Già , perché a questo sembra sia ridotta la finanza internazionale, una rapa. Lo dico da assoluto inesperto, un pensiero che scaturisce semplicemente da quanto viene quotidianamente riportato dai media. L’ultima pessima notizia sembra essere l’imminente (per qualcuno sarebbe già accaduto) default della Grecia, travolta dal debito generato da una sconsiderata gestione della cosa pubblica e da investitori internazionali, i soliti noti, che non si sono certo fatti scrupolo di approfittare di tale atteggiamento. Non sono da meno le preoccupazioni per la bolla immobiliare cinese che sarebbe pronta a scoppiare e per i debiti sovrani di molti altri stati, tutti colpevoli, chi più chi meno, di aver allungato veramente troppo il passo rispetto a quello che le loro gambe consentivano, continuando ad immettere moneta in un sistema che ha da tempo esaurito la necessaria contropartita, ovvero la capacità di produrre ricchezza.
Ora, tra le onde di un mare in tempesta, sorge il problema di trovare un porto sicuro per quanti operano sui mercati finanziari, per poter trascorrere al riparo i prossimi mesi in attesa di tempi migliori. Sembrerà assurdo, ma questa sicurezza, qualcuno pensa che possa venire dalle previsioni meteorologiche, o meglio dalle previsioni stagionali, con specifico riferimento alla prossima stagione degli uragani. Mi spiego meglio. Due meteorologi americani da tempo avvezzi a tradurre i loro outlook in qualcosa di monetizzabile per i mercati, hanno previsto una stagione degli uragani più intensa di quelle degli anni recenti1. I danni che questi eventi dovrebbero causare nell’area del Golfo del Messico, potrebbero essere causa di una forte impennata dei prezzi delle commodities, petrolio in primis per la grande quantità di raffinerie presenti nell’area, poi a seguire le altre materie prime fossili che diverrebbero quindi più preziose, e infine anche i generi alimentari, in particolare le colture di arance della Florida. Tutto ciò, quando manca ancora un mese all’emissione delle previsioni ufficiali della NOAA sulla prossima stagione degli uragani2.
Nel 2005, ma non solo, andò così. La stagione fu particolarmente provvida -si fa per dire- di uragani e tempeste tropicali, e i mercati internazionali ne risentirono parecchio. A seguire però ci sono state, specie nel 2006, ma anche l’anno scorso, delle stagioni decisamente sotto media, a conferma della estrema e piuttosto impredicibile variabilità interannuale cui sono soggetti questi eventi. Uno degli strumenti di prognosi, forse l’unico, che è possibile valutare per fare qualche proiezione sulla stagione degli uragani è l’andamento dell’indice ENSO, cioè le oscillazioni della temperatura di superficie delle acque del Pacifico equatoriale. El Niño (oscillazione positiva o fase calda), il bambinello che sguazza nell’Oceano Pacifico ormai da mesi sta per salutarci, tutte le previsioni lo danno in esaurimento per la fine di questa primavera. Un po’ meno certo ciò che verrà dopo. Alcuni modelli optano per una fase di ENSO neutra, altri invece prevedono che arrivi la sua sorellina, la Niña (oscillazione negativa o fase fredda)3.
Con specifico riferimento all’area atlantica, una fase fredda delle acque del Pacifico equatoriale è normalmente associata a stagioni degli uragani piuttosto vivaci, che possono tradursi (ma non sempre è così) in un maggior numero di eventi che arrivano a toccare le coste degli Stati Uniti. Diverso e di segno opposto il discorso sulle teleconnessioni delle fasi calde, che questo aumento lo registrerebbero nell’area degli Oceani Indiano e Pacifico4.
Il National Hurricane Center della NOAA fissa ufficialmente l’inizio della stagione degli Uragani in Atlantico nel mese di giugno, per farla terminare alla fine di novembre, perciò, quella che sta per arrivare potrebbe essere una stagione con fase neutra o debolmente fredda delle acque del Pacifico equatoriale. Dico debolmente perché, nonostante quei modelli che optano per una transizione verso la Niña vedano un evento con fase apicale abbastanza intensa, difficilmente tale transizione potrà essere tanto rapida da poter propagare i suoi effetti con la stagione degli uragani ancora in corso. E’ più probabile, se queste proiezioni sono corrette, che con la bambinella dovremo farci i conti nella prossima stagione invernale.
Va inoltre detto che questi sistemi di prognosi, mostrano ottime capacità di “seguire” l’evoluzione degli eventi una volta iniziati, ma soffrono parecchio nell’intercettarne l’insorgenza, ovvero le fasi iniziali. Se l’ENSO entrerà quindi in fase neutra non sarà semplice capire quando e se a questa seguirà una fase fredda piuttosto che un magari debole nuovo riscaldamento. Dal punto di vista meramente statistico, con l’Oscillazione Decadale del Pacifico -altra ciclicità di lungo periodo di quelle acque- anch’essa in fase negativa, sarebbe più probabile l’insorgere di una fase fredda, perché con PDO negativa sono più frequenti le Niñas che i Niños.
A questo punto sarà forse chiaro quanta incertezza regni in questo settore. Traslare questa incertezza in campo finanziario, più che l’indicazione di un porto sicuro, sembra veramente un’avventatezza, un modo come un altro per fornire occasioni di speculazione dai risultati che definire incerti è un eufemismo. L’ennesimo coniglio dal cilindro di un mercato che non sa più a che santo votarsi per proporre possibilità di realizzazione che facciano dimenticare, almeno per qualche mese, che il sistema è prossimo al collasso, o forse, Grecia docet, già collassato. Per dirla in breve, sembra si tratti di finanza perché c’è la borsa di mezzo, ma in realtà è un sistema molto più vicino a quello delle scommesse on line.
Non credo, e sia chiaro che ora torno a rivestire i panni di colui che ci capisce molto poco, che la via per mettersi al sicuro da questa fase così difficile e turbolenta della finanza internazionale sia puntare su ciò che si presume di sapere di un settore complesso come quello delle dinamiche del clima nel medio periodo. Può darsi che i due meteorologi americani abbiano ragione, ma non si dovrebbe trascurare il fatto che se così non fosse, i prezzi delle commodities nel frattempo salirebbero comunque e non per loro penuria, quanto per l’inevitabile frenesia che sarebbe indotta dall’aumento della domanda. Questo avrebbe una ovvia ricaduta sui consumi, per di più in un periodo di crisi, provocando disagi forse ancora peggiori di quelli che potrebbero essere provocati da una stagione degli uragani veramente intensa.
Non so, ma non credo che la soluzione per ridurre il rischio sia applicarvi un coefficiente di moltiplicazione, a meno che, proprio come è accaduto in passato, non si agisca sapendo che comunque, alla fine, chi si assumerà questo rischio sarà qualcun altro, guarda caso, proprio come è accaduto per gli eventi che hanno dato il via alla crisi finanziaria.
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