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Mirror posting: La “Borsa dell’ambiente” paradosso ecologista

La superficie boschiva italiana è in costante aumento. Ormai siamo a quota 10,6 milioni di ettari, con una crescita negli ultimi 25 anni del 19 per cento. Questo patrimonio, se utilizzato al meglio e in modo corretto, potrebbe rappresentare una grande opportunità. Maurizio Gardini, presidente di Fedagri, parte dai numeri: «La superficie boschiva italiana copre ben il 34,7% del territorio nazionale, una percentuale superiore a quelle di Paesi tradizionalmente considerati “verdi” come la Germania (31%) o la Francia (28,6%)».

E’ difficile far credere alle persone ormai convinte dell’imminente catastrofe ambientale che in Italia la superficie forestale da anni è in costante aumento, è opportuno quindi segnalare che i dati riportati sopra hanno finalmente trovato spazio, dovremmo scrivere purtroppo solo, sul sito del quotidiano “Terra” dei Verdi il 14 ottobre 2011, in un articolo a firma di Michele Fiorito.

 Per non perdere l’abitudine al catastrofismo l’articolo ha il titolo: «La metà dei boschi italiani è abbandonata». Al suo interno si può anche leggere: “Peccato che «oltre la metà dei boschi e delle foreste del nostro Paese è abbandonato e versa in uno stato di degrado che espone il territorio al forte rischio di sviluppare incendi, i cui effetti sono amplificati dalla mancanza di manutenzione, e di gravi dissesti idrogeologici», ha denunciato ieri Fedagri-Confcooperative, la maggiore federazione delle coop agricole e agroalimentari italiane, all’assemblea annuale del settore Forestazione e Multifunzionalità che si è tenuta ieri a Orsara di Puglia (Fg)”.

Il problema non è la deforestazione, semmai è che le superficie alberata  «attualmente versa in uno stato di conservazione insoddisfacente e inadeguato». Gli addetti ai lavori puntano il dito contro l’abbandono, «poiché risultano irreperibili i proprietari dei terreni e manca la manutenzione».
Finalmente anche i Verdi si accorgono che la natura da sola, senza attività dell’uomo degrada. Non è vero, come fatto credere finora, che l’uomo è il cancro del pianeta, che per la salvaguardia del Creato è indispensabile far scomparire l’uomo. Semmai è vero il contrario: serve l’uomo che segua dei comportamenti  giusti. Come già scritto in una precedente occasione, la cultura contadina sapeva che la natura senza l’uomo degrada: un bosco abbandonato si ammala prima e s’incendia con maggiore facilità, il vigneto abbandonato non produce, sull’orto non lavorato prende il sopravvento l’erbaccia, i canali di scolo non puliti con il tempo creano la palude e la malaria.

Molto interessante anche l’informazione riportata nella seguente frase dell’articolo: “C’è poi l’industria italiana del mobile che, secondo Fedagri, «pur potendo contare sull’81% della superficie boschiva disponibile al prelievo del legname, senza intaccare il patrimonio vegetale e di biodiversità, importa per il 90% il legno dell’estero». Infine le centrali a biomasse che «acquistano legna da Canada, Brasile e da tutto il sud del mondo, col paradosso che incentivi per la riduzione della CO2, pagati dagli utenti italiani, vengono usati per produrne altra con i viaggi transoceanici».”

Avete letto bene: ”Col paradosso che incentivi per la riduzione della CO2, pagati dagli utenti italiani, vengono usati per produrne altra con i viaggi transoceanici”. Grazie ai meccanismi messi in atto dalla finta finanza ecologista, quella del “Protocollo di Kyoto”, quella ad esempio pubblicizzata da organizzazioni che vorrebbero imporre il cibo a “Km 0” e contemporaneamente festeggiano quando il vino italiano è venduto in tutto il mondo, conviene produrre legname all’estero e poi importarlo emettendo CO2.

Possibile che nessuno si chieda, tra i tantissimi ambientalisti in buona fede, come mai quella che loro ritengono la salvezza del pianeta, la riduzione delle emissioni di CO2, alla fine è stata riposta nelle mani delle speculazioni in “Borsa”? Come mai gli “indignati” ed i “black bloc” di oggi manifestano contro la finanza, mentre gli “ecologisti” e “no global” di ieri hanno fatto di tutto per favorirla creando in borsa una nuova commodity, i cosiddetti “carbon credit”?

Chissà quanti decenni serviranno prima che questa informazione e queste domande potranno raggiungere il grande pubblico e i libri di testo scolastici.

NB: Uscito in originale su La Bussola Quotidiana.

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Published inAttualitàNews

4 Comments

  1. donato

    Sentire certe affermazioni da parte ecologista lascia con la bocca aperta. Mai avrei immaginato una cosa del genere, lo confesso. Fino a ieri la natura doveva essere lasciata libera di seguire il suo corso e l’uomo non doveva intervenire in alcun modo nel suo procedere. Oggi sento alzarsi lamenti perché l’uomo non va a pulire i boschi. E’ proprio vero che la coerenza non è di questo mondo! Comunque, meglio tardi che mai.
    Ciao, Donato.

    • Sei ottimista, Donato. Non faccio esempi perché andrei off topic, ma il dibattito italiano è pieno di esempi di persone che sostengono contemporaneamente il bianco ed il nero, a seconda delle convenienze del contesto.

    • PIERO IANNELLI

      @Donato
      Basta seguire il “FLUSSO” dei fondi, spulciarsi un bilancio di un qualsiasi “PARCO” per comprendere come la “TUTELA” novella “ATTIVITA” interventista, possa essere allettante.

      Si parla di centinaia di milioni di euro.

      A me piacciono i 50.000 euro per effettuare un monitoraggio niente di meno che sul Falco Pellegrino

      http://www.iltempo.it/roma/2008/11/15/951998-parco_castelli_maselli_attacca_esempio_malagestione.shtml

      Trattasi di unico (NIDO)..

  2. Guido Botteri

    L’uomo è la specie che può salvare le foreste, e gli animali in pericolo di estinzione. L’ho scritto già più volte, ma non è male ripeterlo, che non saranno i castori o i pur intelligenti delfini a salvare i panda dall’estinzione, né le sempre più pasciute marmotte (che nella propagandata diminuzione della taglia di animali si distinguono perché starebbero aumentando di stazza), pur con la loro decantata ma improbabile virtù profetica (pensate al giorno della marmotta, che si svolge il 2 febbraio a Punxsutawney, in Pennsylvania) a impedire le estinzioni dei gorilla di montagna. Prima che l’uomo prendesse potere sulla Terra, son scomparse tantissime specie, vegetali ed animali. Un certo Darwin chiamava tutto ciò “evoluzione”, ma i conservatori e reazionari, convinti che i cambiamenti climatici non siano mai avvenuti (come ci racconterebbe il buon Mann con il suo grafico della mazza – da hockey) e che non debbano mai avvenire, e convinti anche che l’uomo sia responsabile di tutto ciò, nonché capace di governarlo, diminuendo un tantinello le quantità di CO2 immesse in atmosfera…vorrebbero un clima fermo, immobile, come regolato da un termostato (che sarebbe la quantità di CO2….figuriamoci!), e si oppongono ad ogni variazione. Si oppongono cioè all’evoluzione, con buona pace del buon Darwin e delle sue teorie e delle successive rielaborazioni del concetto di evoluzione. E in effetti nessuna specie animale è in grado di regolare o fermare l’evoluzione, nemmeno l’uomo, che però qualche cosina la può fare, salvando questa o quella specie, proteggendo qualche bosco e qualche alveo di fiume, pantumando e riforestando. Nel loro odio verso l’uomo, definito il “cancro del pianeta”, gli ambientalisti dimenticano che esso è l’unica specie che può fare qualcosina, senza però avere il timone dei cambiamenti climatici, senza essere lui il regolatore del clima e dell’evoluzione, che ancora non sono nelle sue mani. Secondo me.

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