Scempio solare

Ultimamente la Puglia pare diventata la cartina al tornasole delle follie energetiche, industriali e ambientali dei nostri tempi. Prima, anni di proteste contro la TAP: un tubo invisibile, ma colpevole di portare il gas azero in Italia approdando proprio sulla costa salentina. Poi, la catastrofe della xylella che ha messo fine ad una storia millenaria di produzione olivicola. Quindi la crisi dell’ILVA.

Si sentiva proprio il bisogno della ciliegina sulla torta, arrivata ancora una volta sotto la forma del neo-ambientalismo: il virus approdato anni fa in Europa dalla Silicon Valley californiana e che, mutato geneticamente in Svezia nella variante letale del gretinismo, si appresta a regalare la dolce morte alla manifattura europea.

In Puglia il gretinismo ha assunto una virulenza straordinaria: dopo l’attacco violentissimo che per anni ha colpito qualsiasi cosa somigliasse ad una iniziativa di tipo industriale, la nuova variante svedese del virus propone adesso di “passare all’azione“, come chiedono del resto a gran voce anche i gretini delle scuole pugliesi. Ed eccola servita, l’azione:  proprio nella forma di quegli “investimenti verdi”, che piacciono tanto a Greta, Ursula, Lagarde e a Black Rock (ne parleremo).

È notizia di questi ultimi mesi, infatti, la fioritura di progetti di costruzione di mega-parchi solari nel Salento. Prima a Corigliano d’Otranto: una distesa di pannelli di ben 17 ettari (l’equivalente di 25 campi da calcio) per produrre la miseria di 10.8 megawatt di potenza di picco, cui aggiungere una linea aerea di 8 km che attraverserebbe il territorio di 4 comuni. Alla gretinata di Corigliano, poi, si vorrebbe aggiungere la chicca di un mega-impianto solare nel nord del leccese, a ridosso dalle famose spiagge di Porto Cesareo e Punta Prosciutto: in questo caso parliamo di ben 44 ettari (60 campi da calcio), centomila pannelli, 23 cabine elettriche e un cavidotto interrato. Il tutto per una  produzione di picco di 46 MW.

Al lettore medio certi numeri diranno piuttosto poco, ma a chi mastica di energia dicono tanto, e dicono tanto male.

Pannello vs. Generatore a Gas

Per produrre una potenza di picco pari a quella dei due parchi solari, basterebbero un paio di turbogeneratori aero-derivativi TM2500 di General Electric, un’apparecchiatura talmente compatta da essere portatile: trasportabile via nave o persino con un aereo, in 11 giorni può essere messa in servizio. Impatto ambientale bassissimo, come per i moderni sistemi di generazione a gas. E con una differenza non da poco: quella potenza verrebbe prodotta in modo costante, quali che siano le condizioni atmosferiche o la stagione.

Fig. 1. Wärtsilä 31SG

Se si volesse invece produrre l’equivalente annuale dell’energia associata ai parchi-mostro in questione, basterebbe un modestissimo generatore con motore a gas, come il Wartsila 31 SG nella foto in Fig.1: praticamente “tascabile”.

Forse è il caso che qualcuno spieghi al cittadino salentino perché bisognerebbe sacrificare 85 campi da calcio di terreno coltivabile per produrre la stessa quantità di energia che si potrebbe generare con un impiantino che occupa la superficie di un piccolo bilocale: un rapporto di space occupancy di circa 15,000:1.  Qualcuno si offre volontario?

 

Lo scempio di un patrimonio nazionale

La questione più grave, infatti, è che si intenda occupare 600,000 metri quadrati di terreno agricolo coltivabile a vite o olivo, piuttosto che a melograno o a carciofi, per coprirlo con una distesa di specchi neri. Che renderanno quel terreno non più fruibile. E non solo per scopi agricoli, ma anche per fare una passeggiata nei campi, o per la fauna locale, nel silenzio tombale delle altrimenti attivissime associazioni animaliste. Per non dire dell’impatto osceno dal punto di vista paesaggistico: quello che vale per una ciminiera che rilascia un pennacchio bianco di vapore acqueo, evidentemente non vale per una distesa sconfinata di silicio su terreni fertili nel cuore del Mediterraneo.

Ché il vero punto è proprio questo: in un Paese in via di rapida deindustrializzazione e disfacimento economico e sociale come l’Italia, la geografia e il clima sono probabilmente tra le poche cose che non ci possono essere sottratte. Il clima giusto per produrre il vino ce l’abbiamo noi e pochissimi altri posti al mondo. Il clima giusto per produrre l’olio d’oliva ce l’abbiamo noi e pochissimi altri. Idem per il melograno (produzione di eccellenza proprio nell’area dell’eco-mostro solare da 44 ettari) e per tante altre colture che sono privilegio di pochi fazzoletti di terra a clima mediterraneo. Fazzoletti di terra che il mondo ci invidia e di cui la stragrande maggioranza dei paesi non potrà mai disporre a casa propria.

E noi cosa intendiamo fare, di questo patrimonio? Lo seppelliamo sotto distese di specchi neri per produrre una quantità risibile di energia, specchi che non aiutano in nessun modo il made-in-Italy (verrebbero importati dalla Cina) e che non creano posti di lavoro nemmeno nella gestione degli impianti. 600,000 mq di terreni fertili sacrificati. In cambio di nessun beneficio per la comunità locale.

Uno scempio rivelatore

Seppellire il Salento sotto una coperta nera di silicio sarebbe certamente uno scempio del territorio del tutto ingiustificabile. Ma avrebbe almeno il merito di rendere, plasticamente, la contraddizione tra una narrativa faziosa e interessata che pretende di vedere in queste gretinate un segno di progresso e di benessere, e una realtà che racconta una storia completamente diversa: quella di una corsa verso il baratro, a rotta di collo, in cui non si salva nulla. Tantomeno il territorio: ovvero l’ultimo asset di valore che ci rimarrà, quando questa follia  suicida pseudo-ambientalista sarà finalmente passata.

 

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Author: Massimo Lupicino

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29 Comments

  1. @Robertok06
    Una volta finita la greppia degli incentivi senza senso (che hanno arricchito i già ricchi, ovviamente), l’installazione di FV di propria sponte è stata praticamente nulla: l’aumento della base installata è dovuta all’obbligo sulle nuove costruzioni (aridaje: paga sempre pantalone).
    Come ho già detto in altri post – basta guardare i bilanci delle società che hanno i megaimpianti – eolico e FV sono antieconomici: le società che producono da quelle fonti guadagnano solo grazie ad incentivi e a quella vergogna assoluta che sono i certificati verdi (= tu mi paghi per poter inquinare), altrimenti non esisterebbero.

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    • @Luca

      Quel che e’ ancora piu’ interessante e’ che le rinnovabili in Italia sono praticamente costanti, con alti e bassi, da anni e anni, nonostante qualche centinaio di MW di FV e eolico.
      Il rapporto mensile di dicembre di Terna, che riassume il 2019 per tutte le fonti, e lo confronta col 2018 e’ impietoso… vedi pezzo allegato.
      Tutti a gongolare, i “verdi” che la francia chiudera’ 1/3 dei suoi reattori entro 15 anni… ma i 38 TWh che sono stati importati nel 2019 da chi li importeremo?… dalla Germania, che applica la filosofia di vita del “chiagne e fotte”… vogliamo l’aria pulita ma il carbone lo fermeremo solo nel 2038?…

      https://download.terna.it/terna/Rapporto_Mensile_Dicembre%202019_8d79d92a335c3f2.pdf

      Produzione da rinnovabili 2019 112.9 TWh, nel 2018 111.5 TWh… 1.4 TWh in piu’, ~1 giorno e mezzo di consumo medio italiano. Di questo passo la decarbonizzazione della parte “termica” , 186.8 TWh, prendera’ piu’ di un secolo.
      Ovviamente, basta collegarsi sui blog/siti web “verdi”, l’attesa e’ che il colpo di genio della capa della commisione EU aiuti a salire ai 7,5 GWp/anno necessari a decarbonizzare… adesso siamo a 0,5 GWp/anno o poco piu’… principalmente perche’ non ci sono piu’ gli appetitosi “incentivi” di decine di cEuro/kWh, come negli anni della corsa all’oro… nel 2011 l’Italia fu il primo mercato europeo per il fottovoltaico, 9,5 GWp… battemmo pure i tedeschi! 🙂

      Quest’anno, rispetto al 2018, c’e’ stata una diminuzione considerevole del bilancio import/export, che e’ passato dai 43,9 TWh del 2018 a soli 38,2 TWh… soprattutto a causa della ridotta produzione nucleare francese (e prossimo anno altri 10 TWh in meno perche’ fra poco fermano i due reattori di Fessenheim… ). La differenza e’ stata colmata solo in parte da un aumento di FV e eolico, +4,6 TWh, il resto e’ stato colmato dal termico, che e’ salito di 2,3 TWh… quindi probabilmente saranno aumentate anche le emissioni di CO2 e l’inquinamento dell’aria rispetto al 2018… non e’ fantastico??? 🙁

      Sono anni che lo dico, ed era piu’ per scherzo che altro… ma adesso comincio proprio a credere che…

      “meritiamo l’estinzione”…

      Ciao.

    • Ho dimenticato di aggiungere le due tabelle…

      Immagine allegata

  2. @Ale D

    “Rimangono le rinnovabili e quelle ci teniamo visto che non hanno solamente aspetti negativi come invece qui si vuole far credere.”

    Mah… quali sarebbero gli aspetti positivi?… idro storico a parte?

    Economia?
    Finanza?
    Sicurezza di approvvigionamento?
    Costi?
    Mercato del lavoro?
    Far sognare agli italiani cose impossibili?

    Dimmi tu… dai, elabora.

    “pv e eolico sono impattanti per il paesaggio?”

    No? Tu dici che la campagna Toscana, o i tetti delle citta’ d’arte, Siena, Firenze, Roma, Venezia, etc… ricoperti di pannelli e/o turbine di 150 m di altezza sarebbero un plus per il turismo?

    “Non credo proprio, certo che se si guardano con occhio ignorante certamente non è facile tollelarle, come qualsiasi altra cosa che vada a toccare la zona di comfort a cui siamo abituati.”

    L’occhio ignorante, e non solo quello, lo vedo quando i fautori delle rinnovabili intermittenti evitano accuratamente di spiegare ai loro adepti che il fottovoltaico e’ assente, anche nel paese “do’ sole” per 3-4 mesi all’anno (i dati Terna, questi sconosciuti), e che l’Italia, mari inclusi, ha poco vento (di nuovo, i dati, questi sconosciuti).

    La zona di comfort la vediamo tutti i giorni, in Italia: citta’ inquinate perche’ c’e’ poverta’ energetica diffusa, e la gente si scalda con le stufette a pellet o usa vecchie caldaie nei condomini perche’ costa troppo cambiarle, mentre i soliti noti dell’intellighentsia “verde” danno la colpa ai diesel Euro 6 e si fanno fotografare in bicicletta.

    ‘mazza che comfort!… guarda qui:

    https://www.terna.it/en/electric-system/transparency-report/actual-generation

    Dal 1 Novembre a oggi 22/1/2020, potenza installata e generazione totale (sopra) e produzione di vento e FV (sotto).
    Generazione totale 61478 GWh, generazione eolico 5733 GWh (9,3%), FV 1909 GWh (3,1%).
    L’eolico ha coperto, maniera intermittente e con un profilo completamente diverso da quello della domanda (che e’ simile alla generazione, anche se manca l’import (che e’ maggiore di eolico e solare assieme!)… l’eolico dicevo ha coperto il 9,3%, mentre l’inutile FV che genera per 10 ore al giorno (7-17) ha coperto… rullo di tamburi, please!… il 3,1%!

    Questo vuol dire che se uno per quasi 4 mesi volesse generare vento e sole per coprire anche solo la meta’ della produzione totale (~30700 GWh), si dovrebbe moltiplicare l’installato eolico e quello FV di un fattore 4.

    Ora, fra te e me… tu li vedi gli italiani che installano altri 61 GWp di fottovoltaico, e 31 GW di eolico, magari nel giro dei famosi 8 anni che la climatologa diciassettenne svedese ci ha ricordato ieri dal festival di davos mancano prima della fine del mondo?
    Il tasso di installazione di nuovi impianti FV da quando e’ finito il conto energia (luglio 2013) e’ di poche centinaia di MWp/anno… qui si parla di 61000/8~7500 MWp/anno.
    Io non li vedo proprio.
    Sono pessimista?
    Sono “negazionista” perche’ mi appoggio a dati e numeri e non a sogni e voli pindarici di fantasia basati su ideologie farlocche?

    E tralascio il fatto che con con un ulteriore fattore 3 di eolico e FV in piu’ ci vorrebbero quantita’ CICLOPICHE di stoccaggio, cosa che semplicemente non esistono in Italia.

    Gli 81 GWp di FV genererebbero picchi di ~28 GW, cosi’ come i 41 GW di eolico… 56 GW di potenza (quando producono assieme) ai quali aggiungere i 23 di idro e geotermico, e le biomasse???… ci vorrebbero anni-equivalenti di batterie della Gigafactory Tesla in Nevada.
    Chi paga? Legambiente? Greenpiss?

    Decarbonizzare con le rinnovabili intermittenti e’ una “mission impossible”, fisicamente impossibile…. poi se uno vuole sognare allora faccia pure.

    Ciao

    Immagine allegata

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    • @robertok06: non serve stoccare, con GW distribuiti sul territorio puoi parzializzare il funzionamento di quegli impinati per rincorrere la domanda. Le rinnovabili servono a diversificare, altre decine di GW vanno benissimo. O vuoi ancora più metano?

    • @Ale D

      @robertok06: non serve stoccare, con GW distribuiti sul territorio puoi parzializzare il funzionamento di quegli impinati per rincorrere la domanda. ”

      Ma tu stai scherzando o che? Rincorrere la domanda con rinnovabili intermittenti aleatorie e stagionali?… e’ impossibile, ma cosa dici?
      Stoccando il surplus sarebbe difficile, senza farlo e’ impossibile.

      “Le rinnovabili servono a diversificare, altre decine di GW vanno benissimo. O vuoi ancora più metano?”

      Le rinnovabili non servono a nulla… oltre a dover installare ancora piu’ metano, esattamente. Ah, c’e’ poi il piccolo dettaglio dei 6,5 miliardi di Euro/anno per il solo fottovoltaico, per produrre meno dell’8% della produzione elettrica nazionale… 28 cEuro/kWh a fronte di un valore sul mercato elettrico di 5-6 cEuro/kWh????

      Quando manca il vento di notte, o anche di giorno da novembre a febbraio, la corrente elettrica secondo te come la produci?…

      Ma dai!

  3. Primo: giochi vari sulle aggettivazioni tipo gretini, gretismo, ecc stonano parecchio, visto che almeno in teoria vorreste portare luce e ragione nel buio del gossip.
    Secondo: non serve produrre a potenza costante, serve produrre in sincrono con i consumi tenendo presente che esiste un mix energetico di fonti, e più impianti a gas fanno su e giù per inseguire le potenze richieste meno lavorano a potenza nominale perché altrimenti prima si consumano
    Terzo: in italia di GW di capacità a gas sovrabbondante già ne abbiamo, se serve creare nuovi impianti evidentemente quelli vecchi sono stati costruiti male, per rincorrere il profitto naturalmente.
    Quarto: se c’è da rincorrere il profitto tanto vale farlo senza dipendere da qualche forma di combustibile, indovinate le centrali a gas da cosa dipendono? Non direi proprio che è il caso di insistere sulla dipendenza verso il metano visto che siamo già troppo ma troppo sbilanciati in questo senso. Niente carbone, che è un bene, niente nucleare vabbeh, non c’è modo di imporlo. Rimangono le rinnovabili e quelle ci teniamo visto che non hanno solamente aspetti negativi come invece qui si vuole far credere.
    pv e eolico sono impattanti per il paesaggio? Non credo proprio, certo che se si guardano con occhio ignorante certamente non è facile tollelarle, come qualsiasi altra cosa che vada a toccare la zona di comfort a cui siamo abituati.

    Post a Reply
    • Ok, allora lo si può definire ambientalismo militante o, se preferisci, distopico, sempre se non è troppo difficile. Circa l’impatto del FV, chissà perché nessuno si preoccupa del consumo di suolo. Cemento no, ovviamente, silicio si.
      Infine, la zona di comfort la da il progresso, uscirne è decrescita, naturalmente felice, altra distopia.
      gg

    • ambientalismo distopico ci sta!
      Io sarei anche per aumentare l’eolico offshore nelle parti della sardegna, ma pure li non vogliono perché le pale sono brutte. Ma ci sono pure quelli che giudicano brutte le autostrade con gallerie e viadotti che attraversano le montagne. I benefici delle fonti rinnovabili per il nostro mix energetico sono poco negabili, poi se ci si deve attaccare sul fatto che siano territorialmente impattanti, a me va benissimo come aspetto negativo! Per dire, io sarei tra quelli che riaprirebbe una centrale idroelettrica a longarone, ma pure li tutto è intoccabile. Bah.

  4. Per diversi anni, fino al 2015 ero l’autore di una rubrica “Energia e Futuro” su un blog… iniziai la mia collaborazione proprio da quell’ABC che il post di Massimo evidenzia, ovvero la necessità di “Capire l’energia”, che significa sia comprendere la differenza tra energia e potenza, che comprendere le esigenze della rete, ovvero “alimentare la lampadina di casa”, ed imparare a quantificare… parlai di queste cose, introdussi anche le rinnovabili, parlai di carbone, motori, analizzai anche la rete e proposi delle semplici analisi a partire dai dati del GSE per fare capire ai lettori che è facile parlare di risparmio cambiando le lampadine, ma che questa frazione risparmiata è spesso il nulla rispetto al totale… dopo 5 anni dall’ultimo post spiace vedere che la scienza si piega (lo era già in realtà) al gretinismo, e che per quanto si provi a spiegare con i numeri ci sarà sempre qualcuno che ribatterà con “lo dicono gli esperti” e ti accusano di “negazionismo”… scrissi anche alcuni post che mostravano gli impianti “rivoluzionari” basati sul solare termodinamico, che dati alla mano così straordinari non risultavano nella realtà… post che forse l’amico Giampiero Borrielli ricorderà…

    http://www.appuntidigitali.it/4767/energia-dal-sole-il-solare-termodinamico-seconda-parte/

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    • Grazie per il contributo, Simone. Dovesse pruderti la penna, dopo 5 anni di inattività, non farti pregare: queste pagine sono aperte a tutti 😉

  5. Bello vedere tanti interventi, difficile rispondere a tutti. provo a farne uno riassuntivo. Purtroppo la “brevita’” degli interventi (cerco di rimanere sotto le 1000 parole, preferibilmente intorno alle 800) impedisce di approfondire tanti temi, ma ne beneficia la leggibilita’, come mi ha insegnato il Maestro 🙂 Giusto qualche spunto:

    – Bene avete fatto a sottolineare la differenza tra Potenza di Picco e produzione annua (MW vs MWh). Queste considerazioni sono gia’ incluse negli esempi di generatori elettrici citati. Ad esempio il Wartsila ha una potenza di 12 MW, che bastano e avanzano per produrre l’equivalente dei due campi-mostro citati. Alla potenza di picco di 57 MW, considerando anche un CUF generoso, corrisponderebbe l’equivalente di una potenza costante di circa 8.5 MW. L’assurdita’ e l’abominio di questi progetti e’ tutti nel raffronto tra questo numero misero, e gli 85 campi da calcio gia’ citati (un campo da calcio per ogni 100 kW !!!!)

    – Sulle normative della regione Puglia non sono informato, specie riguardo al raffronto con le altre regioni, sicuramente e’ un tema interessante e non sarei affatto sorpreso se avesse un peso in quello che sta succedendo in quella sciaguratissima regione.

    – Non ho volutamente parlato di quali sono le aziende che stanno portando avanti questi progetti, perche’ (ripeto) l’imprenditore giustamente investe dove trova “terreno fertile” (!). Ma il lettore e’ libero di informarsi, e di farsi un’idea. Sapere e’ potere, sempre.

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  6. Mi permetto di aggiungere all’ottimo commento di Guido: il picco di potenza di questi impianti, non coincide praticamente mai col picco di potenza richiesta dalla rete, ossia la domanda, che è tipicamente nelle prime ore del mattino o le serali, in questo periodo invernale ed in estate, rimane comunque ininfluente per la sua scarsità di durata; per l’eolico le cose si fanno, come comprensibile, ancora più complicate, perché il vero grande limite di queste fonti è la loro aleatorietà, almeno fintanto che la tecnologia dello storage, ossia l’immagazzinamento nei sistemi a batteria, non sarà affidabile

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  7. Articolo condivisibile, ma che necessita di alcuni chiarimenti o precisazioni per evitare fraintendimenti che si tradurrebbero in cattiva pubblicità.
    La superficie occupata dai due impianti è riferibile al suolo occupato e non a quella dei pannelli come apparirebbe ad una prima lettura, altrimenti i due dati di potenza di picco sarebbero in palese contraddizione tra loro, oltre che sottostimati.
    La potenza di picco, come da precisa definizione del GSE (gestore servizi energetici), è praticamente coincidente con quella nominale, corrispondente a quella installata, ma dal punto di vista della produzione di energia è un dato illusorio se non viene specificato che le ore equivalenti di funzionamento sono mediamente poco più di 1000 sulle 8760 annuali.

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  8. Questo commento è un po’ OT, ma si riferisce ad un caso che rientra nel novero degli scempi che stanno caratterizzando questo momento storico.
    .
    In questi giorni in molte grandi città si sono introdotti i soliti divieti di circolazione per gli autoveicoli alimentati con il pestifero diesel. Le centraline di rilevamento delle polveri sottili (i famigerati PM10) hanno decretato il superamento del limite per diversi giorni consecutivi e, quindi, sono scattate le limitazioni. Anche per motorizzazioni euro 4 o 5 che, di polveri sottili da combustione, non ne emettono quasi più a causa del famigerato FAP (https://www.automoto.it/news/ecco-perche-le-emissioni-di-particolato-dei-diesel-euro-6-ma-anche-euro-4-e-5-sono-irrilevanti.html ) .
    Una cosa mi ha impressionato, in questa circostanza: i principali organi di informazione generalista che seguo (i giornali radio ed i programmi informativi di approfondimento della RAI), per la prima volta, a mia memoria, hanno comunicato, seppur in sordina ed in modo “asettico” che la misura non è servita a nulla. Nonostante il divieto imposto ai mezzi alimentati a gasolio, il livello delle polveri sottili non si è abbassato, in qualche caso è addirittura aumentato.
    .
    Per la prima volta, inoltre, ho avuto il piacere di sentire qualche esperto che parlava, apertamente, della responsabilità delle biomasse nel determinare un aumento delle polveri sottili.
    .
    Non credo che il messaggio sia passato: solo chi si occupa di queste cose in modo non saltuario, ha potuto percepire il microscopico cambio di orientamento. Probabilmente qualcuno sta cominciando a rendersi conto che non è tutto oro quello che luccica.
    Ieri sera nella centralissima piazza Risorgimento di Benevento era chiaramente percepibile un acre odore di olio bruciato: la caldaia a biomasse che alimenta gli impianti di riscaldamento di ben tre plessi scolastici che ospitano, complessivamente, quasi 2000 alunni, stava funzionando a sansa esausta (visto l’odore, non troppo esausta).
    Considerata la potenzialità della caldaia mi sono chiesto a quanti mezzi diesel (euro 5 o euro 6) corrispondessero le emissioni di polveri sottili della stessa: non avendo dati certi, non sono in grado di fornire numeri precisi, ma credo diverse centinaia.
    .
    Nessuno parla, però, di spegnere la caldaia: ci sarebbe una sollevazione popolare. Nessuno parla di ridurre l’uso delle biomasse perché producono polveri sottili: non sarebbe politicamente corretto. Nessuno mette in evidenza che nel mondo reale non esistono il bianco ed il nero, ma solo ed esclusivamente delle sfumature di grigio (e molte più di cinquanta 🙂 ): sarebbe troppo intelligente.
    Ciao, Donato.

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  9. @Guido
    La maggior parte della gente non conosce queste due/tre piccole nozioni che chiariscono molto sull’energia elettrica (e non conviene spiegargliele bene):
    1) E’ un prodotto derivato, una forma di energia, non una fonte di energia.
    2) Va prodotta quando serve, perlomeno per le grandi potenze e i grossi numeri. Immagazzinarla tutta è impossibile, altamente inefficiente e costosissimo.
    3) la differenza FONDAMENTALE che esiste tra “potenza” e “quantità”, tra kWh e kW – è inutile avere un impianto che produce costantemente 1 kWh se a me servono almeno 2 kWh per far funzionare un apparecchio/macchinario. In 24 ore l’impianto avrà sì prodotto 24 kW ma inutili per il mio utilizzo (si intende fuori rete, ovviamente). E’ come se un’auto dovesse superare una salita e per farlo avesse bisogno di una potenza di 50 CV. Con un’auto da 40 CV potrei stare anche un anno intero a provare: non salirei mai.
    4) Come dici tu, la sua produzione da fonti quali Eolico e FV è assolutamente imprevedibile, oltre a non raggiungere mai il valore di produzione teoricamente installato (il FV quando c’è più sole per più ore produce meno rispetto al picco teorico perchè scalda troppo). E’in balia degli agenti atmosferici e come tale inaffidabile ma, soprattutto, non è gestibile: mentre in un impianto termoelettrico, idroelettrico e nucleare l’operatore può regolare la produzione in funzione delle sue necessità e in base alla potenza produttiva disponibile, nel FV e nell’eolico prende quel che c’è, se c’è. Se non c’è vento o sole, anche una potenza di 10 gW teorici produce zero.
    5) Per quanto detto sopra il FV ed eolico non potranno mai sostituire le altre forme ma le affiancano: con il risultato assurdo che certi impianti termoelettrici lavorano a singhiozzo, in modo inefficiente e in perdita. Morale? O vengono incentivati o chiudono – ma siccome sono indispensabili….
    Complimentoni ai geni: incentivi alle rinnovabili perchè costose, inefficienti, inaffidabili e fuori mercato, otre che dannose per la gestione della Rete, e incentivi anche per le forme affidabili, perchè rese antieconomiche dalle rinnovabili ma indispensabili per coprire le loro magagne.

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  10. Scusate, qualcuno sa dirmi se esistano generatori analoghi che funzionino a pellet? In teoria l’unica importante modifica riguarderebbe l’automatizzazione della ricarica del pellet e dell’eliminazione della cenere. Vivo un una regione periferica, con ampie superfici boschive praticamente abbandonate e spesso si dimentica che la legna è una fonte energetica concentrata, disponibile e rinnovabile. La CO2 prodotta ridiventa cellulosa e lignite e la produzione elettrica (e di calore) potrebbe venir regolata a dipendenza della richiesta, sia per stabilizzare la rete, sia per far fronte a richieste di picco.

    Post a Reply
  11. Siamo tutti d’accordo (lo spero!) che una democrazia illimitata diventi tirannica – il 51% non ha un “diritto democratico” di decidere a maggioranza la morte della minoranza del 49%: anche se ineccepibilmente democratica, sarebbe una decisione moralmente illegittima.

    Ma per le decisioni democratiche, come troviamo la frontiera della loro legittimità?

    E’ democraticamente legittimo che una maggioranza incompetente imponga al resto dei cittadini una politica energetica così palesemente sbagliata?

    Quanto ulteriore benessere collettivo dovremo sacrificare su quest’altare ideologico?

    Non esiste alcun vaccino culturale che possa proteggerci da una governanza così irresponsabile?

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    • Caro Orleans non si tratta solo di democrazia a mio parere. Il problema del nostro Paese e’ la qualita’ infima della classe dirigente attuale, in ogni campo. Abbiamo spazzato via 25 anni fa una classe dirigente di primissimo piano: colta, preparata, visionaria, rispettata e temuta all’estero. Un nome su tutti: Gardini. Il problema non e’ tanto nel fatto che alcuni imprenditori legittimamente propongano progetti come quelli citati, ma va spostato altrove: chi ha preparato la cornice legale e autorizzativa in cui sviluppare questi progetti? Chi e’ responsabile del fatto che certi progetti vengano effettivamente autorizzati? Si scoprira’ che sono gli stessi che aizzavano la protesta della gente comune contro un tubo invisibile. O gli stessi che non hanno mosso un dito contro la xylella, avallando implicitamente teorie cospirazioniste medioevali.

  12. e come per l’eolico, tra un po’ gli stessi seguaci della fede ambientalista protesteranno contro il fotovoltaico selvaggio.
    E con il pellets dovevano ridurre la CO2 e si ritrovano con l’inquinamento da microparticelle e la CO2 è aumentata lo stesso.
    Sono una pericolosa tragedia e come tutte le tragedie mirano alle emozioni: la perdita provoca sofferenza e su questa debolezza umana il capitalismo più nefasto crea la sua ricchezza.
    Ci sono prodotti inutili ed inefficaci che nessuno compra, si crea il bisogno (in questo caso la salvezza del pianeta) e si vendono porcherie che danneggiano ancora di più la natura.

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  13. Non sono sicuro che la gente abbia chiaro il significato di potenza di picco.
    Un impianto nucleare è in grado di produrre 24 ore su 24.
    Ma i pannelli dipendono dal Sole, e quello non lavora di notte, e le ore di Sole non sono tutte uguali (il sole sorge alla tal ora e tramonta alla tal altra, ma ogni giorno ad un’ora diversa, e d’inverno, quando serve di più scaldare la casa, le ore di Sole sono di meno. In compenso possiamo scaldarci a volontà d’estate 😀 )

    Dunque, la produzione di energia dei pannelli inizia ad una certa ora e da zero sale fino ad un picco che NON è quello della potenza installata, ma dipende da tante cose, per esempio se ci sono nuvole, e d’inverno il picco può essere un decimo o anche meno della potenza installata. Poi ritorna a zero.
    Una forma che ricorda una collinetta, e che riguarda solo una parte della giornata.
    Chi ha dimestichezza con gli integrali, avrà capito che l’integrale è molto, ma molto minore della energia che si potrebbe immaginare dal sapere che la potenza di picco è x. Sto cercando di usare un linguaggio che possa essere capito anche da chi non è del campo.
    Insomma, l’energia erogata è solo una minima parte di quella che farebbe pensare il dato della potenza installata.
    Perché il picco raggiunto viene mantenuto in genere per un’ora circa.
    E NON è quello della potenza installata, ma dipende da giornata a giornata a seconda delle condizioni meteorologiche, del giorno (durata delle ore di sole) ecc.

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    • @Guido

      Bravo, ottimo esempio… in maniera grafica per il fottovoltaico italiano eccolo qui spiegato, 3 giorni di produzione a gennaio.

      Inizio produzione 7 di mattina (impianti piu’ est, Puglia in particolare), fine alle 17 (impianti piu’ a ovest)… 10 ore in tutto.
      Notare che la produzione temporale, 7-17, non cambierebbe neanche installando 4 volte tanto, quello che cambierebbe sarebbe il picco di potenza e la quantita’ di energia prodotta, ma non certo il tempo. L’unico modo sarebbe di stoccare l’energia del giorno prima (o dei giorni prima) e di utilizzarla in toto o in parte in un giorno di bassa produzione,
      Questo si puo’ fare utilizzando l’idro da pompaggio, ma ci sono dei limiti sulla quantita’ totale di energia stoccabile. Altre forme di stoccaggio semplicemente non esistono, le batterie di cui tanto si parla sono un sogno impossibile a livello di un paese industrializzato come l’italia che consuma 300 000 GWh/anno.

      Immagine allegata

  14. Se si fosse coltivato a grano a10 T/ha sarebbero 610 tonnellate di grano convertendolo in etanolo si potrebbero produrre 100 ottimi litri di combustibile ogni 210 Kg di grano con un potere calorico paragonabile a quello della benzina circa 30,000 litri. Alla peggio potrebbero essere poi convertiti in 30,000 litri di ottima vodka per scopi ricreativi

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  15. Caro Massimo,
    articolo molto bello e leggibilissimo,anche da uno come me che di energia e sua produzione non si è mai interessato e non sa nulla, una vera capra insomma. Comunque è facile immaginare la completa disfatta della Puglia (e dell’Italia) industriale e agricola se quelle che hai descritto sono le premesse del Green New Deal californiano importato dalla “Nuova Europa” della tizia Ursula. Purtroppo, come abbiamo avuto modo di verificare finora per le industrie, questa ondata di pseudo modernismo finirà tra molti “lai e caini” se non tra rivolte, come sta già accadendo. E noi tutti pagheremo ancora una volta una follia, ancora una volta spacciata per “sogno visionario”…
    E il fatto che tutto questo scempio avvenga per “salvare” il circa 10% di emissioni europee nel mondo, oltre che patetico è anche ridicolo. Grazie per il tuo lavoro e ciao. Franco

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    • Caro Franco, grazie mille per le tue parole che come sai contano tanto per me.
      In questo scenario orwelliano, primitivo e scassato, dittatoriale e sovietico da tanti punti di vista, la forza dei numeri rimane invincibile. Bastano pochi nunmeri a mettere in crisi una narrativa falsa come una moneta da 3 euro. Del resto, questa e’ la stella polare in tutti i tuoi interventi, per cui posso solo sperare di imparare da te, e di applicare lo stesso principio nei campi che pratico con piu’ agio diciamo… 🙂

  16. Spettacolo indegno.
    E io sono strasicuro che tra qualche anno (non tanti, un lustro forse) si porrà il problema dello smaltimento di queste schifezze (per le quali ROHS non vale, ovviamente).
    Perchè una volta finito il ciclo degli incentivi nessuno ci spenderà più un centesimo su questi impianti, che senza foraggio lavorano in perdita cronica.
    E come verrà risolto? Con incentivi e sgravi a carico di tutti gli utenti, ovviamente sempre per finalità nobili (riqualificare le zone, bonificare bla bla bla).

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  17. Ringrazio Massimo per l’articolo, se non altro per avermi sollevato dal dubbio di essere io da solo (o tra quei pochi) quello che vedeva queste immense distese grigie, come delle brutture che nulla avevano a che spartire col territorio della mia regione.
    Ma il ringraziamento è anche per aver ben illustrato un quadro che non si può proprio vedere, che nasce dalla tavolozza acre della legislatura regionale, di vendoliana memoria, che volle permettere a chiunque di installare queste strutture ovunque, con la sola (falsa) limitazione della potenza prodotta, ma senza dare indicazione in merito alla salvaguardia del territorio, del paesaggio o dell’agricoltura: sono stati infatti espiantati vigneti, mandorleti ed altre colture per ricoprire i suoli con i pannelli FV, ed anche molti altri appezzamenti che sarebbero potuti rimanere produttivi, ora soggiacciono agli impalcati che sostengono questi specchi del cielo che rimane sì azzurro, ma in una Puglia che ha perso certamente qualcosa di bello.
    E se non bastassero i pannelli, una breve escursione nella Daunia, dal foggiano e fino alla provincia di Avellino, vi mostrerà una selva di alberi d’acciaio con le giranti mosse dal vento, uno spettacolo davvero indegno di una terra che al vento, era abituata a veder ondeggiare immensi campi di grano.

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    • Le pale eoliche nella Daunia sono semplicemente orrende. Un paesaggio unico, nelle sue colline ondulate, le spighe piegate dal vento, la fatica di chi ha coltivato quelle terre facendone il granaio d’Italia. Che bisogno c’era di uno schifo del genere? Nessuno. Poi siamo lo stesso Paese che mette in ginocchio intere comunita’ montane impedendo la costruzione di funivie con le giustificazioni piu’ originali.

      Si fossero utilizzati i miliardi dilapidati per spargere mulini e lastroni neri di silicio qua e la’, avremmo potuto rilanciare alla grande il settore agricolo nazionale in cui tanti giovani negli ultimi anni hanno investito energie, speranze, anni di studio e capitali senza essere supportati in nessun modo da una politica agricola nazionale di largo respiro. E’ questo che piu’ addolora e fa arrabbiare: questa sensazione di spreco immenso di risorse umane di cui l’Italia dispone, e di cui dispone anche e soprattutto il Sud. E delle quali, al di la’ di parole vuote e frasi di circostanza non frega niente a nessuno. Il Sud e’ stato totalmente abbandonato dopo il tentativo di industrializzazione del dopo-guerra che pur tra tanti inciampi ha avuto il merito di strappare al brigantismo e alla miseria larghe porzioni di popolazione. Ora si e’ attivato un processo contrario.

      Il Sud di oggi e’ quello delle novelle di Giovanni Verga: con la differenza che rispetto a quelle novelle stiamo perdendo le campagne e tutto il sistema di valori di quella civilta’ contadina che al cospetto dei “nuovi valori globalisti” era un tesoro di valore inestimabile.

  18. Articolo fantastico …
    Manca però, a mio parere, il riferimento all’incredibile mole di leggi, leggine e quant’altro che il nostro Parlamento ha partorito, in modo assai bipartisan, in favore di codesto sfregio !!!
    Non dimentichiamo il ruolo che hanno i cosidetti TEE, e il ruolo che hanno alcuni Carrozzoni Statali nel promuovere queste “Energie Rinnovabili” …
    Il tutto per “Risparmiare” CO2 e, quindi, salvare il Pianeta !!!

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