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Irene: Così parlò il climatologo, un uragano per tutti e per nessuno

Lo so, è piuttosto avventuroso scomodare addirittura Nietzsche per fare una parodia del titolo di una sua opera nel contesto di un blog che tenta di parlare di clima e di meteo. Ma è il bello di questa forma di comunicazione. Si può dire, sempre nel rispetto delle leggi ovviamente, più o meno tutto quello che ci passa per la testa.

Il fatto è che su Repubblica è uscita ieri un’intervista ad un esperto climatologo con questo titolo: “Allarme destinato a ripetersi gli uragani hanno cambiato rotta“. Il pezzo almeno è sul web a questo link. Essendone riservata la riproduzione non proporrò il testo integrale, confidando in un piccolo sforzo dei lettori. Ci sarebbe tutto, dalla discesa di Zoroastro dalla montagna al mercato per portare l’insegnamento all’umanità alla contrapposizione manichea tra buoni (i sapienti climatologi) e cattivi (impenitenti inquinatori), per finire anche con l’appello inascoltato che sempre i buoni avrebbero lanciato sin qui invano.

Eccoci qua. Siamo di fronte al solito titolo acchiappa lettori smentito nel testo? No, il titolo è, per una volta (proprio questa, guarda un po’) assolutamente in linea con il contenuto.

Sicchè gli uragani, compreso Irene, avrebbero cambiato rotta. Vediamo quindi la stormtrack media per il mese di agosto e il percorso seguito da questo uragano.

http://www.nhc.noaa.gov/climo/#cp100
Wind history Uragano Irene - Fonte NOAA

To’, esattamente la rotta prevista dalla climatologia di questi eventi. Ma, dice l’esperto, avrebbero comunque una potenza anomala. Infatti Irene giunto alla categoria 4 sul Mar dei Caraibi, ha iniziato ad attenuarsi salendo di latitudine. Ancora una volta proprio come da climatologia e da previsioni, giungendo a toccare terra sulla Carolina del Nord al livello 1 della scala Saffir Simpson, per scendere subito dopo al livello di Tempesta Tropicale. La definizione del livello 1 di intensità dice: Very dangerous winds will produce some damage. Nessuna sorpresa dunque (ma sollievo sì), che i danni siano stati limitati.

Dice sempre l’esperto che “la linea di tendenza è chiara: i fenomeni estremi si stanno moltiplicando e il conto diventa sempre più salato“. La linea di tendenza viene dai lavori pubblicati, qui per esempio trovate l’ultimo in ordine temporale con cui è stato ribadito il concetto che non è stato stabilito alcun collegamento tra le dinamiche del clima e la frequenza/intensità dei Cicloni Tropicali. Per farvi un’idea veloce c’è il grafico della Accumulated Cyclone Energy, un indice studiato appositamente per monitorizzare il trend dell’intensità di questi eventi.

Ma ce n’è anche per il conto salato. Roger Pielke Jr ha pubblicato una tabella con i costi del danneggiamento causato delle tempeste (uragani o tempeste tropicali) più distruttive abbattutesi sulla città di New York e paragonabili per traiettoria a questo ultimo evento. Una traiettoria per nulla “sorprendente” e con nessun cambiamento di rotta rispetto a quella ideale, inoltre nota sin dalla formazione dell’uragano. Le prime stime da fonti USA parlano di danni di poco superiori al miliardo di dollari, mentre Kinetic Analisys, compagnia specializzata nella definizione dei danni da catastrofi naturali, ne azzarda molti di più, circa tre miliardi secondo America24 e addirittura sette secondo il New York Times. Danni ingenti ma comunque inferiori (per fortuna) non solo alle attese, ma anche agli eventi del passato. Chi ne ha voglia può cimentarsi in una ricerca analoga con il database dell’ICAT da cui Pielke ha ricavato la tabella. Nasce inoltre, sempre dalle parole dell’esperto il temibile fenomeno di “Uragano extra-tropicale”, un fenomeno definito “fino a ieri raro che rischia di diventare frequente“. Abbiamo già visto come una volta giunto sulla terraferma l’uragano non fosse più tale. Quanto alla rarità dell’evento, ecco qua, contate le righe.

Stormtracks degli ultimi 100 anni di uragani - fonte Wikimedia commons

Segue naturalmente il dito puntato, la contrapposizione appunto, tra bene e male. E’ colpa del cambiamento climatico che cambia le carte in tavola. Beh, non ci hanno provato nemmeno negli Stati Uniti a stabilire il nesso, dove non mancano certo i liberi pensatori in materia di clima e affini. Ma c’è una ragione: le informazioni per destrutturare alla maniera di Heinz Beck una tale ricetta di inesattezze, imprecisioni e approssimazione sono alla portata di tutti. Come dire, basta leggere il sito della NOAA e astenersi perditempo.

E infine la domanda da Pulitzer: “Il fenomeno in futuro potrebbe riguardare anche il mediterraneo?” Niente paura, da noi non ci sono uragani, però le trombe d’aria stanno acquistando intensità e pericolosità. E questo sarebbe esattamente quanto previsto dai climatologi dell’IPCC, che hanno inoltre indicato la soluzione: ridurre i gas serra e la deforestazione.

Allora, l’allarme è destinato a ripetersi? Oh, sì, come quello del 22 settembre 1938, che devastò la costa orientale USA in pieno ruggente global warming (qui, dall’archivio storico de La Stampa). E gli uragani hanno cambiato rotta? Ehm, che ne diranno ora gli esperti?

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Published inAttualitàNews

4 Comments

  1. Niente scommesse sul blog p.v. in altro sito dove si elucubrera’ sul cognome di Friedrich, “Nietzsche” con la “s” come voi ignorantoni non avete saputo scrivere.

    Reply
    Vabbè, correggo. 🙂
    ssp

  2. Notevole. Dall’apertura con Nietzche alla chiusura pirandelliana del post linkato da Maurizio.

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