Uno degli errori più comuni nell’interpretazione delle tendenze delle perdite economiche dovute a eventi meteorologici estremi è l’utilizzo dei dati sulle perdite economiche per dedurre tendenze negli eventi meteorologici e climatici.
Roger Pielke Jr. ha presentato una panoramica della normalizzazione dei disastri al Financial Stability Board (FSB), creato dal G20 nel 2009, nel pieno della crisi finanziaria globale; il FSB riunisce autorità finanziarie nazionali e organismi internazionali per monitorare i rischi per il sistema finanziario globale.
In questo scritto condivido alcuni punti salienti della presentazione di Roger Pielke Jr. da cui si evidenzia come i danni economici da disastri naturali, una volta normalizzati, non abbiano alcun trend.
Metodi
Sono utilizzati dati sui danni provenienti da EM-DAT, database internazionale sui disastri gestito dal Centre for Research on the Epidemiology of Disasters (CRED) presso l’Università di Louvain. Il CRED raccomanda esplicitamente di escludere dall’analisi delle tendenze i dati precedenti al 2000, poiché qualità e copertura delle segnalazioni sono migliorate in modo non uniforme nel tempo. Dal settembre 2023 il CRED ha classificato tutti i dati precedenti al 2000 come “storici”: è quindi stato analizzato esclusivamente il periodo 2000-2024.
Una stima dei danni riferita a un anno passato incorpora sia gli effetti dell’evento meteorologico sia quelli del contesto socioeconomico che lo subisce. Per normalizzare i dati, ogni perdita viene moltiplicata per la crescita dei prezzi, del reddito reale pro capite e della popolazione verificatasi tra l’anno dell’evento e il 2024. I dati provengono dalla World Bank, dalle Nazioni Unite e da FRED.
E’ stata ricostruita ogni serie storica utilizzando fonti primarie ed applicando la metodologia di normalizzazione ai sei i gruppi consultivi regionali del FSB e alle 107 giurisdizioni che essi rappresentano, arrivando così alla copertura del 96,5% del GDP globale e del 94,7% della popolazione.
Risultati
L’Asia sostiene il peso maggiore rispetto al PIL, con una perdita media annua pari allo 0,343% del PIL, ossia 8,6 volte il valore registrato per la Comunità degli Stati Indipendenti (CIS). Le Americhe registrano invece il peso maggiore in termini pro capite, con 89 dollari statunitensi all’anno per abitante.
Gli Stati Uniti rappresentano l’85% dei 2.100 miliardi di dollari di perdite normalizzate delle Americhe, mentre la Germania rappresenta il 28% del totale europeo. Gli aggregati regionali tendono a nascondere l’impatto degli eventi estremi nei Paesi più piccoli; è necessaria un’analisi Paese per Paese.
In diversi gruppi, uno o due anni rappresentano la maggior parte dell’intera serie storica. Il terremoto del 2023 in Turchia rappresenta il 49% del totale venticinquennale della regione MENA. Le alluvioni del 2022, che costituiscono oltre metà dei danni registrati in Nigeria, rappresentano il 40% del totale dell’Africa subsahariana. I disastri del 2010, inclusi gli incendi boschivi in Russia, rappresentano invece il 29% del totale della CIS.
La figura seguente mostra le serie temporali dal 2000 al 2024 per ciascun gruppo regionale, con scale differenti sull’asse verticale.
Il rischio dominante varia notevolmente tra le regioni.
- I cicloni tropicali rappresentano il 70% delle perdite nelle Americhe.
- I terremoti rappresentano il 74% delle perdite nella regione MENA.
- Le alluvioni rappresentano il 71% delle perdite in Europa.
- Le alluvioni rappresentano il 74% delle perdite nell’Africa subsahariana.
All’interno delle stesse regioni, tuttavia, i rischi, l’esposizione e la vulnerabilità differiscono sensibilmente. Stati Uniti, America Centrale e Caraibi sono particolarmente esposti agli uragani, mentre il Sud America non sperimenta uragani ma affronta rischi legati a terremoti, alluvioni e siccità.
Da questa analisi emerge che:
–la normalizzazione offre un quadro molto più accurato dei ruoli relativi di pericolosità, esposizione e vulnerabilità rispetto a una semplice serie temporale delle perdite economiche.
–il contesto locale è essenziale. Questo tipo di analisi dovrebbe essere svolto per singolo Paese e fenomeno. Gli aggregati nascondono informazioni cruciali.
–permangono importanti lacune nei dati sulle perdite, soprattutto nelle piccole giurisdizioni caratterizzate da rapida crescita della ricchezza e della popolazione e da scarsa disponibilità di dati su danni e assicurazioni. Le banche centrali e i ministeri delle finanze potrebbero colmare gran parte di queste lacune mettendo a disposizione dati nazionali.
Il clima non è l’unica cosa che cambia: cambia anche la società e si osserva come i danni economici da disastri naturali, una volta correttamente normalizzati, non mostrino alcun andamento specifico.



Sii il primo a commentare