Climatemonitor - Un modo nuovo di leggere l'informazione meteorologica e climatologica.

Blog

Calma, se l’intezione è quella di sostituire l’agenda con quella per l’anno nuovo, non c’è fretta. Siete già in ritardo e un giorno in più non farà la differenza. L’urgenza è un’altra, si tratta infatti di non prendere impegni per i prossimi mille anni. Beh, in realtà ne bastano anche cento, tanti infatti sarebbero secondo questa nuova letter pubblicata su Nature Geoscience perché i ghiacciai minori arrivino al collasso e i mari salgano a coprire le zone costiere.

Il nodo della questione è naturalmente sempre l’emissione di gas serra cosiddetti “climalteranti”, che per fare i loro spericolati calcoli, i ricercatori hanno considerato in quello che tecnicamente si chiama “best case scenario”, cioè cessazione totale delle emissioni dei gas suddetti. Ne consegue che la “scoperta” principale di questo lavoro consisterebbe nell’assegnare al sistema un’inerzia tale da rendere ineluttabile l’arrosto climatico e tutto ciò che ne consegue già da ora.

Ma non è tutto qui. Lasciamo stare il fatto che nello studio si confermi l’errore marchiano commesso dall’IPCC con la stima di scioglimento dei ghiacciai dell’Himalaya (che, si dice, potrebbero anche localmente crescere) per il 2035. Lasciamo stare il fatto che invece sulle stime di scioglimento degli altri ghiacciai sparsi per il mondo, specie quelli piccoli, gli autori scrivano che l’IPCC era -ed è- nel giusto, solo perché a loro usando gli stessi dati e gli stessi modelli vengono gli stessi risultati. Lasciamo stare che conditio sine qua non perché l’armageddon climatica si verifichi è, nelle loro previsioni, il collasso della banchisa antartica occidentale, guarda caso l’unica zona che sta perdendo ghiaccio mentre su tutto il resto del continente il ghiaccio aumenta.

Lasciamo stare tutto, cosa resta? Cinque minuti -non di più perché il tempo è denaro- di sana riflessione sull’utilità di compiere prognosi centenarie o addirittura millenarie sul comportamento di un sistema di cui si sa poco su cosa ha fatto in passato, e nulla su cosa farà domani.

Puro esercizio intellettuale, che per di più non aggiunge una virgola ad eventuali policy di mitigazione, avendo come presupposto il fatto che ormai non c’è più nulla da fare.

Utile, davvero molto utile.

Perché salvare le Maldive dall’innalzamento dei mari causato dal global warming causato dall’uomo? Ovvio, perché ci abitano i Maldiviani, i quali tempo fa ci hanno fatto giustamente sapere di essere preoccupati a tal punto da decidere di riunire l’esecutivo sott’acqua in un atto dimostrativo di grande effetto.

Usciti dall’acqua devono aver giustamente deciso di tornare ad occuparsi di cose serie, e siccome quei posti fantastici campano esclusivamente di turismo e i turisti sulle isole ci possono arrivare solo in aeroplano, hanno tirato fuori un bel progetto per un nuovissimo aeroporto in riva al mare.

Tre le possibilità. O ripongono assoluta fiducia nella comunità internazionale e pensano quindi che a breve saranno prese drastiche misure di mitigazione arrestando l’innalzamento dei mari causato dal global warming causato dall’uomo, o quelli che si vedono nei disegni sono degli idrovolanti e non dei normali aeroplani, oppure ancora la preoccupazione esternata nella famosa riunione di governo subacquea era finta, e pensano ad un futuro all’insegna del business as usual.

Del resto,se il guru dei guru del disastro climatico si compra la villa al mare, qualcosa vorrà pur dire no?

Potrebbe essere l’incipt di una previsione a scala locale, peraltro quanto mai attuale. Su queste pagine però, di previsioni ne facciamo molto poche e, quindi, non sarà  questo il caso. Quel che ci interessa è piuttosto quanto pubblicato recentemente da un gruppo di ricercatori italiani1 dell’Università  di Venezia sul Journal of Geophysical Research.

Continue reading “Sole sulla Laguna Veneta” »

  1. Zanchettin, Rubino, Traverso e Tomasino – Dipartimento di Scienze Ambientali []