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Fregami, ma di Verde saziami

“Fondi ESG”. Qualcuno ne ha sentito parlare? Probabilmente sì. Sono strumenti di investimento molto popolari, che vengono proposti ormai a chiunque all’interno di un portafoglio di investimenti che sia “sostenibile”. ESG infatti è l’acronimo inglese per “Environmental, Social and Governance”.

Per portare a termine la filantropica missione, i fondi ESG promettono di investire in titoli (in prevalenza azionari, ma in modo crescente persino obbligazionari) che siano coinvolti in iniziative “green” o comunque all’insegna della “sostenibilità”.

Chi giudica il giudice?

Il punto è sempre il solito: chi decide se una attività è realmente sostenibile o meno? E cosa si intende per “sostenibilità”? È sostenibile un mondo in cui la gente non può comprare da mangiare perché la bolletta energetica è cara come il fuoco, il suolo agricolo viene divorato dai pannelli e milioni di posti di lavoro vanno in fumo perché le industrie chiudono una dopo l’altra a causa di legislazioni demenziali sulle quote di emissione di CO2?

Secondo Blackrock e i suoi fratelli, sì: quel mondo è sostenibile. Sicuramente è sostenibile per i miliardari che quel mondo l’hanno pensato, anzi, più che sostenibile è decisamente auspicabile. Perché quello degli investimenti ESG pare essere solamente l’ultimo stratagemma per gonfiare una ennesima bolla finanziaria che arricchisca i già ricchi e impoverisca la stramaledetta classe media che si oppone al Great Reset.

Una bolla tira l’altra

Da questo punto di vista, la bolla ESG ricorda molto quella dei mutui subprime: oggi come 15 anni fa, strumenti finanziari modaioli vengono fatti ingurgitare a tutti, dalla casalinga di Voghera al fondo pensione californiano, senza spiegare cosa contengono e limitandosi ad ammantarli di virtù etiche superiori.

Se nel 2008 i subprime erano la manna dal cielo che permetteva a chiunque di comprare una casa, oggi gli ESG sono la scala per il paradiso immaginato da Davos: quello in cui uomini e donne si cibano di farine di insetti all’ombra di un pannello di silicio, ipnotizzati da una pala eolica mentre scrivono scemenze sui social network in quanto disoccupati (ma sostenuti da un reddito di cittadinanza che gli permetta di comprare la pizza e gli antidepressivi su Amazon).

Rispetto ai mutui subprime, tuttavia, i fondi ESG non promettono di esplodere e disintegrarsi nel giro di una settimana. E sapete perché?

Perché non sono così “green”

In alcuni casi questi fondi ESG portano in pancia attività redditizie, molto redditizie. No, non parliamo di attività di “Green” che di redditizio hanno ben poco se non la possibilità di ingrassarsi a spese del contribuente grazie a strumenti diabolici di decrescita globale come i mercati delle emissioni di CO2.

Le attività redditizie che portano in pancia sono, per esempio, quelle di società petrolifere.

Avete capito bene: alcuni giganteschi fondi ESG portano in dote anche azioni di società oil & gas. Per una ragione molto semplice: perché portano quei profitti che il “Green” non sarà mai in grado di fare, a meno di incentivare la produzione elettrica “verde” al punto da costringere la gente a tornare all’uso delle candele e dei lumi a grasso di balena.

Ma come ci finiscono società petrolifere dentro i fondi ESG?

Semplice: attraverso operazioni di “Rebranding”. Ovvero: si cambia il nome del fondo lasciando il sottostante inalterato, e poi lo si vende al gregge di fessi con la promessa di salvare il mondo dalla catastrofe climatica.

I numeri di questa operazione di greenwashing sono impressionanti. Solo nell’ultimo anno 25 fondi sono stati ridenominati come “ESG”, e da quel momento i soldi del gregge hanno iniziato ad affluire copiosamente (WSJ). Si parla in gran parte di fondi che avevano visto gli investitori fuggire prima della ridenominazione, per poi ritornare a frotte dopo la verniciata di verde.

Fig.1: Effetto del “rebranding” sui flussi di capitale nel fondo “American Century …” Fonte: Zerohedge

Alcuni di questi casi sono clamorosi. Il fondo “USAA World Growth Fund” adesso si chiama “USAA Sustainable World Fund”. Peccato che lo stesso fondo porti in dote piu di 100 milioni di dollari di investimenti in 47 (leggi quarantasette) diverse compagnie coinvolte nel business degli idrocarburi.

Altro caso eclatante è quello del fondo “American Century Fundamental Equity”, che da quando è stato ridenominato “Sustainable Equity Fund” ha visto più che decuplicarsi il suo valore (Fig.1).

Qualche osservazione

  • La prima osservazione che viene da fare è che la stessa élite finanziaria che predica di un mondo tutto pannelli e mulini a vento, non crede affatto nella capacità del cosiddetto “Green” di generare utili. E per compensare alla scarsa performance del “Green”, compra di nascosto i titoli delle stesse società petrolifere che sui giornali amici disprezza e invita a vendere.
  • La seconda, è che gli investitori restano lo stesso gregge incompetente, ideologizzato e manipolato di sempre. Si bevono qualsiasi cosa, perché la propaganda clima-catastrofista li bombarda da decenni e non hanno gli strumenti culturali minimi per comprendere le gigantesche fregature scientifiche, sociali, economiche ed ambientali che la “Transizione Energetica” porta con sè.
  • La terza ed ultima osservazione è che è del tutto inutile sperare in un cambiamento di rotta. Si continueranno a disseminare mulini a vento e distese nere di silicio ovunque, e le nostre vite saranno stravolte e rovinate di conseguenza. E si continuerà su questa strada perché la vera essenza della “Transizione Energetica” è puramente finanziaria e speculativa.

Fiumi di denaro

Sono i fiumi di trilioni di dollari generati attraverso i giochi di prestigio dei fondi ESG, il vero motore della “Transizione” che promette di distruggere il benessere della classe media di tutto il mondo occidentale. Un fiume di dollari che vengono strappati dalle tasche dei contribuenti nella forma di bollette energetiche senza senso, e dirottati nei fondi in questione sotto la forma di utili fasulli perché drogati dagli stessi incentivi che gonfiano le bollette.

Sono i soldi che abbandonano la classe media per impilarsi sulle montagne di dollari su cui siede la stessa élite che questo processo lo ha ideato e lo governa.

Finché quel fiume di denaro continuerà a scorrere indisturbato dai grattacieli delle banche centrali ai convegni di Davos, inabissandosi carsicamente nei meandri della “grande” stampa e di certa ricerca scientifica, per sfociare infine nel gigantesco bacino finanziario dei fondi ESG, nulla cambierà.

Servirebbe una nuova e diversa bolla finanziaria per modificare il corso di quel fiume ed evitare che ci affoghiamo tutti dentro, come topi in trappola.

Ma all’orizzonte, dietro distese infinite di mulini a vento e mari di silicio nero, di bolle finanziarie nuove e diverse, purtroppo, ancora non se ne intravedono.

 

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Published inAttualità

23 Comments

  1. rosa

    @Michele, carissimo, non avevo avuto il piacere di leggere il suo post precedente, ma se la sostanza è quello che rammenta devo fare delle precisazioni e le faccio sulla base di conoscenze precise. Quella che chiama il successo o stimolo degli ecologisti ad alcune azioni anti-inquinamento è stata in realtà una dinamica industriale interna: mi dispiace dirlo, ma sarebbe avvenuto comunque. Chi ha lavorato nel settore industriale negli anni ’90 ricorda la serie ISO9000 delle normative sulla “Qualità”. Gli “ecologisti”, mi permetta di essere brutalmente sintetica e lo dico con la triste consapevolezza di cosa significhi la propaganda e i suoi scopi, sono stati solo uno strumento sacrificale per consentire tutta una serie di operazioni che erano prima di tutto economico-commerciali. Tranne forse gruppi molto piccoli, tutti gli altri ecologisti erano finanziati da grossi gruppi. La questione della CO2 è ancora più sottile. La gran parte degli inquinamenti sono “local”, l’anidride carbonica, che si produce per combustione e respirazione di esseri umani, è un fenomeno “global” e quindi permette ai grandi di entrare nelle questioni interne di paesi più piccoli, con la scusa “se bruci carbone o petrolio o fai tanti figli, inquini anche me, smettila”. Se ha compreso la perfidia sottesa alla propaganda che fa credere ai ragazzi e non solo (in occasione di esami di dottorato ho dovuto fermare candidati che lo affermavano con naturalezza e senza nessuna remora da parte dei colleghi) che la CO2 è un inquinante, può comprendere l’utilità di gruppi politici ecologisti. Tanto inutili che oggi sono stati sostituiti da una ragazzina (ex). I vecchi residui di quei gruppi, ne conosco ahimè alcuni, sono transiti ad altre questioni per esempio la “sicurezza”. C’è qualcuno di loro davvero convinto che se oggi si parla di sicurezza sul lavoro sia merito delle “sue battaglie”. Che tristezza non capire che certe questioni che prima erano in mano agli stati oggi sono direttamente nelle mani delle multinazionali, che usano la “sicurezza” così come ieri hanno utilizzato altre “parole d’ordine”. In tempi non sospetti, nel 2019 parlando sempre ai miei studenti della legge del 2008, “vaticinai” che era pensata tra l’altro per poter costringere i lavoratori a trattamenti sanitari di vario tipo e natura. Infatti quella legge era rimasta quiescente per un decennio, poi la UE ha richiamato all’ordine e come un sol uomo tutte le istituzioni pubbliche hanno deciso che era arrivato il momento di applicarla. Poiché non ho la palla di vetro e non leggo i fondi del caffè, avevo basato le mie ipotesi, ormai realtà mentre gli incidenti sul lavoro continuano a susseguirsi, sull’attenta lettura della storia, delle normative e delle direttive europee che si sono susseguite fino ad ora.

    • michele

      Interessantissima Rosa, per chiudere e non uscire troppo dal tema e non abusare di Climatemonitor, condivido tutto quello che dice. Tranne il fatto della naturale presa di coscienza delle tematiche ambientali all’interno delle industrie. Credo che sia stato un processo combinato di naturale viraggio della società occidentale di quegli anni. E poi, anche ammettendo che gli ecologisti siano stati burattinati da qualche MegaCompany USA, si può darsi (chi è veramente libero?) bene lo stesso !! Se il risultato è comunque abbassare la concentrazione di SO2, NO2, O3, PTS, PM10, C6H6 (benzene) nell’aria. L’aria era veramente pestilenziale !! Il Governo USA (nella persona di Nixon, pensate un po’) sottopose alle camere la proposta di costituzione di un’agenzia Federale perchè i singoli stati non potevano da soli affrontare il problema (ci provò per prima la California) . Poi una SANA tutela dell’ambiente NON E’ UN FRENO ALL’ECONOMIA. Pensiamo ai dispositivi di abbattimento dei fumi e alle tecnologie implementate su tutti i processi industriali. Ma la CO2 signori , no, no. Non prendeteci in giro !! Volete i miei soldi ? Ve li do se mi dite che li usate per sviluppare fonti di energia (tanta e continua) che consenta di bruciare meno petrolio perchè è più intelligente usarlo per fare chimica-fine, farmaci, etc. Tornando all’Italia: solo noi abbiamo fatto peggio in quegli anni: passando dal Boom Economico alle Brigate Rosse in meno di un decennio. Ora a 50-60 anni di tempo avverto, anzi purtroppo sperimento, che troppi uomini e donne di scienza si affidano a documentazione di accatto e “al beverone” di TGx. Si butta giù tutto e si parla di clima come potrebbero farlo il trio “Lopez-Marchesini-Solenghi” e si celebra pure il “mezzo” per questa infallibile e sconfinata fonte di “scienza” : i dispositivi e i software fabbricati e sviluppati dai nuovi Imprenditori-Dei dell’avvenire. E così piano piano ci siamo persi tutto a cominciare da “Che tempo fa” tutte le sere su Rai 1 dalle 19.50 alle 19.55 .Ne ho perduti pochi, solo le puntate estive quando sull’Italia aleggiava la (A) di alta pressione per 90 giorni. Adesso a quell’ora c’è la “Ghigliottina”. Ah !! Robespierre ! Quanto poco danno faresti oggi !!!

  2. Brigante

    Ottimo articolo, dirompente, che entra a gamba tesa nella logica degli investimenti “green” e ne mette a nudo la povertà culturale e l’amoralità di “fondo”. E’ un pò come finanziare le compagnie e le opere di “miglioramento” ed “edificazione” del nuovo mondo, con in testa i fanatici religiosi, e al seguito carovane di coloni affamati di terra e di denaro. Sappiamo come è andata a finire per gli uni e per gli altri, ma sappiamo anche chi ne ha tratto realmente profitto. E intanto è iniziata la guerra tra ACEA (la lobby dei costruttori d’auto in Europa) e T&E (Federazione Europea per il Trasporto e l’Ambiente), costola dolorante dell’Agezia Europea per l’ambiente, dopo il pugno nello stomaco dei rincari del gas., e quindi dell’elettricità più in generale.

  3. gian marco

    Già una trentina di anni fa’ , quando lavoravo presso un industria di estruusione materie plastiche, già i commerciali/marketing avevano intuito che le nuove tendenze erano in direzione del ‘green’.
    Cosa si fece ?
    Si fece uscire una linea di prodotti con un decimo in meno del solito del colorante per materiale plastico (PE per condutture di acqua potabile) spacciandolo per un tubo ecologico . hahahahah ma è stato sufficiente per spingere le vendite.

  4. gian marco

    solo il titolo vale la lettura . Complimenti !!!

  5. Lucio Saccone

    Buongiorno. Seguo da molto tempo ma non ho mai commentato.
    Stamattina ho ascoltato questa rubrica:
    https://www.radioradicale.it/scheda/647912/derrick
    È una rubrica che si occupa di energia e ambiente ed è “curiosamente” curata da un economista.
    L’argomento di oggi era in effetti economico, ma io non ho le competenze necessarie per accettare o rifiutare questa spiegazione del repentino e forte aumento delle tariffe elettriche. La cosa mi puzza un po’.
    C’è qualcuno che possa aiutarmi?

  6. Luca Rocca

    Lo ammetto. Ho investito in titoli green, nonostante sia convinto che , l’energia verde , auto elettriche e economia circolare,siano una truffa. Come tutte le truffe l’importante è uscire quando stanno ancora pagando, per attirare gli ultimi gonzi e prima che gli organizzatori spariscano con la cassa. Ho ricavato circa il 15% netto dal mio investimento che ritengo verde per il solo fatto che ha il colore del dollaro. Avevo deciso di reinvestire nel Vice fund che riguarda alcool tabacco e gioco d’azzardo ma la mia banca mi ha risposto un po’ schifata che non ha la certificazione etica e non viene trattato in Europa. Ho riso, vorrei sapere quanta eticità c’era nelle miniere di terre rare in Cina o in quelle di litio in Sudamerica.

    • AleD

      15% in quanto tempo?

    • Massimo Lupicino

      In compenso se avessi voluto investire sulla cannabis scommetto ti avrebbero trovato una mezza dozzina di strumenti finanziari “etici” con cui farlo. Ogni epoca ha l’etica che si merita.

  7. Alessandro2

    Ma allora…

    Immagine allegata

    • rosa

      Sì, sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum

  8. Roberto

    Chissà quando scoppierà la bolla artificiosa del “green” per ora fortemente alimentata dai giornaloni. Tanto per restare in tema si legga il pen(s)oso l’editoriale domenicale di “Stampubblica” firmato dal direttore.

  9. AleD

    facciamo meno giri di parole e chiariamo: non serve inquinare di meno? ad oggi potremmo congelare il nostro modo di costruire edifici, climatizzarli, produrre energia nei servizi e nell’industria, e consumarla?

    • Franco

      spiegati meglio, non si capisce la finalità di questo intervento. …?

    • rocco

      Chiacchiere!
      Si tratta pur sempre di estrarre nuovi materiali, più rari e più pericolosi (litio, cobalto, perovskite etc…) e tra vent’anni ( ma già qualcuno come Micheal Moore oggi si è reso conto che i prodotti green devastano ugualmente il pianeta e non servono a limitare l’inquinamento).
      Ecco, se ne fa una questione ambientale, di inquinamento, di ripristiono di condizioni ante industria…. una assurda e fanatica utopia antiscientifica: la freccia del tempo non torna indietro.
      la religione del momento è l’ambientalismo, lo stesso ambientalismo che si lamenta delle pale eoliche selvagge e che devasta quel poco di ambiente naturale ancora rimasto.
      Si certo, a chi non farebbe piacere vivere in ambienti puliti?
      In Europa la soluzione l’abbiamo trovata: spostare le produzioni ad est, nascondendo la polvere sotto il tappeto.
      E poi, chi lo dice che gli interventi che citi siano “salvifici”
      Qui un articolo del sole 24 che spiega come, alle volte, inquini di più un cappotto termico di quanta energia risparmia.
      https://www.ilsole24ore.com/art/ecobonus-non-sempre-lavori-incentivati-portano-benefici-all-ambiente-AC1aY3S
      Solo ed unicamente speculazione finanziaria a spalle dei creduloni del disastro prossimo venturo se non si dirottano finanziamenti verso i pallisti eolici.

    • AleD

      @rocco: un edificio in classe almeno B è enormemente meno inquinante e con maggiore comfort di vivibilità, dai non diciamo fesserie. e il superbonus prevede il saldo di 2 classi, ergo, è tutto tranne che speculazione finanziaria.

      @franco: ho fatto una domanda. serve o no che si inquini di meno? o abbiamo raggiunto un punto che è meglio che rimanga tale perché sarebbe spreco di energie e risorse?

    • @AleD

      Si, certo che dobbiamo inquinare di meno, consumare di meno, sprecare di meno ecc. ecc.
      Ci mancherebbe altro.

      Ma:

      1) c’è la non piccolissima questione che farlo “di colpo” non è realisticamente possibile, qualsiasi cosa si intenda per “inquinamento”. Nessuno tornerà indietro di 100 anni di colpo nel livello di vita. Nessuno, e per ragionevolissimi motivi.
      Per cui, fare “agende” di dimezzamento emissioni a 10 anni (anzi, ormai nove) è o un prenderci in giro o è il prodromo di una catastrofe sociale accuratamente pianificata.

      e

      2) c’è l’altra non piccolissima questione che praticamente tutta la (piuttosto isterica) narrazione “Green” viene fatta a beneficio, anzi a “maleficio” solo dei cittadini dei paesi occidentali.
      Mentre paesi. che certamente OGGI consumano ed emettono molto meno pro-capite ma sono comunque i paesi che fra pochi decenni saranno i più popolosi del mondo e quindi grandi “emettitori” e “consumatori” (e sono già oggi grandi inquinatori), certamente non seguiranno l’Occidente nell'”agenda 2030″, come hanno già detto Cina e India tra gli altri,.
      Questi paesi passeranno bellamente i prossimi “dieci anni (presunti) critici” a sviluppare le loro economie (anche producendo componenti “Green” da vendere a noi, secondo me ridendo sotto i baffi) invece di deprimerle.
      Per cui, siamo nella situazione di uno che dice “mi spacco anche la schiena, ma pulisco casa!” e lo fa solo in un terzo dell’abitazione, con la polvere che entra di continuo dai restanti due terzi.

      Ma, ok, ammettiamo che queste due non piccolissime questioni non esistano, facciamo finta di dimenticarcene.

      Ma … siamo ancora qui a CONFONDERE tra INQUINAMENTO ed EMISSIONI DEI GAS SERRA, che sono l’ossessione dei talebani dell’IPCC (i “gas cattivi che cambiano il clima”)?
      Siamo ancora qui a confondere le microplastiche in mare con la CO2, facendo un calderone di tutto e di più?
      No, eh?

    • Franco

      Le forme di inquinamento ambientale sono molteplici ( plastica, materiali di scarto di lavorazioni, ecc. su cui si può e si deve lavorare. ) Personalmente ritengo una truffa planetaria quella di ridurre la CO2 in Europa con la mobilità elettrica mentre Cina, India e tutto il sud est asiatico continuano ad impestare il pianeta a loro piacimento. Condivido pienamente l’articolo di M. L. .

  10. rocco

    il motivo per cui tutta la narrazione sui pericoli climatici e sulle pratiche salvifiche è una gran menzogna proviene proprio dal campo economico.
    In una società in cui i miti sono il Progresso e la Crescita non si può dimenticare che tutta la nostra società è emersa per soddisfare questi due potenti miti.
    Al centro di tutta l’attività umana vi è l’Impresa ed anche questa deve crescere, i governi, di qualsiasi colore, non fanno altro che dire:”bisogna rilanciare i consumi per favorire la crescita”.
    Come si fa a non pensare, quindi, che i prodotti “green” e “sostenibili” non sono altro che strumenti atti a creare nuovi mercati ed ad ingrandire quelli già esistenti.
    Si dimentica, o si nasconde, la questione demografica: su un pianeta finito, dalle risorse finite non si può crescere all’infinito.
    Se nel 1850 1,5 miliardi di persone avevano bisogno di un kilo a testa al giorno di pane, occorrevano 1,5 miliardi di kili; oggi siamo 7,5 miliardi e domani arriveremo a 10…. non c’è bisogno di fare conti per mostrare che a prescindere da come, le risorse planetarie si esauriranno. Oggi, abbiamo anche la disponibilita di 100 volte i prodotti del 1850 è banale pensare che prima o poi la soluzione “apoptosi” sarà l’unica praticabile per continuare a sentir parlare di “specie umana”.
    Probabilmente, la guerra per evitare l’ennesima trappola maltusiana è già iniziata; solo che le guerre moderne non si combattono nè con le pietre ed i bastoni, nè con le bombe od i droni, ma con l’economia.
    Forse tra le pratiche “sostenibili” vi è anche la decrescità della popolazione umana?
    Con queste follie ambientaliste, non si salverà il mondo, ma solo alcuni conti bancari.

  11. Daniele

    Si può dire “che schifo” ?

  12. rosa

    Circa un decennio fa (fa paura pensare il tempo passato e quanto le persone come me restino testimoni di certe evoluzioni) o poco più parlando con i miei giovani studenti (preziosissimi perchè stimolano domande e ricerca) osservai che dagli anni sessanta fino ai novanta il termine “ecologista”, nato in ambienti elitari quali il club di Roma, era considerato un insulto e le argomentazioni “ecologiste” erano del tutto irrilevanti nella società. Ad un certo punto hanno trovato “stampa favorevole”, guarda caso finanziati da circoli ancora più elitari da cui poi hanno tracimato attraverso rivoli di propaganda politica verso il resto della società. Il termine “ecologico” ha lasciato il posto al termine “sostenibile”, lavaggio studiato dagli studiosi di marketing. I più ideologizzati hanno vissuto il passaggio come una vittoria della “scienza”, blanditi da questo inaspettato successo non si sono fatti più domande e sono stati accolti dai vari convegni a tema, gli altri espulsi e discriminati. Le più recenti discriminazioni dovute a politiche scellerate hanno la stessa radice: i miei pochi preziosissimi studenti l’hanno imparato già da tempo.

    • Andrea Beretta

      Se vogliamo è la stessa operazione di pulizia fatta in politica dove i verdi in Italia non hanno mai “sfondato” (dopo avere però convinto sull’,onda di Chernobyl quasi 40 milioni di elettori a suicidarsi energeticamente) e si sono recentemente riciclati sotto un altro nome, con l’aggiunta di elementi populisti, qualunquisti ecc.
      E se pensiamo che le cosiddette “Oil Company” cui Massimo fa riferimento ora di chiamano, sempre in nome di quel lavaggio, “Energy Company” (ben sapendo che se non fosse per gli utili generati dagli idrocarburi probabilmente sarebbero finite a gambe all’aria negli ultimi 20 mesi), capiamo quanto avesse torto il nominalismo a pensare che i nomi fossero solo…nomi. In realtà se non si rispetta il linguaggio unico del politically correct, smetti proprio di lavorare…e quindi di esistere

    • michele

      Giusto D.ssa Rosa, ma in passato, in altro post, osservai che quegli ecologisti sono stati anche da stimolo ai grandi governi occidentali per inserire i temi ambientali nelle agende politiche. Ueh parliamo di episodi di inquinamento acuto dell’aria con decine, centinaia di decessi dovute ad accumulo di SO2 (Londra anni 60), Los Angeles (episodi di irritazione acuta delle vie respiratorie per accumulo di NOx e O3 [ozono])e vari altri casi.(ora non sono preciso con le date ma è per farmi capire). I governi si sono mossi: negli USA è nata l’EPA (Environmental Protection Agency-1970), in Europa e in Italia (1966) le prime leggi antismog, la riduzione di zolfo nei combustibili e oggi, oggi ! L’aria è enormemente più pulita degli anni 70,80,90. Ma nessuno ne parla perchè nella testa degli studenti, e non solo, è stata addirittura inculcata l’dea di “tossicità” della CO2. (la CO2 al massimo può essere asfissiante ma a 5000 ppm perchè se ce lei c’è meno ossigeno). Tutti i mezzi di comunicazione ci ricordano che esiste una funzione Y(temperatura del pianeta)=X (ppm di CO2) * t(anni)*A con A>0; io, francamente, non ricordo più chi l’ha trovata, sperimentata, validata, la sento ripetere come i versi del Vangelo e guardi, anche da non praticante (agnostico) ,mi è più facile la fede negli aventi narrati in quel testo; se non altro non ci guadagna nessuno….spero.

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