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Ma una domanda semplice no?

Foreste fossili che tornano. Sul corriere di sabato scorso leggiamo: Ipotesi ritorno della foresta fossile, la causa é il riscaldamento climatico (qui il link).

Dunque, il pianeta si scalda, l’Artico ovviamente pure (anzi, di più) e dove ieri era ghiaccio domani potrà essere prato, anzi, foresta.

Solo che pare che ieri l’altro ancora lí fosse già foresta, altrimenti di fossili sarebbe difficile trovarne. Sicchè il fantastico “modello computerizzato” (sic) prevede che a causa del caldaccio che farà, si passerà in un battibaleno climatico dagli attuali -15 gradi centigradi a quanto necessario perché allora gli alberi crescessero e tornino a crescere: zero gradi sempre centigradi.

Non sarà una buona notizia, chiosa la reporter, dimenticando di chiedere a se stessa e alla sua fonte cosa diavolo ci facevano un paio di milioni di anni fa querce et similia a quelle latitudini. Vuoi vedere che faceva caldo? Ma no, domanda troppo difficile, come potrebbe mai essere accaduto? All’epoca mica circolavano i SUV!

NB: Da non perdere il “riscaldamento climatico” neologismo particolarmente accattivante frutto dell’incesto tra riscaldamento globale e cambiamento climatico. Il prossimo, ancor più accattivante sarà di certo “cambiamento globale“.

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Published inAttualità

8 Comments

  1. Guido Botteri

    Questa discussione mi ispira un pensiero “poetico”.
    Sapete, quando ero piccolo il caldo si chiamava “bel tempo”, e il freddo faceva più paura del caldo, ma ora sono cambiati i tempi, e si teme il “bel tempo” più di ogni altra cosa, e si accusa il caldo di essere la causa di tutti i mali.
    Ora, mi vien da notare come qualche grado in più faccia la differenza tra la vita degli alberi e la loro impossibilità a vivere. Guarda caso, alle piante piace caldo, e piace CO2. Proprio delle “negazioniste” irriducibili. Certo, non solo caldo, anche un po’ d’acqua, come ci ricorda la situazione del Sahara, e lungo il Nilo, o nelle oasi del deserto.
    Ma mi vien da chiedere quale sia il livello di CO2 a 700 m di quota o più in Svezia presso il Kebnekaise (che supera i 2 mila metri), e se l’impossibilità di vita delle piante dipenda dalla CO2 o dal freddo ? E mi domando se aumentando le ppm di CO2, questo basterebbe a far crescere gli alberi, fin sulla cima del Kebnekaise.
    Domande retoriche, naturalmente. Ma ho come l’impressione che non basti tanta CO2 a scaldare abbastanza quella parte della Lapponia, per permettere la vita delle piante, e quindi mi vien da pensare che la temperatura di quei luoghi, e di tutti i luoghi di questo pianeta, siano influenzate abbastanza poco dalla CO2, e molto di più da tanti altri fattori, sole, venti, orografia, vicinanza o meno dal mare, stagione, e via dicendo, fattori che causano anche forti differenze di temperatura a parità di ppm di CO2.
    Secondo me.

  2. Luigi Mariani

    Guido Guidi scrive che occorrono 0°C di media annua per far crescere vegetazione arborea e anche a me risulta qualcosa del genere (da alcuni anni per scopi di ricerca gestisco stazioni meteo a circa 2000 m di quota sotto il passo dello Spluga, appena oltre il limite degli alberi, e lì la temperatura media annua è di circa 2°C).

    Tuttavia vi propongo un semplice esercizio di verifica della temperatura media annua presente al limite altitudinale della vegetazione arborea (potrete giudicarlo banale ma è comunque utile a fare un poco di luce in tutte queste tenebre).

    Per fare ciò ho preso come riferimento la voce “Tree line” in Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Tree_line) e da lì ho ricavato che il limite medio della vegetazione arborea è:

    – a 2100 m di quota sulle Alpi Occidentali (46° N – Temperatura media annua a livello del mare=13°C)

    – a 680 m di quota in Svezia ad Abisko (68°N- Temperatura media annua a livello del mare=5°C).

    Ipotizzando per il nostro emisfero un gradiente termico medio annuo di -0.0054°C per metro di quota (Hann, 1908; Belloni e Pelfini, 1987) possiamo calcolare la temperatura media annua al limite della vegetazione arborea:

    – sulle Alpi occidentali: 13°C -2100 m*-0.0054 °C/m= +1.7°C

    – ad Abisko: 5°C – 680 m*-0.0054 °C/m = +1.3°C.

    Pertanto si conferma che Guido Guidi ha in sostanza ragione e che dunque il limite della vegetazione arborea coincide con una temperatura media annua di +1 / +2°C.

    Ora la temperatura media annua per le Bylot islands è pari a -14.5°C, come ci conferma questo sito ove si riporta la media delle misure effettuate per il periodo 1994-2007 da una stazione posta ad altezza di 20 m sul livello del mare: http://www.cen.ulaval.ca/bylot/climate-description-bylotisland.htm.

    Pertanto il global warming necessario per riportare entro il limite della vegetazione arborea questa sperduta isola artica è di 15.5 / 16.5°C che si rivela altamente improbabile superando di gran lunga i pur discutibili valori (+2 / +6°C per il 2100) “previsti” dai GCM.

    A questo punto giova una considerazione più generale e cioè quella che la fonte giornalistica citata da Guido supera di gran lunga un limite che non è quello della vegetazione arborea ma quello dell’abuso di credulità popolare.

  3. Roberto Breglia

    Purtroppo in questi ultimi anni ne stiamo sentendo di tutti i colori sui possibili scenari futuri che riguardano il clima.
    Quest’articolo che hai citato è quantomai grottesco,a partire dal “riscaldamento climatico” e per non parlare del contenuto.
    È impensabile sostenere che nel giro di qualche decina d’anni,nella zona di cui si parlava nel testo,le temperature medie annue aumentino di quindici gradi centigradi!
    Non se ne può più di questa cattiva informazione travestita da divulgazione scientifica,sempre più bisogna saper discernere il sacro dal profano e questo sta al nostro buon senso.
    P.S.
    Complimenti per le previsioni su RAI 1 condotte con grande professionalità’ e competenza,qualità che non si vedevano dai tempi del mitico gen. Baroni
    Roberto Breglia

    • Guido Botteri

      Roberto, giustamente dici che è difficile che quell’isola possa subire un aumento di 15 gradi, ma io vorrei soffermarmi ancora un poco sul fatto che due o tre milioni di anni fa quest’isola aveva “almeno” quindici gradi di più.
      Visto che c’è un libro che si studia nelle università americane che dice che se la temperatura aumentasse di 6 gradi (solo sei) l’umanità si estinguerebbe, sapere che l’umanità ha superato sbalzi di temperatura ben più consistenti, mi pare una circostanza da tenere ben presente. Che ne sarà di quel “temperature senza precedenti” ? Già, se ci si limita dal 1880 ad oggi (ecco il giochetto). Per le ppm della CO2 ci si può spingere a 800 mila anni (non di più, per carità), al fine di potersi allarmare.
      Ma due o tre milioni di anni fa esisteva già l’uomo ? La risposta è incerta, perché quello che ora è l’uomo, non è stato sempre così. C’è stata un’evoluzione, documentata dai reperti di pitecantropi vari et similia. Possiamo pensare che non ci sia stata una data certa, il 26 maggio del 2.124.826 avanti Cristo 🙂
      No, c’è stata una lenta evoluzione, e si tratta di mettersi d’accordo se qualche nostro progenitore di un milione, o due o otto milioni di anni fa, possa considerarsi già specie umana o ancora qualcosa di animalesco che si avviava faticosamente a trasformarsi in specie umana.
      Quindi, due o tre milioni di anni fa c’era qualcosa che potremmo pensare come un nostro progenitore, senza indagare troppo se fosse uomo o no (questo potrebbe dircelo qualche specialista di quegli studi, ma non è poi essenziale), e questo essere ha subìto le più spaventose disruption climatiche, variazioni di CO2 e quel che volete, oltre a tsunami vari, terremoti, eruzioni, siccità, inondazioni, epidemie, carestie, e tutti i disastri di questo mondo che potete immaginare, senza avere l’assistenza medica, né i mezzi per affrontare freddi rigidissimi e caldi atroci, senza avere condizionatori, stufe, ospedali, negozi, e tutti i comfort dell’era moderna… eppure se siamo qui vuol dire che lui è sopravvissuto a cose che rendono ridicole le paure odierne.
      E questi vorrebbero farci credere che la nostra specie si estinguerebbe, e il pianeta sarebbe distrutto da un aumento di temperatura che finora è stato di meno di un grado in 130 anni !
      Ma non vi pare che tutto questo sia la cosa più assurda che sia mai stata affermata da che mondo è mondo ?

    • Guido Botteri

      Sei sicuro che ad avere la febbre sia il pianeta, e non chi scrive certe cose ?

    • Mario

      Assolutamente sicuro … che il malato sia lo scrittore (che se non sbaglio non firma il pezzo)

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