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La via giudiziaria alla salvezza del mondo

L’ultimo vertice climatico si è appena concluso, dai i tanti commenti che abbiamo fatto, letto e sentito, emerge chiaramente che in sede negoziale le rappresentanze elettive dei singoli paesi, avendo il portato dell’opinione pubblica che ha dato loro il mandato, non possono impegnarsi per accordi dei quali ovviamente dovrebbero poi rendere conto in patria. Sia la ragione economica, scientifica o ideologica, di voglia di fare non se ne vede un gran che.

Tra tutte le nazioni, questo è particolarmente evidente per una delle più importanti in termini di emissioni, gli Stati Uniti. Ma, a quanto pare, c’è qualcuno convinto che debbano essere presi provvedimenti legislativi per affrontare i temi del cambiamento climatico ad ogni costo, a prescindere dalla volontà dei cittadini.

Così, dopo aver salutato come una vittoria dei salvatori del pianeta il fatto che l’EPA, l’agenzia per l’ambiente americana, abbia tentato grazie ad una decisione della Corte Suprema di spianare la strada al Climate Bill americano -tentativo fallito perché il bill suddetto è defunto nel viaggio dalla Camera dei Rappresentanti al Senato- ora si attende che sempre la Corte Suprema discuta e presumibilmente accolga le richieste di alcune associazioni ambientaliste di concedere alle amministrazioni dei singoli stati di considerare il global warming, o il cambiamento climatico, o il disfacimento climatico alla stregua di un problema di ordine pubblico, e quindi poter legiferare in tal senso autonomamente.

Addirittura, come leggiamo dal blog di Valerio Gualerzi sulle pagine di Repubblica, questo potrebbe aprire la strada a richieste di risarcimento di cifre da capogiro di potenziali vittime dei disastri di cui sopra, rendendo al contempo non più necessaria l’approvazione della legge sul clima “bloccata al Senato dall’azione congiunta dei Repubblicani e delle lobby industriali per imporre al paese di voltare pagina in materia ambientale”.

Appunto, imporre. Potere della democrazia partecipata. Che poi tutti possano partecipare è un altro discorso. Ma forse il pezzo forte è sul commento sotto: “sarebbe un bel  precedente…chiunque si senta danneggiato dal global warming, si potrebbe rifare sulle società petrolifere“.

Qualcuno li fermi.

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2 Comments

  1. Guido Botteri

    Siamo all’assurdo di un presunto problema “globale” che si vorrebbe risolvere a livello “locale”.
    Qualsiasi cosa pur di imporre le idee di qualcuno a tutti…

  2. Maurizio

    E le società petrolifere, indovinate su chi si rifanno?

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