Aspetti Tecnologici

Teoria AGW e modelli previsionali

Uno dei pilastri della teoria dell’Anthropogenic global warming è costituito dalla simulazione delle temperature future basate su modelli matematici, soprattutto i modelli di tipo GCM, e che sono divulgate attraverso i report dell’IPCC.

Tali previsioni si sono rivelate fin qui molto deboli essendo risultate affette da rilevanti sovrastime. Più in particolare se si confrontano le previsioni al 2012 con i dati osservativi raccolti dal dataset globale GISS – Nasa, la sovrastima è del 53% per le previsioni del report IPCC del 1990  e si riduce al 9% per quelle del report IPCC del 1995 per poi risalire al 20% nei report IPCC del 2002 e del 2007 (Pielke, 2008; Pielke, 2013). Le cause di tali sovrastime sono state analizzate e discusse da Fyfe et al (2013).

Si ravvisa inoltre l’opportunità che nei modelli GCM si introduca l’effetto iride adattivo (Lindsen et al., 2001) come feedback negativo in grado di diminuire l’elevata sensitività dei modelli stessi, secondo quanto evidenziato da Mauritzen e Stevens i quali operando sul modello ECHAM4 hanno evidenziato la maggiore efficacia di un GCM in cui tale meccanismo è stato inserito.

Stato delle reti osservative

Se il monitoraggio da satellite viene progressivamente potenziato, lo stato delle reti osservative al suolo è preoccupante in quanto molte stazioni tendono a ricadere in aree influenzate dall’effetto delle isole di calore urbano e inoltre vaste aree del pianeta sono tutt’ora non monitorate. Un esempio lampante di quest’ultimo fenomeno è offerto da un’area del Sahel con superficie di 4 milioni di km2 (oltre 13 volte l’Italia)  in riferimento alla quale Dai et al. scrissero nel 2003 per l’International Journal of Climatology un articolo scientifico dedicato alla siccità. In tale area nel 2003 risultavano operative solo 35 stazioni pluviometriche contro le 102 del 1991 e le 188 del 1971. In proposito si noti che con i dati di sole 35 stazioni è difficile descrivere la pluviometria di una delle regioni italiane, altro che quella di un’area così vasta come quella indagata. Questo per inciso la dice lunga anche sull’attenzione che la comunità internazionale sta in realtà dedicando a tali problemi.

Importante sarebbe allora che sul modello della rete di boe ARGO con le quali si misurano la temperatura e lo stato energetico degli oceani, si potesse realizzare una rete di stazioni al suolo omogenea ed estesa all’intero pianeta. Ciò richiederebbe uno sforzo internazionale che sarebbe sicuramente ripagato dal guadagno in termini di conoscenza che se ne avrebbe.

Grandina a Milano

Posted by on 05:45 in Attualità | 20 comments

Grandina a Milano

In macchina sulla A1, in direzione di Milano, fanno bella mostra di sè i cumulonembi. Sono a nord della città, penso che rimarranno sulle Alpi o rotoleranno verso est, come capita spesso. Si fa più scuro il cielo man mano che mi addentro in città per raggiungere la Stazione Centrale e lasciare l’auto a noleggio.

Quando arrivo al parcheggio si sentono i primi tuoni. L’impiegato parla a monosillabi, mi fulmina con lo sguardo quando gli chiedo dove lasciare la macchina. Cerco di fare in fretta, e scappo verso la stazione. Sul piazzale un uomo è in chiaro stato di alterazione: grida, sbatte i piedi, agita le braccia, sembra accennare a rincorrere dei passanti. I milanesi li riconosci subito: lo degnano appena di uno sguardo, fanno finta di niente e accelerano il passo, già veloce. I turisti, invece, sono spaventati e confusi. Si guardano attorno, come a chiedersi se non siano scesi alla stazione sbagliata, o nel Paese sbagliato. Un gruppetto di uomini in divisa a pochi metri di distanza parlotta in cerchio, come se non stesse succedendo niente. E forse hanno ragione loro.

In cielo la nube a mensola annuncia, inevitabile, la pioggia: mi ero sbagliato, non sono rotolati a est, quei cumulonembi: hanno deciso di fare un giro in centro, anche loro. Nella stazione, alle macchinette dei biglietti, solerti “aiutanti” offrono consulenza (non richiesta) a chi litiga con il terminale per concludere l’acquisto. In cambio di qualche spicciolo, più spesso lamentandosi di non riceverne. Improvvise si levano delle urla, fortissime: è un omone che quell’aiuto non lo vuole proprio ricevere. È fuori di sè, grida all’aiutante di trovarsi un lavoro vero, lo insulta, volano parolacce, si forma un capannello di persone. Alcuni si allontanano spaventati, un collega dell’aiutante lo porta via per evitare guai peggiori.

Arriva anche per me il momento di pagare il biglietto alla macchinetta, dopo aver fatto capire al mio, di aiutante, che posso fare da solo. Mi accorgo di non avere il bancomat, l’ho lasciato nell’auto a noleggio. Corro verso il parcheggio, penso all’impiegato con la luna storta e spero di non trovarlo. Invece è lì: mi dice di aver recuperato il bancomat e di averlo lasciato all’ufficio dell’autonoleggio, in fondo alla strada.

Vado verso l’ufficio, comincia a grandinare. Solo grandine, senza pioggia: biglie bianche che cadono con colpi secchi, sordi. Mi fermo a guardarla, inebetito. Una macchina quasi mi investe nella fretta di mettersi al riparo nel garage. Dura troppo la grandinata, mi riparo la testa con la borsa del PC e corro verso l’ufficio dell’autonoleggio. Non mi guardano nemmeno, mi dicono tra i denti di tornare al garage, ché loro non ce l’hanno quel bancomat. La luna già storta dell’impiegato fa il resto: comincia a urlare e a imprecare, dice che all’ufficio sono “dei coglioni”, ché il bancomat lui gliel’ha dato e gli ha spiegato tutto. Torno all’ufficio per trovare la porta chiusa: sono le 20.02 e a Milano, si sa, sono puntuali.

Mi attacco al telefono per chiedere il blocco del bancomat, la voce registrata mi avverte di essere su un “servizio veloce”, e di restare in linea. È talmente veloce, quel servizio, che dopo mezz’ora ho messo il viva voce, per attaccare bottone con una guardia giurata.

“Milano, non la ricordavo così…”

“COME?! NON SENTO BENE!!” mi urla la guardia.

“MILANO È DIVENTATA UNO SCHIFO !!!”

“Ah, bah, non lo so… Dici? Dovresti vedere la periferia allora.”

Mi racconta di aver perso il lavoro precedente per aver preso a schiaffi un immigrato in un paesino della bergamasca: denunciato, ha beccato tre anni con la condizionale. Quindi la guardia pregiudicata mi avvisa che in zona entro un’ora ci saranno barboni e ubriaconi in quantità: “è meglio che te ne vai”. Lo prendo in parola, perché sembra preparato in materia. Nel frattempo, per lo meno, ha smesso di piovere.

Torno in Stazione per prendere la metro. L’aria è rimasta afosa, nessun refrigerio nemmeno dopo il temporale. Davanti a Banca Intesa si assiepa un gruppo di senza fissa dimora, si siedono per terra, sugli scalini davanti alle vetrine. Forse perché piove, o forse perché semplicemente non hanno dove andare.. In stazione è una lotta con le macchinette: il pagamento elettronico non funziona, manca il collegamento. Un’altra macchina prende i soldi e non mi dà il biglietto, all’ultimo tentativo ce la faccio: metto i soldi e ricevo un biglietto. Mi sembra un miracolo.

Mi accorgo di sentirmi come mi era capitato poche volte in passato, in alcune grandi città del terzo mondo: lo stesso senso di insicurezza, di fastidio, la stessa sensazione di essere fuori posto. Con la differenza che qui la gente è triste, arrabbiata, livida, molto più che in posti in cui non hanno niente. È come se gli avessero rubato qualcosa, ai milanesi. È come se anche loro si sentissero fuori posto.

Trovo una pizzeria aperta, il Brasile perde: sono tutti contenti. Tutti tranne il pizzaiolo che impreca in cucina al goal mancato da Neymar sul finale. Il proprietario del locale lo sfotte, e io gli dico che ha poco da rallegrarsi, che va a finire che vince la Francia. Lui mi fa segno con lo sguardo che c’è un francese in sala: è il più contento di tutti perché è convinto di aver già vinto il mondiale. Poi il proprietario mi guarda, più serio:

“Giornata da schifo oggi, facevo meglio a restare chiuso”.

“Forse perché ha piovuto?”

“Macché, erano quattro gocce, e fa più caldo di prima”.

Poi mi chiede 10 euro per una napoletana: sarà che vuole rifarsi della giornataccia in zona cesarini, a differenza di Neymar. Il Brasile ha perso, e a me sembra di aver perso Milano. Facciamo tutti l’errore di scambiare un microcosmo per il tutto, e un attimo per l’eternità, ma poco importa: sono le sensazioni che restano, non le cartoline. E ancor meno le narrative di certi articoli di giornale sulla “capitale morale che tutti ci invidiano”, magari scritti da una terrazza con vista Foro Bonaparte, sorseggiando lo Spritz.

Si sta peggio di prima, a Milano. Nonostante una sceneggiatura curata, e una narrativa ostinata. Come si sta dopo un temporale, che a dispetto del baccano coreografico il caldo è sempre lì. Ma è tutto più fastidioso, e appiccicoso. E quel senso di disagio, poi, che può soltanto aumentare.

 

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AGW? Va bene tutto, purché sia completamente irrealistico

Posted by on 06:00 in Attualità | 0 comments

AGW? Va bene tutto, purché sia completamente irrealistico

Appena qualche giorno fa abbiamo parlato dell’ultimo paper di Roger Pielke jr in cui si cerca di capire perché la discussione in materia di policy climatiche sia ormai da anni bloccata sull’approccio fideistico a scenari economici e, di conseguenza, climatici, nel migliore dei casi irrealistici, nel peggiore pura opera di fantasia. Non c’è un lavoro che affronti i temi del futuro del clima e delle sue derivate che non ponga l’accento sull’RCP8.5, ossia sullo scenario climatico peggiore che si possa immaginare, erroneamente ritenuto essere un “business as usual” ma invece addirittura più peggiorativo della totale assenza di azioni di mitigazione e decarbonizzazione.

Ma questo è un orecchio dal quale chi fa ricerca evidentemente proprio non vuol sentire. L’ultimo esempio, e c’è da star sicuri che avrà la sua bella porzione di stampa, è un lavoro che prospetta per fine secolo un costo pari al 2.8% del PIL globale (anch’esso presunto, bontà loro) generato dall’aumento del livello dei mari. Naturalmente se non saranno acquisiti gli obbiettivi di contenimento del riscaldamento globale entro 1.5 e/o 2°C rispetto al periodo pre-industriale.

Flood damage costs under the sea level rise with warming of 1.5°C and 2°C su Environmental Research Letters

Rising sea levels could cost the world $14 trillion a year by 2100 su Science Daily

Completamente incuranti del fatto che i predetti obbiettivi di contenimento sono politici e non poggiano su alcuna base scientifica, gli autori alzano ancora la posta e appoggiano le loro determinazioni sullo scenario peggiore, appunto l’RCP8.5.

C’è da chiedersi quand’è che si inizierà a ragionare sul serio su queste cose e quand’è che si accorgeranno che mentre le emissioni seguono appunto lo scenario peggiore senza mostrare alcun rallentamento, gli effetti sul clima, ammesso e non concesso che ci si voglia fidare delle simulazioni, seguono invece lo scenario migliore.

Tutto questo, come fatto notare da Pielke nel suo paper, fa un gran rumore, riceve enorme attenzione mediatica, ma continua a polarizzare la discussione su temi lontani dalla realtà e da qualsiasi possibilità di successo.

Contenti loro…

 

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Ladri di Nuvole

Posted by on 06:00 in Attualità, Meteorologia | 3 comments

Ladri di Nuvole

Abbiamo letto sui giornali, e anche ieri proprio su CM, della curiosa teoria enunciata dal comandante della difesa iraniano Gholam Reza Jalal secondo cui Israele avrebbe “uomini che lavorano per assicurare che le nuvole che non entrino nei nostri cieli” e rispetto alla quale si sarebbe registrata la smentita del servizio meteorologico iraniano secondo il quale “Non è possibile rubare le nuvole”. Tale teoria mi pare molto debole e come Guido (http://www.climatemonitor.it/?p=48776) sono anch’io convinto che non si possano rubare pioggia e neve, nel senso che non disponiamo delle tecnologie adeguate.

Ma cosa intendiamo per “assicurare che le nuvole che non entrino nei nostri cieli”? Credo che ci si riferisca alle tecniche d’inseminazione artificiale delle nubi per produrre pioggia su un dato territorio, sottraendo così umidità ai territori limitrofi. Su tali tecniche cito le conclusioni di una tesi di laurea di cui fu relatore nel 2010 il prof. Vincenzo Levizzani del CNR di Bologna (Gasparini, 2010) che mi paiono emblematiche dello stato dell’arte nel settore:

Dall‘analisi dei numerosi esperimenti che si sono svolti negli ultimi cinquant‘anni e  dei  loro  risultati  si  è  visto  che  non  si  è  ancora  riusciti  ad  ottenere  l‘evidenza statistica e fisica necessaria per stabilire la loro validità scientifica. Comunque  sono  stati  fatti  notevoli  passi  avanti  nella  comprensione  delle  varie tecniche  e  dei  processi  microfisici  che  stanno  alla  base  dell‘inseminazione artificiale delle nubi per l‘aumento della precipitazione.

Tuttavia per capire come il comandante della difesa iraniano possa essere giunto a lanciare agli israeliani l’accusa di aver rubato loro le nuvole ovvero di aver sottratto umidità dall’atmosfera in forma di pioggia riducendo la quantità in arrivo sull’Iran occorre a mio avviso sviscerare un po’ più a fondo la tematica sul piano storico. Si scopre allora che le attività operative di stimolazione della pioggia attraverso  inseminazione delle nubi, oggi condotte da compagnie private attive in diversi paesi del mondo, furono condotte con molto fervore negli Stati Uniti d’America dagli anni ‘50 agli anni ‘80, allorché il governo di quel Paese decise di sospendere i finanziamenti pubblici per due ordini di motivi:

  1. non vi erano evidenze sperimentali di effettivi aumenti delle precipitazioni da nubi trattate rispetto al testimone;
  2. si erano scatenate svariate dispute legali (si veda ad esempio Viti, 1991) in quanto gli agricoltori

che ricorrevano a tali servizi venivano chiamati in giudizio dagli agricoltori vicini che sostenevano di essere stati privati dell’acqua di pioggia.

Quest’ultimo aspetto (quello legale) è di importanza non trascurabile e penso possa costituire una chiave di lettura delle dichiarazioni del comandante della difesa iraniano.  Infatti per chi conduce campagne di inseminazione artificiale delle nubi difendersi dall’accusa di aver rubato acqua di pioggia ai vicini è difficile, e ciò in quanto chi insemina le nubi lo fa proprio per far piovere!

Bibliografia

Gasparini 2010 Inseminazione delle nubi – stato della ricerca e prospettive operative. Tesi di laurea. Relatore F. Levizzani (http://www.isac.cnr.it/sites/default/files/thesis/Gasparini_2010.pdf).

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Al ladro al ladro!

Posted by on 11:32 in Attualità | 7 comments

Al ladro al ladro!

Da non crederci.

Questa mattina mi capita tra le mani un articolo del quotidiano romano Il Messaggero. Titolo: “Iran, la guerra della pioggia, Israele ci ruba le nuvole“.

Autentico delirio. L’Iran sta subendo una pesante siccità e un Generale accusa l’odiata Israele di utilizzare squadre di tecnici per modificare le nuvole in modo che non producano pioggia sul territorio iraniano. Siamo di fronte ad un furto di nuvole e neve.

Il capo del servizio meteo iraniano, bontà sua, spiega con grande coraggio che rubare pioggia e neve non è possibile, sapete perché? Semplice, se fosse possibile gli Stati Uniti non avrebbero una “polizia dell’acqua” (California, si occupa di gestione delle risorse idriche), ma si limiterebbero a rubare l’acqua dai paesi vicini.

Apre e chiude il delirio la conferma, tutta dell’estensore dell’articolo, dell’ormai acquisita capacità tecnologica di controllare nubi e pioggia, con cui una certa Meteo System International (esiste e se vi va andate a leggere i loro di deliri…) starebbe facendo soldi a palate.

Tra tutte le possibili domande una sola: ma fa già così caldo?

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Il mondo e la CO2, una salita che non va da nessuna parte

Posted by on 07:33 in Attualità | 2 comments

Il mondo e la CO2, una salita che non va da nessuna parte

Magari chi frequenta queste o altre pagine dove capita ogni tanto di scrivere di policy climatiche lo saprà già, ma vi siete mai chiesti quale sia davvero l’obbiettivo da raggiungere, ammesso e non concesso che ce ne sia bisogno, per fronteggiare l’impatto delle attività umane sulle dinamiche del clima? Molto semplice, il pianeta deve essere decarbonizzato o, meglio devono esserlo i processi produttivi alla base della vita del genere umano su questo pianeta. Più nello specifico, dal momento che la decarbonizzazione è, per effetto del progresso tecnologico, già in atto, la di deve accelerare fortemente, soprattutto con riferimento alla produzione di energia.

Ci sarebbe da credere, dopo decenni impegno sovranazionale e di implementazione più o meno reale di policy climatiche, che sforzi e decisioni avessero se non proprio raggiunto il risultato, almeno imboccato la strada giusta. Non che la cosa la si possa definire sorprendente, ma è meglio sgombrare il campo da ogni dubbio, le cose non stanno affatto così. Molte cose buone, certamente, ma l’obbiettivo non si è neanche avvicinato. Al riguardo, parlano i numeri.

Numeri di cui si è occupato nel suo ultimo paper Roger Pielke Jr, nome tutt’altro che nuovo nell’ambiente:

Nella pagina del suo blog in cui spiega i contenuti del paper, Pielke pubblica due immagini, che direi si possano definire davvero auto esplicative:

Nella prima immagine, ci sono a confronto i ratei di decarbonizzazione pre-policy climatiche con quelli in essere negli ultimi decenni e poi, colonna rossa, quello che sarebbe necessario fare. Nella seconda il “peso” della CO2 nei processi produttivi e gli stessi in relazione al prodotto interno lordo mondiale: se il primo non ha subito una diminuzione significativa, anzi, siamo praticamente fermi al 1985, il rapporto tra processi produttivi  e GDP è effettivamente sceso, ma solo perché è aumentato molto il secondo fattore, non per modifiche intervenute grazie alle policy implementate.

Vi state chiedendo come mai? La risposta la trovate sempre nel paper, ed è abbastanza semplice: le policy sono sostanzialmente costruite scenari a dir poco improbabili ove non del tutto utopici che le bloccano su obbiettivi irraggiungibili a cui non è consentita alcuna deroga o critica. Critiche ad esempio come quella sottostante, in cui sempre Pileke “spiega” sette semplici fatti in materia di policy climatiche che sarebbe necessario conoscere se se ne vuole discutere:

Il resto, se l’argomento suscita la vostra curiosità, lo trovate naturalmente nel paper.

Buona giornata.

 

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Le Previsioni di CM – 2 / 8 Luglio 2018

Posted by on 07:15 in Attualità, Le Previsioni di CM, Meteorologia | 1 comment

Le Previsioni di CM – 2 / 8 Luglio 2018

Questa settimana la rubrica è curata da Alessandro_____________________________________

Situazione ed evoluzione sinottica

Una corrente a getto subtropicale sta scorrendo dalle Canarie verso il bacino occidentale del Mediterraneo apportando la risalita della pressione in area atlantica, il dissolvimento del debole vortice iberico e continuando ad alimentare il promontorio di aria calda presente sulla parte centrale del nostro bacino, mentre sull’Europa orientale il vortice balcanico tende gradualmente a spostarsi verso nord est. La parte avanzata del fronte caldo, originato dal cut off iberico dei giorni scorsi, interesserà ancora le regioni settentrionali italiane, mentre col passare dei giorni l’anticiclone delle Azzorre andrebbe ad estendersi sul Mediterraneo nordoccidentale determinando ulteriore stabilità al centro-sud.

Nella giornata di mercoledì il flusso principale atlantico aggancerebbe la corrente di tipo subtropicale in scorrimento sul Mediterraneo centro-occidentale determinando un aumento del campo pressorio sull’Europa di nord-ovest e il passaggio di una massa di aria fresca atlantica lungo il bordo orientale dell’anticiclone delle Azzorre in successivo isolamento su penisola iberica. Questa massa d’aria più fresca di origine atlantica nella giornata di giovedì sarebbe in spostamento verso est sul nostro bacino e sulle nostre regioni centro settentrionali, mentre nella giornata successiva anche le restanti regioni centromeridionali dovrebbero essere interessate dalla diminuzione delle temperature. Per il fine settimana è probabile l’arrivo di nuove correnti settentrionali fresche che andranno ad interessare l’Europa orientale e il Mediterraneo centro-orientale in conseguenza della formazione di un blocco anticiclonico nei pressi del 50°parallelo sul vicino Atlantico, facendo persistere temperature sotto la norma sull’area meridionale italiana.

Linea di tendenza  per l’Italia

Lunedì  bel tempo al centro sud e sulla Sicilia, ad eccezione di annuvolamenti lungo le coste occidentali della Sardegna in estensione serale sulle zone interne e settentrionali dell’isola. Sulle aree alpine saranno possibili deboli rovesci o temporali durante le ore centrali della giornata, mentre sul restante settentrione avremo inizialmente cielo molto nuvoloso seguito da estesi rasserenamenti  nel corso del pomeriggio sera.

Martedì addensamenti compatti sull’area alpina, prealpina e appenninica con deboli fenomeni sparsi, in  sconfinamento durante il pomeriggio sulle zone pianeggianti piemontesi ed emiliane ; in miglioramento dalla serata sul settore centro-occidentale. Nuvolosità diffusa sulle restanti regioni settentrionali, ma con schiarite che si faranno più ampie a partire dal settore occidentale. Sulla Sardegna al mattino addensamenti consistenti con cielo tendente a rasserenarsi nelle ore successive. Nubi compatte su Appennino toscano, su Umbria e regioni adriatiche associate a deboli piogge durante le ore centrali, ma in dissolvimento dalle ore serali; sulle restanti regioni centrali sereno o poco nuvoloso. Bel tempo su sud e Sicilia salvo addensamenti nel corso della mattinata su Molise, Campania, Gargano e coste tirreniche siciliane, ma in riduzione nel corso del pomeriggio.

Mercoledì moderato maltempo al nord con rovesci o temporali sparsi, in particolare in prossimità dei rilievi del triveneto, ma in attenuazione dalle ore serali; nuvolosità a tratti compatta sule regioni adriatiche centromeridionali e sulle zone interne del versante tirrenico con deboli piogge o rovesci in riduzione dal tardo pomeriggio; bel tempo sulle restanti regioni.

Giovedì continuano a verificarsi condizioni di maltempo al nord con piogge sparse che sulla catena alpina e sul settore occidentale in assorbimento dalla serata;  è attesa della nuvolosità consistente anche sul settore adriatico centrale, sul Molise e sulla Puglia garganica con deboli rovesci sparsi nelle ore pomeridiane; cielo sereno o poco nuvoloso altrove.

Venerdì ancora molte nubi al settentrione e sul settore adriatico con deboli temporali, in dissolvimento dalla serata;  condizioni di stabilità sul restante territorio.

Sabato ancora nuvolosità diffusa sulle regioni adriatiche in estensione sulle regioni meridionali con rovesci e temporali, mentre il tempo sarà in miglioramento sulle zone pianeggianti nord occidentali. Bel tempo sulle isole maggiori.

Domenica graduale miglioramento delle condizioni meteorologiche in serata al sud e sull’Adriatico, mentre ritornerebbero a salire le temperature sulle regioni settentrionali.

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No, no, non è il vulcano

Posted by on 07:16 in Attualità | 10 comments

No, no, non è il vulcano

Su, ripetiamo tutti insieme: “Non è il vulcano a sciogliere il ghiaccio ma il clima che cambia“. Fatto? Ne siete convinti? Bene, ora siamo pronti a leggere questa news da EurekAlert:

Researchers discover volcanic heat source under glacier

Dunque, il Pine Island Glacier è giunto alla ribalta delle cronaca nel novembre scorso, perché dalla parte terminale del ghiacciaio, quella che giace sul mare, si staccò un iceberg enorme. Qui sotto una bella gif animata prodotta dalla British Antartic Survey con i dati di Copernicus:

Qualche giorno fa, è uscito un paper su Nature Communications con questo titolo:

Evidence of an active volcanic heat source beneath the Pine Island Glacier

In sostanza, pur essendo nota la presenza di attività vulcanica molto importante sotto l’Antartide occidentale, non erano mai state trovate tracce tanto evidenti di flussi di calore verso l’alto che accelerano il processo di scioglimento alla base del ghiacciaio, giocando un ruolo molto significativo nelle sue dinamiche. La traccia di questo calore è un isotopo dell’Elio, che gli scienziati hanno trovato in abbondanza nell’acqua di mare dell’area, definendolo un “impronta digitale” dell’attività vulcanica.

Tuttavia, si affrettano a scrivere, pur dovendo considerare questo fattore nell’immaginare il futuro della stabilità del ghiacciaio, ci sono decenni di ricerca che testimoniano gli assalti del cambiamento climatico, per cui, certamente, non è per quello che il ghiacciaio si sta sciogliendo.

Quindi, finiamo da dove abbiamo iniziato e ripetiamo: “Non è il vulcano a sciogliere il ghiaccio ma il clima che cambia“.

Buona giornata 😉

 

 

 

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La morte del Global Warming

Posted by on 06:01 in Attualità | 75 comments

La morte del Global Warming

Il Global Warming Antropogenico è morto. Lascia un esercito di politicanti salvamondisti, miliardari ambientalisti, scienziati arruolati e attivisti disperati che all’illustre scomparso hanno dedicato i migliori decenni della loro vita. Rovinando le vite degli altri.

Il decesso

Incertezza fino all’ultimo sulle reali condizioni del malato. Che non se la passasse bene, si sospettava: i media del mainstream gli dedicavano sempre meno spazio. Giusto qualche riga, o qualche filmato indistinguibile da quelli degli ultimi vent’anni: roba di repertorio. Negli ultimi mesi, tuttavia, la situazione è precipitata. Prima il ritiro degli USA dalla COP21 parigina, poi l’evidenza inconfutabile del disastro economico regalato da pale e pannelli. Infine la crescente facilità con cui i rivali infierivano sul re agonizzante: sotto la forma di studi, articoli e opinioni che osavano raccontare una storia diversa, e che incredibilmente trovavano spazio crescente sui media meno asserviti alla causa.

La prova definitiva dell’avvenuta scomparsa è nella mancata partecipazione ai meeting che contano, quelli in cui il defunto recitava la parte della star indiscussa: escluso dal G7 e posticipato all’autunno 2018 a mo’ di evento laterale, è addirittura scomparso dall’agenda del Bilderberg 2018: una diagnosi di morte certa dovuta a cause molteplici.

Diagnosi sbagliate

La causa di decesso più ovvia è nella serie di previsioni di morte imminente per caldo. Tutte sbagliate. Non solo nella fredda evidenza numerica di cui abbiamo parlato tante volte, l’ultima pochi giorni fa. Ma soprattutto nella quotidianità del signor Rossi: il terribile Climate Change ha sconvolto le nostre vite talmente tanto che… è tutto come sempre: d’inverno si scia, e in estate si va al mare sulle stesse spiagge frequentate dai nostri trisavoli. Il ghiaccio artico esiste ancora, e gli orsi polari se la passano benissimo. Il Sahara non ha inghiottito il Sud Italia, anzi, arretra e rinverdisce.

Il medico ha sbagliato tutte le diagnosi e le previsioni, scambiando la fisiologia per patologia.

Parcelle esose

Il secondo fattore è puramente economico. Ci avevano raccontato che le energie alternative avrebbero regalato un futuro verde ed economicamente sostenibile. Nulla di più falso: ci hanno regalato un presente fatto di bollette energetiche care come il fuoco per sostenere “conti energia” che hanno ricoperto il territorio di pannelli e mulini a vento altamente inefficienti, e lautamente remunerati. Talvolta senza nemmeno ridurre la componente di energia generata da idrocarburi. Anzi, sovvenzionandola per mantenerla in vita, pena l’azzeramento della produzione industriale per mancanza di una fornitura energetica sicura e costante nel tempo. Il disastro dell’Energiewende tedesca, e la corsa frettolosa all’approvvigionamento di gas russo è la cartina al tornasole della distanza tra i vaticini deliranti di un ambientalismo cialtrone e le regole basilari di una economia moderna e sviluppata.

Morte violenta

Il colpo di grazia al nobile defunto è venuto per morte violenta. Simboleggiata dall’ultimo G7 risolto in una rissa da saloon, anzi, in una riunione di condominio fantozziana tra molli leader globalisti in pantofole e vestaglia di raso, e nuovi barbari sovranisti armati di sedie e altri oggetti contundenti.

All’origine di tutto, tanto per cambiare, c’è la geopolitica. E il petrolio: lo shale oil che ha trasformato gli USA nel primo produttore mondiale di oro nero. Il neo-status di esportatore di idrocarburi ha cambiato radicalmente le priorità geopolitiche a stelle e strisce. L’agenda verdissima dell’amministrazione Obama aveva la funzione duplice di sottrarre l’Europa all’influenza russa nel nome di una fantomatica indipendenza energetica a tutto discapito della competitività della manifattura europea. Quella di Trump mira ad ottenere lo stesso risultato: perdita di competitività europea e distacco dalla Russia, ma in modo radicalmente opposto, ovvero costringendo l’Europa a ingurgitare gli idrocarburi americani pagandoli molto più di quelli russi. Pena l’imposizione di sanzioni draconiane su settori vitali come quello della produzione automobilistica.

In un contesto del genere il Global Warming non serve più, anzi, è soltanto dannoso perché in contrasto con la necessità europea di importare idrocarburi a basso costo, e quella americana di esportare i propri a qualunque costo.

Incapacità di adattamento

In questo ambiente completamente stravolto, gli stanchi leader globalisti si muovono come dinosauri post-asteroide. Il loro sogno utopistico, tutto green-economy, sincretismo, climatismo e immigrazionismo, si squaglia come il trucco di un pagliaccio davanti all’evidenza dei suoi fallimenti, alla follia delle sue costruzioni disumane e all’intraprendenza di nemici agguerriti e armati di argomenti molto più efficaci.

La caduta del sopracciglio finto del presidente canadese, lo stupore indignato del presidente francese così simile a quello di un Ceausescu sul balcone, lo sguardo vitreo della cancelliera tedesca, il Trump strafottente contorniato di personaggi in cerca d’autore nell’immagine caravaggesca che ha fatto il giro del mondo. Sono istantanee che segnano in modo indelebile la caduta rovinosa di un intero sistema di potere per il quale il Global Warming ha rappresentato solo una stampella ideologica para-scientifica e falsamente umanitarista.

E come tale muore, il Global Warming: come l’eroe di una ideologia che fino a ieri sembrava invincibile, e oggi appare in tutta la sua distopica insensatezza. E poco importa, se l’eroe di ieri muore accoltellato in una rissa da saloon o per un volo dalla finestra durante una riunione di condominio fantozziana: il Global Warming muore perché inutile, inservibile, e ridicolo agli occhi dei padroni di ieri, come dei barbari di oggi.

Nessuno ne sentirà la mancanza, proprio a partire da quelli che l’hanno usato per trarne un profitto politico o economico. Ma una cosa è certa: quale che sia il futuro che si prepara per noi, siamo comunque attesi da nuove costruzioni ideologiche, e nuovi pilastri su cui erigerle. In una replica infinita di soluzioni apparentemente miracolose che avvantaggiano una parte a danno di un’altra. Salvo tramontare, per poi rinascere ancora sotto una forma diversa, eppure uguale: morto un Global Warming, se ne farà semplicemente un altro.

È morto il Global Warming. Viva il Global Warming.

 

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Fresco secco e… non ventilato

Posted by on 06:00 in Attualità, Climatologia | 0 comments

Fresco secco e… non ventilato

Allora com’è la tramontana di questi giorni? Fresca? Beh, consoliamoci pensando che se questa configurazione della circolazione l’avessimo avuta in inverno ci sarebbe stato poco da scherzare.

Ma qualcuno sa veramente cosa sia il freddo e quanto freddo può fare su questo pianeta? Lo ha scoperto, ma sarebbe meglio dire osservato, un team di ricercatori che ha compiuto una campagna di misurazione in Antartide.

Di questa vicenda, che risale al 2013, ne avevamo già sentito parlare. Utilizzando delle osservazioni satellitari, quindi non misure standard, avevano determinato che la temperatura più bassa del pianeta non fosse quella misurata a Vostok (sempre in Antartide) nel 1983 di -89°C, ma quella di una piccola zona del plateau antartico, in cui il termometro, si fa per dire, sarebbe sceso fino a -93°C.

In questi giorni, lo stesso team ha ottenutola pubblicazione di un paper in cui hanno compiuto una nuova analisi dei dati in loro possesso scoprendo che molti spot della loro griglia avevano raggiunto ben -98°C. Dati tuttavia riferiti alla superficie del manto ghiacciato, non all’aria soprastante, per cui, utilizzando dati osservati in modo tradizionale hanno stimato che la temperatura dell’aria a 2 metri fosse di -94±4°C.

In pratica si tratta di qualcosa di molto simile a quanto avviene nelle depressioni carsiche o desertiche, ma ad una scala spaziale molto maggiore. Le depressioni dove le temperature possono scendere a quei valori devono essere inferiori a 200km2 profonde appena 2 metri e presentano un gradiente orizzontale di 6°C/km e uno verticale di 4°C/m. Perché il fenomeno possa aver luogo sono necessarie condizioni di calma di vento, cielo sereno e aria estremamente secca. L’assenza del vento impedisce il rimescolamento, mentre l’assenza di nubi e la bassissima umidità favoriscono la perdita di calore da parte dello strato superficiale. Il tutto però deve persistere per giorni.

Curiosamente, questi valori sono stati osservati in molti punti con analoghe caratteristiche, ma il limite del freddo raggiungibile sembra essere quello dei -98°C, come se – si chiedono gli autori – questo sia il massimo del freddo che può arrivare sulla Terra.

Vi piacerebbe provare? 😉

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Clima caldo, ma solo a chiacchiere

Posted by on 06:00 in Attualità | 13 comments

Clima caldo, ma solo a chiacchiere

L’estate non si accende, almeno per ora e almeno con riferimento al vecchio continente, dove la circolazione atmosferica resta ancora molto dinamica e, quindi, causa di frequenti cambiamenti. Non che questa sia una novità, in effetti. Da quando si discetta di clima che cambia e cambia male, infatti, si perde tempo ad intravedere segnali di sinistro cambiamento in ogni minuto di tempo atmosferico, ma basterebbe aprire una volta ogni tanto i libroni del clima per scoprire che, contrariamente al pur legittimo desiderio d’estate che abbiamo più o meno tutti, gli episodi di instabilità per il primo mese della stagione sono la norma e non l’eccezione. Alcuni anni possono essere episodi molto frequenti, altri del tutto assenti, altri ancora una via di mezzo: in media stat clima. Mediterraneo. Quindi niente panico, anche perché appena ieri vi abbiamo raccontato che, probabilmente, nei primi giorni di luglio un po’ di caldo arriverà, con somma soddisfazione di tutti, vacanzieri e profeti del caldo-sempre-più-caldo.

Nel frattempo, però, si è riacceso molto il dibattito sul clima in generale, soprattutto oltre oceano, dove più che mai – e non fosse mai accaduto – se questo pianeta sia o meno in difficoltà con il clima che più ci piace, è diventata ahimè questione di destra o di sinistra, bianco e nero, con buona pace della scienza. E del dubbio.

Capita infatti che ormai siano passate tre decadi da quando uno dei padri del Global Warming Antropogenico, lo scienziato James Hansen, ha fatto e reso note con tanto di testimonianza al congresso USA, le prime vere proiezioni di catastrofe climatica. E capita quindi che oggi, proprio perché in genere il clima lo si misura, osserva, valuta, sulla scala temporale del trentennio, a qualcuno sia venuto in mente di andare a dare un’occhiata se, per caso, qualcuna di quelle proiezioni abbia avuto un riscontro nella realtà. Lo hanno fatto tal Pat Michael e tal Ryan Maue, entrambi noti nell’ambiente ed entrambi scienziati di peso, anche se rei di non essere proprio convinti che il pianeta sia sul ciglio del baratro, quanto piuttosto impegnati – come sempre dovesse essere – a leggere i dati per quello che sono e non per quello che sembrano, giacché questa seconda personalità del genere “dato” lo fa sembrare sempre in qualche modo giustificativo della propria causa. E questo, in tutte le scienze, tranne quella del clima, proprio non va bene.

E lo hanno fatto sulle pagine del Wall Street Journal. Ecco qui il tweet di Roger Pielke Sr che lo ha rilanciato:

La miglior cosa sarebbe andarselo leggere, ma se credete ve lo riassumo.

Non una delle proiezioni di Hansen si è palesata, anzi, il pianeta, lette le proiezioni, ha deciso di fargli/farci uno scherzo davvero niente male: ha deciso di scaldarsi, anzi, negli ultimi anni intiepidirsi, come se avessimo posto drasticamente rimedio al problema delle emissioni, ossia come se fosse del tutto cessato il forcing antropico, che invece, nella misura in cui è definito, è vivo e lotta insieme a noi, visto che la concentrazione di anidride carbonica non ha mai smesso di aumentare. Sono solo quelle proiezioni il problema? No, perché, scrivono i due, a ben vedere questo è stato sin qui il destino della maggior parte delle simulazioni sul comportamento della temperatura del pianeta in relazione alla CO2 che siano state messe in circolazione, comprese quelle che le Nazioni Unite hanno adottato a supporto degli interminabili quanto sterili negoziati sul clima.

Questo dicono i due, questo dicono i dati. Questo non lo dicono le proiezioni, che continuano ad essere aggiornate spostando sempre più in avanti il giorno del giudizio climatico, che secondo Hansen versione 1998 dovrebbe essere già arrivato da un pezzo.

Ma, questo non si può dire, almeno così sembra, viste le reazioni che il pezzo sul WSJ ha suscitato. Non è vero! Dagli al negazionista! Vergogna! Il WSJ è carta straccia! Leggere per credere, sia la discussione sul Tweet di Roger Pielke sr che i commenti in calce all’articolo vero e proprio. Naturalmente, nessuna risposta nel merito, solo una bella serie di insulti e un buon numero di atti di fede nei confronti della teoria del clima ormai spacciato. Però, se doveste sentirvi soli dopo la lettura, potete sempre dare un’occhiata ad un altro articolo in cui qualcuno si è preso la briga di mettere l’accento sul carattere davvero poco scientifico ma molto attivistico delle dichiarazioni sul tema rese da fior fiore di scienziati.

Nel frattempo, forse perché troppo impegnato a cacciare le streghe, qualcuno vede i fantasmi e lancia l’allarme del secolo: la NOAA, Servizio Meteorologico degli USA nonché massima autorità mondiale nel settore del tempo e del clima, starebbe per perdere d’imperio la parola “clima” nella sua mission:

Le due cose, tempo e clima, ovviamente, non possono essere scisse, neanche d’imperio. La faccenda però, pur senza senso, vale i suoi bit, i suoi like o i suoi troll, naturalmente secondo gradimento.

Se non sentiranno troppo caldo, temo che i nostri posteri si faranno davvero delle gran risate…

Enjoy.

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