Il Caval Barbero e i Cavalli Frisoni – Note a margine di uno scritto di Cook et al, 2013

di Luigi Mariani e Gianluca Alimonti

 

Gli autori ringraziano il professor Ernesto Pedrocchi per aver loro segnalato lo scritto di Cook et al e per gli utilissimi commenti.

 

L’articolo di Cook et al., 2013

Con l’articolo “Quantifying the consensus on anthropogenic global warming in the scientific literature”, uscito il 15 maggio 2013 su Environmental research letters, gli autori si propongono di verificare il livello di consenso rispetto alla teoria dell’Anthropogenic Global Warming (AGW) attraverso un progetto che si autodefinisce di “citizen science” (scienza civica) e che è stato avviato dai volontari del sito web Skeptical science (www.skepticalscience.com). L’obiettivo del lavoro è dichiaratamente “politico” in quanto, come traspare dai primi passi dell’introduzione, si propone di evidenziare il consenso esistente rispetto alla teoria AGW onde evitare che prenda corpo quel “clima d’incertezza” che potrebbe rendere l’opinione pubblica meno propensa a “politiche del clima” volte a ridurre le emissioni di CO2 ed altri gas serra.

 

 

L’articolo di Cook et al. è frutto del lavoro di un team di 24 reviewers anonimi che hanno letto gli abstract di 11944 lavori scientifici redatti da 29083 autori ed apparsi su riviste scientifiche referate nel periodo 1991-2011 (21 anni). I lavori da indagare  sono stati individuati effettuando una ricerca su ISI web of science e ricercando lavori che avevano nell’abstract le parole chiave “global climate change” o  “global warming”. I lavori (il cui elenco completo è disponibile nel  supplementary material – a questo linkfile erl460291datafile.txt)1  sono stati classificati in una delle tre seguenti categorie:

 

 

  • Lavori che accreditano la teoria AGW.
  • Lavori che confutano la teoria AGW.
  • Lavori che non prendono posizione rispetto alla teoria AGW.

 

Dal lavoro dei 24 reviewers emerge che fra i lavori scrutinati,  il 66.4% non prende posizione pro o contro l’AGW, il 35.5% accredita la teoria AGW e lo 0.7% la confuta. Gli estensori dell’articolo hanno altresì scritto al primo autore di ognuno dei lavori scrutinati chiedendogli di indicare cosa emerge dall’articolo (self rating). Su 8547 autori interpellati le risposte sono state 2142 (tabella 5) e di queste il 62.7% accredita la teoria AG, il 35.5% non prende posizione e l’1.8% la confuta.

 

I risultati sono sintetizzati in modo efficace nell’abstract: “We analyze the evolution of the scientific consensus on anthropogenic global warming (AGW) in the peer-reviewed scientific literature, examining 11 944 climate abstracts from 1991–2011 matching the topics ‘global climate change’ or ‘global warming’. We find that 66.4% of abstracts expressed no position on AGW, 32.6% endorsed AGW, 0.7% rejected AGW and 0.3% were uncertain about the cause of global warming. Among abstracts expressing a position on AGW, 97.1% endorsed the consensus position that humans are causing global warming. In a second phase of this study, we invited authors to rate their own papers. Compared to abstract ratings, a smaller percentage of self-rated papers expressed no position on AGW (35.5%). Among self-rated papers expressing a position on AGW, 97.2% endorsed the consensus. For both abstract ratings and authors’ self-ratings, the percentage of endorsements among papers expressing a position on AGW marginally increased over time. Our analysis indicates that the number of papers rejecting the consensus on AGW is a vanishingly small proportion of the published research.”

 

Si noti In particolare come, in sede di abstract, venga enfatizzato il fatto che fra i lavori che prendono posizione in merito alla teoria AGW,  la accrediti il 97.1% in caso di valutazione affidata ai reviewers ed il 97.2% nel caso di self-rating.

 

Commenti all’articolo

Il primo commento sarà affidato ad una frase di Galileo “Se il discorrere circa un problema difficile fusse come il portar pesi, dove molti cavalli porteranno più sacca di grano che un caval solo, io acconsentirei che i molti discorsi facesser più che un solo; ma il discorrere è come il correre, e non come il portare, ed un caval barbero solo correrà più che cento frisoni.” (Il saggiatore – pagina 438)2.

 

Galileo ci dice in sostanza che la scienza non è un processo democratico, in cui conta la maggioranza, ma è viceversa uno strumento che serve per appurare se una teoria sia vera o meno, il che si ottiene confrontando tale teoria con la realtà (misurata e/o osservata). In tal senso la teoria dell’Anthropogenic Global Warming (AGW), che sostiene che la CO2 è la principale  manopola di controllo del macchina del clima (Lacis et al, 2010) potrà essere dichiarata invalida se a fronte di una prosecuzione dell’aumento monotonico di CO2 in atmosfera non si osserverà per alcuni decenni un corrispondente aumento delle temperature globali.

 

Alla suddetta frase di Galileo corre subito la mente quando si legge l’affermazione di Cook et al. (2013) secondo cui “fra gli abstract che esprimono una posizione sull’Anthropogenic global warming il 97.1% affermano che sia l’uomo a causare l’AGW”. Tuttavia quella “galileiana” non è l’unica obiezione che viene da fare all’articolo di Cook et al. Primo argomento che vogliamo portare  è la “legittima suspicione” per un’indagine condotta da una struttura (il sito Skeptical science) che è tutto tranne che su posizioni di indipendenza rispetto alla teoria AGW, schierandosi costantemente fra i suoi più acerrimi sostenitori.

 

Inoltre ad una critica radicale si presta la tecnica del self rating, adottata da Cook et al. per spingersi oltre gli abstract scendendo nel corpo degli articoli scientifici. Infatti sussiste a nostro avviso il fondato timore che i dati raccolti inviando email agli autori abbia creato un campione non rappresentativo e dunque inutilizzabile per descrivere la popolazione degli 11944 articoli indagati. In sostanza si è verificato qualcosa di simile a quanto accade quando si valutano i risultati elettorali utilizzando i dati che arrivano dai primi seggi scrutinati. Vi sarete infatti tutti accorti che le stime così ottenute sono in genere assai peggiori di quelle prodotte dalle agenzie specializzate in sondaggi, le quali operano con riferimento a campioni rappresentativi dell’intero corpo elettorale. Strano che i referi della rivista in questione non abbiano colto un problema tanto lampante e che emerge confrontando i grafici di figura 1 (valutazione dei 24 reviewers sugli abstract) con quelli di figura 2 (self rating). In sintesi e’ nostra opinione che i dati derivanti dal giudizio dei 24 reviewers anonimi siano gli unici utilizzabili per esprimere valutazioni e pertanto a tali dati ci atterremo di qui in avanti per formulare le nostre ulteriori critiche, la prima delle quali è quella per cui sbandierare il 97% di consenso alla teoria AGW da parte dei lavori indagati è quantomeno forviante. Proseguendo con il paragone elettorale è come se in un’elezione democratica il vincitore parlasse di “adesione plebiscitaria” in una situazione in cui si astiene il 66.4% degli aventi diritto e lo 0.7% vota contro.

 

E visto che “gli astenuti sono nettamente maggioritari” occorre interrogarsi su cosa voglia dire non prendere posizione in sede di abstract. Il fenomeno non può a nostro avviso che essere letto come indice del fatto che il lavoro non è giunto a evidenze dell’influenza dell’uomo sul clima. Non dimentichiamo infatti che un articolo scientifico non è un pamphlet ma è viceversa uno strumento che serve per affermare una verità limitata e basata sui dati e sulle analisi condotte sui dati stessi. Spiace vedere che una tale conclusione, che emerge a nostro avviso in modo lampante dai dati, sia totalmente sorvolata dagli autori che proprio per evitarla si infilano nel vicolo cieco del “self rating”.

 

Dobbiamo poi stigmatizzare il fatto che nella parte finale della discussione gli autori esprimono il dubbio (rispetto al quale citano parecchia letteratura) secondo cui gli scienziati sarebbero per loro cultura portati ad adottare una visione conservativa sottostimando gli impatti del global warming. Questo in alcuni casi potrà anche essere vero. Gli autori dimenticano tuttavia di evidenziare che esiste una quota rilevante della comunità scientifica incline al pessimismo, in quanto il paventare catastrofi imminenti è un modo magari poco serio ma certamente molto facile per ottenere fondi (Mullis, 2000). Un esempio in proposito è offerto dai modelli GCM di IPCC AR4 (2007) le cui “previsioni” hanno offerto all’opinione pubblica una visione oltremodo pessimistica se confrontate con l’andamento stazionario delle temperature al suolo registrato negli ultimi 17 anni.

 

Degno di critica è infine il fatto che in sede di conclusioni si riporti una frase che mostra la natura prettamente ideologica del lavoro di Cook et al. Si cita infatti il caso della Western Fuels Association che avrebbe condotto una campagna investendo 510mila dollari per con lo scopo di “riposizionare il global warming da dato di fatto a teoria”.  Si tratta di una notizia tesa a gettare discredito sulle teorie alternative a quella AGW (la teoria solare in primis) e che appare del tutto risibile se confrontata con gli investimenti in ricerca sul clima, che a livello internazionale (Unione Europea, Stati Uniti, ecc.) sono stati in questi anni pesantemente mirati a corroborare la teoria AGW.

 

In altri termini la comunità internazionale ha ormai da anni aderito alla teoria AGW3. Volete una piccola dimostrazione? Nel 7° Programma Quadro dell’UE figurava la voce Climate Change e l’incipit della call recitava fra l’altro “There is no scientific doubt that human-induced climate change is a fact and that society is facing enormous challenges.” E se questa è la premessa al programma di ricerca, sfido chiunque a presentare un progetto critico rispetto alla teoria AGW. E per capire poi quanti denari ruotino attorno a questi progetti europei si veda il rapporto del 2009 European research Framework Progamme, Research in climate change, report prepared for the third wirld Climate Conference (WCC-3= and the UNFCCC Conference of the Parties (COP-15) – EUR 23609, 356 pp., il cui PDF è reperibile a questo indirizzo. Nella premessa  a tale documento il direttore generale della DG Ricerca dell’UE indica in 543 milioni di Euro la cifra complessiva erogata dall’Unione Europea nell’arco di un decennio con il 6° e 7° programma quadro  per studiare il cambiamento climatico4.

 

E’ chiaro che una tale valanga di quattrini, elargita ai sostenitori della teoria AGW, non possa che aver dato luogo a un’alluvione di lavori favorevoli alla teoria stessa. In proposito sarebbe anche interessante valutare la classe d’età di coloro che sviluppano lavori critici rispetto alla teoria AGW. Temo che emergerebbe che gran parte di questi lavori scientifici sono stati sviluppati da persone che lo stanno facendo a livello di bricolage e cioè senza alcun finanziamento. Purtroppo di queste persone ce ne sono sempre meno (nel senso che i ricercatori non schierati a favore dell’AGW sono per lo più anziani e dunque se ne vanno gradualmente in pensione) e sempre meno ve ne saranno in futuro.

 

Conclusioni

Nonostante tutti gli sforzi condotti da Cook et al. per attestare il contrario, l’articolo ci mostra un dato che appare stupefacente e che appare decisamente in controtendenza rispetto all’innata abitudine dei ceti intellettuali di adeguarsi ai dettami della cultura dominante (Accetto, 1641). Infatti, nonostante anni di campagne di stampa condotte dai media, nonostante l’aperta adesione alla teoria AGW di Nazioni Unite, Unione Europea e quasi tutti gli  Stati del mondo, nonostante infine i finanziamenti sempre più pesantemente orientati a favore della teoria dominante, esiste ancora una piccola minoranza di ricercatori che la confuta (0.7%, per un totale di 78 lavori) ed una larga maggioranza di  ricercatori (il 66.4%, per un totale di 7930 lavori) che non si pronuncia. Ironicamente verrebbe da dire, parafrasando Al Gore, che la società deve difendersi da questi mostri di negazionismo o ponziopilatismo.  Perché non pensar dunque alla prigione o a lindi campi di rieducazione? Un’idea alternativa sempre riportata sul filo dell’ironia, potrebbe esser quella di far firmare agli autori di tutti gli articoli scientifici una dichiarazione preventiva di adesione alla teoria AGW onde da un lato favorire la futura realizzazione di statistiche unbiased e dall’altro dar finalmente modo alle grandi mandrie di “cavalli frisoni” che popolano le praterie della ricerca di aver partita vinta, con buona pace di Galileo.

 

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Note

  1. Per inciso consultando il materiale supplementare, si è scoperto che fra gli 11900 lavori scientifici valutati c’è anche un articolo di Gilioli e Mariani uscito nel 2011 su Malaria Journal e che costituisce un ottimo esempio, perché redatto da uno degli autori di questo post. Qui si riporta il record:
    2011, Sensitivity Of Anopheles Gambiae Population Dynamics To Meteo-hydrological Variability: A Mechanistic Approach,Malaria Journal,Gilioli| G; Mariani| L,4,4
    Si noti che i codici 4,4 presenti a fine record sono da leggere alla luce dei criteri classificatori Category ed Endorsement, così come sotto definiti:
    Category: 2,Impacts; 3,Mitigation; 4,Methods; 5,Paleoclimate; 8,Not climate related; 9,Not Peer-Reviewed; 10,No Abstract
    Endorsement: 1,Explicitly endorses and quantifies AGW as 50+%; 2,Explicitly endorses but does not quantify or minimize; 3,Implicitly endorses AGW without minimising it 4,No Position; 5,Implicitly minimizes/rejects AGW; 6,Explicitly minimizes/rejects AGW but does not quantify; 7,Explicitly minimizes/rejects AGW as less than 50%:
    In sostanza l’articolo di Gilioli e Mariani, in base all’analisi dell’abstract, è stato correttamente classificato in classe di category (metodi: in effetti si propone un modello epidemiologico innovativo per Anopheles gambiae) ed in classe 4 di Endorsement (in effetti l’articolo non prende posizione nè a favore nè contro l’AGW nel senso che gli autori dimostrano che un eventuale aumento delle temperature che avesse in futuro a verificarsi in Kenya non avrà conseguenze catastrofiche sulla malaria). Oltre all’analisi degli abstract è stata fatta anche un’inchiesta fra gli autori allo scopo di verificare se nel corpo dell’articolo vi fosse o meno endorsement dell’AGW. Gilioli, interpellato come primo autore, ha ricevuto il questionario ma non ha risposto.
  2. Ovviamente la frase di Galileo va contestualizzata: Galileo la riferiva infatti alla teoria dominante, quella geocentrica di Tolomeo (che, qualora si fosse votato fra gli scienziati d’allora, avrebbe probabilmente raggiunto livelli di consenso bulgari) e nello specifico al gesuita Sarsi, sostenitore della teoria tolemaica e con il quale Galileo era in polemica.
  3. In proposito si ricorda l’amara affermazione del compianto Marcel Leroux “Come professore di climatologia il mio datore di lavoro è la repubblica Francese, la quale ha adottato  la  religione  ufficiale  del “cambiamento  climatico”  a  cui  io  non aderisco  […]  Ho  un’inclinazione  naturale  a discutere le cose e sono fondamentalmente un cartesiano  che  adotta  il  precetto  primario  di Cartesio  secondo  cui  “nulla  può  essere assunto come vero se non ci appare come tale in  modo  evidente  (Cartesio, 1637, Discorso  sul  metodo)” [Leroux M., 2005.  Global  warming, myth  of  reality.  The  erring  ways  of climatology, Springer Paxis, 2005].
  4. Il 6° programma quadro ha coperto il periodo 2002-2006, il 7° il periodo 2007-2013.

 

Bibliografia

 

  • Accetto T., 1641. Della dissimulazione onesta – Rime, BUR – Rizzoli, edizione 2012, pp. 277.
  • Cook et al, “Quantifying the consensus on anthropogenic global warming in the scientific literature”, Environmental research letter, 8, 2013.
  • Galileo  G., 1623. Il saggiatore, http://google.it/books?id=-U0ZAAAAYAAJ&hl=it
  • Lacis A.A., Schmidt G.A., Rind D., Ruedy R.A., 2010. Atmospheric CO2: Principal Control Knob Governing Earth’s Temperature, Science 330, 356-359.
  • Kary Mullis, Ballando nudi nel campo della mente, Milano, Baldini & Castoldi, 2000

 

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Author: Luigi Mariani

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