Tutti in ferie, anche il Global Warming!

Ormai più di un anno fa abbiamo pubblicato un post sulle dinamiche multidecadali del clima, ovvero sulla ciclicità di alcune delle forzanti più note, i cui cambiamenti di stato sembrano aver prodotto delle discontinuità nella temperatura dello strato superficiale e nello stato generale dei pattern climatici a scala emisferica o globale. Si parla ovviamente delle oscillazioni di temperatura dei bacini oceanici a breve e lunga scala temporale (PDO, AMO, ENSO).

Nel gennaio scorso è uscito un articolo sul GRL1 in cui gli autori riprendono questa tesi e ne approfondiscono il significato per esplorare la variabilità naturale del clima pur -e questo è un loro parere- in presenza di un trend di aumento sottostante di probabile origine antropica. Più che al passato, comunque assolutamente necessario per capire, l’interesse è volto al presente, ovvero alla fase di stazionarietà che le temperature medie globali stanno attraversando da qualche anno. Una fase che scherzosamente abbiamo già definito le ferie dell’AGW.

Questo lavoro, che si proponeva evidentemente di ricercare le cause dell’arresto del Global Warming occorso a partire dall’inizio del nuovo secolo nonostante le emissioni di gas serra abbiano continuato ad aumentare, non ha trovato il favore dei sostenitori dell’AGW, forse perchè hanno pensato che potesse minare le basi della loro ortodossia.

Per sanare il problema uno degli autori è stato ospitato -o invitato?- a dare spiegazioni sul sito dei siti, nella roccaforte dell’AGW, ovvero sul famigerato Realclimate. In quest’ultima occasione, con toni abbastanza divulgativi, egli si affretta a spiegare che la variabilità naturale innescata da queste discontinuità, non ha nulla a che vedere con il trend di fondo e che ci sarebbe ben poco da rallegrarsi di un sistema soggetto a questa improvvisa instabilità, perchè questo significherebbe che le modifiche indotte dal contributo antropico potrebbero essere dirompenti. Come dire, il nostro problema è capire realmente la sensibilità climatica, però sappiamo che il clima è molto variabile, per cui questa deve necessariamente essere alta. Il concetto è coerente, peccato che si parli di sensibilità climatica nei confronti di un fattore di forcing -i gas serra- dei quali la storia del clima ha documentato l’inefficacia.

Ma andiamo avanti. Io credo che quanti non hanno gradito le prime conclusioni, difficilmente potranno gradire le seconde. Certamente gli autori fanno molta attenzione a rassicurre l’uditorio, facendo precedere ogni considerazione dalla certezza che i gas serra siano i soli ed unici responsabili del trend di aumento delle temperature ma, questa affermazione, presente sia sull’articolo che sul post di Realclimate, sembra messa lì giusto per non scontentare nessuno o, se si preferisce, giusto per guadagnarsi il plauso dei più facinorosi.

Sappiamo bene che nell’impossibilità di dare una spiegazione antropica alle dinamiche climatiche della fine dell’800 e della prima metà del’900, l’attenzione si è spostata tutta sull’ultimo trentennio del secolo scorso e sull’anomala pendenza che il trend delle temperature avrebbe assunto appunto in quel periodo. Tsonis ed i suoi colleghi ci forniscono la spiegazione di questo evento e della successiva fase di recupero, cioè quella che stiamo vivendo e presumibilmente vivremo ancora per un po’. Ma se il trend di fondo viene da lontano, come può essere di origine antropica? Com’è possibile che l’impatto delle attività umane sulle temperature sia stato efficace già più di un secolo fa? Non dimentichiamo che circa la metà dei sette decimi di grado di cui si dice sia aumentata la temperatura media globale -l’incertezza è nel numero, non nel valore- è arrivata nella prima parte del ‘900. Non sorge il sospetto che la causa di questo trend possa essere altrove, magari una bella e naturale fase di recupero dall’ultimo periodo di raffreddamento della Piccola Era Glaciale? A sovrapporsi a questo arrivano le dinamiche altrettanto naturali a media ed alta frequenza, con un non trascurabile contributo antropico non già nel valore assoluto delle temperature di superficie -che già di per sè dicono poco o nulla se paragonate alla complessità delle dinamiche troposferiche- quanto piuttosto nella disomogeneità della loro distribuzione geografica, nella scarsità dei dati sulle superfici oceaniche, nel bias dell’urbanizzazione e dell’uso del suolo, insomma, nella loro impossibilità di essere correttamente definite.

Nonostante ciò, siamo comunque in attesa di un altro di questi shift che dovrebbe far riprendere la corsa al riscaldamento che potrebbe, sempre secondo gli autori, non arrivare prima di una decade o due, nel rispetto della ciclicità del ripetersi di questi eventi. Per dirla con Richard Lindzen, di cui abbiamo commentato le più recenti considerazioni in questo post, sembra logico che si cerchi di spingere sull’acceleratore dell’AGW, visto che il clima reale non collabora.

No, direi che gli esami di riparazione non sono andati bene, questo lavoro esalta le dinamiche naturali e la nostra incapacità di comprenderle abbastanza per capirle sul serio, l’omaggio -a quanto pare dovuto- all’AGW poteva anche essere evitato.

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  1. Swanson K. L., A. A. Tsonis (2009), Has the climate recently shifted?, Geophys. Res. Lett., 36, L06711, doi:10.1029/2008GL037022 []
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Author: Guido Guidi

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7 Comments

  1. ….un’ultima considerazione se è probabile un ciclo 24 di moderata entità è altresì difficilissimo pensare a una presenza tanto fugace di questo ciclo tale da far pensare a un passaggio diretto al ciclo 25. Restando sui fatti circa un mese fa si è manifestato il primo gruppo di macchie di una certa importanza del ciclo 24 dopodiché da 28 giorni siamo senza macchie visibili. Va ricordata la presenza il 31 luglio di una fugace macchia del ciclo 23, non conteggiata da NOAA testimonianza che dal minimo non siamo ancora usciti.

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  2. Cari amici seguo da quasi 3 anni quotidianamente, e dico quotidianamente, l’evoluzione del ciclo 24 il quale sicuramente non è quel ciclo esplosivo delle prime previsioni anzi siamo dinnanzi a uno dei minimi più pronunciati di questo secolo. Con valori di intensità di vento solare e di flusso di raggi X ai minimi dai tempi delle prime rilevazioni satellitari. In accordo con la situazione di minimo solare si attende un episodio di el nino probabilmente causato anche dalla diminuzione dei venti stagionali di superficie del pacifico del sud. Per quanto riguarda le previsioni stagionali penso che la così peculiarità del minimo solare le renderà ancora meno affidabili del solito. Se mi consentite, ne sono contento, parleremo un pò di meteorologia 🙂

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  3. Già: è pure previsto un forte Nino…

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    • Sono teleconnessioni molto difficili ed ancora tutte da scoprire; il forcing oceanico potrebbe essere in controfase, ma sull’intensità e la durata del fenomeno avrei qualche dubbio. Vedremo.
      gg

  4. Invece chi sembra non andare in ferie è il minimo solare e con esso gli spotless days, probabilmente si passerà dal ciclo 23 direttamente al ciclo 25, saltando il ciclo 24

    http://forum.meteogiornale.it/discussioni-generali-mtg-forum/48319-raga-il-sole-e-fermo.html

    http://forum.meteogiornale.it/discussioni-generali-mtg-forum/33846-gw-monitoring-teniamoci-aggiornati.html

    Attenzione anche ai raggi cosmici.

    Il GW direi che è rallentato, ho anche azzardato una previsione stagionale per il prossimo inverno, direi che è complicatissimo fare una previsione del genere ma secondo me dovrebbe essere un grande inverno degno di tale nome!!!

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  5. a proposito di ferie, ci sarà anche quest’anno l’incontro di climate monitor su al fresco delle dolomiti?
    L’anno scorso qualcuno temeva che non nevicasse più, invece ne hanno avuta fin troppa.

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