Un problema, un funzionario, una soluzione.

Posted on 30 marzo 2012
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La ricetta perfetta. Chi non vorrebbe avere sempre a portata di mano qualcuno che in ogni situazione difficile ti dice cosa devi fare? Una salvezza. Ma se tutto ad un tratto saltasse fuori che chi ti propone la soluzione e’ anche chi si è inventato il problema?

Continua il giornalismo investigativo di Donna Laframboise, già autrice di un libro breve ma estremamente interessante sulla fitta trama di relazioni tra l’IPCC e le multinazionali dell’ambiente. Questa volta si parla della conferenza che si terra’ la prossima settimana: Planet Under Pressure.

Il summit si propone di presentare a una platea di policy makers il “latest scientific thinking” sulla pressione che il genere umano starebbe imponendo al pianeta, con focus sull’energia rinnovabile e lo sviluppo sostenibile. Usuale review dello stato dell’arte della conoscenza scientifica in argomento? No. Operazioni preparatorie al summit di RIO+20 del giugno prossimo. Sì. E di scienza neanche a parlarne.

Beh, per la verità sarebbe scritto in calce a ogni documento che i lavori sono stati scritti dalla comunità scientifica, ma purtroppo non è così per la maggior parte dei casi.

Tutti i nove documenti che saranno presentati e discussi nell’occasione sono stati scritti sulla base di pubblicazioni di letteratura grigia – non scientifica nel senso del metodo quindi – elaborata da personale di organizzazioni governative e non governative comunque facenti capo all’ONU. Manager della comunicazione, economisti, sociologi e e professori di scienze politiche che fanno politica con segno esplicito dichiarando di presentare risultati scientifici.

In essi compare decine di volte il verbo “must” (dovere). Un reiterato consiglio ai policy makers che viene da funzionari messi li’ dagli stessi policy makers. Obbiettivo dichiarato la global governance. Non elettiva ma burocratica. Auguri.

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2 Replies to "Un problema, un funzionario, una soluzione."

  • Guido Botteri
    1 aprile 2012 (07:41)
    Reply

    da:
    http://www.planetunderpressure2012.net/
    “Meet global change scientists at the organisers booth”
    Oh, non abbiamo a che fare con “climate scientists”, ma con “global change scientists”, non scienziati del “clima” ma dei “cambiamenti climatici”, cioè non persone che studiano il clima, ma persone che hanno, come presupposto (o pregiudizio, o scelta di campo) l’idea che il clima starebbe cambiando.
    Cosa ci sarebbe di male ? Il clima è mutevole di sua natura, l’abbiamo sempre detto, come abbiamo sempre detto che la temperatura, rispetto agli anni ’70 è salita, e che l’uomo ha una sua influenza (tutta da definire, e secondo me assolutamente marginale) sul clima. Anche quando Ivan prepara il suo borsch (борщ) produce calore, ma da questo pensare che influenzi significativamente il clima della Siberia, ce ne passa…
    In tutte queste cose si parla di fenomeni secondo me veri, ma dandone una colorazione di allarme.
    Non si parlerebbe di “global warming” se si intendesse (come credo) che si tratti di cicli essenzialmente naturali, e cioè di temperature che talvolta crescono (o crescevano…perché ci son segni contrari, al momento) e talvolta decrescono. Concordare su un passato aumento di temperatura NON vuol dire concordare sull’ipotetico fatto che questa temperatura sarebbe destinata a salire fino al collasso del pianeta !
    Allo stesso modo concordare sulla mutevolezza del clima (climate change) NON vuol dire accettare l’idea suggerita da Mann che il clima cambierebbe “solo ora” e solo a causa dell’uomo !
    In questa ottica, parlare di “global change scientists” fa pensare che invece questi “scienziati” abbiano già un’idea dogmatica in testa.
    Secondo me.

  • donato
    1 aprile 2012 (21:02)
    Reply

    Certo che uno scienziato del cambiamento climatico mi lascia molto “pensoso”. Mi chiedo che materie debba studiare in più rispetto ad uno scienziato del clima per ottenere questa “specializzazione”. Altra curiosità lancinante riguarda la facoltà che rilascia questo tipo di laurea. Il professore di analisi matematica di mio figlio qualche giorno fa ebbe a dire che più i titoli di studio hanno nomi lunghi ed altisonanti e meno si capisce cosa debbano fare coloro che li conseguono: mi sa che questi scienziati del cambiamento climatico, rientrano in questa categoria. :-)
    p.s. è il primo aprile, divertiamoci un po’ anche noi! :-)
    Ciao, Donato.


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