Palle Eoliche

Continua il nostro avvincente viaggio nelle “ridicole sorti, e regressive” della politica energetica italiana.

E cominciamo per una volta con una buona notizia: la società italiana Saipem ha annunciato la sua partecipazione allo sviluppo di un parco eolico offshore in Italia. Finite le buone notizie, occupiamoci adesso del resto.

Il parco eolico in oggetto consiste nella installazione di 56 turbine al largo di Ravenna, ad una distanza tra le 8 e le 12 miglia nautiche, per una potenza totale installata pari a 450 MW. Chi frequenta la costa romagnola sa che non si tratta di una zona particolarmente ventosa: d’inverno sono frequenti le nebbie che si spingono anche al largo della costa, e in generale il vento si fa notare solo in occasione delle rare incursioni della bora, oppure quando il garbino preannuncia l’arrivo di perturbazioni atlantiche. Persino le brezze sono poco accentuate rispetto ad altri litorali italiani, complice la bassa profondità del mare, a cui corrisponde una minore inerzia termica.

Che non si tratti solo di impressioni, lo confermano i numeri reperibili  dalla fonte più comunemente utilizzata in questi casi: l’Atlante Eolico. Scopriamo, infatti, che alla quota di 100 metri slm la velocità media annua del vento al largo di Ravenna si aggira tra 4 e 5 m/s. Da cui si può facilmente concludere, dati (e cartina) alla mano, che l’alto Adriatico è di gran lunga il tratto costiero meno ventoso d’Italia: parliamo di valori di velocità talmente bassi che per scendere al di sotto di questi bisogna addentrarsi nel cuore della Valpadana (Fig.1).

La cosa diventa ancor più rilevante in quanto la soglia minima di velocità media del vento che viene comunemente considerata per sviluppi eolici commerciali, è di 6 m/s. Non servirebbero altri commenti per sospettare la temerarietà dell’iniziativa in questione. E forse proprio per questo, si trovano in rete raffinatissimi esercizi di alta oratoria in cui si sostiene che, sì, il vento non sarà poi così forte…ma almeno ha il pregio di essere “costante”, e quindi commercialmente remunerativo.

E i profitti?

Sarà pure “costante” come dicono, questa dolce brezza ravennate: del resto non c’e niente di più costante… della calma di vento. Ma quanto a remuneratività, i freddi numeri paiono suggerire una storia diversa. Per l’offshore romagnolo, la  producibilità specifica (ovvero il parametro che traduce la potenza nominale dell’impianto in potenza effettivamente generata nell’anno) si colloca tra i 1000 e i 1500 MWh per MW installato. Molto più vicino ai 1000 MWh/MW, se si considera che sotto costa si scende al di sotto di quel valore, e che anche offshore all’altezza di 75 metri quei 1000 MWh/MW proprio non si raggiungono. Inutile dirlo, quei 1000 MWh/MW sono un valore assolutamente infimo, che vede l’offshore di Ravenna collocarsi solo dietro la laguna veneta nella speciale classifica delle aree più disgraziate in Italia per le installazioni eoliche offshore. Una producibilità pari ad appena la metà rispetto alla media nazionale dei progetti eolici autorizzati.

Quel numero in apparenza così misterioso vuol dire una cosa in realtà piuttosto semplice, ovvero che quella foresta di pale eoliche gigantesche piazzata in mezzo al mare produrrà in un anno l’equivalente di un banale generatore in continuo da 50 MW alimentato a gas naturale, come il compatto generatore LM6000 di GE o un SGT-800 di Siemens. O per dirla diversamente, quelle pale eoliche produrranno l’equivalente in energia di un funzionamento a potenza nominale per circa 3 ore al giorno, rimanendo ferme per le restanti 21 ore. Il grafico del Gestore Servizi Energetici (GSE) relativo alla distribuzione degli impianti eolici in italia, la dice lunga, sulla singolarità di questa iniziativa (Fig.2)

Non è certo necessario avventurarsi in raffinatissime condiderazioni economiche per capire che quelle 56 turbine eoliche, in un contesto di libero mercato deregolamentato, difficilmente genererebbero l’ombra di un profitto. Ma se ancora una volta si vuole parlare di numeri, possiamo riferirci a quelli del GSE che ad impianti di questa taglia, con questi valori producibilità, assegna un costo di produzione pari a circa 160 €/MWh, praticamente il doppio rispetto al prezzo medio (pre-tax) dell’energia industriale in italia. Con l’ulteriore aggravante che si tratta di un impianto offshore, e quindi si porta dietro costi di investimento (e quindi di produzione) presumibilmente ben più alti di quei 160 €/MWh stimati dal GSE.

Delle due una: o l’investimento in questione non è redditizio e si tratta di soldi buttati alle ortiche, oppure quell’investimento diventa comunque profittevole grazie ai meccanismi di incentivazione e all’obbligo imposto dall’Europa alle compagnie energetiche di produrre quote via via crescenti di energia rinnovabile, costringendole a costosissimi esborsi di denaro per comprare energia “verde” prodotta da altri a costi siderali. Una cosa è certa: quei costi saranno scaricati tutti sulla bolletta energetica dei cittadini e delle imprese italiane, già cara come il fuoco e causa di un gap di competitività ormai incolmabile con la stragrande maggioranza dei rivali europei.

Silenzio

Viene da chiedersi come abbia reagito, il numerosissimo esercito di quei “difensori del mare” che da mezzo secolo combattono battaglie furiose contro le piattaforme che producono metano davanti al litorale di Ravenna, per altro senza aver mai causato incidenti di rilievo. Piattaforme accusate l’altro ieri di deturpare il paesaggio, ieri di affondare le aree costiere con la subsidenza (falso clamoroso smentito persino nei tribunali) e oggi di produrre troppo cibo per le piante (leggi CO2).

Beh, prevedibilmente l’esercito in questione ha reagito con un silenzio tombale. Anzi, ha rilanciato con giaculatorie climatiste che esaltano la sostituzione di un modello “dannoso per l’ambiente” (la piattaforma) con uno virtuoso (la pala). Eppure sulla virtuosità ambientale di una orribile selva di mulini alti 150 metri, fermi per buona parte del tempo, e quando in moto vere e proprie armi di distruzione di massa dell’avifauna, ci sarebbe in effetti molto da discutere.

Certo la vista di quella foresta di mulini nuovi di pacca, accanto alle vetuste strutture di piattaforme petrolifere a fine vita, qualche spunto di riflessione lo offrirà. Quelli che sono nel giusto per definizione, lo additeranno come un segno di progresso e di sviluppo “sostenibile”. Qualcun altro, invece, osserverà a bassa voce che quelle vecchie piattaforme ci hanno sollevato da una condizione di miseria e sottosviluppo, regalandoci l’energia a basso costo indispensabile per trasformarci in quella che 30 anni fa era ancora la quarta potenza industriale del mondo.

E se l’Italia continua a rotolare rovinosamente fuori dal club dei paesi più ricchi e industrializzati, forse sarebbe il caso di chiederci se un ruolo determinante in questo processo non l’abbia avuto una politica energetica scellerata. Quella che 35 anni fa ci ha fatto rottamare centrali nucleari appena avviate, gioielli della tecnologia che avrebbero regalato energia per decenni a costi irrisori. E quella di oggi, che ci fa lasciare inutilizzate sul fondo del mare ingentissime risorse di gas mentre tappezza terreni fertili di pannelli neri di silicio, e sparge orribili mulini a vento su un territorio di valore e bellezza inestimabile, col solo effetto di regalarci una bolletta energetica ancora più cara.

Solo il tempo ci dirà, se quelle gigantesche pale eoliche saranno un monumento simbolico del passaggio ad un modello energetico “virtuoso”. O se, piuttosto, rimarranno la muta (e immobile) testimonianza della nostra imperdonabile stupidità.

 

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Author: Massimo Lupicino

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28 Comments

  1. Don Massimo,
    sono in disaccordo con Lei, non è una buona, è una pessima notizia che la Saipem realizzi quel parco eolico.

    Un’azienda nota per la qualità del suo management realizzerà una iniziativa che, in ultima istanza, malinveste risorse applicabili meglio altrove e lo fa per ragioni che compensano l’irrazionalità tecnico economica dell’iniziativa.

    E’ la somma di questa e di tante altre iniziative intrinsecamente sbagliate ma realizzate comunque da aziende capaci, è la rinuncia dei loro migliori manager a dire motivatamente “NO, questo non lo facciamo, non possiamo continuare a prenderci in giro così” che permette a questa cultura, che privilegia il politicamente corretto a scapito del benessere futuro, a formare radici sempre più profonde e difficili da combattere.

    E il resto del Suo articolo mi fa venire i brividi, mostra impietosamente il tramonto di un paese eccezionale, in preda a un male oscuro che non sa come scrollarsi di dosso, dove la povertà ha iniziato a risalire la piramide sociale e tutti puntano l’uno verso l’altro un dito accusatore pur di non riconoscere che stiamo silenziosamente, gradualmente ma inesorabilmente rinunciando all’uso della ragione.

    Sono ottimista, perché spero che sia un fenomeno ciclico: quando avremo raggiunto una miseria sufficiente i migliori di noi, dopo una solenne incazzatura, ricominceranno a funzionare.

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  2. Caro Massimo e gentile Rosa
    Mi permetto di dire la mia sulla “correità”. È vero, la casalinga di Voghera non ha colpe delle scelte sciagurate fatte negli ultimi decenni. Ma la società che si interessa e studia, come credo, visto il tenore dei commenti, un importante specchio sia quello rappresentato da questo forum, non può esimersi dal riconoscersi colpevole. Io in primis. È troppo comodo dire “ma io non ci posso far niente”: gli ignavi sono riconosciuti colpevoli da Dante…magari con pene meno gravi dai traditori della Patria o di Dio (e la società di oggi, soprattutto nei piani alti, ne è piena)…
    Proprio perché in fin dei conti quel “Franza o Spagna” è andato bene pure a noi, e tutto sommato “finché se magnerà” continuerà a starci bene

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  3. è facile fare impresa quando gli utili sono generati da incentivi e da tasse “verdi” pagate da tutti.
    Eh, no questa non è imprenditorialità, è assistenzialismo, o, peggio ancora, economia drogata.
    Vorremmo forse dire che senza la tassa obbligatoria sulle buste biodegradabili (ad esempio), questo prodotto dell’inefficiente economia green darebbe utili in un mercato libero e non drogato dal terrorismo psicologico sulla fine del mondo per surriscaldamento derivante dalla CO2?
    Fortunatamente vi sono studi che confermano che la cosidetta economia green non porta a nessuno sviluppo, neanche sostenibile.
    “Il mito della “crescita verde” porterà al collasso ecologico

    Negli ultimi vent’anni abbiamo creduto di poter aumentare il PIL riducendo le emissioni. Non è successo e difficilmente accadrà in futuro, come dimostra l’ultimo rapporto dello European Enivronmental Bureau”
    da https://www.lastampa.it/tuttogreen/2019/08/28/news/il-mito-della-crescita-verde-portera-al-collasso-ecologico-1.37371005

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  4. Ottimo articolo e proprio perché lo trovo tale mi appare appena stonato il richiamarsi in chiusura alla “nostra” imperdonabile stupidità. So che l’usare la prima persona plurale, così come fatto anche da molti commentatori, è un artificio retorico, eppure lo considero fuori-luogo relativamente all’argomento trattato. Le ragioni per cui la chiamata di correità generale è insostenibile riflette la stessa insostenibile chiamata di correità di chi parla di un’umanità (indistinta) che consuma ed inquina e procura danni agli orsi bianchi. Le ragioni per cui in Italia (possiamo chiamarla regione del superstato UE) ci siano tali politiche dovrebbero essere note a coloro che scrivono: la sconfitta della WWII ne ha determinato il destino di colonia e le successive influenze in campo energetico. Non bisogna dimenticare che ogni tentativo di uscire da tale situazione è stato fallimentare, in particolare dopo l’assassinio di Aldo Moro e golpe successivi. Se un politico non si allinea rischia la vita ed ecco perché in Italia i politici sono di qualità infima. Da qui a dire che siamo tutti colpevoli perché abbiamo scelto i politici sbagliati, ce ne corre. Ovviamente la necessità di essere sintetici non aiuta, ma faccio un ultimo nome che aiuta a comprendere il quadro: Enrico Mattei.

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    • Cara Rosa, sono d’accordo che la nostra è una secolare storia di asservimento a poteri stranieri. Franza o Spagna purché se magna, siamo rimasti sempre lì. Ora è Franza o Germania ma poco cambia. Ma la chiamata in correità secondo me è d’obbligo, e su questo sono d’accordo con Donato. È d’obbligo perché abbiamo avuto delle possibilità, e ce le siamo giocate male. È d’obbligo perché se le cose vanno in un certo modo è anche perché la difesa dei nostri interessi, il senso di appartenenza ad una comunità, non hanno mai contraddistinto la nostra storia e la nostra politica, se non per brevissimi periodi e per l’azione di persone eccezionali che ancora, non a caso, ricordiamo (come il Mattei che tu giustamente citi, caso esemplare e unico nel suo genere).

      Ma siamo decisamente off topic, preferisco parlare dell’Atlante Eolico e delle pal(l)e che (non) girano. Tanto il destino del nostro Paese non lo cambiamo noi, e faremo comunque la fine che dobbiamo fare. Penso sia troppo tardi per cambiare un percorso ormai tracciato troppo in profondità. Tocca fare i conti con la realtà.

  5. “…. 30 anni fa era ancora la quarta potenza industriale ….”
    .
    Caro Massimo,
    pensa che, di questo passo, nel 2100 non solo saremo fuori dal G10 (già oggi siamo fuori dal G7), ma addirittura saremo fuori dal G20, sopravanzati da Paesi come l’Iraq, la Turchia, la Nigeria ed il Pakistan. Una fine ignominiosa per un Paese che rappresentava una delle maggiori potenze economiche del pianeta.
    La cosa buffa è che Francia, Germania e Regno Unito in quell’epoca continueranno a far parte del gruppo dei Paesi che contano (G10).
    https://www.facebook.com/ucciomudu/videos/443586383255553
    .
    Questo è il risultato di scelte politiche indecorose che abbiamo fatto e stiamo facendo. Non ci lamentiamo, però, perché ogni popolo ha i governanti che si merita.
    Potrebbe sembrare populismo o qualunquismo, ma è la pura e semplice verità, a cui ognuno può appioppare il nome che vuole, tanto il risultato non cambia.
    .
    Per concludere, permettimi di complimentarmi per un articolo che avrei firmato volentieri.
    .
    p.s. ho fatto della battaglia contro le previsioni al 2100 una scelta di vita, ma una volta che una di esse porta acqua al mio mulino, non ho potuto non approfittarne. 🙂 🙂
    Ciao, Donato.

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    • Grazie mille Donato. Come dicevo a Rosa sono anche io per la chiamata in correità. Siamo tutti responsabili dello sfascio di questo Paese. Perché i difetti di chi governa sono gli stessi del popolo che l’ha eletto. E da sempre, non da ieri. E siamo su un piano inclinato da almeno 35 anni ormai. Solo che ora quel piano è anche ben lubrificato. Motus in fine velocior, dicevano i latini. Speriamo che la fine arrivi presto, perché la cosa peggiore, è l’agonia.

      Torniamo alle palle, che è meglio. Tanto ai mali di cui giustamente parli, non c’è più rimedio.

  6. per chi si vuol divertire a vedere con numeri e grafici reali le inefficienze delle fonti alternative in Germania, questo è il sito idoneo:
    https://www.energy-charts.de/
    Come si vedrà, ci sono giorni in cui il vento produce 0kwh!!!

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  7. “Infatti, la progettazione di un impianto eolico la facciamo sputando in aria, e vedendo dove atterra il prodotto”.
    caro Massimo, sarebbe già gran cosa, almeno si potrebbe valutare la velocità del vento dalla distanza in cui attera lo sputo.
    Ma per valutare la velocità e la presenza del vento si usano metodologie più raffinate.
    Riporto quanto scritto in un commento su un blog che dovrebbe essere scientifico con tema i fenomeni climatici (ossia: la solita lotta ai cambiamenti climatici):
    “Sono stato in Sardegna a Porto Vesme e Carloforte e il vento soffiava giorno e notte, non lasciandomi dormire.”
    In base a queste osservazioni scientifiche possiamo costruire parchi eolici, altrochè anemometri o sputi in aria… bastano le orecchie

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  8. Tutto nasce dall’idea bacata che l’energia da sole/acqua/vento/quel-che-è sia gratis e naturale. Palle. Il sole/acqua/vento sono gratis, il loro sfruttamento non lo è, manco per sogno.
    Le scellerate e deliranti scelte energetiche attuali sono un misto di ideologia (vedere la terra come un organismo vivente a sè, Gaia) e di finanza, con la seconda che sfrutta la prima o fa finta di farsi sfruttare, che è molto peggio, per ingrassare.
    Ma poi quali sono questi “disastri” ambientali di cui si ciancia di continuo? I ghiacciai vanno e vengono da milioni di anni, i mari salgono e scendono da milioni di anni, le montagne crescono e franano da milioni di anni.
    La plastica negli oceani? Un problema, certo, ma non la fine del mondo (e pare che le soluzioni “verdi” siano peggio del male).
    L’attenzione all’ambiente è utile, anzi indispensabile, per evitare scempi locali ma da quando è diventata “politica” e vuole imporre dettami e scelte globali, ha fatto danni incalcolabili.
    Del resto, basta vedere le patetiche comunicazioni di Greenpeace & co. Un allarme dietro l’altro, tutti inesorabilmente FALSI. E allora quando si vede che le donazioni latitano o a nessuno frega più dell’orso bianco, che continua imperterrito a vivere come prima, ci si inventa l’artico, poi l’antartico, poi il pinguino, poi sarà il granchio o il gamberetto….
    Intanto, vengono massacrate intere zone rurali (naturali appunto) per riempirle di pali di cemento e di pannelli di silicio, mentre si è fatto un cancan assurdo per tagliare 100 ulivi 100 per far passare la TAP (e non tagliare quelli malati: risultato, sono morti a migliaia). E quando quelle schifezze non funzioneranno più (presto, la loro vita utile è corta anzicheno) CHI ripristinerà lo stato di quei luoghi? CHI pagherà per questo?
    Il costo non è solo questione di economia, è questione sociale: perchè il prezzo salato di queste boiate lo pagherà sempre il poveraccio, o la classe media, non certo l’aristocratico o il riccone. Le risorse verranno deviate da altri usi ben più utili alla comunità e ai soggetti deboli per rimediare alle schifezze fatte per arricchire ancor di più i forti (e i furbi)

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  9. Mi viene da piangere…

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  10. aggiungo, inoltre, che gli stessi che si dichiarano favorevoli alle inefficienti energie alternative, sono gli stessi che, una volta messe in funzione, protestano contro il loro negativo impatto ambientale, come dimostra questo articolo relativo alle immense distese di piantaggioni di palLe eoliche impiantate in Irpinia “Eolico Selvaggio, l’allarme di Legambiente: «La Regione latita da 10 anni, da soli noi non ce la faremo»” da http://www.orticalab.it/Eolico-Selvaggio-l-allarme-di .
    A dimostrazione che il cosidetto ambientalismo, oltre ad essere una religione, è anche una malattia mentale che porta all’incapacità di intendere e di volere ed i portatori di questa sindrome del Nimby dovrebbero essere interdetti da qualsiasi attività di pubblico interesse nonchè curati presso idonee strutture sanitarie di igiene mentale.
    Non tralasciamo i danni diretti alla fauna aviaria, che l’ambientalismo dovrebbe difendere, salvo poi lamentarsi della sesta estinzione di massa provocata dall’uomo, come dimostra questo breve video https://www.youtube.com/watch?v=SThtTooVQd8 e come dimostra questo studio “Fatalities at wind turbines may threaten population viability of a migratory bat” https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0006320716310485.
    In conclusione: di quale ambiente si fa difensore l’ambientalismo?
    Risposta: di un ambiente ideale ed immaginario che in realtà si chiama politica- economia e finanza… altro che boschi, foreste, flora e fauna.

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  11. la produzione da turbine eoliche la dice lunga sulla bontà della cosidetta green economy.
    La genesi è ovviamente il dover ridurre la CO2 che causa i cambiamenti climatici, secondo la narrazione classica.
    Cambiamenti climatici che, invece, sappiamo esser sempre esistiti e non dovuti in maniera diretta dalla quantità di Co2 atmosferica.
    Invece, la vera genesi dell’uso delle cosidette fonti alternative è… la crisi petrolifera del 1973.
    E’ da quella data che la politica/economia si chiede come poter continuare lo sviluppo ed il progresso anche in caso di mancanza del preziosissimo petrolio.
    E’ inutile darsi delle colpe: l’ambiente come lo conosciamo ha le sue fondamenta sulle molteplici qualità positive degli idrocarburi, dai quali non si ricava solo energia, ma preziosissime materie prime, tra le quali i polimeri plastici che ci stanno salvando da questa epidemia da coronavirus.
    Si poteva optare per il nucleare, ma il cosidetto movimento ambientalista ha detto NO (il nucleare non produce neanche una molecola di CO2!!!), ed invece ha puntato su fonti aleatorie, costose ed inefficienti, assicurando , attraverso gli incentivi, comunque un lauto guadagno alle aziende del settore green, e senza diminuire di una molecola la CO2 atmosferica (che oggi è a 413,01 ppm).
    Ma è proprio vero che queste fonti alternative non producono CO2?
    Un pilone in acciaio di 25-100mt del peso di svariate tonnellate, sbancamenti con bulldozer, costruzione di piste per il raggiungimento dei siti spesso in aree senza vie di comunicazione, di montagna o boschivi, fondazioni in cemento armato per sostenere i piloni e via dicendo; ma il bello viene propio dal loro funzionamento.
    L’atlante eolico mostra che il massimo in ore producibile in Italia (nei migliori siti colorati di rosa scuro) è di circa 3000h (su 8760 di un anno, quindi circa 1/3).
    E per il retante 2/3?
    Il problema si chiama dispacciamento, ossia il garantire all’utente finale sempre e comunque la quantità di energia richiesta, e per fare ciò l’ente gestore ed i produttori suppliscono con… gruppi elettrogeni o generatori a gas la cui energia è comprata nel mercato nel “giorno dopo” con un ulteriore aggravio dei costi in bolletta.
    Sempre in bolletta paghiamo i cosidetti incentivi che altro non sono che la garanzia di guadagno per i produttori di queste energie inefficienti, il totale dei costi aggiuntivi è di oltre il 30%.
    Bella sostenibilità, dunque!!!
    Insostenibile per le tasche dei consumatori, insostenibile per l’ambiente e sostiene solamente le aziende del settore green, settore che appartiene a quel genere di economia drogata che può sopravvivere solo ed esclusivamente rubando a tutti, ma che rende tanto consenso politico.

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  12. sparge orribili mulini a vento

    Addirittura orribili?

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    • Caro Ale fatti una passeggiata sull’Appennino Dauno, era una delle zone più affascinanti e naturalisticamènte intatte del sud Italia. Hanno fatto uno scempio indescrivibile. Ma almeno lì il vento c’è… Almeno…

    • Io un po’ di anni fa andavo in estate in molise e pure li hanno costruito dei bei parchi eolici, a me son sempre piaciuti, ai tempi andavo con mio padre a visitarli proprio da vicino vicino, avevano ricavato una sala in uno degli edifici costruiti a corredo dove a turno c’era qualcuno che spiegava come funzionava il parco eolico e dava dettagli a chi li chiedeva. Bei ricordi.
      Comunque sia quello che dico da anni è che con la continua penetrazione delle fonti intermittenti ci sarà un legame sempre più stretto con la produzione a metano modulabile, e in questo senso se chi sta installando MW/GW di fonti intermittenti è anche il proprietario di MW/GW di centrali a metano, beh, business assicurato e assolutamente profittevole!

  13. Questo articolo è completamente sbagliato nel contenuto. La rivoluzione della produzione energetica in senso rinnovabile è assolutamente necessaria. Il nucleare abbiamo fatto benissimo a buttarlo alle ortiche, è una tecnologia estremamente pericolosa ed il fossile ci ha portato ai disastri ambientali che sono sotto gli occhi di tutti.

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    • “Giusto” e Sbagliato” sono categorie che valgono per argomentazioni utopistiche, ideologiche e sostenute dal nulla cosmico come le tue. Qui si parla con numeri e dati. Se sei in grado di argomentare sulla base di quei numeri bene. Altrimenti vorrà dire che il tuo commento resta “giusto”, ma per altri lidi, tipo un forum di repubblica o del fatto quotidiano.


    • il fossile ci ha portato ai disastri ambientali che sono sotto gli occhi di tutti

      Ah ah che ridere! L’alternativa era, se non morire di fame, avere un grado di comodità e agiatezza parecchio inferiore a quello che conosciamo (qui da noi).

      La solita gente ben pasciuta che parla a vanvera.
      Che al massimo fa l’agricoltore del nuovo millennio usando però la manodopera straniera, visto che il suo tempo deve essere dedicato ai social e alle fiere.

    • Infatti, la progettazione di un impianto eolico la facciamo sputando in aria, e vedendo dove atterra il prodotto.

    • Se ci fosse un vento tra i 4m/s e i 5 m/s non perderei il mio tempo e i miei soldi in questo progetto. Alberto Bernabini (Ammistratore unico di Agnes http://www.agnespower.com). Se hai volgia e tempo di venire in Romagna ti dimostrerò da contatori ENEL che ci sono turbine che fanno 3000h.. e da anni. Partendo da dati sbagliati si generano conlusioni sbagliate.

    • Grazie Alberto per il contributo. Come detto tante volte, massimo rispetto per chi “osa” fare imprenditoria in un paese come l’Italia: una impresa prossima all’eroismo. E non e’ certo l’iniziativa imprenditoriale in se’, il centro di questa riflessione, quanto piuttosto l’opportunita’ strategica per il sistema-Paese Italia di perseguire imprese energetiche che aggravano la bolletta energetica del cittadino e giustificate solo dall’allarmismo climatico.

      Nello specifico, ho definito l’iniziativa “temeraria” in un contesto di mercato libero e deregolamentato, cosa che evidentemente non e’ per il mercato italiano dell’energia, vista la combinazione di incentivi verdi e di imperativi draconiani dettati dall’UE sulla produzione di energie rinnovabili. Il bravo imprenditore intraprende perche’ consapevole dell’ambiente strategico in cui opera, e quindi in questo contesto chi investe nelle rinnovabili lo fa con ottime ragioni di business, e non c’e’ dubbio che faccia la cosa giusta. Tanto piu’ se contribuisce a far girare il “sistema” Italia, come in questo specifico caso in cui la gara d’appalto e’ stata vinta dall’italianissima Saipem.

      Ma siccome questo e’ prima di tutto un sito di climatologia, viene difficile pensare all’offshore romagnolo come ad un eldorado dell’eolico. Normale che si faccia riferimento all’Atlante Eolico, che costituisce una fonte preziosissima, imponente, e libera di informazioni. Informazioni di qualita’ molto elevata, come si puo’ verificare a questo link, frutto della combinazione di serie storiche, dati trasmessi da aerogeneratori-campione, reti anemometriche di enti come ENEL, CESI, ENEA, Aeronautica Militare e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

      Certamente puo’ accadere di fare progetti sulla base di data-set diversi, magari su lunghe serie di dati accumulati in altro modo. Vista la zona, viene difficile credere che si sia trovato il modo di reperire serie storiche basate su rilevamenti sul posto, o che si sia riusciti ad accumulare una mole di dati paragonabile a quella dell’Atlante. Certo, tutto puo’ essere, come puo’ essere anche che l’iniziativa imprenditoriale si basi (giustamente) su altri presupposti, a partire dal prezzo a cui si riesce a collocare la produzione. E che la ventosita’ diventi un fatto marginale rispetto alle garanzie offerte da contratti di vendita a condizioni vantaggiose, o dall’entita’ degli incentivi.

      Quanto alle turbine da 3000 h, non si fa fatica a crederlo. Il parco eolico di Casoni, o di Monte Galletto per esempio, si trovano in una zona a cui l’Atlante eolico attribuisce proprio quelle 3000 ore. Ma siamo sull’Appennino bolognese, tra 700 e 900 metri di quota e in prossimita’ di valichi. Applicazioni ovviamente non paragonabili ad una installazione al largo di Ravenna. Giusto per fare un confronto, l’aerogeneratore sperimentale installato a Cesenatico (molto piu’ rappresentativo delle condizioni sulla costa ravennate) e’ stato oggetto di una modifica dell’inverter proprio a causa delle scarsa ventosita’ rilevata: esattamente quei 4 m/s descritti dall’Atlante per la zona in questione…

      Ma queste sono considerazioni climatiche e meteorologiche, mentre l’attivita’ imprenditoriale e’ un’altra cosa. Della quale dobbiamo augurarci tutti il successo, per il bene del nostro Paese.

  14. Caro Massimo, mirabile e piacevolissimo scritto! Direi che sei stato anche “generoso”: alcuni numeri sono ancora piu’ implacabili! Le ore equivalenti a cui fai riferimento sono per l’eolico on-shore: per l’eolico off-shore, grazie al piu’ facile scorrimento del vento sulla superficie del mare, sono decisamente di piu’. Infatti a parita’ di potenza installata, un parco off-shore deve produrre piu’ energia elettrica per coprire i maggiori costi di installazione e mantenimento…ma questo non sembra essere il caso!
    Inoltre i 160 €/MWh di costo di produzione andrebbero paragonati al prezzo dell’energia elettrica sul MGP (Mercato del Giorno Prima; in realta’ andrebbero paragonati al costo e non prezzo di produzione delle altre fonti) e si scoprirebbe che il PUN (Prezzo Unico Nazionale in Italia) e’ oltre tre volte piu’ basso!
    Un caro saluto,
    Gianluca

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    • Grazie Gianluca, il tuo commento per me ha il valore di una Peer Review, anche se sono ben lontano dall’essere un tuo peer 🙂

  15. Ma per creare energia elettrica non si potrebbero installare turbine sottomarine ?? Con la forza delle correnti sia superficiali che profonde avremmo energia gratis

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  16. Che tutto il business green energy sia una grande manovra finanziaria speculativa, fatta da chi gestisce cifre pari alla somma dei PIL di svariate nazioni nemmeno tanto piccole, è cosa ormai palese (vero Blackrock?). E che tali soggetti ricattino le compagnie più grandi, minacciandole di non investire in loro (aucap, sottoscrizione di obbligazioni e bond vari, ecc ecc) se non attuano una svolta green qualunque boiata essa voglia mai dire – anche questo è chiaro e ormai palese.

    Il gioco è sempre quello: essere abili nel far girare il cerino acceso, così che si spenga in mano a qualcun altro (stile derivati spazzatura, per intenderci). Non so quanto il giochino possa essere sicuro, alla fin fine, perchè a furia di riempirsi di spazzatura tutti quanti, poi qualcosa ti resta tra i denti comunque.
    In ogni caso, al solito, paga il povero cittadino ignaro.

    Del resto, l’ipocrisia totale, affiancata dalla mentalità di voler educare il popolo che non sa cosa sia il suo bene, che invece viene rivelato ed elargito dalle elites illuminate (+ la finanza arrembante e i nuovi ricchi). Ipocrisia perché i soldi per questa buffonata green vengono dai ricavi del petrolio (vero fondo sovrano della Norvegia?); ipocrisia, perché gli stessi che predicano bene agli altri hanno megaville con allacciamenti da 40 kWh (vero signor Al Gore?)

    Ieri vedevo incensata su un quotidiano (a pagamento, presumo, e visto la sete di denaro dei giornali……) la Tesla che fa 1.500 km con un pieno. Costa SOLO 85.000 € . E magari dopo 100-150 mila km la devo buttare perchè le batterie vanno ko. Volks-wagen davvero.

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