Rubbia, il clima e l’energia: nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma

Dal 26 al 28 settembre scorso si è tenuta a Trieste la Conferenza Nazionale sull’energia del futuro. In quella occasione, al Teatro Politeama Rossetti, Carlo Rubbia ha tenuto una relazione sul tema di cui è possibile leggere un dettagliato resoconto qui. Qui registriamo solo gli aspetti relativi al global warming.

Il premio Nobel per la Fisica nel 1984 ha affermato che la politica energetica europea degli ultimi decenni “fa perno sull’obiettivo di riduzione delle emissioni gas serra, onde ridurre la componente antropica del riscaldamento globale.” Tutto questo mentre negli ultimi 17 anni si è registrata una sostanziale stabilità delle temperature medie globali pur in presenza di un continuo aumento delle emissioni di gas serra. Al contrario, l’Europa ha attuato scelte energetiche molto costose proprio per contrastare il cambiamento climatico. Il prof Rubbia ha sottolineato che il clima “cambia per sua natura”, e che le conoscenze scientifiche sul complesso sistema climatico sono incomplete o quindi non possono determinare decisioni politiche, tra l’altro molto costose; sarebbe opportuna maggiore prudenza e discussione sul tema. Il progetto teso ad utilizzare le fonti rinnovabili per l’80% delle necessità di energia cui l’Europa tende per il 2050, presenta costi enormi e rilevanti incognite politiche. In passato invece Carlo Rubbia fu un convinto sostenitore della fonte solare. Il premio Nobel ha concluso che gli scienziati “devono mantenere curiosità, senso critico e voglia di immaginare il futuro, senza arroccarsi su posizioni ideologiche preconcette”.

La relazione di Carlo Rubbia è stata per me motivo di grande soddisfazione e di stima, per un vero ricercatore che ha saputo “ritrattare” le opinioni da lui espresse qualche anno fa su clima e fonti di energia. In particolare mi riferisco alle sue affermazioni espresse in occasione della sua audizione alla 13a Commissione Permanente del Senato , seduta 55a di mercoledì 21 febbraio 2007. Il premio Nobel si espresse in totale concordanza con l’IPCC che “nel suo ultimo rapporto ha dimostrato in maniera indubbia che gli effetti antropogenici sono la causa più probabile del cambiamento climatico”. Con la sua relazione Carlo Rubbia approfondì soprattutto il ruolo e gli effetti della CO2 immessa in atmosfera dichiarando come “l’effetto serra sia così preoccupante e condizioni tanto pesantemente il clima del pianeta”. A causa del riscaldamento globale “dobbiamo aspettarci in Italia una desertificazione e una deforestazione progressive, dovute allo spostamento verso Nord della linea di demarcazione che al momento separa il clima arido delle zone sahariane e quelle umide dell’Europa del Sud”. A proposito di fonti di energia Carlo Rubbia dichiarò che “in 30-40 anni, dieci anni più. dieci anni meno, il petrolio sarà terminato”. Oggi sappiamo bene come tale previsione fosse totalmente errata. Continuando la sua relazione alla domanda “La natura ci offre oggi una sorgente alternativa?” La risposta di Carlo Rubbia fu positiva. Ci sono alternative alle fonti fossili molto valide, “ci sono nuove tecnologie, nuove invenzioni, che si basano su due pilastri, il primo dei quali è l’esistenza del sole. Il sole è una sorgente di energia assolutamente straordinaria…….Il secondo pilastro è l’energia nucleare”. Sul mutamento climatico il premio Nobel ebbe ancora ad dire “siamo anche i primi responsabili del mutamento climatico. Il mutamento climatico è responsabilità dei Paesi industrializzati, e certamente consideriamo il nostro Paese uno di questi”.

Con la relazione di Trieste, Carlo Rubbia dimostra una onestà scientifica che gli fa onore; avere ritrattato i suoi convincimenti del 2007 dimostra come la ricerca scientifica è sempre alla ricerca della verità attraverso il dubbio e che si possono modificare le proprie opinioni sulla base di approfondimenti successivi. Non è sempre così facile e scontato.

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Author: Uberto Crescenti

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9 Comments

  1. La presentazione in sé non è granché. Abbastanza confusa a causa sia del fatto che la memoria ogni tanto gli fa difetto e sia del fatto che tradurre in italiano, in tempo reale, termini tecnici e frasi in inglese non è facilissimo. Capita a volte anche a me quando parlo del mio lavoro con conoscenti italiani. Abituato a parlarne tutti i giorni in Inglese non mi vengono i termini giusti e la fluidità del discorso ne risente. Dice anche alcune inesattezze e i vede la geologia la conosce un po’ per sentito dire. Mi piace però l’approccio pragmatico al problema, senza nessuna ideologia. Le soluzioni che propugna non sono magari quelle giuste e solo chi vivrà vedrà, ma almeno non è il solito trito e ritrito “dobbiamo smettere di emettere CO2 altrimenti siamo fritti”.
    Quello che mi fa più piacere, ovviamente, è che dica apertamente che le temperature non salgono da almeno 15 anni, e che i modelli climatici non funzionano. Niente di nuovo per me, ma se a dire queste cose è un premio Nobel, beh forse qualcuno ci penserà due volte a chiamarlo negazionista prezzolato.
    Una questione di marketing in soldoni. Un po’ triste se volete, ma così vanno le cose.

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  2. “Il secondo pilastro è l’energia nucleare”

    cioè ha cambiato idea pure su quello?
    mi sembra di ricordare che per il referendum di tre anni rubbia fa fosse la bandiera degli antinuclearisti “scientifici”, o era un omonimo?

    poi ovvio che è meglio cambiare idea che persistere nell’errore, ma magari, solo qual che volta eh, si potrebbe partire dall’inizio non presentando le proprie idee, che, specie quando a parlare sono “i politici”, o chi abbia intenzione di salire/scendere in politica, o chi comunque “mangia” con la politica, sono proprio puri vaneggiamenti, come Verità

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  3. Non posso e non voglio dimenticare di quando rubbia era culo e camicia con il pecorone scannato. Falsificava i fatti facendoci sperperare, in Europa, tanti miliardi di€ su vento e solare ! AVERCELI oggi! Come va il “suo” Solare termodinamico? Non collaborate a rifargli una verginità, dovrebbe dimettersi da senatore. l.m.610

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  4. Caro Uberto,
    grazie per quanto hai scritto.
    In passato lessi interviste a Rubbia che mi lasciarono più che mai perplesso per l’enfasi che veniva attribuita al cambiamento climatico di origine antropica ed agli effetti dirompenti che ne sarebbero derivati di lì a pochi anni.
    Il suo possibilismo odierno mi conforta non poco e mi auguro possa preludere all’attivazione di linee di ricerca più aperte in climatologia (i 20 anni di mancato GW sono lì, da spiegare, come da spiegare è il repentino cambio di fase nelle westerlies avvenuto a fine anni ’80 e che per l’Europa ha pesato moltissimo).
    Da questo punto di vista il discorso di Rubbia ricorda l’atteggiamento laico che ho più volte riscontrato nel professor Franco Prodi.
    Luigi

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  5. Il prof. Rubbia ha solo preso atto dei fatti e dei dati delle misurazioni. Mai come in questo caso i dati sono concordi: UAH, RSS, HadCRUT, GISS, pur con sfumature diverse, certificano che le temperature globali non crescono come previsto dagli scenari IPCC. La conseguenza dello iato, pausa, arresto o come diavolo lo vogliamo chiamare è che c’è qualcosa che non funziona nella teoria. Popper avrebbe detto che la teoria AGW esclusivamente CO2 dipendente è stata falsificata, quindi era un’ipotesi ad hoc.
    .
    Con questo non voglio assolutamente dire che il clima terrestre è indifferente alla CO2 ed agli altri gas serra, voglio solo dire che il legame causale non è quello ipotizzato, ma si tratta di qualcosa di diverso in cui la CO2 gioca un ruolo che non è, però, quello ipotizzato. E’ necessaria quindi una nuova ipotesi (sperando che non sia anch’essa ad hoc come le oltre 40 cause che spiegherebbero lo iato salvando l’effetto serra). 🙂
    .
    E per finire un augurio: spero che nessuno dell’altra parrocchia si stracci le vesti e invochi l’ostracismo del prof. Rubbia dalla comunità scientifica, come successe allorché il compianto prof. E. Bellone avanzò gli stessi dubbi ora espressi dal premio Nobel o come capita al prof. A. Zichichi, reo di non credere nell’AGW.
    Ciao, Donato.

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  6. Più che avere paura di sbagliare bisognerebbe avere paura di non correggere i propri errori, avendo consapevolezza che non siamo infallibili dèi, ma solo esseri umani, capacissimi di sbagliare anche avendo molto studiato.
    Chi mi ha letto su questo sito in questi anni, sa che non lo dico per dire, ma questa filosofia la pratico e ci credo.
    Quindi prendo con piacere atto di questi ripensamenti di Rubbia, che gli fanno certamente onore.

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  7. E’ questa la luce di cui si ha bisogno. E a voi il grande merito, nella sfida al pensiero unico, di averla mantenuta accesa pur nel buio imperante. Così oggi anche i “grandi” se ne possono appropriare, contribuendo a sconfiggere ipocrisie ed ignoranza.
    Grazie e Buon lavoro
    Stefano Ricci

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