La frittura è salva

Questa è davvero una buona notizia. Non passa giorno infatti senza un allarme per questa o quella risorsa che sarebbe in procinto di scomparire. Spesso si parla anche del mare e dei suoi prodotti, come questa volta, solo che quella che arriva, se confermata, è una scoperta tra il sensazionale e lo sconcertante.

La notizia arriva da La Repubblica, un link che un amico di CM mi ha prontamente girato: pare che il numero dei pesci nel mare sia superiore al previsto. Pesci mesopelagici, cioè specie che vivono tra i 200 e 1000 metri di profondità, specie già note per dominare per numero e consistenza la massa ittica globale dei nostri oceani.

Per saperne di più andiamo alla fonte, prima il comunicato stampa dell’università di Camberra, poi l’articolo vero e proprio uscito su Nature Commuinications e che riporta i risultati di una campagna di ricerca oceanografica conclusasi di recente.

Pare che la massa di fauna ittica mesopelagica, le cui stime attuali sono già tali da attribuirle il 90% del totale dei pesci presenti negli oceani, sia stata sottostimata di almeno un ordine di grandezza. I ricercatori sono giunti a questa conclusione al termine delle loro osservazioni e dell’analisi dei dati raccolti. Nel comunicato stampa dell’università la consistenza è addirittura superiore, gli organismi che vivono nello strato mesopelagico sarebbero 30 volte tanto quanti si pensava che fossero.

L’ipotesi formulata ha risvolti importanti anche in chiave climatica. Questi organismi sono anche protagonisti di una specie di migrazione verticale, cioè di salite e discese di profondità, con la fase più superficiale passata a nutrirsi e quella più profonda ad espellere gli escrementi. Questo comportamento accelera il trasferimento di carbonio dalla superficie alla profondità e, se i pesci sono più del previsto, anche questo trasferimento è diverso dal previsto, con tutto quello che questo comporta in termini di assorbimento del carbonio da parte degli oceani. Ammesso, naturalmente, che qualcuno lo avesse previsto! 🙂

NB: Grazie a Fabrizio Giudici per la segnalazione.

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Author: Guido Guidi

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2 Comments

  1. Può interessare anche un’altra pubblicazione dello stesso autore che affronta proprio il “bio-trasporto” della CO2 nelle aree pelagiche, vedi: http://www.pnas.org/content/103/23/8739.short.
    Di particolare interesse il riferimento al feedback negativo, menzionato già nell’abstract.
    .
    Quello che più mi affascina in questo post è che mostra l’impatto che un piccolo team di scienziati può ancora avere sulla “grande” scienza del clima.
    .
    Hanno infatti usato uno strumento di punta (vedi http://www.simrad.com/ek60 ) ma che esiste anche in versione portatile (qualche chilo più un notebook), per evidenziare una delle grandi incertezze che ancora affliggono il bilancio oceanico della CO2.
    .
    Bravi !!

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  2. Molto interessante…leggerò con calma gli articoli per capire in base a cosa sono state effettuate queste stime…

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