Fatti e teorie, non proprio la stessa cosa.

Qualche giorno fa, mentre trascorreva placidamente la Giornata della Terra, mi è capitato di ascoltare uno dei tanti interventi di esperti a vario titolo che commentavano la ricorrenza. Non starò qui a dirvi né di chi si tratta né dove l’ho sentito, perché non è importante. Quel che conta, nella fattispecie ha contato, sono state le modalità con cui è stato affrontato l’argomento del deterioramento del rapporto uomo-ambiente. Da abile comunicatore, il nostro ha ovviamente concluso il suo contributo buttandosi sul clima e affermando quanto segue: “i cambiamenti climatici sono un dato di fatto, questo è sotto gli occhi di tutti.”

Bene, vi faccio una domanda alla quale se vorrete potrete rispondere nei commenti ma su cui vi prego di riflettere prima di proseguire: quante cose che possano essere ricondotte ai cambiamenti climatici avete (o avete mai avuto) sotto gli occhi?

Fatto? Bene, proseguiamo.

Che il clima cambi è in effetti un dato di fatto, succede da qualche miliardo di anni. Che oggi stia cambiando principalmente a causa delle attività umane è una teoria, anzi, nemmeno, è un’ipotesi, perché le manca buona parte della verifica sperimentale. Che domani potrà continuare a cambiare sempre e solo per cause antropiche è ancora una volta solo un’ipotesi, perché la verifica sperimentale non c’è proprio, dato che tutto poggia su modelli di simulazione che stanno mostrando sempre di più i loro limiti. Tutta la querelle sul clima che cambia e cambia male è da sempre un colossale e spesso volontario malinteso tra fatti e teorie. E questo è stupefacente. Il nostro opinionista è stato un esempio emblematico di questa pratica del malinteso.

Il caso ha voluto che avessi letto proprio lo stesso giorno la recensione che Freeman Dyson ha scritto sul NYT di un libro (Brilliant Blunders) che tratta di teorie scientifiche rivelatesi errate proposte da autorevoli scienziati negli ultimi 200 anni. Il tutto è arrivato sul mio schermo tramite il blog di Judith Curry.

Dal lungo intervento di Dyson, mi preme estrarre un breve periodo che fa proprio alla bisogna. Il resto lo lascio alla vostra lettura.

La scienza è fatta di fatti e teorie. I fatti e le teorie nascono in modi diversi e sono giudicati con standard diversi. I fatti si suppone siano veri o falsi. Sono scoperti da sperimentatori e osservatori. Uno scienziato che dichiari di di aver scoperto un fatto che si rivela falso è giudicato con severità. Un fatto errato è abbastanza per rovinare una carriera.

Le teorie sono una cosa completamente diversa. Sono libere creazioni della mente umana con cui si intende descrivere la nostra comprensione della natura. Dato che la nostra comprensione è incompleta, le teorie sono provvisorie. Le teorie sono strumenti di comprensione e uno strumento non deve necessariamente essere esattamente vero per essere utile. Le teorie si suppone siano più o meno vere, con un sacco di spazio per il disaccordo. Uno scienziato che inventi una teoria che si rivela sbagliata è giudicato bonariamente. Gli errori sono tollerati finché c’è l’intenzione di correggerli quando la natura prova che sono sbagliati.

Il riscaldamento globale è fermo da oltre 15 anni. Quanto tempo dovrà passare prima che qualcuno ammetta di aver sbagliato la teoria?

Ora potete rispondere alla domanda di prima, tenendo a mente, scienziati o meno che siate, che se riportate fatti che posi si rivelano sbagliati, cioè solo teorie non verificate, il giudizio potrebbe essere alquanto duro. Vi consiglio un largo uso del condizionale ;-).

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Author: Guido Guidi

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6 Comments

  1. Trovo che il concetto di “fatto” sia in qualche modo critico. Mi spiego.
    La misura di una temperatura (con approssimazione nota) dovrebbe essere un fatto, a prima vista.
    Che poi questa temperatura aumenti o diminuisca a seguito di qualche causa, questo rientra in qualche teoria (o ipotesi).
    Ma è davvero così ?
    Già dovremmo distinguere temperature misurate (direttamente) da temperature “calcolate” (per esempio la temperatura media globale, che non è misurabile da nessuna parte).
    Ma, limitandoci alle temperature misurate direttamente, anche qui il discorso sul “fatto” è assai incerto, perché dobbiamo tener conto di tutta una serie di “correzioni” e non starò qui a dilungarmi quali, le conoscete meglio di me.
    Una volta che le misure abbiano passato la fase delle correzioni, si è perso il contatto diretto con la misura, sono state introdotti bias e correzioni varie; escludendo taroccamenti intenzionali, anche in un contesto di indubitabile buona fede, potremmo avere delle correzioni involontariamente sbagliate, per cui il dato può essersi allontanato dal “fatto reale”.
    Se non fosse così, non si spiegherebbero le correzioni di intere serie di dati dopo anche molti anni da quando questi dati erano stati rilasciati come “fatti”.
    Un esempio per tutti, il passaggio da dati presi con i secchi, rispetto a quelli presi con le boe, corretti dopo decine di anni.
    E che dire di dati corretti, e poi corretti ancora, e poi corretti ancora ?
    Leggo di dati che sono cambiati, a distanza di anni, più volte.
    Ma allora, se la temperatura di un certo luogo, in un certo anno, era tot, questo era un dato ? O il dato è la temperatura diversa, calcolata in base ad una correzione avvenuta dopo ? E quale correzione (se ce ne è stata più d’una) ?
    Qual è il dato ? Qual è il “fatto” ? “Quando” un dato diventa un “fatto ” ?
    Siamo sicuri che i dati che abbiamo adesso siano “fatti” e cioè non saranno più cambiati (corretti) in futuro ?
    Quando questi dati saranno fissati e non più modificabili ? …e cioè saranno veri “fatti” ?
    Perché, che le teorie cambino, mi sta bene, lo trovo giusto…. ma che cambino i fatti…. questo lo capisco meno, e capisco meno che possano cambiare dopo anni e più volte…
    Secondo me.

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  2. Da insegnante di matematica e fisica (quindi di parte 🙂 ) vorrei spendere qualche parola a difesa di Dyson. Ho seguito sul blog di J. Curry la polemica sull’intervento di Dyson e, tra i vari commenti, mi ha colpito uno che usava le stesse argomentazioni di F. Vomiero. Il commentatore faceva l’esempio del termometro e, giustamente, sosteneva che un fatto (misura della temperatura) è tale solo perché dietro il concetto di misura vi è una teoria ben strutturata (liquido che aumenta di volume in modo direttamente proporzionale al suo contenuto di calore, ecc., ecc. ).
    .
    Personalmente concordo con quanto scritto dal commentatore del blog di J. Curry e, quindi, anche con alcune delle obiezioni di F. Vomiero. Ciò non significa, però, che la tesi di Dyson debba essere rigettata in toto. Mi spiego meglio. In fisica si conoscono perfettamente le basi logiche ed epistemiche della teoria matematica della misura per cui nessun fisico si sognerebbe di dire che la teoria non serve a niente e, per quanto ho potuto capire, neanche F. Dyson ha scritto una cosa del genere.
    Non possiamo negare, però, che esistono dei fatti e delle teorie. Faccio un semplice esempio. Il Sole sorge e tramonta per cui è un “fatto” che esso ruoti intorno alla Terra. Tale è stato il “fatto” su cui si è verificato il consenso degli scienziati per oltre duecento anni dopo la morte di Copernico e ben oltre Newton, Galilei e Keplero. Il “fatto” era giustificato da una serie di ragionamenti sulle dimensioni delle stelle, sulla loro distanza e sulla mancanza di parallasse stellare su scale diurne ed annuali falsificati definitivamente solo nel 19° secolo. Da un punto di vista scientifico ed epistemologico il fatto che il Sole girasse intorno alla Terra non faceva una piega e chi lo sosteneva sulla base di una teoria pacificamente accettata dalla comunità scientifica (la mancanza di parallasse stellare e le dimensioni delle stelle) non commetteva alcun errore. Il ragionamento, impostato originariamente da Tolomeo, ha retto in modo ineccepibile per quasi duemila anni.
    Fu solo con Bessel nel 1838 che si riuscì a misurare la parallasse annuale delle stelle e, quindi, crollò la principale obiezione alla teoria copernicana e questo aprì le porte alla certezza contro intuitiva che la Terra ruota intorno al Sole.
    Da quel momento il moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole è diventato un fatto incontrovertibile giustificato dalla teoria copernicana alternativa a quella tolemaica.
    .
    In questo esempio ci si trova di fronte a due teorie che cercano di spiegare fatti ben precisi: l’alternarsi del giorno e della notte ed i moti celesti di stelle e pianeti. Le teorie che giustificano i fatti possono essere giuste o sbagliate e nessuno potrà mai rinfacciare ad uno scienziato che egli ha sbagliato una teoria: per me tanto Copernico che Tolomeo sono due colossi del pensiero umano che hanno elaborato teorie in grado di giustificare le osservazioni. La scuola di pensiero alessandrina, che io mio sento di sostenere ancora, sosteneva che le teorie dovevano “salvare i fenomeni” e tanto la teoria tolemaica che quella copernicana (così come il sistema ticonico di T. Brahe) salvaguardavano i fenomeni. Ciò nondimeno alla fine la teoria copernicana è riuscita a spiegare il fenomeno nel migliore dei modi ed a creare un modello aderente al fatto. Oggi pertanto nessuno si sognerebbe di sostenere il contrario e tutti (tranne qualche eccentrico 🙂 ) siamo certi, alla luce delle nostre conoscenze, che la Terra ruoti intorno al proprio asse e percorra orbite ellittiche intorno al Sole.
    .
    Quando F. Dyson dice che è accettabile per uno scienziato sbagliare una teoria, credo che si riferisca a sbagliare la costruzione di un modello che schematizzi la realtà in modo che possiamo comprenderla meglio. Quando egli fa riferimento ad un fatto falso credo che si riferisca alla creazione di un fatto che giustifichi un modello. Apparentemente ed in punta di logica le due cose potrebbero sembrare coincidenti (per la teoria tolemaica la Terra è immobile, mentre per quella copernicana è in movimento) o, per essere più precisi, circolari. In realtà ciò che differenzia un fatto da una teoria è ciò che scrive chiaramente Dyson: “Le teorie […] sono libere creazioni della mente umana con cui si intende descrivere la nostra comprensione della natura. Dato che la nostra comprensione è incompleta, le teorie sono provvisorie. Le teorie sono strumenti di comprensione e uno strumento non deve necessariamente essere esattamente vero per essere utile.”
    In altre parole dobbiamo essere pronti ad abbandonare una teoria, non affezionarcisi mai troppo, considerarla valida fino a prova contraria perché frutto della mente umana. E la mente umana, purtroppo, è uno strumento molto fallace.
    Dyson, in altri termini, ci invita ad una certa flessibilità nei nostri giudizi per cui se, ad un certo punto, le temperature terrestri si bloccano mentre le emissioni di CO2 procedono indisturbate con trend costante, dovrebbe almeno venirci il dubbio che qualcosa nei nostri modelli non funziona. Invece sembra che ciò non accade e questo, da un punto di vista scientifico, lascia un poco interdetti.
    Ciao, Donato.

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  3. I peggiori idioti, ignoranti rifatti e con la licenza media superiore vengono osannati come Profeti del Clima perché hanno capito che basta ripetere come scimmiette tutto quello che viene detto da Mann e Trenberth, e stiamo qui a discutere perché un Grandissimo della Fisica si permetta di dire la sua opinione su un argomento per il quale, come si sa, nessuno corre il rischio di prendere un Nobel per la Fisica?

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  4. Bè, se i fatti non si adeguano alla teoria basta cambiare i fatti!
    D’altronde non è in 1984 che il protagonista Winston Smith lavora su articoli di giornale già pubblicati modificandoli in modo da rendere riscontrabili e veritiere le previsioni fatte dal partito?
    Quanti Winston Smith sono oggi all’opera? Milioni, direi. Quel che putroppo ci manca è un Orwell che sappia narrare con i giusti modi una tale realtà.
    Luigi

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  5. Sempre molto interessante e condivisibile il punto di vista di Guidi sulla questione dei cambiamenti climatici. Mi ha destato invece qualche perplessità di carattere epistemologico l’analisi, a mio avviso troppo riduttiva e per certi versi anacronistica, di Dyson. Sono andato subito a vedere su wikipedia, e il suo curriculum, infatti, ha contribuito a dissipare parzialmente le mie titubanze. Dyson è fisico e matematico, ha una certa età e non ha nessuna esperienza in merito alla climatologia o altre discipline scientifiche evolutive. Detto questo, mi sembra anche un pò superficiale la sua personale visione su fatti (sarebbe meglio chiamare evidenze scientifiche), che secondo lui pare possano esistere senza essere supportati da solide prove sperimentali condivise. Anche le teorie scientifiche, sono qualcosa di diverso, non sono semplici supposizioni fatte da chichessia, ma sono di solito il risultato di complessi meccanismi procedurali, sempre e comunque soggetti a revisione e accettazione critica da parte della comunità scientifica. Ha ragione, invece quando parla di conoscenza incompleta e provvisorietà delle teorie. Questa naturalmente, in due parole (purtroppo) è la mia impressione.
    Saluto sempre tutti cordialmente.

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    • Fabio,
      Dyson, in quanto non esperto del settore, è parte terza nel dibattito sul clima, ma non lo è circa il metodo scientifico, di cui credo non si possa negare la sua esperienza.
      Il punto è che la scienza del clima ha in molti casi concesso deroghe del tutto ingiustificate al metodo scientifico e questo viene ignorato (sarebbe meglio dire omesso) anche da chi la commenta e divulga e non fa ricerca ma ha, o dovrebbe avere, comunque una cultura scientifica.
      Il passo successivo è appunto il malinteso tra fatti e teorie di cui si nutre la comunicazione. Ma la comunicazione fa opinione e l’opinione fa supporto. Così le teorie tornano a casa come fatti dopo questo maquillage, pronte per essere edibili per tutti.
      E il barista che conosco da anni, sconsolato per l’atteso week end piovoso, ieri l’altro mi fa: certo che è diventato difficile anche per voi eh? Con tutti ‘sti casini che succedono… Alla mia richiesta perplessa di spiegarmi quali casini ha detto: eh, mo’ piove, mo’ c’è il sole, non ci si capisce più niente…
      E il cerchi si chiude.
      Buona domenica.

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