Quando in Giappone non c’erano ancora le centrali nucleari

Posted on 10 aprile 2011
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Tutti conosciamo gli effetti del catastrofico terremoto, grado 9 scala Richter, che l’11 marzo 2011 ha colpito il Giappone, causando un maremoto con relativo tsunami, il crollo della diga di Fujinuma (nella prefettura di Fukushima, ha riversato l’acqua a valle spazzando via l’intera città di Sukagawa) e l’emergenza nucleare presso la centrale di Fukushima. Dopo tre settimane, tra morti e dispersi il numero delle vittime sembra circa 27.000.

Il sisma dell’11 marzo 2011 si pone al quinto posto della classifica dei terremoti più forti mai registrati da quando esistono le rilevazioni sismiche accurate, ma certo il Giappone non è terra che non conosce questo tipo di catastrofe. Il 1 settembre 1923 il grande Terremoto del Kanto, con magnitudo di circa 8 gradi della scala Richter1 colpì la pianura del Kanto sull’isola maggiore Giapponese del Honshu, con epicentro sotto la baia di Sagami. La scossa durò da 4 a 10 minuti e distrusse Tokio, il Porto di Yokohama, le città di Chiba, Kanagawa e Shizuoka e in tutta la regione del Kanto. Il bilancio, nonostante la popolazione fosse molto inferiore all’attuale, fu di oltre 140.000 morti e 37.000 dispersi.

Fig_1

Dopo la prima tremenda scossa che distrusse gran parte degli edifici (75% a Tokyo e 20% a Yokohama), essendo ora di pranzo, in molte abitazioni dai bracieri ardenti delle cucine si sprigionarono incendi nelle abitazioni che spesso avevano strutture in legno ed arazzi sui muri. Migliaia di giapponesi nel panico cercarono rifugio nell’acqua nella baia di Yokohamana, per essere certi di stare al sicuro dagli incendi alcuni si immersero fino al collo. Sul lungomare di Yokohama si ergeva anche lo stabilimento della Standard Oil con le sue cisterne, ogni giorno petroliere da tutto il mondo portavano il combustibile necessario a Yokoama e soprattutto alla vicina Tokyo. Ben presto successe l’irreparabile: stabilimento e cisterne esplosero e centomila tonnellate di petrolio si riversarono nel mare inondando le migliaia di persone che lì si pensavano al sicuro. Il petrolio aderì ai corpi bruciandoli, gli incendi presero la forma di “tornado di fuoco” (dragon twister) che investirono la città (fig.1, l’evento è stato ricordato recentemente nei casi di “tornado di fuoco” in un grosso incendio in un impianto di lavorazione della plastica in Kistarcsa che si è verificato sul sobborgo della capitale ungherese Budapest ed in Brasile).

Fig_2

Ernest Hemingway fu uno degli inviati per descrivere il grande terremoto giapponese, il 25 settembre 1923 pubblicò sul “The Toronto Daily Star”(fig.2) l’intervista ad una famiglia sopravvissuta in quanto, al momento del terremoto, i figli erano appena saliti su una nave attraccata in porto ed i genitori si trovavano sul molo. Al momento della scossa videro molte persone che furono scaraventate in mare con tutti i loro mezzi, tutto si sbriciola attorno a loro. I genitori cercarono di andare verso la città, ma si ritrovano in una nube di polvere all’interno della quale quasi tutti gli edifici erano crollati, intanto intorno scoppiavano gli incendi. Fu così che decisero di tornare al mare. Riporto una parte dell’intervista:

“[…]’Come avete fatto a tornare alla nave?’, chiese il reporter. ‘C’erano alcuni sampan, le barche del luogo, e alla fine mio marito ne trovò una e ci mettemmo sulla via del ritorno. Ma proprio allora l’incendio stava divampando con violenza ed il vento soffiava da terra. Per un bel po’ ci fu un terribile vento. Infine arrivammo al molo e, naturalmente, non è che potevamo tirare fuori una passerella, ma ci gettarono una cima e salimmo a bordo’. […] Per buona parte del tempo non si riuscì a vedere la riva dal fumo. Ma peggio fu quando esplosero le cisterne di petrolio sottomarine e il petrolio prese fuoco. Le fiamme si estesero al porto e in direzione del molo. Quando lo raggiunsero, ci chiedemmo se ci eravamo salvati a bordo della Empress solo per finire bruciati. IL capitano aveva fatto mettere in mare tutte le scialuppe sul lato più lontano dalle fiamme ed era pronto a farci salire. Ovviamente non potevamo andare sul lato dove venivano le fiamme. Faceva troppo caldo. Stavano usando i getti d’acqua per respingere il fuoco. Ma continuava a venire avanti. Per tutto il tempo lavorarono per tagliare la catena dell’ancora che si era impigliata all’elica. Infine riuscirono a condurre l’Empress lontano dal molo. Fu magnifico il modo in cui la condussero via senza nessun rimorchiatore. […] ‘Non ci furono ondate di maremoto?’,chiese il reporter. ‘No. Assolutamente nessuna.’[…]’Cosa pensò quando iniziò tutto?’, chiese il reporter. ‘Oh, lo sapevamo che era un terremoto’, disse la madre.’E’ solo che non sapevamo che sarebbe stato così brutto. Ci sono stati moltissimi terremoti lì. Una volta, nove anni fa, avevamo avuto 5 scosse in un giorno’[…]”.

Fig_3

I “tornado si fuoco” furono in grado di scatenare venti incandescenti in grado di sollevare le persone ed incenerirle, l’episodio più raccapricciante fu la morte di quasi 38.000 persone che si erano radunate in uno spazio aperto a Tokyo, nel parco vicino il fiume Sumida che credevano l’avesse protetti. Furono carbonizzate si dice in 15 minuti dalla tormenta infuocata, rimase un enorme cumulo di corpi. Gli incendi durarono due giorni a causa della mancanza di acqua, furono distrutte anche le vie di comunicazione, le strutture elettriche e le scorte alimentari.

La ricostruzione di Yokohama avvenne in gran parte entro il 1929, del terremoti furono incolpati i coreani ed a questo grande sisma qualcuno fa risalire l’avvio del Giappone verso il secondo conflitto mondiale. In questa sede non possiamo approfondire quanto seguì, quello che sappiamo è che l’uso del petrolio non fu bandito per referendum, ma la popolazione Giapponese trasse insegnamento dall’evento affinché tali drammi non avvenissero più. Oggi, nonostante la popolazione è maggiore di quasi un secolo fa , la scossa è stata nettamente più forte, al terremoto si è aggiunto un tremendo tsnunami, lo sviluppo del paese ha permesso che il numero di vittime è stato enormemente inferiore al 1923.

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  1. La magnitudo Richter (Ml) e’ misurata a partire dallo spostamento del terreno registrato dai sismografi (media degli spostamenti N-S e E-W),comparato allo spostamento prodotto da un terremoto campione in scala logaritmica cosicche’ tra un grado Richter e il successivo lo spostamento del terreno aumenta di 10 volte mentre l’energia rilasciata dal sisma aumenta di circa 32 volte. []
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16 Replies to "Quando in Giappone non c’erano ancora le centrali nucleari"

  • Alessandro Pagnin
    10 aprile 2011 (11:29)
    Reply

    L’articolo mi è piaciuto molto, ma sarei interessato a leggere per intero l’intervista di Hemingway; potete pubblicare il link all’articolo completo?
    Grazie

  • giuve
    10 aprile 2011 (19:43)
    Reply

    l’articolo è interessante e molto curioso, sopratutto perchè in quest’ultimo periodo da tutti i mass-media se ne sono sentite tante e quasi tutte negative sul nucleare, ma poi si scopre che un curiosone , rispolvera da vecchi libri e archivi che i maggiori disastri sono da ricercare altrove….
    sono molto confuso, ma i giornalisti sanno fare il loro dovere? sanno documentarsi? conoscono i fatti che narrano?
    ho l’impressione che l’omologazione al clamore del momento abbia rubato il posto alla vera informazione, e noi massa supina siamo costretti a conformarci a loro.
    mi complimento con chi con tanta dedizione e scrupolo scopre queste notizie e le mette in comune.
    la ringrazio e la invito a continuare su questa strada, chissà può darsi che qualcuno si sveglierà.

  • velazquez
    11 aprile 2011 (10:23)
    Reply

    Caro Spina, lei è una “spina” nel fianco. Fossi un editore la assumerei……

  • Mat
    11 aprile 2011 (17:17)
    Reply

    “Chissà che tira fuori adesso?” è il pensiero che mi accompagna nella lettura. Vinto ogni volta dalla curiosità di scoprirlo, non mi resta che aggiungerLa tra i preferiti.

  • Filippo Turturici
    12 aprile 2011 (11:13)
    Reply

    Come controllabile sul sito IAEA:
    http://www.iaea.org/newscenter/news/tsunamiupdate01.html
    sono stati “sommati” i tre singoli incidenti ai reattori 1, 2 e 3, classificati singolarmente di livello 5, portando così il livello a 7.
    La classificazione è tra l’altro provvisoria, ma quello che sta passando nell’opinione pubblica è “che sia come Chernobyl”. In realtà, un tale disastro fu assai peggiore come contaminazione, avvenne subito ed a reattore acceso (cosa già scongiurata a Fukushima) e fu dovuto ad un solo reattore (non a tre insieme) con dosi radioattive che nei primi giorni erano immediatamente letali per chi era stato nei pressi del reattore.

    • Filippo Turturici
      12 aprile 2011 (11:25)
      Reply

      P.S. Rimane invece a parte l’incidente alla piscina del reattore 4, a livello 3.

    • Fabio Spina
      12 aprile 2011 (11:36)
      Reply

      Sentendo la rassegna stampa internazionale stamane, si diceva che c’è stato innalzamento livello incidente ma nello stesso comunicato si precisava che la fuoriuscita di materiale radioattivo è stata circa il 10% di quella di Chernobyl. CRedo che ci vorrà tempo per conoscere tutte le informazioni.

  • Filippo Turturici
    12 aprile 2011 (11:45)
    Reply

    Interessanti anche i brifieng AIEA, se qualcuno vuole leggerli:

    http://www.iaea.org/newscenter/news/2011/fukushima110411.html

    mi viene però il dubbio che non ci fossero molti giornalisti italiani presenti a simili conferenze stampa… Per rispondere anche a Fabio Spina, vedo siti italiani che titolano “Fukushima più radioattiva di Chernobyl”, quando nell’articolo riportano la tua stessa informazione (cioè che è ancora molto minore); oppure giornali che parlano addirittura di livello 8 sulla scala INES, un livello che nemmeno esiste.

    • Giampiero Borrielli
      12 aprile 2011 (16:38)
      Reply

      “mi viene però il dubbio che non ci fossero molti giornalisti italiani presenti a simili conferenze stampa…”
      Forse erano in giro per Tokyo a contare gli ultimi otto milioni di abitanti rimasti.

  • Lorenzo
    23 aprile 2011 (11:46)
    Reply

    Mi pare ci sia una differenza fondamentale tra le conseguenze dei due incidenti. Intanto un episodio quale quello del 23, sebbene tragico, rimane circoscritto alle zone limitrofe. Nell’incidente odierno molto fortunatamente il vento ha spirato quasi sempre verso l’oceano….non oso neanche immaginare le conseguenze sulla vastità di territorio e di popolazione interessata se il vento avesse spirato per buona parte verso la terraferma e la megalopoli di Tokyo. L’evento del 23 rimane circoscritto anche nel tempo. Finito il disastro, finite le conseguenze. Le conseguenze di un disastro nucleare si ripercuotono per decine di anni sulla salute della popolazione, con l’aumento dei tumori e delle malformazioni nei nascituri e si ripercuotono per decine di migliaia di anni sul territorio. Di fatto in un raggio di vari km, se non decine di km, il territorio diviene inabitabile, inavvicinabile, inutilizzabile, morto.
    Proprio per i motivi sopraesposti qualsiasi tipo di incidente possa avvenire non ha paragoni con un disastro nucleare, e proprio per questi motivi la popolazione lo teme più di qualsiasi altra cosa e avversa sempre, tranne rarissimi casi, la costruzione di nuove centrali nucleari.
    C’è infine una considerazione di ragione più economica che rende fuorviante il parallelo storico. Nel 1923 l’èra del petrolio era appena iniziata, per quel che se ne sapeva le risorse erano infinite e la resa energetica davvero imparagonabile a qualsiasi altra fonte dell’epoca. Non si poteva fare a meno di continuare su quella strada.
    Adesso invece le riserve accertate di uranio non vanno oltre i 60-80 anni, ma soprattutto le alternative ci sono eccome e pure migliori sotto qualsiasi punto di vista! :-)

    • Fabio Spina
      23 aprile 2011 (20:55)
      Reply

      Caro Lorenzo, le osservazioni sono tante e forse meritano un post dedicato dove mettere i dati, vorrei anche fare un confronto con gli anni 60’ in cui c’erano i test nucleari all’aperto. Dici che nel 1923 ci sono stati migliaia di morti “arrostiti sul momento”, ma questi sono meno di quelli che in futuro ci saranno per gli effetti della radiazione fuoriuscita in Giappone. Te avresti preferito divenire una torcia umana piuttosto che aver la possibilità di sviluppare un tumore alla tiroide dopo alcuni decenni? Ti invito a leggere secondo mi sembra l’organizzazione Mondiale della Sanità quanti sono i morti di Chernobyl. Senza voler togliere nulla alla tragicità dell’ultimo evento, l’effetto del terremoto del 1923 non li sottovaluterei visto che qualcuno fa risalire ad esso la predisposizione per la guerra. Nel 1923 il petrolio era importante come lo è ora, la stima delle riserve come sai lasciano sempre il tempo che trovano e queste sono legate al prezzo, condizioni geopolitiche, politiche nazionali, etc. Una centrale nucleare comporta un rischio (il rischio zero non esiste), come lo comporta vivere vicino ad un impianto industriale “ad alto rischio”, un laboratorio che “produce” virus, sotto una diga, alle pendici di un vulcano attivo, attaccato al cellulare, lavorare in miniera, fumare, drogarsi, etc.
      Quello che dici è vero, le persone sono disposte a scegliere rischi anche più alti ma non tollerano il rischio nucleare che è invisibile e su cui altri guadagnano (fino a poco tempo fa era così anche per l’elettrosmog poi “Miracolosamente” si è smesso di metter paura alle persone), poi però gli stessi vivono ad esempio in sottoscala tufacei pieni di radon o si fanno esami radiografici a ripetizione.
      Sul fatto che altre energie alternative ci sono ho dei dubbi, vorrei che mi facessi un esempio di mix equilibrato e sicuro per l’Italia, perché sono anni che si discute di come fare il 20% rinnovabile ma nessuno parla dell’altro 80%. Il vero problema che in Italia si è smossa una paura maggiore dello stesso Giappone, credo siamo stati gli unici al Mondo a ripensare al nucleare senza aspettare la fine dell’emergenza per effettuare un’analisi più razionale e meno emotiva. Credo che sarebbe corretto informare in modo completo con i dati e solo dopo far scegliere le persone. Non mi sembra però coerente demonizzare il nucleare per poi acquistrare corrente prodotta con questa fonte in Francia per tenere in piedi il nostro traballante sistema energetico. Purtroppo, sarei falso a non dire che in un paese industrializzato, si può ridurre i rischi ai minimi, ma non si può escludere la necessità di dover evacuare delle zone attorno alle centrali o apparati industriali. In un paese senza energia ed industria invece l’evacuazioni avvengono per fame e la vita media è molto inferiore. Buona Pasqua

      • Lorenzo
        25 aprile 2011 (11:48)
        Reply

        “Dici che nel 1923 ci sono stati migliaia di morti “arrostiti sul momento”, ma questi sono meno di quelli che in futuro ci saranno per gli effetti della radiazione fuoriuscita in Giappone.”

        mai detto questo, non ho gli strumenti e neanche i dati per fare una contabilità dei morti. Ho solo detto che mentre qualsiasi altro tipo di incidente rimane circoscritto nello spazio e nel tempo, un disastro nucleare travalica entrambi questi confini e ciò è quello che, a mio parere molto giustamente, la gente teme più di ogni altra cosa. Ovvio che il rischio zero non esiste, ma è altrettanto ovvio cercare di evitare i rischi più temibili, ancorchè forse (e sottolineo forse), meno probabili, ogni qualvolta questo sia possibile.

        Un mix energetico equilibrato per il nostro paese, come per qualsiasi altro, è quel mix che ci rende completamente indipendenti ed autosufficienti. Naturalmente ciò è possibile solo con una produzione 100% da fonti rinnovabili, con una generazione divisa sostanzialmente tra l’eolico di alta quota per le centrali di grande potenza e di fotovoltaico per la produzione distribuita ad uso civile (con idroelettrico e geotermico a contorno).
        Se non si condivide questa avveniristica visione, una buona quota può essere supplita dal gas con le centrali a ciclo combinato ed, in caso, se si vuol diversificare, le cosiddette centrali a carbone se sono davvero pulite come molti sostengono (personalmente non sono informato). Di sicuro del nucleare non c’è alcun bisogno perchè l’uranio è il materiale a maggiore scarsità tra le possibili fonti di energia ed oltretutto presente in pochissimi paesi nel mondo.

        Buona Pasquetta a te! ;-)

        Reply
        …Ehm…hai per caso giacimenti di gas e carbone nel giardino di casa? Se sì siamo a cavallo. Se no, temo che si debbano elidere dal tuo commento le parole “indipendenti ed autosufficienti”. Quanto all’avveniristica e accattivante visione della soluzione uno, vorrei farti notare che il problema è adesso. Proporre soluzioni che forse potrebbero andar bene tra 50 anni mi pare un po’ utopistico.
        gg

        • Lorenzo
          25 aprile 2011 (18:53)
          Reply

          Caro Guidi, come disse Fini a Vespa, offendi la mia intelligenza :-) ho specificato che per essere indipendenti ed autonomi ci vuole un 100% rinnovabile. Il gas ed il carbone pulito sono l’alternativa 2 per chi non condivide la mia ottimistica visione di indipendenza ed autosufficienza….proprio perchè il problema è adesso la soluzione nucleare è, tra le altre cose, la meno titolata, in quanto quella che richiede più tempo per essere implementata…

  • antistrafalcione
    25 aprile 2011 (15:17)
    Reply

    gg scrive:
    Ehm…hai per caso giacimenti di gas e carbone nel giardino di casa? Se sì siamo a cavallo. Se no, temo che si debbano elidere dal tuo commento le parole “indipendenti ed autosufficienti”.

    ma perchè abbiamo forse uranio o torio in casa?

    Quanto all’avveniristica e accattivante visione della soluzione uno, vorrei farti notare che il problema è adesso. Proporre soluzioni che forse potrebbero andar bene tra 50 anni mi pare un po’ utopistico.

    veramente feci già notare che nel primo trimestre 2011 la spagna ha fatto oltre il 40% del suo elettrico senza fossili e senza nucleare

    siete un po’ indietro qui su CM

    Reply
    Su quel 40% aspetterei a leggere il post che uscirà martedì. Talmente utile e utilizzabile da aver fatto a pezzi il sogno spagnolo. Si si, proprio l’esempio da seguire.
    Cmq no, non abbiamo torio e uranio, non abbiamo un accidente di niente, e vorrei tanto condividere l’entusiasmo di Lorenzo, ma gli ultimi 25 anni di politiche energetiche non aiutano.
    Tu che sei avanti invece, mostraci la via.
    gg

    • Guido Botteri
      25 aprile 2011 (23:10)
      Reply

      Mi risulta che il costo dell’uranio, a differenza del carbone per le centrali a carbone, non costituisca la spesa fondamentale, ed un suo eventuale rincaro, anche notevole, non incida poi così tanto. Questo per le elevatissime prestazioni dell’uranio, che ne consentono l’uso di una quantità decisamente inferiore rispetto a quella necessaria per mandare avanti una centrale a carbone. Un chilo di uranio non fornisce la stessa energia di un chilo di carbone…


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