli sforzi dei delegati tesi a danneggiarsi a vicenda col pretesto di combattere la CO2, arriva la scomunica papale dei negazionisti climatici: “sono perversi”. Scrosciano gli applausi in un clima di intensa commozione, soprattutto da parte di quei settori (ampiamente maggioritari tra i salvamondo) che la religione cattolica la detestano, la disprezzano e vorrebbero cancellarla al più presto dalla faccia della Terra.

Il meeting si conclude con un nulla di fatto, ma in perfetto stile TESLA il successo è solo rimandato al prossimo evento, fra un anno. Anzi no, forse fra due mesi. Nel frattempo il tedesco si accorge di non avere un governo ma non rinuncia a tirare le orecchie all’italiano per la finanziaria, il francese ha uno stato sociale da smantellare, l’americano deve ancora dimostrare di non essere un agente del KGB col parrucchino, e il cinese corre a stampare yuan a manetta perché altrimenti gli crollano la borsa e i titoli di stato.

La ricreazione è finita, si torna a lavorare sui problemi veri.

 

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Author: Massimo Lupicino

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8 Comments

  1. Grazie a tutti per i commenti. Devo dire che al di la’ del tono in apparenza leggero, concordo con chi ha visto poco da ridere in questo pezzo. C’e’ poco da ridere, davanti all’impressionante sequela di giganteschi errori e altrettanto gigantesche ipocrisie che hanno caratterizzato la decrescita italiana e la re-distribuzione del potere su scala europea e mondiale.
    C’e’ poco da ridere, e c’e’ tanto da piangere. Penso che in tanti si siano accorti dell’iceberg, o della bomba H su cui siamo comodamente seduti, per rimanere sulle vostre ottime metafore. Ma si ritiene evidentemente che convenga continuare a suonare l’orchestrina, nella speranza che quando ci si rendera’ conto, collettivamente, del disastro avvenuto, sara’ troppo tardi anche per lamentarsene.

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  2. Splendido testo per una canzone di Enzo Iannacci – o, meglio ancora, di Tom Lehrer…

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  3. Sintesi eccellente, davvero. E neanche tanto semiseria.

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  4. Non fa ridere, non fa niente. Peccato

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    • Fa dolcemente piangere, o amaramente ridere. Finché possiamo, balliamo al suono dell’orchestrina. Non ci siamo ancora accorti dell’iceberg.

  5. Pezzo impeccabile per quanta triste verità contiene.

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  6. Bellissimo, Massimo. Solo che il finale è un po’ più complicato. La ricreazione non è ancora finita e la manterranno finché i problemi veri ci scoppieranno sotto il culo in modo devastante, senza che la propaganda possa più nasconderli. A quel punto nessuno sarà in grado di gestirli, perché per l’appunto fino all’istante prima si ricreavano.

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