Salta al contenuto

Gli incendi nel nord Australia (NT) negli ultimi 5000 anni

Nell’ambito degli eventi estremi, è stato appena pubblicato in rete un lavoro (Rehn et al., 2021) sull’evoluzione nel tardo Olocene degli incendi nella savana dell’Australia settentrionale, in cui si mostra come i granuli di carbone da incendio, di diversa dimensione, il cui flusso (densità superficiale annuale) viene misurato separatamente per classi di dimensione, hanno subito una continua diminuzione media negli ultimi 4-5 mila anni.
Il flusso indica che gli incendi recenti (per tutte le dimensioni dei granuli) quasi scompaiono rispetto agli incendi dei millenni passati tra cui certamente quelli accesi dagli aborigeni che li usavano per la gestione del territorio.
Anche se gli autori non ne parlano esplicitamente, il lavoro si inserisce nel filone, ormai vasto, degli eventi estremi che smettono di esserlo quando sono analizzati correttamente (cicloni e tornado) oppure sono normali manifestazioni naturali, con i loro alti e bassi e anche con eventuali inserimenti antropici per i quali non è necessario proclamare crociate.

Sembrerebbe facile convincere il prossimo che gli eventi estremi non esistono in modo sistematico, legato alla produzione umana di CO2, ma non è così: oltre all’inossidabile pervicacia dei “profeti” (v. ad esempio http://www.climatemonitor.it/?p=54569), proprio oggi (10 marzo 2021) ho letto due articoli, uno nell’ambito della Geografia canadese e l’altro nelle Relazioni Internazionali russe nei quali, dato per scontato il cambiamento climatico, specie nelle regioni artiche, si studiano e si propongono scenari e modelli relativi alla sicurezza in quelle regioni e si cita un’imponente bibliografia che testimonia un fermento mondiale connesso al cambiamento climatico. La lettura mi ha trasmesso un senso di “soldato giapponese nelle isole del Pacifico” che non avevo mai provato prima. Però ha anche rafforzato l’idea che voglio proprio essere “quel soldato” e che le mie tre ore per notte di sonno voglio almeno dormirle profondamente, con la coscienza tranquilla.

Riprendo il discorso interrotto: il lavoro di Rehn et al. è a pagamento (io ho avuto il testo dagli autori) per cui riporterò alcuni stralci dell’introduzione e del testo senza particolare enfasi, come fosse farina del mio sacco. In realtà non lo è, ed è bene sottolinearlo.

In Australia, l’uomo è diventato un soggetto del fuoco (un “incendiario”) circa 60 mila anni fa e si è aggiunto agli incendi naturali che a lungo hanno plasmato gli ecosistemi; il suo ruolo non è chiaro ed è ancora argomento di discussione ma, alcuni ambienti, incontrati dagli europei nel 18.mo secolo, apparivano gestiti con cura e attenzione. L’estensione e i tempi scala di questa gestione non sono però ben conosciuti. In genere si crede che a livello continentale il clima sia stato una forza-guida del bruciamento di biomasse più dell’uomo, tranne negli ultimi 200 anni.
Le savane dell’Australia settentrionale coprono circa un quarto dell’area e ogni anno circa il 50% di esse brucia. Si capisce quindi che la ricerca su questi ecosistemi è importante per capire le relazioni tra fuoco, clima, uomo, vegetazione.

Fig.1: Identificazione della zona di studio. L’immagine c è la foto satellitare del piccolo lago da cui sono stati estratti i sedimenti analizzati.

Il tardo Olocene (da 4200 anni fa ad oggi) è un periodo climatico confrontabile con quello attuale e, dal medio al tardo Olocene si è sviluppato El Nino, si è stabilizzato il livello del mare (cresciuto nel medio Olocene) e il monsone estivo indonesiano-australiano si è indebolito. Molti siti settentrionali australiani mostrano disturbi nella crescita della vegetazione attribuiti ad ENSO e all’uomo, in concomitanza con l’aumento della popolazione.
Lo studio degli incendi e la produzione di dati di prossimità per il fuoco, relativamente abbondanti per gli ambienti temperati del sud-est, sono quasi assenti per il nord. Dagli anni 40 del secolo scorso sono stati introdotti metodi per analizzare depositi di carbone e per distinguere gli incendi di differenti biomasse; in particolare Rehn e collaboratori usano il flusso di particelle di carbone (particelle cm2 anno-1) e la dimensione delle particelle in micron (μm) per misurare l’intensità del fuoco (una combinazione di temperatura e durata) e il tipo di materiali bruciati (ad esempio, quando parlano di “elongated” si riferiscono ai fili d’erba).

In questo lavoro sono analizzate particelle di tre classi di dimensione, osservate nei sedimenti di un piccolo lago (figura 1).

  1. tra 63 e 125 μm
  2. tra 125 e 250 μm
  3. maggiori di 250 μm

Le particelle maggiori di 125 μm sono interpretate come locali; quelle minori (microscopiche) come regionali, provenienti da un ambiente più ampio ma ignoto non essendo ben conosciuta la dinamica del trasporto.
Gli autori forniscono un link ai dati usati ma, purtroppo, non funziona, almeno nella mia copia. Ho quindi digitalizzato (a passo 1 pixel=15.2 anni) una parte delle loro serie (3 dalla loro figura 5), in particolare il flusso per le tre tipologie di particelle di carbone, e ho trascurato le serie di carbone pirogenico di figura 6. Il risultato della digitalizzazione è mostrato nelle tre figure successive, insieme ai rispettivi spettri.

Fig.2: Flusso digitalizzato dalla figura 5 di Rehn et al., 2021. La linea interpolante rossa è il fit parabolico dei dati. Quelle descritte sono (si assume) le particelle provenienti da aree limitrofe. in basso lo spettro in cui si notano i massimi corrispondenti ai cicli solari di Hallstat (2200 anni); di Eddy (1000 anni), di un ciclo senza nome a 500 anni e del ciclo di de Vriess/Suess (208 anni).
Fig.3: Flusso digitalizzato per una prima tipologia di particelle locali. Sembra essere stata presente nella zona un’intensa attività di incendi attorno a 4200 anni fa e poi attività relativamente bassa fino ad oggi. Nello spettro è scomparso il massimo attorno a 2000 anni ma restano quelli a 700, 400 e 200 anni.
Fig.4: Flusso digitalizzato delle particelle più grandi. Appare un’inensa attività tra 4500 e 3000 anni fa e poi alcuni picchi significativi e un leggero aumento a partire da circa 400 anni fa (forse poco prima dell’arrivo degli europei). Lo spettro conferma i picchi a 700, 400, 200 anni, forse ciclicità tipiche degli incendi.

Nella fase più antica, tra il 4600 e il 2800 BCE, si osservano, secondo gli autori, incendi dovuti a piante C3/C4 mescolati, ma non simultanei, a quelli della prateria. In questa fase gli incendi sono ad alta intensità e di periodo circa 450 anni, come sembrano testimoniare i massimi spettrali (figura 2) a 400 e 550 anni per le particelle tra 63 e 125 micron.
La fase intermedia, tra il 2800 e il 900 BCE, mostra una serie di picchi del flusso, meno frequenti per le particelle >250 μm e tutti più bassi rispetto ai picchi della fase precedente. Il periodo di ritorno di questi massimi secondari è di circa 200 anni, come evidenziato dai massimi spettrali a 170-220 anni in tutte le serie.
Nella fase moderna, dal 900 BCE ad oggi, si osservano piccole fluttuazioni di flusso, legate alle formazione di foreste di mangrovie e al trasporto di sabbia, con conseguente maggiore mobilità dell’uomo che si adatta alle condizioni ambientali.

Tra la fine del 19.mo e l’inizio del 20.mo secolo, nella zona si stabilisce una riserva per gli aborigeni e nuove esigenze di pastorizia hanno generato nuove necessità di gestione del territorio, con maggiore intensità di incendi.
Dal complesso degli spettri osserviamo massimi comuni alle tre tipologie di grani di carbone: 700, 400, 200 anni a cui si aggiungono, per la serie intermedia, 1000 anni e per la serie di dimensione minore (63-125 μm) anche 2300 e 500 anni. Questi periodi possono essere associati ai cicli solari, come ho elencato nella didascalia di figura 2.
Gli spettri wavelet delle tre serie (disponibili nel sito di supporto) confermano gli spettri MEM, tranne il massimo di 2300 anni che negli spettri wavelet è fuori dall’intervallo selezionato, ma mostrano che le oscillazioni di cui parliamo sono state forti all’incirca nella metà più antica del periodo, cioè dal medio all’inizio tardo Olocene; grosso modo, gli spettri del periodo più recente di 2500 Ka mostrano l’assenza di massimi o la loro presenza con potenza molto bassa. Non ho elementi per poter fare affermazioni nette, ma ho la sensazione che la presenza o meno di forti massimi spettrali sia legata allo sviluppo (o la nascita) di El Nino.

In conclusione, anche in questo caso di area ristretta e soggetta fortemente all’influenza di El Nino, non possiamo parlare di eventi estremi in crescita ma, al contrario, di eventi in forte diminuzione (con o senza CO2 antropica). Si può anche sottolineare come l’attività umana abbia favorito una buona gestione del territorio, almeno fino all’arrivo degli europei.

Bibliografia

  • Rehn et al., 2021 Emma Rehn, Cassandra Rowe, Sean Ulm, Craig Woodward and Michael Bird: A late-Holocene multiproxy fire record from a tropical savanna, eastern Arnhem Land, Northern Territory, AustraliaThe Holocene 00(0), xxx-xxx, 2021. https://doi.org/10.1177/0959683620988030
    Tutti i dati e i grafici sono disponibili nel sito di supporto
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualità

7 Comments

  1. Luigi Mariani

    caro Franco, Il mio commento postato podco fa si riferiva alla tua frase “La lettura mi ha trasmesso un senso di soldato giapponese nelle isole del Pacifico….” che è stata curiosamente censurata….

  2. Luigi Mariani

    <>
    …ti capisco Franco in quanto leggo moltissima letteratura scientifica e debbo confessarti che ho smesso da tempo di referare lavori sul cambiamento climatico per non infilarmi in ridicole polemiche con “scienziati” che ritengono di dover introdurre i loro lavori con mantra sulla fine del mondo prossima ventura. Tali mantra, che poi sono quelli di cui ti lamenti tu stesso, non hanno a mio avviso nulla che vedere con la scienza galileiana ma tutt’al più sono segno dell’avvento di una nuova religione non certo provvidenziale e che ha curiosamente trovato il proprio pontenfice in papa Francesco, che ha posto la prima pietra con la sua celebre frase “Dio perdona sempre, la Natura non perdona più” (https://www.earthday.it/papa-francesco-dio-perdona-sempre-la-natura-non-perdona-piu/).

  3. Luigi Mariani

    A complemento dell’interessante scritto di Franco, sull’uso del fuoco da parte degli indigeni segnalo questo documento di sintesi presente su un sito del governo australiano (https://www.dpaw.wa.gov.au/management/fire/fire-and-the-environment/41-traditional-aboriginal-burning):
    Da esso si deduce:
    1. l’uso del fuoco da parte degli aborigeni, che sono presenti in Australia da circa 40-60.000 anni, e cioè da prima che l’uomo di Cro-magnon, circa 36.000 anni fa, colonizzasse l’Europa.
    2. che il fuoco, in analogia con quanto accadeva in altee parti del mondo con pronunciata aridità stagionale (es. grandi praterie americane) era usato per scopi di ignicoltura, una forma di proto-agricoltura in cui si gestisce il territorio con il fuoco favorendo il ricaccio del foraggio per attirare la selvaggina e magari l’espansone di piante eduli pirofite.
    Credo che fra i fattori che incidono sulla variabilità degli incendi vi siano quantomeno da considerare il clima (aridità più o meno elevata; frequenza dei fulmini che scatenano incendi naturali, intensità e direzione del vento) e l’azione dell’uomo.
    Infine segnalo come elemento di riflessione il picco a 4200 anni fa che si coglie in tutte le figure e che curiosamente coincide con la grande siccità (megadrought) registrata in ambito circum-mediterraneo e che favorì ad esempio il crollo dell’impero accadico in Mesopotamia.Sarebbe interessante fare una ricerca bibliografica su eventuali tracci di tale evento in America e Asia.

    • Caro Luigi,
      grazie per l’indicazione del sito sugli incendi in Australia e per aver sottolineato che tutte le particelle hanno un picco di flusso in corrispondenza di 4200-4300 anni fa, a significare un aumento degli incendi in corrispondenza della siccità mediterranea (ma anche in Groenlandia si vede qualcosa di simile anche se debole, ad esempio per le carote di Camp
      Century e di Agassiz-Isola di Ellsmere [A84/A87]) e, per le particelle più piccole, da 3300 a 4600 anni fa. Proverò a seguire il tuo suggerimento e a cercare tracce dell’evento a 4.2 Ka in altre serie, da cui spero venga fuori anche una bibliografia.

      Sono d’accordo con te sull’avvento di questa nuova “religione climatista” che non ammette dissonanze, ma mi astengo dal commentare il pensiero di Papa Francesco perché, date le mie idee sulla religione, non riuscirei ad esternare senza uscire troppo dal seminato.

      Forse ho capito perché la mia frase che riporti è stata “censurata”: credo che tu l’abbia racchiusa tra “” per cui il sistema ha cercato comandi html e non trovandoli ha “dimenticato il tutto”, come fa abitualmente. Io in questi casi uso i tag per scrivere in corsivo.
      Franco

      Immagine allegata

  4. In Italia una fase molto calda fra la prima e seconda decade di Agosto del 1971

    50 anni fa , il 1971 fu un annata condizionata anche da un rilevante numero di eventi estremi a livello Globale , con terribili siccita , e incendi

    esempio nel 1971 negli USA in molti States ci sono state diverse siccità di rilievo storico ,

    in Florida, una delle peggiori siccità mai registrata , con 400.000 acri di Everglades bruciati dagli incendi.

    Nel 1971 nel Texas la peggiore siccità dagli anni ’50.

    Maryland , la siccità del 1958-71 ha prodotto le maggiori deviazioni annuali registrate dalla portata media dei corsi d’acqua.

    California , l”estate del 1971 fu molto calda e lunga. Siccita’ anche nell’inverno 1971-72

    Lo stesso rapporto del 1978 affermava che ..” il tasso di sviluppo (di deperimento dei rami degli alberi) è stato accentuato negli ultimi anni”..

    Hawaii , la siccità a Maui è stata descritta come la peggiore degli ultimi 22 anni.

    North Carolina , L ‘incendio del poligono di bombardamento dell’aeronautica ha distrutto 29300 acri di foresta.

    Minnesota , Il Little Sioux Fire ha distrutto 14000 acri in seguito a “un periodo di tempo anormalmente secco “..

    In totale ci sono stati 108398 incendi negli Stati Uniti nel 1971 che hanno colpito 4,2 milioni di acri.

    Altre siccita’ di rilievo storico a livello Globale fra il 1971 e 1973

    In Italia estate 1973 la piu calda e arida di questo decennio , nel 1976 una delle annate piu siccitose della storia in Italia

    In Australia nel 1971, nel Victoria iniziò quella che fu descritta come una grave siccità che sarebbe durata fino al 1973.

    Etiopia – Il 1971 vide l’ inizio di una siccità di 2 anni che avrebbe causato 300.000 vittime.

    Nel Sahel – Mali, Ciad, Nigeria e Burkina sono stati nel bel mezzo di una siccità che è durata dal 1967 al 1988 e che è stata descritta in Nigeria come la peggiore dal 1913.

    Okinawa nel 1971 ha vissuto la peggiore siccità della storia

    Cina – Gran parte della Cina settentrionale era nella morsa di quella che a Pechino è stata registrata come una delle peggiori siccità della storia

    come anche in Afghanistan il 1971 è stata l annata il peggiore tra le piu avare di piogge nella storia .

    Iraq , e Iran nessuna siccità è stata così prolungata come nel 1971

    India , la siccità del 1971-72 ha colpito molti stati e si è classificata come la quinta peggiore da quando sono iniziate le registrazioni nel 1876.

    Argentina , la siccità del 1971 è stata peggiore di qualsiasi altra cosa da allora.

    Eventi estremi , alluvioni , nel 1971

    nel Vietnam del Nord , l’ ‘alluvione del Red River è stato un disastro assolutamente terribile che ha causato 100.000 morti.
    È stato elencato dal NOAA come uno dei peggiori eventi meteorologici del secolo e descritto come un evento di 250 anni.

    India – L’Orissa è stata colpita da un ciclone che ha provocato 10.800 decessi
    Inoltre, nell’India centrale il distretto di Bundelkhand è stato colpito da inondazioni (seguite nel 1972 da siccità).

    Malesia , 32 persone sono state uccise e 180.000 colpite nelle inondazioni di Kuala Lumpur nelle peggiori alluvioni dal 1926.

    in Australia , a Gennaio l’alluvione di Canberra ha causato 7 vittime, seguita un mese dopo da inondazioni a Victoria che sono state chiamate un evento di 100 anni.

    Nel Queensland ogni mese da gennaio a maggio si sono verificate gravi inondazioni e inondazioni significative sono tornate a dicembre.

    Nuova Zelanda – L’area di New Plymouth è stata colpita dalla peggiore alluvione di sempre, dopo una caduta di 11,4 pollici di pioggia in 24 ore.

    Brasile , 130 morti nell’alluvione di Rio de Janeiro.

    Quebec , le forti piogge hanno causato una massiccia frana nel villaggio di Saint-Jean-Vianney, causando 31 morti.

    Spagna , 19 vittime per inondazioni a Barcellona dopo 308 mm di pioggia in 24 ore.

    USA , l’ Alaska ha subito una grande alluvione, superata solo dall’alluvione del 1986 negli ultimi 50 anni.

    A febbraio si sono verificate inondazioni significative in Nebraska, Iowa, Illinois e Wisconsin.
    1971 marzo gli Stati del sud-est sono stati colpiti da intense piogge , con la Georgia che ha registrato livelli record pluvio in alcune aree.

    Negli States Maggio e Giugno 1971 hanno portato significative inondazioni nello Utah, Idaho, Nebraska e Wyoming. Lo scarico dal fiume Bear nello Utah è stato considerato un evento piu intenso degli ultimi 75 anni.
    USA significative inondazioni hanno colpito Pennsylvania, Ohio e West Virginia a Giugno e Luglio

    ad Agosto del 1971 a Baltimora colpita da uno dei temporali più devastanti degli ultimi 50 anni , 14 decessi per le conseguenti inondazioni.
    nelle stesso mese una vasta inondazione ha seguito la tempesta tropicale ‘ Doria ‘ lungo la costa dalla Carolina del Nord al Maine. Alcuni corsi d’acqua nel New Jersey e in Pennsylvania hanno registrato inondazioni record.
    A Settembre e Ottobre 1971 si sono verificate estese inondazioni che hanno colpito Texas, Louisiana e Oklahoma.
    Alluvioni più significative hanno colpito l’ Oklahoma e l’ Arkansas a Dicembre ’71

    Eventi estremi ,
    Uragani e Tornado , Tifoni , tempeste tropicali

    La stagione degli uragani Atlantici è stata abbastanza intensa con diverse tempeste notevoli
    La più forte è stata ‘ Edith ‘ una categoria 5, in Nicaragua
    Ginger è registrato come l’uragano atlantico più duraturo di sempre, o almeno fino a quando l’uragano San Ciriaco del 1899 è stato scoperto retroattivamente essere più lungo.

    Il Canada è stato insolitamente sull’estremità ricevente delle estremità di coda di 2 uragani, Beth e Doria, che entrambi hanno causato enormi quantità di danni da inondazioni. Entrambi sono stati elencati da Natural Resources Canada tra i 18 principali uragani del XX secolo.

    Nel Pacifico la stagione degli Uragani è stata al di sopra della media con 18 tempeste nominate, 6 delle quali hanno toccato terra. Quest’ultimo numero è ancora il record di una stagione.

    Anche la stagione dei Tifoni è stata intensa con 24 tifoni di cui 6 super tifoni. Ciò è paragonabile a 7 tifoni di cui 2 super tifoni nel 2010. La stagione ha avuto un inizio estremamente attivo con un numero record di tempeste prima di agosto.

    Il tifone ‘ Rose ‘ causo’ 130 vittime a Hong Kong e molti altri in mare. È stato descritto dall’Osservatorio di Hong Kong come ” uno dei più intensi e violenti ” che abbiano colpito Hong Kong.

    Il ciclone Althea ha colpito il Queensland come ciclone di categoria 4 a dicembre. I danni sono stati ingenti ma sarebbero stati peggiori se non fosse arrivato con la bassa marea.
    Anche la stagione dei tornado negli USA è stata sopra la media con 58 tornado F 3
    La peggiore concentrazione di Tornado si è verificata nella valle del Mississippi durante 2 giorni a febbraio. Sono stati generati 19 tornado che hanno causato 123 vittime in 3 stati.

  5. Luca Rocca

    Sono andato a vedere se per caso ci fossero relazioni fra l’insediamento umano e gli incendi . Sulla demografia degli aborigeni ci sono solo stime, essendo un popolo migratore ed essendo l’Australia enorme le tracce archeologiche sono minime. Le prime tracce di presenza umane sono datate al 10000 aC Le stime sulla popolazione che ho trovato riguardano solo l’inizio della colonizzazione con una popolazione stimata fra i 750,000 e 1250000 individui , pari a 0,0015 abitanti/ Kmq . Questo mi porta a pensare alla preponderanza della componente naturale rispetto a quella umana. Molte piante indigene sono legate al ciclo del fuoco per la riproduzione per citarne due Eucalipto e la Spinifex .

    • Anche io penso che in buona parte siano stati i fuochi naturali a plasmare il territorio, ma bisognerebbe capire meglio come si è evoluta nel tempo la densità di abitanti nella zona dell’Australia del nord studiata da Rehn e colleghi. Forse la (quasi) vicinanza della Nuova Guinea ha “prodotto” una densità maggiore, almeno in certi periodi.
      I fuochi provocati dall’uomo sono documentati a partire dal 18.o secolo, cioè molto tardi rispetto alla storia degli aborigeni. Franco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »