Ozono e AGW, persa l’ennesima occasione di tacere.

Oggi l’ho sentita davvero grossa, perdonatemi se non vi dico precisamente dove, lo faccio per carità di Patria, ma trattasi di un palcoscenico – perché ormai siamo alla farsa – affacciato su una delle platee più affollate che ci sia.

In breve, ne abbiamo parlato anche recentemente, che il buco dell’ozono si sta stringendo o, meglio, quest’anno l’estensione dell’area con il massimo depauperamento dello strato di ozono al termine dell’estate australe è la più piccola da quando esiste il monitoraggio, ossia da quando è stato siglato e poi implementato il Protocollo di Montreal per la messa al bando dei CFC. Questa notizia, di per se’ buona, è stata interpretata, chi l’avrebbe mai detto, in chiave clima che cambia, trasformandola quindi in non proprio buona, perché, secondo l’esperto di turno, il restringimento dell’area soggetta a depauperamento potrebbe essere una conseguenza del riscaldamento globale e, quindi, dei cambiamenti climatici.

Prima di proseguire, ecco il video che mostra l’insorgere del “buco” per il 2019.

Un breve riassunto.

L’ozono, molecola formata da tre atomi di ossigeno, interagisce in stratosfera con la radiazione ultravioletta in arrivo dal sole rompendo il legame di uno degli atomi e formando così molecole di ossigeno con due atomi, quello che respiriamo. In questo modo lo strato di ozono protegge la superficie del pianeta dai raggi UV. Dal momento che anche i gas CFC, di origine ovviamente antropica, provocano la stessa scissione, la rottura di molecole di ozono da essi causata impoverisce lo strato e ne limita l’efficacia, semplicemente perché c’è meno ozono disponibile per schermare i raggi UV. L’assottigliamento più importante avviene tutti gli anni nella stratosfera polare dell’emisfero sud a fine inverno, non appena il sole si “riaffaccia” a quelle latitudini al termine della notte polare. Questo perché nel processo di interazione tra raggi UV e ozono è molto importante la temperatura dello strato, che a fine inverno è molto bassa. Infatti, più è bassa la temperatura più è efficace l’interazione. Diversamente, se la temperatura dello strato è un po’ più alta, il processo è meno efficiente.

E questo è proprio quello che è accaduto quest’anno. Poche settimane prima che riapparisse il Sole infatti, la stratosfera polare australe è stata interessata da un SSW (Stratospheric Sudden Warming), una dinamica della circolazione dell’alta atmosfera che comporta un improvviso e forte riscaldamento dello strato, piuttosto rara per l’emisfero australe e molto più frequente, accade circa una volta l’anno, per quello boreale. Questo riscaldamento ha posto le condizioni per una scarsa efficacia del processo di depauperamento e, quindi, per un’estensione dell’area interessata dal processo molto più piccola rispetto al passato. Il tutto in un trend di lungo periodo che, pur con molte oscillazioni, sta vedendo comunque un progressivo restringimento di quell’area, anche per l’efficacia del bando dei CFC.

Ora, al di là dell’ignoranza mostrata rispetto alla cronaca recente e alla complessità delle dinamiche coinvolte (basta il global warming che ce vo’), è bene sottolineare che l’aumento della temperatura media superficiale del pianeta (quale sia la causa) riguarda appunto la superficie e, in misura minore gli strati superiori del primo strato della nostra atmosfera, la troposfera. In stratosfera, invece, si registra una reazione contraria, cioè di raffreddamento. Questo perché aumentando il calore in basso aumenta anche la radiazione uscente, con conseguente raffreddamento dello strato superiore. Infatti, le serie storiche della temperatura stratosferica mostrano trend negativi, con un raffreddamento marcato fino ai primi anni 2000, poi plafonatosi di lì a seguire, guarda un po’ in concomitanza con il rallentamento del GW (la famosa pausa dell’AGW mai spiegata…).

Revisiting the Mystery of Recent Stratospheric Temperature Trends – Maycock et al. 2018, Fig.1.

Una stratosfera mediamente più fredda, come detto, rende il processo di depauperamento stagionale dell’ozono più efficace, e questa probabilmente è la ragione per cui il recupero del “buco” è lento e soggetto a forti oscillazioni da un anno all’altro. Ergo, se proprio dovessimo mettere il buco dell’ozono in relazione al riscaldamento globale, ne dovremmo registrare un incremento e non una diminuzione.

Per raccogliere le idee e scrivere queste poche righe, c’è voluto più o meno lo stesso tempo impiegato dall’esposizione in chiave non-proprio-una-buona-notizia di cui sopra, tempo che a ben vedere avrebbe potuto essere impiegato a sforzarsi di capire come stanno le cose piuttosto che mettere in scena il solito peana dell’AGW, la cui prima vittima, come sempre, non è chi ascolta, ma la conoscenza di questo mondo così complesso e meraviglioso.

Comincio ad essere stanco.

Enjoy.

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwittergoogle_pluslinkedinmail
Licenza Creative Commons
Quest'opera di www.climatemonitor.it è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.

Author: Guido Guidi

Share This Post On

13 Comments

  1. Suggerisco di analizzare questo studio:

    Carbon dioxide: sometimes it is a cooling gas, sometimes a warming gas
    Volume 2 Issue 3 – 2018
    H Douglas Lightfoot,1 Orval A Mamer2
    1Co–founder of the Lightfoot Institute, Canada
    2Goodman Cancer Research Centre of McGill University, Canada
    Correspondence: H Douglas Lightfoot, Co–founder of the Lightfoot Institute, 8 Watterson, Baie–D’Urfe, QC, H9X 3C2, Canada, Tel 514–457–5637, Email dlightfo@aei.ca
    Received: May 25, 2018 | Published: June 28, 2018

    Abstract

    The laws of physics, namely the gas laws, were applied to the gases in the atmosphere that act as ideal gases. The results show that as air temperature increases from winter to summer CO2 is a cooling gas and from summer to winter it is a warming gas regardless of its concentration in the atmosphere. This is contrary to the commonly held belief that CO2 always warms the atmosphere. Back radiation is the sum of the radiation of all of the greenhouse gases back to the Earth. It is a measured value and increases with temperature and vice versa. Back radiation acts opposite to that of CO2, methane and the trace gases. On average, the latter account for 1.2% of back radiation and water vapor accounts for 98.8%. The effect of CO2, methane and the trace gases on atmospheric temperature and climate change is so small as to be negligible.

    Keywords: carbon dioxide, water vapor.

    Post a Reply
  2. Non credo che sia una soluzione utile e fruttuosa quella di evitare certi palcoscenici (o meglio certe platee, perché si guardano bene costoro di invitare sul palcoscenico quantomeno rappresentanti delle due posizioni!)

    L’ennesimo esempio c’è stato ieri pomeriggio al “Forum on Urban Forest” alla Triennale di Milano, quando hanno invitato alla solita sceneggiata Luca Mercalli! Servirebbe invece che in platea ci fossero molti di coloro che approfondiscono e che questi prendano la parola per dissentire dalla strumentale narrazione. Inizialmente si creare una certa reazione stizzita di coloro che credono di sapere le cose ed inorridiscopno dall’apprendere altre e diverse analisi, ma poi questo potrebbe gradualmente portare chi è in buona fede ad interrogarsi ed avviare il processo di naturale rifiuto della narrazione strumentale catastrofista.

    Post a Reply
  3. Che poi a me la questione dei CFC e del Protocollo di Montreal non ha mai molto convinto: con tutti i veleni ampiamente noti e che sono rimasti/sono ancora in giro, le prime sostanze messe al bando sono questi gas, peraltro innocui.
    Qualcuno avrebbe la pazienza di spiegarmi come ci arrivano nella stratosfera dei gas che hanno un peso molecolare > 100 ?
    Siamo proprio certi che, per esempio, il fatto che l’Erebus erutti ininterrottamente dal 1972 non c’entri nulla?

    Post a Reply
  4. Guidi, chi la dura, la vince… e, alla fine, le menzogne non riusciranno a stare più in piedi.
    E’ vero che ci sarà sempre qualcuno che troverà il modo di giustificare eventuali previsioni fasulle ed è altrettanto vero che le persone, in media, oltre ad avere la memoria “corta”, amano dare credito a coloro che dipingono i soliti scenari catastrofisti, senza neanche riflettere minimamente sulle loro affermazioni…
    Lei l’ha sentita grossa da un palcoscenico. Ma se vuole ridere (o piangere, scelga lei), legga questo breve articolo, un’accozzaglia di ca****e impressionanti, dall’innalzamento degli oceani di 10 cm (o 1 metro???) che dovrebbe portare alla cancellazione e/o trasferimento di non so quante città, alla frase “se l’inquinamento non si dovesse in qualche modo arrestare”… l’inquinamento?? Anche la CO2 è divenuta un’inquinante?
    https://www.meteogiornale.it/notizia/apocalisse-citta-sommerse-300-milioni-di-persone-entro-2050
    Meravigliosa è poi l’immagine che vede la cabina telefonica e l’automobile galleggiare, con il livello del mare che inghiotte quasi del tutto il Big Ben: sublime…
    Mi viene ora in mente quella pubblicità di quell’idiota sulla bici (mi passi il termine, ma non saprei definirlo altrimenti…) che urla: “Viva la natura, abbasso la CO2!” Dimenticando che l’anidride carbonica è la natura stessa, e che lui, come ogni essere vivente, emette quantità notevoli di CO2 ogni giorno…
    Viva la disinformazione, viva la diseducazione!

    Post a Reply
    • Meglio la sigla di Ken il Guerriero a questo punto… Con il Tower Bridge in rovina e la Torre Eiffel piegata su se stessa. Ma era il risultato di una guerra atomica, quindi un evento infinitamente piu’ probabile rispetto all realizzarsi delle previsioni dei modelli climatici.

  5. C’e’ tanta stanchezza e’ vero. Quello che consola e’ che ormai il dibattito e’ ormai diventato esclusivamente politico e quindi e’ inutile (e per certi versi liberatorio) aspettarsi che ci sia qualcosa di scientifico nel modo in cui viene trattata la materia. Certo per chi ha sempre provato ad argomentare sulla base di considerazioni scientifiche e informate, l’amarezza e’ grandissima. Ma i veri sconfitti sono quelli che hanno distorto la scienza per renderla piu’ gradita alle istanze politiche del momento: sono loro a non servire piu’, giacche’ la questione e’ ormai “consolidata”.

    Post a Reply
  6. ALESSANDRO ma io non mi sintonizzo su rai 1 quando c’è il TG per accumulare cultura sulle scienze ma per ascoltare e vedere notizie di cronaca….poi loro ci mettono del suo e ci infilano come al solito il servizio sul cambiamento climatico che ahimè finchè esistera’ la specie umana ci sarà sempre perchè sempre darà filo da torcere dato che tutto fluttua in questo universo…

    Post a Reply
    • Dubito che vedere e ascoltare notizie di cronaca (tra l’altro sempre opportunamente manipolate e mascherate) ti possa portare benefici..ma ahimè la domanda di informazione è per lo più questa.
      IO sarei interessato a notizie che mi aiutino a vivere meglio, le cronache solitamente sono cronache negative di storie andate male, in gran parte è così e quindi solitamente ascoltare o vedere certe cose è in gran parte una perdita di tempo..preferisco altro.

  7. Ieri sera al tg1 ..ripeto al tg1 che dovrebbe essere un punto d’informazione nazionale hanno detto durante il solito servizio sulla “crisi climatica” che addirittura l’Everest stia subendo grazie al riscaldamento globale una erosione più marcata ! Ma perché visto che ogni vaccata è buona non dicono che il di dietro di @@@@@ si sta allargando sempre più per colpa della crisi climatica dovuta all’eccesso si co2 in atmosfera ?

    Post a Reply
    • Andrea secondo me è inesistente un punto di informazione scientifica, quindi è inutile ascoltare certi canali di comunicazione, ma seguire quelli che seguono un metodo scientifico. Finchè ci sarà chi si sintonizza su certi canali questa disinìfomazione continuerà perchè se ascoltata vuol dire che è gradita. D’altra parte se dalla platea c’è questo tipo di domanda di informazione, è ovvio che il tipo di offerta di informazione si adegua alla domanda.
      Il fatto che esista ancora chi ascolta questo di informazione è la dimostrazione che questo tipo di informazione debba esistere anche contro il metodo scientifico.

  8. Caro Guido
    Tieni duro e fai come le donne appena dopo il parto.
    Benchè abbiano sofferto tantissimo, si ricaricano in attimo.
    Ti toglierai tante altre soddisfazioni con il tempo e per il momento accontentati di quelle che ti danno quelli che ti seguno su questo sito o conoscono di persona.
    Non vorrai darla vinta a quelli che, per interessi, vari (mantenimento del posto di lavoro, denaro, potere etc) vogliono farci credere quello che gli fa più comodo, facendoci vivere nella paura.
    Se tantissime previsioni catastrofiste che ci hanno detto negli ultimi decenni non si sono mai avverate ci sarà ben un motivo.
    Continua così e non cedere, il tempo ti darà ragione
    Saranno gli altri a riciclarsi, come spesso succede in politica per mantenere il posto.

    Post a Reply
    • D’altra parte Francesco comprendo benissimo lo scoramento di Guido. Anch’io nel mio piccolo sono stanco di sentire tante fandonie in platee affollate.Per evitare questa stanchezza, basta evitare certi palcoscenici e disertare certe platee. Questa è la cosa più giusta da fare per screditare certe assurde visioni fantasiose del mondo.

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Translate »