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Non disturbate il narratore

Poveretti, mi piace immaginarli ansimanti e con la fronte imperlata di sudore mentre si affannano a concordare una versione dei fatti alternativa con i loro contatti privilegiati presso i giornali e le agenzie di stampa di mezzo mondo:

  • “Hanno scritto che fa freddo!?”
  • “E capirai! Mezza America è nel congelatore…”
  • “Bisogna dire che non fa tanto freddo.”
  • “Trenta gradi sotto zero non è freddo? È tiepido?”
  • “Non hai capito… già non ci fila nessuno, se poi passa anche il messaggio che fa freddo…” 
  • “Allora parliamo di qualche posto dove fa caldo.”
  • “Aspetta, cerco qualcosa e ti faccio sapere.”

Tra la fantasia e la realtà il passo non è così lungo, e talvolta la realtà supera la fantasia stessa. Fatto sta, che la caccia al contro-evento meteorologico in grado di salvare la narrativa è partita per davvero, tambureggiante.

Alaska

Il primo tentativo è stato affidato alla rivelazione che in Alaska faceva caldo, o meglio, meno freddo del solito. In fondo è normale: se fa più freddo della media da qualche parte è perché altrove fa più caldo. Ma l’effetto non deve essere stato granché, visto che la gente l’Alaska ce l’aveva nel giardino di casa, e la storiella della caldana dell’orso polare ha scaldato meno cuori del dovuto. Bisognava parlare di caldo vero, e quindi cambiare emisfero, possibilmente.

Povere bestie

Improvvidamente, nel frattempo, era filtrata la notizia degli squali morti di freddo al largo della costa atlantica, e delle iguane congelate in Florida. Sacrilegio, visto che la narrativa prevede che gli animali possano morire solo di caldo, prima ancora che di malattia o di vecchiaia. Ed ecco quindi servita a reti unificate la messa da requiem mediatica per i pipistrelli che cadono stecchiti a Penrith, nell’entroterra di Sydney, a causa del caldo. Tuttavia, nelle stesse ore in cui La Stampa discetta di pipistrelli bolliti e delle zampe irritate degli opossum, la temperatura a Penrith è già precipitata di 15 gradi, per poi scendere addirittura sotto la media stagionale nei giorni successivi.

New York, New York

In ossequio all’abitudine ormai invalsa negli USA di utilizzare l’attivismo giudiziario come arma politica, arriva la notizia più grottesca: la città di New York, assediata da un gelo epocale, annuncia una causa contro le major petrolifere per non aver avvisato i newyorkesi che sarebbero morti di caldo a causa della CO2. Peccato non possano testimoniare a processo i senzatetto morti di freddo in questi giorni: forse racconterebbero una storia diversa.

E l’Italia?

La provincia dell’impero non rinuncia naturalmente a fare la sua parte, nel suo piccolissimo. Con la Repubblica che ci propone la notiziona della “notte più calda a Roma”: 15 gradi di minima a gennaio. Umanamente comprensibile la rabbia e lo sdegno dei romani per quei maledetti 15 gradi invernali, quando potrebbero essercene 30 sotto zero come nel Massachussets: le fortune capitano tutte agli altri. Ancora una volta, come è normale che sia, al “troppo” caldo italiano fa da contraltare il freddo insolito altrove, con l’eccezionale nevicata nel Sahara algerino che per il Corriere è “climate change”.

Anche la TV fa la sua parte, con una pietra miliare di Mercalli che agitando con fare allarmato un bollettino di allerta valanghe spiega che i metri di neve caduti sulle Alpi sono la prova che c’è il global warming: “perché dovrebbe nevicare a 600 metri di altitudine e non a 1,600… e quindi avevano ragione gli scienziati del clima e i loro modelli”. Apprendiamo quindi che una sciroccata da 2000 chilometri di fetch dovrebbe portare aria polare sull’Italia, nell’optimum glaciale vagheggiato da Mercalli. Resta il fatto che clima e tempo atmosferico, al solito, si passano il testimone secondo le necessità della narrativa.

Dulcis in fundo

Abbandoniamo il meteonanismo italico per chiudere in grande. La Reuters ci informa con straordinario tempismo di uno scoop senza precedenti: l’anteprima esclusiva dell’ennesimo report dell’IPCC, il braccio climatico dell’ONU. Svelato urbi et orbi 9 mesi prima della pubblicazione, il report non dice ovviamente nulla di nuovo, salvo alzare ulteriormente i toni già catastrofici di quelli precedenti: la lotta contro l’odiata CO2 va condotta con ogni mezzo disponibile, ivi compresa la misura estrema (e totalmente demenziale) del sequestro delle emissioni. Bisogna salvare il corallo, e poco importa se l’aumento di CO2 ha già salvato milioni di vite umane, grazie all’incremento della produzione agricola e al global greening: cos’è una vita umana rispetto a un corallo?

Fate in fretta! Grida allarmata l’ONU, perché se si taglia la CO2 ci saranno meno guerre e meno emigrazioni. Il che, detto da chi per decenni non ha mosso un dito per evitare una sfilza infinita di genocidi e di conflitti senza senso, non fa nemmeno ridere. Ma proprio per niente.

 

 

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Published inAttualità

24 Comments

  1. alessandrobarbolini

    Dicono clima estremo …ma non si capovolge mai la cosa ?? Io vorrei avere l.alaska in giardino e non Tunisi anzi Londra …e new York per una volta un inverno italico

  2. mattia

    Sì, e alla prossima ondata di gelo in Italia il narratore di climatemonitor ci racconterà che sta arrivando il Global Cooling. In quel caso ben vengano le esagerazioni e ignorantate mediatiche pro era glaciale che scommetto verranno sapientemente non denunciate da climatemonitor che in cuor suo, pur senza rilanciarle pur di sembrare moderato e dar parvenza di scientificità, se ne rallegrerà tremendamente stappando bottiglie di champagne a ripetizione per ogni edizione di Studio Aperto.

    • Mattia, quando avrai finito di risolvere i problemi del mondo, vedi se puoi risolvere i tuoi. A quelli di CM ci penso io ;-).

    • mattia

      il lavoro non le manca con tutti quei complottisti al soldo delle multinazionali dell’eolico e del solare che dicono che ci stiamo riscaldando troppo.

      Per fortuna che é arrivato San Donald ad aiutarla nella sua opera di controinformazione. E menomale che sono iniziate le trivellazioni in Alaska, così almeno riusciamo a riscaldarci un po’ in questo mondo dove le iguane e gli squali muoiono congelati.

    • Massimo Lupicino

      Non ho capito un accidente di quello che hai scritto, ma temo di non essermi perso nulla. L’importante è che ti sia capito da solo! Ma serve scrivere scemenze su un forum per questo? Boh ognuno ha la sua forma di maieutica personale, probabilmente…

    • Fabrizio Giudici

      “in cuor suo”

      Minchia, mattia addirittura ci legge nel pensiero!

    • David

      Mattia Matteo12 o qualsivoglia per me è lo stesso troll!

    • mattia

      talmente abituati agli yes man, che le campane stonate le chiamate tutte troll

    • Alessandro2

      No Mattia, le campane stonate le chiamiamo campane stonate. Ma tu più che altro sei un disco rotto :).

    • Simone

      In realtà anche a me avete dato del troll, altro che campane stonate.
      Orma leggo questo blog, non perché ho tempo da perdere, ma per farmi due risate.

    • Felici di essere utili 😉

  3. Fabrizio Giudici

    Ma sul “sequestro” sono ancora dell’idea di usare la CO2 per bibite gassate o stanno studiando qualcosa di più sofisticato?

    • Alessandro2

      Rivenderla ai liceali per goliardiche feste di fine anno (le famose gare).

    • Massimo Lupicino

      Caro Fabrizio, secondo me studiano solo modi più o meno originali per distogliere soldi pubblici e convogliarli in poche mani salvamondiste per presunte “buone cause”. È l’essenza del globalismo, di cui il climatismo fa parte come tante altre cose. Ne riparleremo 😉

  4. robertok06

    Fox News non e’ certo la mai rete TV favorita, e Tucker Carlson e’ spesso un po’ troppo strafottente… ma la sua strafottenza e’ nulla rispetto a quella dell'”ambientalista” con studi in teatro… attivista nel campo delle politiche energetiche che, a suo parere, non sono un problema tecnologico o scientifico, ma solo politico…. no comment!

  5. virgilio

    L’ONU più o meno è come quella gran associazione umanitaria che apparecchia vasti pranzi e cene di gala in cui gli importanti invitati dopo essersi ritrovati per parlare e piangere della fame nel mondo indicando grandiose fantasie per sconfiggerla, s’attrippano a sazietà prima di salutarsi rinnovandosi ancora l’appuntamento al successivo pasto, ovviamente sempre e rigorosamente a scopo filantropico.

  6. Marco

    Da quando l’avere uranio manipolatore “essere u-mano”, ha cercato di ovviare alla selezione naturale “coscienza cosmica”, sono iniziate tutte le sue sciagure. Ogni essere umano è un neurone di un unico cervello, quindi non stupiamoci se nel mondo non troveremo mai un equilibrio.

  7. Paolo

    Segnalo questo video del Tucker Carlson tonight di una settimana fa, che dipinge bene il difficile momento per gli “Al goristi” negli USA;)

  8. Luca Maggiolini

    L’ONU…. fosse solo inutile passi, ma cosniderando quanto costa è dannosa (si potrebbe sistemare la finanza e l’economia di un piccolo paese del quarto mondo ogni anno chiudendola e dirottando lì i fondi spesi)

    • paolo

      A proposito, segnalo l’intervento odierno del fisico Rossi Albertini nella trasmissione di Magalli su Rai 2.
      L’esperto, ha “dimostrato” la chiara responsabilità dell’uomo sul riscaldamento globale; lo ha fatto sostenendo che, se è improbabile che 7 miliardi di esseri umani possano influenzare la temperatura del globo terrestre, occorre considerare che il riscaldamento riguarda solo una piccola porzione dell’atmosfera che circonda la terra con una “massa” infinitamente minore rispetto a quella terrestre. Ha infine fatto l’esempio con una mela alla quale aveva in precedenza tagliato una frazione della buccia ed ha sostenuto che, in proporzione, la buccia della mela, rispetto a quest’ultima, ha una massa maggiore dell’atmosfera terrestre rispetto alla terra.
      In seguito ha anche spiegato perché, nonostante l’AGW
      in certe zone faccia più freddo del solito. Dipende sempre dal riscaldamento globale: l’aria molto calda a causa del riscaldamento globale tende a salire di quota ed il suo posto viene preso da quella fredda … sic!!!

    • Fabrizio Giudici

      Questo l’aveva pensata giusta quarant’anni fa:

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