Un clima meno sensibile è anche meno irritabile, ma molto meno utile

Posted on 30 luglio 2013
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Sono parecchi mesi ormai che si parla con sempre maggiore frequenza di sensibilità climatica. E se ne parla sempre al ribasso. Cioè: più passa il tempo più sembra che il sistema climatico sia decisamente meno suscettibile di stravolgimenti in ragione dell’aumento della concentrazione di CO2.

È la temperatura media superficiale del pianeta l’unico tracciante disponibile di questa sensibilità? È quindi perché le temperature sono aumentate prima tanto e poi affatto che ci si è orientati prima verso una descrizione del sistema ad elevata sensibilità e poi la si sia abbassata di fronte all’evidenza?

 

 

Forse, ma forse no. Potrebbe anche esserci stata una certa volontà di immaginare un sistema più delicato di quanto in realtà sembra essere.

 

Una breve premessa. Oggi sarò costretto a fare qualcosa che m piace poco, cioè parlare di qualcosa di cui non sono note le fonti. Riprendiamo infatti un post uscito su Climate Audit qualche giorno fa. Steve McIntyre, presenta i risultati di un esercizio proposto da uno dei suoi lettori, che però preferisce mantenere l’anonimato. Si tratta dell’impiego di un modello climatico piuttosto datato, forzato però con gli scenari di emissione più recenti, per la precisione con l’RCP4.5. Il modello presenta una sensbilità climatica molto bassa (1,65°C per raddoppio della CO2), derivante essenzialmente dal considerare trascurabile il feedback netto del ciclo dell’acqua.

 

Ora, secondo quanto riprodotto da McIntyre, questo modello a bassa sensibilità (leggi niente disastro climatico) pur forzato con gli scenari più recenti, che tengono conto di quanto avvenuto meglio dei precedenti, risulta essere più performante nel riprodurre l’andamento delle temperature del secolo scorso di quanto non lo siano i modelli più recenti che sono di fatto accoppiati con quegli scenari.

 

 model-comparison21

 

model-comparison41

 

Ciò può significare che anche un modello a bassa sensibilità climatica può riprodurre l’impennata delle temperature delle ultime decadi del secolo scorso, periodo che quindi perderebbe quell’alone di straordinarietà che con i modelli ad elevata sensibilità climatica (tanta CO2 = Tanto caldo) gli si è voluto affibbiare. Del resto, se il sistema fosse in effetti meno sensibile alla CO2 di quanto si è creduto sin qui, si potrebbe anche smettere di lambiccarsi il cervello per capire come mai, pur in assenza di effetto antropico, questo genere di impennate delle temperature si sia già presentato varie volte in passato.

 

Esercizio interessante, che però svuoterebbe non poco il significato della vignetta in testa a questo post :-)

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7 Replies to "Un clima meno sensibile è anche meno irritabile, ma molto meno utile"

  • donato
    30 luglio 2013 (19:27)
    Reply

    Scrive G. Guidi: “Oggi sarò costretto a fare qualcosa che m piace poco, cioè parlare di qualcosa di cui non sono note le fonti.”
    .
    Credo che questa preoccupazione possa essere eliminata: S. McIntyre ha svelato l’arcano.
    La fonte è, niente po’ po’ di meno che G. Callendar, 1938! :-)
    Ebbene si, possiamo dire che il modello matematico che meglio dei sofisticatissimi GCM riesce a riprodurre l’andamento delle temperature nell’ultima parte del 20° secolo e nella prima decade del 21° secolo, fu elaborato da un ricercatore (che non era un climatologo :-) ) oltre 70 anni fa!
    http://climateaudit.org/2013/07/26/guy-callendar-vs-the-gcms/
    .
    La cosa più interessante è che il modello è una banalissima funzione logaritmica monomia e, nonostante ciò, riesce a fare meglio di quasi tutti i GCM presi in esame.
    .
    A parte gli aspetti da burla di tutta la vicenda, mi preme sottolineare due commenti tratti da Callendar, 1938 e che suonano di strettissima attualità.
    Il primo piacerà a L. Mariani in quanto sembra ricalcare ciò che egli da anni va dicendo circa i meccanismi di autoregolazione del sistema atmosferico:
    “On the earth the supply of water vapour is unlimited over the greater part of the surface, and the actual mean temperature results from a balance reached between the solar ” constant ” and the properties of water and air. Thus a change of water vapour, sky radiation and tempcrature is corrected by a change of cloudiness and atmospheric circulation, the former increasing the reflection loss and thus reducing the effective sun heat.”
    .
    Il secondo, invece, piacerà molto a G. Botteri in quanto mette in evidenza alcune caratteristiche positive dell’incremento di CO2 in atmosfera:
    “it may be said that the combustion of fossil fuel, whether it be peat from the surface or oil from 10,000 feet below, is likely to prove beneficial to mankind in several ways, besides the provision of heat and power. For instance the above mentioned small increases of mean temperature would be important at the northern margin of cultivation, and the growth of favourably situated plants is directly proportional to the carbon dioxide pressure (Brown and Escombe, 1905): In any case the return of the deadly glaciers should be delayed indefinitely.”
    Ciao, Donato.

    • Guido Guidi
      30 luglio 2013 (20:57)
      Reply

      Donato, mea culpa, sto producendo con qualche giorno di anticipo causa ferie e non ho seguito gli sviluppi della vicenda :-)
      gg

      • donato
        30 luglio 2013 (21:30)
        Reply

        Io che le ferie ancora non le faccio, invece, produco con …. qualche giorno di ritardo. :-) :-)
        Comunque la cosa è spassosa assai e ti ringrazio per averla segnalata: una pausa burlesca ogni tanto ci vuole. Certo che S. McIntyre, stando al tono piuttosto imbarazzato dei commenti dei vari sostenitori dell’infallibilità dei GCM, l’ha fatta davvero grossa.
        Ciao, Donato.

  • Fabrizio Giudici
    31 luglio 2013 (06:50)
    Reply

    Questa si aggiunge alla considerazione di qualche giorno fa: che i modelli su cui hanno basato le policy sono i meno performanti di tutti.

  • Maurizio Rovati
    31 luglio 2013 (11:37)
    Reply

    Il Global Warming è vivo e lotta insieme a… loro.

    http://apod.nasa.gov/apod/astropix.html

    Explanation: How has the surface temperature of Earth been changing? To help find out, Earth scientists collected temperature records from over 1000 weather stations around the globe since 1880, and combined them with modern satellite data. The above movie dramatizes the result showing 130 years of planet-wide temperature changes relative to the local average temperatures in the mid-1900s. In the above global maps, red means warmer and blue means colder. On average, the display demonstrates that the temperature on Earth has increased by nearly one degree Celsius over the past 130 years, and many of the warmest years on record have occurred only recently. Global climate change is of more than passing interest — it is linked to global weather severity and coastal sea water levels.

    Lanciano il sasso (il GW/Climate Change)… E nascondono la mano (la A di antropogenico)

    • Fabrizio Giudici
      31 luglio 2013 (16:47)
      Reply

      Io probabilmente non capisco molto, ma mi sembra che da un po’ hanno iniziato a parlare di 100 anni e più (130 in questo caso) e non è stato sempre così. La cosa mi incuriosisce: infatti, se devo enfatizzare la crescita in temperatura, tenderei a prendere l’intervallo temporale più breve. Se hanno scelto 130 anni, vuol dire che su un intervallo più breve i numeri non gli piacciono (che “molti degli anni più caldi siano capitati recentemente” non vuol dire un gran che). Ma all’inizio non si parlava degli anni ’50? E la supposta correlazione con l’aumento della CO2 non partiva da quegli anni?

      • Guido Guidi
        31 luglio 2013 (20:46)
        Reply

        Fabrizio, credo che ti piacerà il post di domani!
        gg


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