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Penitenziagite

Poenitentiam agite, appropinquabit enim regnum caelorum – Il motto degli eretici fatto proprio da Frate Dolcino portato alla ribalta dal romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa e dalla magistrale interpretazione di Sean Connery nel film dall’omonimo titolo. Suona strano per il giorno in cui vi diamo conto dell’annuale ammonizione del Bullettin of the Atomic Scientist, il gruppo di menagramo che sposta avanti e indietro l’orologio della fine del mondo a proprio piacimento dal 1947. Suona strano perché gli eretici non sono loro, siamo noi che ci ostiniamo a non prendere sul serio queste alzate d’ingegno.

Appena due giorni fa hanno fatto sapere che ormai siamo a tre minuti dalla fine, in una ipotetica storia dell’umanità che si potesse paragonare ad un giro di orologio (qui su Focus.it). Due minuti in meno dell’anno scorso, per le seguenti motivazioni: accelerazione dei cambiamenti climatici, arsenali atomici modernizzati e armi nucleari sproporzionate. Come dargli torto? Non è così difficile, si potrebbe cominciare dicendo che non è cambiato niente dall’anno scorso, per cui semmai stiamo come stavamo, forse non meglio ma certamente non peggio. Poi si potrebbe continuare dicendo che in realtà si capisce bene di chi è la colpa di tutto questo, perché è scritto nel loro comunicato stampa:

Oggi, un cambiamento climatico fuori controllo e una gara agli armamenti nucleari risultante dalla moderinizzazione di enormi arsenali pongono straordinari e innegabili minacce alla continuità dell’esistenza dell’umanità. E i leader mondiali hanno fallito di agire con la necessaria velocità o al livello richiesto per proteggere i connazionali dalla potenziale catastrofe. Questi fallimenti di leadership minacciano ogni essere umano sulla Terra.

Chiaro no? Il problema non sono né le armi nucleari né il clima che cambia, sono i leader. Non c’è bisogno di ridurre le emissioni o gli arsenali, basta liberarsi di loro.

Come? Per esempio prolungandogli le vacanze a Davos, il tetto del mondo da dove per la modica cifra di 200.000 Euro ciascuno solo per partecipare si sono riuniti come ogni anno per il World Economic Forum. Tra loro anche Al Gore e Pharrel Williams. Il primo non ha bisogno di presentazioni, è l’ex futuro presidente degli Stati Uniti ed ex tantissime altre cose, il secondo tanto quanto ma senza ex, cantautore, stilista, produttore discografico etc etc (suo il tormentone Happy dell’anno scorso). Insieme promuoveranno un altro concertone per salvare il pianeta, un live aid dove rocker impegnatissimi pontificheranno di salvezza dell’umanità per poi eclissarsi a bordo di jet privati, né più né meno come l’ottimo Pharrel.

Comunque, che si canti oppure no, che siano stati spaventati dal balzo in avanti dell’orologio dell’apocalisse oppure no, pare che a Davos quest’anno sia proprio l’ambiente a destare le maggiori preoccupazioni tra quelli che contano (la pecunia), leggiamo su rinnovabili.it sebbene con qualche inevitabile caveat, tipo quello che solo il 6% dei capi d’azienda intervistati dichiara di prendere effettivamente sul serio la questione climatica o ambientale che dir si voglia.

Tutto chiaro no? Per la miseria, mancano solo tre minuti alla fine del mondo e ho un sacco di cose da fare…a dom…ehm, no, vabbè, a presto.

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Published inAttualità

3 Comments

  1. Maurizio Rovati

    ” il Riso uccide la Paura e, senza la Paura, non ci può essere la Fede. Senza la paura del Demonio non c’è più necessità del Timor di Dio… Possiamo ridere di Dio? Il mondo precipiterebbe nel Caos!”

    Dal dialogo tra Guglielmo e Jorghe nella biblioteca del monastero.

  2. Rinaldo Sorgenti

    Forse non è proprio un paradosso che persone (forse) meglio informate, non credono che sia necessario sperperare ingenti risorse per una cosa sulla quale l’uomo non può influire.

    D’altra parte, l’obiettivo di DAVOS era: “lo sviluppo SOSTENIBILE” e non sono certo le fantasiose e fuorvianti teorie avallate dalla Ue che possono rientrare in questa categoria o classificazione.

    Forse sarebbe ora di pensare a cose concrete e concentrare gli sforzi ad affrontare i veri ed inconfutabili problemi dell’umanità, dove certamente primeggiano: la FAME e le misere condizioni di vita di un terzo della popolazione mondiale.

    Poi possiamo dedicare maggiore attenzione e risorse alla RICERCA che davvero potrebbe dare risultati concreti e … sostyenibili.

  3. luigi mariani

    Circa la sociologia di questo planetario “esercito della salvezza” ricordo l’analisi che me fece Michael Crichton nel suo romanzo State of fear (Stato di Paura ) che non cessa di rivelarsi profetico (un po’ come 1984 di Orwell…).
    Luigi

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