COP 25: il peggior risultato di tutta la storia delle COP

Era solo un timore, ma oggi è diventato realtà: la COP 25 ha replicato il risultato della COP 15! Anzi, è andata addirittura peggio. La Conferenza di Madrid ha restituito un’immagine molto netta della realtà del mondo attuale, un mondo spaccato come non si vedeva dai tempi della guerra fredda. Un mondo in rapida evoluzione in cui si delineano nuovi equilibri geopolitici che si riverberano sugli eventi multilaterali come quello di Madrid.

A Madrid si pensava di poter implementare l’Accordo di Parigi. A Madrid si pensava di poter celebrare la definitiva vittoria del multilateralismo sulle particolarità nazionali. A Madrid si è scoperto, invece, che le sorti del mondo sono nelle mani di nuove potenze emergenti che condizioneranno lo sviluppo sociale ed economico del mondo. Secondo la narrativa dei media che, però, io ho sempre contestato,  a Parigi si ottenne un risultato storico: tutto il mondo si era unito per combattere il cambiamento climatico. Era una pura e semplice illusione, in quanto l’Accordo di Parigi non vincolava nessuno. Era ed è un bel pacco, ma completamente vuoto. Chi sosteneva il contrario, oggi deve amaramente ammettere di sbagliarsi. Qualche osservatore che fino a ieri aveva boriosamente affermato che si poteva fare a meno degli USA di Trump nell’implementazione dell’Accordo di Parigi, oggi deve ammettere a denti stretti che, se nel prossimo novembre Trump sarà rieletto presidente, l’Accordo di Parigi è morto. Meglio tardi che mai.

Personalmente non sono né felice, né affranto dal fallimento della COP 25, mi limito a constatarlo e cerco di capire perché è successo. E’, infatti, universalmente riconosciuto che la COP 25 è stato un fallimento colossale. L’altra sera ho scritto,  praticamente in diretta,  l’articolo in cui adombravo il rischio di un fallimento della COP 25. Ebbene, ciò che accadeva sotto i miei occhi, rappresentava una plastica immagine del disastro imminente. Molti speravano in un improbabile miracolo, ma questo miracolo non c’è stato. Ciò che colpisce in questa vicenda, almeno per quel che mi riguarda, è l’incapacità di molti osservatori e, soprattutto scienziati ed attivisti, di comprendere in che direzione va il mondo. Pochi sembrano rendersi conto di ciò che è evidente: nessun Paese è intenzionato a suicidarsi per soddisfare i sostenitori di un’agenda politica ed economica che prevede lacrime e sangue per i propri cittadini, a vantaggio di cittadini (o, più probabilmente, classi dirigenti) di altri Stati. Non voglio assolutamente fare paragoni blasfemi, ma oltre duemila anni fa un Uomo cercò di spiegarci che questo era lo spirito giusto, per risolvere i problemi del mondo. Non ci riuscì e tutti sappiamo come andò a finire.

La Cina è oggi impegnata in una guerra (fortunatamente solo economica) con gli USA che si sta combattendo senza esclusione di colpi. Solo un ingenuo può pensare che la Cina sia disponibile ad indebolire il suo sistema economico produttivo, quando il suo nemico numero uno dichiara di voler continuare a giocare, ma senza rispettare le regole che varrebbero per la Cina. E stiamo parlando di due potenze che rappresentano quasi la metà delle emissioni globali di diossido di carbonio del mondo. Tirati fuori i primi due principali giocatori, chi è così folle da continuare a giocare secondo le regole che l’ONU vorrebbe imporre? Certamente non l’India, il Brasile o il Sud Africa che aspirano a ricoprire il ruolo di potenza regionale nelle rispettive aree di influenza. Men che meno la Russia che dal fossile trae buona parte delle risorse economiche necessarie a consentirle di riprendere il ruolo di primaria potenza globale. Resta l’Europa, ma, come ebbi a dire qualche settimana fa, nel primo articolo dedicato alla COP 25, l’Europa rappresenta meno del dieci per cento delle emissioni  mondiali e, quindi, non conta praticamente nulla. I fatti mi hanno dato ragione, il resto sono chiacchiere.

Ieri, domenica 15 dicembre, alle 13,30 circa si è finalmente chiusa la Conferenza delle Parti più lunga di sempre. Chi ha voglia e tempo di analizzare in dettaglio gli esiti dei lavori, può leggersi i  documenti pubblicati oggi dall’UNFCCC.  Per chi non ne abbia voglia, provo a fare un breve riepilogo.

Nessun accordo sull’art. 6 dell’Accordo di Parigi. Tutto rinviato alla prossima COP. La distanza tra la posizione delle Parti è stata inconciliabile. Cina, Australia, India, Brasile, Sud Africa ed altri Stati non hanno voluto rinunciare alle loro richieste relativamente al doppio conteggio delle unità di conto del carbonio (Brasile) e/o alle unità di carbonio calcolate sotto il regime del Protocollo di Kyoto, da utilizzare a parziale o totale scomputo delle unità di carbonio calcolate secondo il regime dell’Accordo di Parigi (Australia, Cina, India, Brasile e Sud Africa). D’altro canto i Paesi facenti parte del gruppo degli ambiziosi (una trentina, tra Paesi in via di sviluppo e molti Paesi dell’E.U.), non hanno voluto rinunciare a difendere l’integrità ambientale dell’Accordo di Parigi, messa a dura prova dalle richieste di Cina e compagnia.

Nessun accordo sul Meccanismo di Varsavia (loss & damage) in quanto i Paesi sviluppati (USA in testa) non ne hanno voluto sapere di accollarsi la responsabilità storica dei danni e delle perdite presunte, subite dai Paesi in via di sviluppo a causa del cambiamento climatico.

Nessun accordo sugli aggiornamenti degli NDCs, in quanto alcuni Paesi tra cui Cina, Brasile ed India, hanno dichiarato apertamente, sin dallo scorso giovedì, che non erano in grado di garantire impegni maggiori di quelli assunti a Parigi. E’ stato raggiunto un accordo di massima, battezzato pomposamente Chile-Madrid Time for Action, in cui i Paesi aderenti promettono di presentare, nel corso del prossimo anno, obiettivi più ambiziosi in termini di riduzione delle emissioni, ma non è assolutamente vincolante, quindi lascia il tempo che trova. Sorprende che per qualche giornalista esso rappresenti un impegno vincolante per i Paesi che hanno aderito all’Accordo di Parigi.

Sui tre principali punti oggetto di discussione alla COP 25, non è stato raggiunto, quindi, il necessario consenso e, pertanto, tutto è rinviato al prossimo anno. Sul problema della salvaguardia dei diritti umani, secondo alcuni, c’è stato addirittura qualche passo indietro,  rispetto a quanto stabilito nella COP 24 dello scorso anno, in quanto il riferimento ai diritti umani è sparito dalle bozze di accordo elaborate dai delegati o è relegato nei preamboli che, però, non sono vincolanti .

In mezzo a tanto sfacelo un unico risultato: la COP 25 ha approvato il documento che stabilisce la necessità di tutelare la parità di genere, nelle iniziative di mitigazione ed adattamento intraprese dalle Parti.

Nel corso delle prossime settimane si scriveranno migliaia di pagine di documenti per cercare di analizzare i risultati di questo sfortunato vertice: nato sotto una cattiva stella e finito nel peggiore dei modi possibili. Ognuno di questi documenti rispecchierà le diverse posizioni ideologiche dell’estensore e, quindi, perpetuerà la polemica circa le responsabilità del fallimento del summit climatico. Peccando un po’ di presunzione, vi esorto a ricordare gli articoli che ho scritto in questi giorni: ho cercato di restituire uno spaccato quanto più fedele ed obbiettivo possibile dei lavori della COP 25, basato sui documenti ufficiali e non sulle chiacchiere di corridoio.

Alla fine di questo lungo e snervante lavoro di analisi e di sintesi, è mia intenzione rivolgere un doveroso omaggio al dr. Simon Evans di Carbonbrief.org.  Ho imparato ad apprezzarlo attraverso i commenti che appaiono sul suo profilo twitter e, senza tema di smentita, posso assicurarvi che senza di lui questi articoli sarebbero un mero elenco di fatterelli più o meno interessanti.   La sua guida è stata preziosissima nella decrittazione dei documenti dell’UNFCCC. E’ un convinto sostenitore della necessità di porre in atto delle misure di mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, ma la sua onestà intellettuale è tale che, anche uno scettico come me, non può fare a meno della sua opera preziosissima.

Arrivederci alla COP 26.

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Author: Donato Barone

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16 Comments

  1. Un grazie di cuore per questa grande quanto apprezzata fatica – non ho trovato altre descrizioni così sobrie su quanto è – o non è – successo.

    Peraltro la scienza non è affatto settled, il clima evolverà secondo la sua natura e con il tempo sono sicuro che lo capiremo meglio, forse anche bene.

    E se in quel momento avremo un vero problema da risolvere, queste COP saranno state preziose, perché il network dei decisori nel frattempo sarà stato consolidato e il problema potrà essere affrontato da persone che si conoscono, guadagnando un tempo prezioso.

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    • Grazie per le belle parole.
      Per il resto concordo e mi auguro che effettivamente la rete di contatti che si è venuta a creare, sia utile in caso di necessità.
      Ciao, Donato.

  2. cordiale Donato,
    condivido l’aspetto giornalistico della tua linea commentativa della COP ed hai detto una verità sacrosanta che sposta tutta la questione sull’aspetto psicologico: la percezione.
    Il seme frattale da cui emerge la complessa struttura delle varie COP è solo la percezione.
    ora, pongo alla tua attenzione questo articolo che dovrebbe essere di giornalismo scientifico: https://www.focus.it/scienza/scienze/i-modelli-climatici-sono-affidabili .
    Ne abbiamo parlato nei giorni scorsi e lo chiarisce anche il rapporto 5IPCC : non c’è evidenza che i modelli AGW perature, al massimo un andamento generale del tipo si alza, si abbassa, è stabile e niente di più.
    Il successo delle COP si basa sulla percezione ed è per questo che sono inesorabilmente destinate al fallimento, che in realtà è un successo perchè le soluzioni proposte, oltre a non fare un fico secco al clima, accelereranno quella che è la devastazione dell’ambiente (penso solo alle pale eoliche ed agli incendi forestali per piantare biomasse per l’energia ed i materiali cosidetti biodegradabili), un po’ di schizofrenia?

    “Alle volte non raggiungere i propri obiettivi è un gran colpo di fortuna” cit. Dalai Lama

    Buon lavoro e speriamo in tanti fallimentari successi COP, che però costano un sacco di soldi… e bisogna pure campare in qualche modo, disse qualche burocrate all’ONU

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  3. @donato

    Ho dimenticato di ringraziarti, scusami, per il lavoro (sporco!) svolto… io non sarei riuscito a farlo, a seguire quel circo…
    Ciao.

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  4. Molto molto d”accordo.
    Tra l’altro alcuni dei passaggi del suo post mi richiamano alla mente alcune posizioni espresse nel libro di Nicolazzi “Elogio del petrolio”, molto interessante.

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  5. perchè dite che è il peggior risultato?
    Questo è il miglior risultato, invece.
    Dimostra che queste passerelle di star, questo circo mediatico, questi fanatismi religiosi, questa pseudoscienza climatica sono totalmente inutili.
    In primis, non vi è nessun pianeta da salvare (se l’è cavata benissimo 65 milioni di anni fa);
    Dimostra, ancora una volta che la teoria dell’evoluzione darwiniana è corretta (lotta per la sopravvivenza, competizione e selezione), di fatti sono gli interessi individuali a contare: l’omeostasi agisce a livello individuale, anche se si chiamano Stati.
    Dimostra che la climatologia così come concepita è una pseudoscienza, non esiste un clima globale, ma svariate zone climatiche, nè tantomeno un clima stabile o alterato solo dalla CO2.
    Dimostra che l’IPCC è una organizzazione prevalentemente politica, dove la scienza è usata per convalidare dogmi politico-religiosi (il senso di colpa e l’idea di una nuova società).
    Dimostra che stiamo spendendo un sacco di risorse inutilmente in inefficienze energetiche.
    Dimostra che l’essere umano, davanti alla scelta tra un problema immediato ed uno futuro, sceglie di risolvere il problema immediato, che nel caso degli stati è la crescita del PIL.
    Dobbiamo essere contenti di questo fallimento, così come è tutta fallace la politica ambientalista.

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    • Rocco, tutto dipende dalla prospettiva sotto cui si guarda un evento. Io ho deciso di spogliarmi, per quanto umanamente possibile, delle mie convinzioni ed analizzare gli eventi relativi alla COP 24 in modo oggettivo.
      .
      In questa ottica bisogna, secondo me, ma potrebbe non essere così, analizzare gli eventi sulla base degli obbiettivi prefissi e degli obbiettivi raggiunti.
      Nella fattispecie io elencai nel primo articolo dedicato alla COP 25
      http://www.climatemonitor.it/?p=51973
      gli obbiettivi da raggiungere affinché essa potesse essere considerata un successo.
      In questo articolo mi sono limitato a confrontare gli obbiettivi raggiunti e quelli prefissati. Da questo confronto stabilisco il successo o l’insuccesso dell’evento. Stando ai fatti si tratta del peggiore insuccesso nella storia delle COP. Punto.
      .
      Nel mio privato posso anche condividere le tue considerazione e, in larga parte le condivido, ma in un documento come quello che stiamo commentando non lo dirò mai.
      Nei commenti posso permettermi di condividere le tue considerazioni, però. Un po’ schizofrenico? Forse. 🙂
      Ciao, Donato.

  6. NOtizia del giorno, altro che il fallimento della Cop25, che quella e’ una non-notizia, lo sapeva anche il mio pesce rosso che sarebbe andata a finire cosi’… la notizia del giorno e’ che la povera greta ha dovuto attraversare la germania intera, salendo nella opulenta e “verde” svizzera, su un treno seduta per terra…

    https://apnews.com/cb108a073804157dcff8e5668cdd25d8

    Ragazzi!… ma come? Una futura premio nobel “person of the year” me la trattate cosi’???? How dare you???
    LOL

    Post a Reply
  7. NOtizia del giorno, altro che il fallimento della Cop25, che quella e’ una non-notizia, lo sapeva anche il mio pesce rosso che sarebbe andata a finire cosi’… la notizia del giorno e’ che la povera greta ha dovuto attraversare la germania intera, salendo nella opulenta e “verde” svizzera, su un treno seduta per terra…

    https://apnews.com/cb108a073804157dcff8e5668cdd25d8

    Ragazzi!… ma come? Una futura premio nobel “person of the year” me la trattate cosi’???? How dare you???
    LOL

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    • Caro Roberto,
      che la COP 25 potesse fallire lo si diceva tutti, anche nell’articolo di apertura che scrissi il tre dicembre scorso, ebbi modo di sottolineare le enormi difficoltà che si paravano di fronte ai delegati. Quando hai contro i quattro/cinque Paesi che emettono più del 60% del diossido di carbonio globale, saranno pure una manciata (meno di una sporca (mezza) dozzina 🙂 ), ma hai voglia a parlare di successo o di ambizione!
      Tutti siamo stati facili profeti! 🙂
      .
      Una cosa sono, però, le profezie ed un’altra cosa sono i fatti. Quando mi accingo a perdere una caterva del mio tempo per seguire una COP, mi pongo due obbiettivi.
      Uno, piuttosto egoistico, è quello di misurare le mie capacità di analisi del problema climatico a livello geopolitico.
      Il secondo è quello di dare della COP una lettura oggettiva, basata sull’analisi dei documenti prodotti, contrariamente a quanto fanno coloro che limitano le loro analisi ai discorsi di G. Thunberg e degli imbonitori cambioclimatisti che affollano gli eventi collaterali.
      Mi rendo conto che i miei resoconti sono molto aridi e pieni di tecnicismi che, probabilmente, non interessano molto, ma per me la COP è questo, non il folklore che la circonda. Mi stanco, mi arrabbio, mi appassiono e, alla fine, sono, in genere, soddisfatto del lavoro fatto. Come quando, dopo una giornata di lavoro piuttosto intenso, fisico o intellettuale che sia, mi volto a vedere ciò che ho combinato.
      Ciao, Donato.

    • Mi collego a questo commento perché ciò che temevo, purtroppo, si sta avverando. E me ne dispiace molto.
      Mi riferisco alla vicenda di Greta Thunberg e del viaggio sul treno tedesco con tanto di polemiche social.
      Per chi avesse perso qualche passaggio, la giovane attivista cui era stato prenotato un viaggio in prima classe, si trovò a percorrere una parte del tragitto seduta per terra, tra i bagagli. Le ferrovie tedesche si sono sentite offese dalle lamentele di Greta e/o del suo staff pubblicate via twitter ed hanno risposto in modo molto seccato: accettavano la critica, ma avrebbero gradito anche un ringraziamento per la seconda parte del viaggio, durante la quale, seduta comodamente sulla sua poltrona di prima classe, era stata coccolata dal personale del treno. Lei o chi per essa si è scusata pubblicamente, ma non è bastato. Molti stanno rivalutando le azioni della ragazzina svedese, i video girati ed i discorsi pronunciati e stanno scoprendo cose che, agli occhi di un insegnante come chi scrive, erano già evidenti mesi fa.
      .
      La cosa poteva anche finire li, ma non è stato così. I politici teutonici sono intervenuti, criticando pesantemente la paladina della salvaguardia del clima.
      E dopo di loro è sceso in campo anche un esponente di primo piano del mondo dei media, impegnato nel campo della difesa dell’ambiente e del clima.
      https://www.n-tv.de/politik/politik_person_der_woche/Greta-Thunberg-eine-Halbwahrheit-zu-viel-article21462768.html
      .
      L’articolo è in tedesco, ma il traduttore di google consente di comprenderne facilmente il contenuto. Ciò che mi ha impressionato, sono alcune considerazioni circa i pericoli che l’eccessiva esposizione mediatica, politica ed economica, possono arrecare al regolare sviluppo di quella che, in ultima analisi, è ancora una bambina.
      Ho avuto modo di scrivere le stesse cose, qui su CM, in diverse occasioni ed ora mi rendo conto, con raccapriccio, che forse non mi sbagliavo.
      In questa occasione avrei preferito, però, avere torto. Non una ma mille volte.
      Come padre e come educatore sono molto preoccupato ed indignato con chi avrebbe potuto evitare tutto questo e non lo ha fatto.
      E in questo la polemica climatica, credetemi, non c’entra assolutamente nulla.
      Ciao, Donato.

  8. Caro Donato,
    ti rinnovo il mio grazie per l’impegno che hai messo e metti nel descrivere le varie COP e per la precisione dei tuoi resoconti.
    Come sai meglio di me, se tutti i giornali e telegiornali si stracciano le vesti davanti al “fallimento della COP di Madrid” significa che è stata davvero una debacle totale, dalla quale per questi signori non è stato possibile estrarre neanche un granello di ottimismo. Meglio così: ne abbiamo abbastanza di presunte o auspicate marce trionfali verso il massacro economico di intere nazioni.

    All’anno prossimo, sperando in un nuovo fallimento e contando sul solito nulla di fatto nella migliore delle ipotesi. Ciao. Franco

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    • Caro Franco,
      sono stati 15 giorni molto impegnativi ed ora cercherò di disintossicarmi un po’, approfondendo qualche argomento più “scientifico” e meno politico. 🙂
      Ho ancora in sospeso il rapporto IPCC sul livello degli oceani e sulla criosfera. Spero di riuscire a trovare un po’ di tempo per analizzarlo.
      Uhm, pensandoci bene, però, anche in questo rapporto un poco di politica certamente non mancherà. Vabbé, vedremo.
      Ciao, Donato..

    • Si, ma è di Guido Guidi…

    • Assolutamente no. Anzi, chiedo scusa a Donato per l’errore di attribuzione.

    • Anche in quello titolato “COP 25: una replica della COP 15”?

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