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Interazione oceano-atmosfera, piccoli vortici grandi cambiamenti

Il sistema climatico, nella sua enorme complessità, esiste perché l’energia che riceviamo dalla nostra stella non giunge sul pianeta in modo uniforme, ma piuttosto in eccesso alle latitudini equatoriali e in difetto su quelle polari. Deve quindi essere continuamente redistribuita. Questo lavoro è compiuto dall’atmosfera e dagli oceani, tra le cui superfici di contatto, inoltre, avviene uno scambio continuo di energia attraverso meccanismi che coprono tutta la scala spaziale, da quella più vasta, dei grandi sistemi barici a quella più piccola, della microcircolazione locale.

 

 

Un gruppo di ricercatori svizzeri ha recentemente condotto una campagna di osservazione di un fenomeno cosiddetto a mesoscala, ossia non più di un centinaio di chilometri. Si tratta di piccoli vortici che si formano per turbolenza e per dissipazione di energia in conseguenza delle correnti oceaniche. Migliaia di microcircolazioni in senso sia orario che antiorario che occupano in ordine sparso e con vita a volte breve a volte più lunga piccoli spazi della superficie degli oceani. Nell’analizzarne il comportamento, hanno osservato che durante il ciclo di vita di questi vortici si generano delle modifiche nella bassa troposfera, modifiche rilevabili soprattutto in un incremento della ventilazione e della copertura nuvolosa. Ecco dunque un altro – ennesimo – esempio di interazione a ridotta scala spaziale tra la superficie liquida, che ricopre 3/4 del pianeta e l’atmosfera, un altro esempio di quanto siano numerosi e complessi i processi dei quali occorre tener conto se si vuole avere qualche speranza di riprodurre con un buon grado di fedeltà il comportamento dell’intero sistema.

 

Imprint of Southern Ocean eddies on winds, clouds and rainfall – Frenger et al. 2013, Nature Geoscience

 

E questo vale sia per il breve periodo, quello a cui hanno luogo gli eventi del tempo atmosferico, sia per il medio e lungo periodo, più specificatamente afferente alle dinamiche del clima. Per misurare la presenza di questi vortici, sono stati impiegati dei sensori satellitari in grado di misurare l’altezza della superficie marina. I vortici anticiclonici, sono infatti caratterizzati da un rigonfiamento della superficie digradante verso l’esterno, viceversa i vortici ciclonici (il senso di rotazione cambia nei due emisferi) sono sede di una depressione.

 

L’articolo di Science Daily che commenta questo studio, inizia ricordando gli effetti della Corrente del Golfo sul clima europeo per mettere in risalto l’importanza della circolazione oceaniche nelle dinamiche del clima. Per capire meglio di cosa si tratti si può pensare alla Loop Current, dalla quale nel Golfo del Messico si originano i vortici anticiclonici che alimentano di acque calde superficiali proprio la Corrente del Golfo.

 

Secondo gli autori dello studio, tuttavia, il numero di piccoli vortici che si generano sugli oceani è più o meno pari tra l’emisfero sud e quello nord, per cui gli effetti di lungo periodo dovrebbero annullarsi. Di contro, la presenza di questi piccoli vortici e i disturbi che essi generano nella bassa atmosfera tendono a far aumentare la variabilità atmosferica, avendo il potenziale di accrescere o diminuire gli effetti dei sistemi barici con i quali vengono a contatto.

 

Insomma, una ulteriore prova della complessità del sistema e un argomento decisamente interessante, per una volta senza la solita litania del clima che cambia sì, clima che cambia no.

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