Stima delle Temperature Medie Annue in Val Padana durante l’Optimum Medioevale

Premessa e metodi

Questo post riassume una serie di conclusioni a cui ero pervenuto nel 2010 in collaborazione con il professor Crescenti (Crescenti e Mariani, 2010) a partire dai seguenti dati di tipo paleobotanico o provenienti da fonti documentali.

  1. Giuseppe Berruti (1998), citando documenti d’archivio, formula l’ipotesi secondo cui  nella fase calda medievale si coltivasse olivo da olio a Monno, a 1066 msm. Lo stesso Berruti (1998) scrive che l’alpeggio in Val Camonica fino al 1500 aveva inizio circa 60 giorni prima di oggi.
  2. Lamb (1966) riporta che nel medioevo la viticoltura britannica raggiungeva 53° di latitudine Nord (East Anglia) e quella tedesca i 55° di latitudine Nord (Prussia Orientale).
  3. Monterin (1937) ci indica la presenza della coltura della vite durante il medioevo a San Valentino sopra Brusson, in Val d’Aosta e fornisce importanti indicazioni sul limite della vegetazione arborea nel medioevo.

Questo ci dicono alcune fonti.

Ora ci si domanda se sia possibile tramutare le suddette testimonianze storiche o i reperti paleobotanici in indicazioni quantitative, il che costituirebbe un obiettivo importante in sede di climatologia storica.

In questa sede tenteremo con alcuni semplici metodi di dedurre la temperatura media annua in pianura padana a 100 m di quota durante l’Optimum Climatico Medievale – OCM (1000-1400 d.C.).

Per fare ciò è possibile in particolare considerare come temperature medie annue limite i 10.5°C per la viticoltura da reddito e i 12.5°C per l’olivicoltura da reddito. Inoltre per l’area europea si considerano:

  • un gradiente altitudinale medio di -0.005°C/m
  • un gradiente esposizionale per l’esposizione sud rispetto a quella piano di +1.3°C
  • un gradiente latitudinale di 1°C  per 1.5° di aumento della latitudine.

Inoltre come dati di base si considerano alcune fra le succitate segnalazioni di Berruti (1998), Monterin (1937) e Lamb (1966) per giungere ai conteggi sotto riportati.

Risultati

Caso dell’Olivo a Monno (Valcamonica): si suppone che nella fase calda medioevale la temperatura media annua per un oliveto esposto a sud fosse di 12.5°C (limite per coltura dell’olivo), per cui la temperatura in pianura padana a 100 m di quota sarebbe stata pari a

12.5-1.3+966*0.005=16.0°C

Caso della vite in Valle d’Aosta: A San Valentino, sotto Brusson, a 1300 msm di quota, nella fase calda medioevale la temperatura media annua si suppone fosse di 10.5°C per un vigneto esposto a sud, per cui la temperatura in pianura padana a 100 m di quota sarebbe stata pari a

10.5-1.3+1200*0.005=15.2°C

Caso della vite in Gran Bretagna: dando per buona la segnalazione di Lamb secondo cui la viticoltura commerciale  nel medioevo raggiungeva i 53° di Lat. Nord (Inghilterra Centrale) su terrazzamenti esposti a sud e tenendo conto del predetto gradiente latitudinale, la temperatura in pianura padana a 100 m di quota sarebbe stata pari a

10.5-1.3+8/1.5=14.5°C

Caso della vite in Prussia Orientale: dando per buona la segnalazione di Lamb secondo cui la viticoltura commerciale  nel medioevo raggiungeva i 55° di Lat. Nord (Pomerania), probabilmente su terrazzamenti esposti a sud e tenendo conto del predetto gradiente latitudinale, la temperatura in pianura padana a 100 m di quota sarebbe stata pari a

10.5-1.3+10/1.5=15.9°C

Caso del limite della vegetazione arborea sulle Alpi: secondo Monterin durante l’Optimum medioevale il limite della vegetazione arborea era di 200-450 m superiore a quello attuale. Una tale diminuzione di quota equivale ad un calo di 3°C nelle temperature. Pertanto se le temperature del 20° secolo in pianura padana sono di 12.5°C quelle del medioevo sarebbero state di circa 13.5-15°C.

Caso dell’inizio della stagione di Alpeggio: secondo Berruti (1998) l’alpeggio in Val Camonica fino al 1500 aveva inizio circa 60 giorni prima di oggi. Un ritardo di 60 giorni nella fenologia primaverile dei vegetali equivale ad una diminuzione di almeno 3°C nelle temperature medie annue (nel caso del cambiamento climatico degli anni ’80 del 900 un aumento di circa 1°C ha prodotto un anticipo di circa 20 giorni nelle fenofasi). Pertanto se le temperature del 20° secolo in pianura padana sono di 12.5°C quelle del Medioevo sarebbero state di 15.5°C.

Conclusioni

In sostanza dunque, partendo da segnalazioni fra loro indipendenti, si giunge a convergere su valori di 13.5 – 16.0 °C. Tale convergenza appare interessante perché ci consente di ipotizzare che nella fase calda medioevale la temperatura della pianura padana  sia stata su valori di circa 1-3°C superiori a quelli attuali ed assai vicini a quelli caratteristici di aree pianeggianti del centro-sud Italia. Attualmente, dopo il cambiamento climatico brusco di fine anni ’80 (Mariani et al., 2012), le temperature in pianura padana si collocano su valori di circa 13°C, il che porta a concludere che l’optimum medioevale nel nord Italia abbia avuto temperature superiori a quelle attuali.

Riferimenti

  • Berruti G., 1998. Clima e comunità alpine. L’alta Valle Camonica e l’alta Valle Trompia tra il XIV e il XIX secolo, Grafo, 78 pp.
  • Crescenti U., Mariani L., 2010. È mutato il clima delle Alpi in epoca storica? L’eredità scientifica di Umberto Monterin. Geoitalia, n.1/2010, 22-27.
  • Lamb H.H., 1966. The changing climate, Methuen, London, 236 pp.
  • Mariani L.,  Cola G.,  Parisi S., Failla O., 2012. Climate change in Europe and effects on thermal resources for crops. International Journal of Biometeorology, DOI 10.1007/s00484-012-0528-8.
  • Monterin U., 1937. Il clima sulle Alpi ha mutato in epoca storica? CNR, Comitato Nazionale di Geografia, 54 pp.
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Author: Luigi Mariani

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5 Comments

  1. Approfittando di un’ora “buca”, oggi ho deciso di fare un piccolo giochino (di questo credo che si tratti, vista la notevole approssimazione dei dati utilizzati). Comunque, visto che i calcoli li ho fatti, vi voglio illustrare le conclusioni.
    La zona presa in esame è quella delle colline del Sannio beneventano. La quota considerata è di circa 500 m s.l.m.. Trattandosi di collina non ho tenuto conto del coefficiente correttivo dell’esposizione per cui i risultati ottenuti sono riferiti ad un versante esposto a sud.
    Per una latitudine compresa tra 40,25 N e 41,75 N ed utilizzando i coefficienti correttivi latitudinali ed altitudinali indicati da L. Mariani nel suo post, ho potuto individuare i seguenti valori di temperatura media:
    – caso dell’olivo in Valcamonica: 17,7°C
    – caso della vite in Val d’Aosta: 18,7°C
    – caso della vite in Gran Bretagna: 18,5°C
    – caso della vite in Prussia: 19,8°C.
    La temperatura media delle colline del Sannio beneventano ad una quota di circa 500 m s.l.m. e NON tenendo conto dell’esposizione diversa da quella meridionale, pertanto, durante l’optimum medioevale oscillava tra i 18°C ed i 20°C.
    Mediando le temperature attuali tra quelle di Napoli e quelle di Trevico (AV) (medie trentennali) ho calcolato, per l’area oggetto di indagine, una temperatura media attuale compresa tra 14°C e 15°C (anche questa è un’approssimazione piuttosto consistente, ma non esistono, a mia conoscenza, dati per l’area oggetto di studio).
    Se alle temperature medie relative al periodo medioevale applico il coefficiente correttivo di 1,3°C, le temperature medie calcolate dovrebbero oscillare tra 17°C e 19°C.
    In tali ipotesi possiamo affermare che le temperature delle colline del Sannio beneventano, durante l’optimum medioevale dovevano essere tra i 3°C ed i 4°C più elevate di quelle attuali.
    Contrariamente a quanto fatto da L. Mariani con il caso della fienagione alpina, io non ho uno straccio di documento dal quale desumere un parametro atto a verificare la bontà del calcolo eseguito.
    Ecco perché ho definito “un gioco” i risultati ottenuti. 🙂
    Ciao, Donato.

    Post a Reply
    • Caro Donato,

      gli unici dati che mi vengono in mente per avvalorare le tue considerazioni sono quelli (già da me citati su CM) e relativi alle indagini del geologo professor Ortolani, il quale ha studiato le dune fossili attive nel meridione durante l’Optimum Climatico Medioevale (OCM).

      Tali osservazioni avvalorano l’ipotesi di un OCM segnato nel Sud Italia da estesi processi di desertificazione che secondo Ortolani sarebbero stati fra i fattori che spinsero le popolazioni a rifugiarsi all’interno abbandonando le coste (gli altri fattori essendo il pericolo dei pirati e la malaria).

      L’ipotesi di Ortolani di un sud desertificato durante il medioevo è peraltro confortata dal lavoro di Trouet, Esper et al. (2009) in cui si usano proxies dendrocronologici per avvalorare l’ipotesi di un medioevo caratterizzato per alcune centinaia di anni da NAO alto e dunque da siccità estesa e persistente sul Mediterraneo.

      Certo, trovare prove documentali a supporto di tutto ciò sarebbe davvero una gran cosa e su questo non posso che invitare tutti a tener gli occhi aperti… Grazie per le tue riflessioni.

      Luigi

      Bibliografia
      Trouet V., Esper J., Graham N.E., Baker A., Scourse J.D., Frank D.C., 2009. Persistent Positive North Atlantic Oscillation Mode Dominated the Medieval Climate Anomaly, Science, 3 april 2009, Vol 324

    • L’ipotesi di un meridione desertificato durante il medioevo avvalorerebbe il calcolo da me effettuato. Con le medie attuali, infatti, il periodo luglio-settembre, dalle nostre parti, è caratterizzato da prolungate e persistenti siccità (salvo eccezioni piuttosto sporadiche). Con temperature medie di tre o quattro gradi superiori a quelle attuali non mi meraviglierebbe affatto un paesaggio semi-desertico. Ho intenzione, comunque, di approfondire la questione con l’aiuto di un amico che si occupa di storia locale. Speriamo di trovare qualcosa di interessante.
      Ciao, Donato.

    • Claudio,
      nel ringraziarti per l’apprezzamento, approfitto per precisare che l’approccio che ho proposto, pur nella sua modestia, vuole essere di stimolo a quanti dispongano di documentazione storica che potrebbe rivelarsi utile per ricostruire il paleoclima a livello italiano o europeo.
      Luigi

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