Salta al contenuto

Per il prossimo che parlerà di consenso

Ci sono numeri magici nel dibattito sul clima, il 97 è uno di questi. Ogni volta che si tenta una discussione, ogni volta che si solleva un’eccezione alla solida (?) teoria delle origini completamente antropiche delle recenti dinamiche del clima, ecco che spunta fuori il 97, la percentuale bulgara con cui, secondo una ricerca socio-climatica (Cook et al, 2013), appunto il 97% degli scienziati che si occupano di vicende climatiche aderirebbe al consenso.

 

Qualche giorno fa è apparso un post di Ben Pile, blogger di Climate Resistance (è qui, se vi va andatelo a leggere), sul quale Mike Hulme dell’università della East Anglia, tutto fuorché uno scettico, ha così commentato:

 

L’articolo sul 97% del consenso è poveramente concepito, poveramente disegnato e poveramente eseguito. Esso oscura la complessità dell’argomento clima ed è un segno del livello disperatamente basso del dibattito pubblico sulle policy di questo paese che il ministro dell’energia dovrebbe citarlo. Offre una descrizione del mondo nelle due categorie “giusto” e “sbagliato” simile all’altrettanto povero studio Anderegg et al, 2010, pubblicato sui PNAS: dividere gli scienziati del clima in credenti e non credenti. Mi sembra che questa gente stia ancora vivendo (o desiderando di vivere) nel mondo pre-2009 del dibattito climatico. Non hanno capito che l’opinione pubblica è andata da un’altra parte nel dibattito sul clima?

 

Una risposta da tenere a mente quella di Hulme. In qualche modo l’avevamo anche anticipata qui. Ma mi viene un dubbio. Qui da noi, in quanti lo hanno capito?

 

NB: da qui.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...Facebooktwitterlinkedinmail
Published inAttualità

3 Comments

  1. donato

    “Qui da noi, in quanti lo hanno capito?”
    .
    Pochi (e non solo da noi)!
    Mi riferisco, in particolare, all’ambito che si occupa di queste tematiche. Ieri mattina, in macchina ascoltavo un’intervista ad un noto geologo… televisivo che veniva interrogato dall’ossequiente cronista: è normale questo caldo? Significa che il clima è cambiato?
    .
    La risposta del nostro merita una riflessione in quanto si prestava a diversi livelli di lettura.
    A me che da qualche anno mastico di queste cose è apparsa stucchevole e densa di luoghi comuni e professioni di fede: in qualche caso privi di fondamento scientifico, in qualche altro discutibili ed in uno o due punti condivisibili.
    Alla restante parte dell’uditorio le risposte hanno trasmesso il seguente messaggio: il clima non è il tempo, però, le ondate di caldo di questi anni dimostrano che il clima si sta surrrriscaldando 🙂 e questo è tutta colpa dell’uomo occidentale che ha avvelenato ed avvelena il mondo e che con estremo egoismo si rifiuta di redistribuire la propria ricchezza!
    Ideologia allo stato puro!
    Ciao, Donato.

    • Ormai passano cazzate mastodontiche sottotraccia, anche a livello puramente di definizioni: ora i cinesi (notoriamente tra i massimi responsabili delle emissioni di CO2) sono diventati “occidentali”.

    • max pagano

      abbiate pietà di lui, su…. 🙂 ha appena scritto un nuovo libro che evidentemente ha bisogno di platee di lancio pubblicitarie, non è un caso se un giorno sì e uno no è ospite nei salotti pomeridiani televisivi notoriamente dedicati al gossip estremo…. ah, il titolo del suo libro nuovo? “pianeta terra ultimo atto”….. evvabbè, dai, un’alternativa più comica delle vignette della settimana enigmistica….

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Categorie

Termini di utilizzo

Licenza Creative Commons
Climatemonitor di Guido Guidi è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso info@climatemonitor.it.
scrivi a info@climatemonitor.it
Translate »