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L’acqua è incomprimibile ma sa saltare – Aggiornamento

Che il clima non sia un sistema lineare lo abbiamo capito da un pezzo, che però possa procedere saltando di qua e di là sembra più difficile da comprendere e tutto sommato anche da credere. Forse più che il sistema a far dei grandi salti sono i suoi tentativi di rappresentazione, ovvero le ricostruzioni del comportamento dei singoli parametri che lo descrivono.

Alcuni mesi fa abbiamo pubblicato un post di commento all’introduzione dell’ennesima modifica delle metodologie di assemblaggio delle informazioni per la definizione delle temperature di superficie degli oceani. Il dataset più completo ed avanzato è forse quello della NOAA che tecnicamente si chiama ERSST v3b1. Nella nostra prima analisi avevamo sollevato dei dubbi sull’eliminazione dei dati provenienti dalle sonde satellitari, esclusi perchè a quanto pare innescavano un bias di raffreddamento non gradito dai proprietari del dataset. In quella occasione non abbiamo potuto far altro che commentare come il trend delle temperature possa essere positivo o negativo, aumentare o decrescere anche e soprattutto in base ai dati che si decide di utilizzare.

Qualche giorno fa Roy Spencer è tornato sull’argomento e ne abbiamo avuto notizia dalle pagine del blog di Antony Watts. Ebbene gli sforzi per eliminare il bias negativo devono essere stati improbi, perchè alla NOAA nessuno si è accorto che esiste piuttosto un bias positivo di 0.2°C che questo nuovo dataset mostra di avere proprio rispetto ai dati provenienti dalle sonde satellitari, le quali a loro volta sono invece in accordo con i dati provenienti dalle boe ancorate e non flottanti.

La differenza è tutta o quasi in un salto di circa due decimi di grado avvenuto più o meno intorno al 2001. Nelle immagini che seguono, elaborate appunto da Spencer, è tutto molto chiaro. I dati provenienti dalle sonde satellitari di vecchia e nuova generazione sono nella prima, plottati per la fascia di latitudine compresa tra 40°S e 40°N. Nella seconda immagine questi dati sono confrontati con il database ERSST v3b della NOAA. La terza immagine rappresenta appunto la differenza tra i due dataset, ed appare chiaramente lo shift positivo che la serie della NOAA ha iniziato ad avere dal 2001.

TMI-AMSRE-ERSSTv3b-comparisons-1998-2009

Cosa è cambiato da allora? Perchè la differenza da negativa è divenuta positiva? In assenza di informazioni su eventuali cambiamenti di strumentazione, sistemi di misura o altro, la risposta potrebbe essere solo nella post-elaborazione dei dati, che ancora una volta sembrano essere “aggiustati” verso l’alto. E’ lo stesso Spencer ad avanzare questa ipotesi fornendo delle informazioni interessanti sull’affidabilità dei dati da satellite. Nel confrontarli con quelli provenienti dalle boe ormeggiate infatti, si trova una corrispondenza statistica il cui trend non subisce nel tempo alcuna variazione significativa, come rappresentanto dalla figura che segue.

TMI-buoy-comparisons-1998-2009

Giacchè siamo in argomento bias, proviamo ad introdurne uno tipicamente soggettivo e sottraiamo due decimi di grado alle misurazioni degli ultimi anni, scommettiamo che c’è da rimettere le mani alla classifica?

Aggiornamento

Con la tipica onestà intellettuale che lo contraddistingue Roy Spencer ha pubblicato una rettifica al suo intervento commentato in questo post. Ne prendo atto e ve ne dò conto per chiarezza di informazione.

Il fatto che la distanza tra i due dataset si fosse materializzata praticamente in un colpo solo attorno al 2001 ha indotto l’autore a controllare meglio le informazioni di cui disponeva. Ebbene nel 2001 il satellite impiegato per i rilevamenti della temperatura superficiale del mare è stato alzato di quota. Questo ha indotto una modifica nella rappresentatività delle rilevazioni, ovvero ha modificato leggermente le dimensioni dell’area su cui viene misurata la temperatura. L’aver preso in considerazione la fascia di latitudine compresa tra 40°S e 40°N ha comportato l’impiego di dati per i quali questo innalzamento di quota si è rivelato significativo, infatti restingendo la fascia di latitudine a quello che il sensore poteva “vedere” sia prima che dopo l’innalzamento di quota e ricomputando le serie, il bias inizialmente ipotizzato da Spencer scompare. Ne deriva che i dataset della NOAA e dei rilevamenti satellitari non hanno differenze statistiche significative.

Questa è a tutti gli effetti una buona notizia, perchè significa che si dispone di più strumenti per rilevare il comportamento delle SST che essendo concordi hanno maggiori possibilità di restituirci un’imamgine fedele della realtà. Inoltre, nel tempo, lo scostamento di uno o dell’altro dataset potrà essere più facilmente notato ed investigato, sempre per esser sicuri che conservino la loro rappresentatività.

Qui trovate per intero l’aggiornamento di Roy Spencer su Wattsupwiththat.

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  1. Extended Reconstructed Sea Surface Temperature []
Published inClimatologiaNews

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