La stima della pioggia… dopo la pioggia!

La quantità di precipitazione che effettivamente raggiunge il suolo è uno dei parametri più difficili da prevedere, ove non proprio il più difficile. Questo accade perché i processi che determinano tanto la formazione, quanto la caduta delle gocce di pioggia, avvengono a scale temporali e spaziali largamente inferiori a quelle raggiungibili dai modelli di simulazione. Inoltre, le interazioni dell’acqua precipitabile con l’ambiente in cui si forma, fanno sì che nella maggior parte dei casi la precipitazione – specie se convettiva – avvenga a macchia di leopardo, rendendone ancora più complicate sia la stima che l’osservazione.

Uno dei fattori che fa maggiormente la differenza tra l’acqua precipitabile e quella che realmente raggiunge il suolo, è il processo di evaporazione cui sono soggette le gocce d’acqua mentre precipitano. Un fattore che ha un peso significativo anche nel tempo che intercorre tra l’osservazione delle gocce tramite radar e la caduta al suolo delle stesse.

Nell’articolo che vi segnalo oggi, un gruppo di ricercatori, utilizzando delle osservazioni radar in combinazione con un modello a mesoscala delle precipitazioni, è riuscito a migliorare la stima della quantità di acqua precipitata in modo sensibile, simulando i processi appunto i processi di evaporazione osservando la dimensione delle gocce e inseguendone il movimento.

Accounting for rainfall evaporation using dual-polarization radar and mesoscale model data

Del paper ha parlato anche Science Daily in questo articolo:

New method makes weather forecasts right as rain

Naturalmente, perché questo metodo di stima abbia successo, è necessario che la precipitazione avvenga il più possibile in prossimità del radar, perché l’osservazione perde di efficacia all’aumentare della distanza. Questo la dice lunga sulla necessità di implementare anche la densità della rete di osservazione di pari passo con i progressi che si fanno nella simulazione ai fini della precisione del sistema di previsione.

A valle di tutto questo, naturalmente, ci sono tutte quelle realtà produttive per le quali conoscere con precisione la quantità di precipitazione avvenuta è cruciale, come ad esempio le coltivazioni, ma anche i sistemi di gestione delle risorse idriche.

Ai due link segnalati trovate gli approfondimenti. Buona giornata 😉

 

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Author: Guido Guidi

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3 Comments

  1. Se mi è permesso pongo un paio di domande che mi assillano (si fa per dire) da qualche anno, quando questo tempo, che tutti già chiamavano bizzarro, in un mese primaverile ci offrì più neve che pioggia in molte località pianeggianti, col risultato che si parlò di mesi siccitosi perché si fece riferimento solo alle precipitazione piovose. In sostanza. perché si tiene così distinta la pioggia dalla neve, che, fino a prova contraria, è acqua che prima o poi si liquefa e bagna il terreno, attenuando una presunta siccità? E perché si accentua ulteriormente la differenza misurando la pioggia in mm e la neve in cm? E’ per rispettare qualche antica tradizione o ci sono intelligenti basi scientifiche?
    Grazie per la pazienza
    Giusto Buroni

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  2. Se mi è permesso pongo un paio di domande che mi assillano (si fa per dire) da qualche anno, quando questo tempo, che tutti già chiamavano bizzarro, in un mese primaverile ci offrì più neve che pioggia in molte località pianeggianti, col risultato che si parlò di mesi siccitosi perché si fece riferimento solo alle precipitazione piovose. In sostanza. perché si tiene così distinta la pioggia dalla neve, che, fino a prova contraria, è acqua che prima o poi si liquefa e bagna il terreno, attenuando una presunta siccità? E perché si accentua ulteriormente la differenza misurando la pioggia in mm e la neve in cm? E’ per rispettare qualche antica tradizione o ci sono intelligenti basi scientifiche?
    Grazie per la pazienza
    Giusto Buroni

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