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Canta che ti passa: CO2, un’opera lirica sul cambiamento del clima

Finalmente! Ne sentivamo tutti il bisogno! Al filone catastrofico mancava davvero un’opera lirica e per di più proposta nel tempio del melodramma, la Scala di Milano. A rimediare a tale mancanza ci ha pensato Giorgio Battistelli con la sua opera CO2, annunciata sui muri di Milano da manifesti propagandistici su cui spicca la formula chimica dell’anidride carbonica in caratteri rossi a rendere ancor più cupo e disperato un paesaggio urbano plumbeo, da malato terminale.

D’altronde che l’anidride carbonica non goda di buona stampa è fatto noto a tutti, in virtù di una moda che trascura totalmente i meriti di tale molecola (esternalità positive, le chiamano gli economisti ambientali più avveduti) per assurgerla a responsabile di tutti i mali che affliggono il mondo (inquinamento, esaurimento delle risorse, fame, malattie, ecc.).

Peraltro l’opera CO2 è un lascito culturale di Expo 2015, come si legge sul sito del teatro alla Scala:

Nell’anno in cui la città di Milano dedica la sua Esposizione Universale alle risorse del pianeta, la Scala commissiona un’opera-denuncia sul futuro di una Terra ormai “malata terminale”. Il povero pianeta avvelenato viene descritto dalle profezie di un climatologo saggio e inascoltato. Lo spettacolo – con danze, cori, video, squarci sinfonici – immagina la progressiva distruzione del mondo, partendo dalla sua creazione: Adamo, Eva, il serpente e l’Eden perduto. La prossima fine di una natura desertificata fa indignare Gaia, l’antica dea della terra. Le architetture musicali di Giorgio Battistelli, ne trasfigurano il lamento, la ribellione, e danno una voce planetaria a molte lingue, vive e morte. Gli scenari sono la Conferenza di Kyoto, le coste devastate dagli Tsunami, la follia del cibo trasportato da una parte all’altra del pianeta, l’indifferenza degli irresponsabili di fronte al surriscaldamento. La messa in scena è ideata da un regista geniale come Robert Carsen, da sempre attento ai problemi dell’ecologia, come ricorderà chi ha visto il suo Candide di Bernstein.”

E’ questo uno dei tanti demeriti culturali di Expo 2015, manifestazione che, fra le pecche testimoniate dai manifesti che ha fin qui partorito, vanta quella di essersi ben guardata dall’evidenziare quanto di paradossale vi sia nella demonizzazione di una molecola tanto fondamentale per la vita sul pianeta, se non altro perché su di essa si basa la fotosintesi e dunque la produzione di cibo.

Un grande successo per il debutto di quest’opera, avvenuto il 17 maggio 2015 e testimoniato dal lancio di RAI News: “L’attualità e il futuro del Pianeta al centro della scena: ha debuttato ieri sera a Milano in prima assoluta ‘CO2‘ di Giorgio Battistelli, opera sul riscaldamento globale commissionata dal Teatro alla Scala e premiata da dieci minuti di applausi. Il tema della sostenibilità dell’attività umana, così importante anche per il contemporaneo appuntamento di Expo, attraversa l’opera nel libretto di Ian Burton che torna a collaborare con Battistelli undici anni dopo un fortunato ‘Richard III”.

Tute le notizie sull’opera le trovate alla pagina dedicata sul sito del Teatro alla Scala. Nella pagina (sulla sinistra) c’è anche il link a uno scritto di Ian Burton (autore del libretto) che illustra i fondamenti ideologici dell’opera stessa. Curiosamente Burton individua due pericolose forme di negazionismo e cioè:

  1. Quella di chi nega il Global Warming o la responsabilità umana nello stesso
  2. Quella di che crede nel Global Warming antropogenico ma è convinto di poterlo arrestare con politiche di mitigazione anche di tipo geo-ingegneristico.

Secondo Burton le politiche di mitigazione ci sono precluse dal fatto che per attuarle occorrerebbe un governo autoritario mondiale, che è per lui oltremodo indesiderabile e che tuttavia sarebbe l‘unico in grado di imporre normative draconiane a livello globale. Burton richiama Lovelock  e dunque la teoria di Gaia, per dire che non siamo in grado di intervenire sull’intero ecosistema planetario e che meglio sarebbe se ci rassegnassimo a vivere in ambienti urbani del tutto separati dal mondo esterno, un po’ come si legge in libri di fantascienza più o meno recenti.

La sequenza di scene di CO2, prosegue Burton, “è molto diversa da quella classica di opere in cui si racconta una storia, con un soprano e un tenore che si innamorano e sono ostacolati da un baritono. Infatti si procede attraverso schemi di connessioni interne e simboliche, come in una poesia modernista, con immagini ripetute e ricorrenti; una mela nell’Eden diventa un supermarket, un serpente è tentatore e al tempo stesso apre il dibattito ambientalista ed evidenzia il distacco dalla nostra natura animale, parole e temi musicali mettono ordine nelle idee e nel movimento teatrale. Adamson è l’unico personaggio dell’opera che ha un’evoluzione, dal dilemma liberal-umanistico dello scienziato a una posizione gradatamente più disperata e contemplativa, addirittura mistica, simile a quella dei collaboratori della rivista ambientalista “Resurgence”.

Che dire. Siamo di fronte a un’impostazione tanto cupa e disperata da farci rimpiangere le tesi IPCC.

Alle tesi di Burton e dell’opera CO2 mi viene spontaneo contrapporre le parole del fisico Freeman Dyson recentemente riportate su CM: “Quello che vorrei sottolineare è che molte azioni umane passibili di rilevanti effetti ecosistemici hanno poco o nulla a che vedere con il clima. L’anidride carbonica che stiamo producendo ed immettendo in  atmosfera in grandi quantità è un ottimo fertilizzante per tutti i tipi di vegetazione, il che si rivela positivo per la fauna selvatica e per la produzione agricola. Tali aspetti sono da considerare insieme agli effetti sul clima, che sono assai meno certi rispetto ai vantaggi. Pertanto siamo di fronte ad una questione di equilibrio nelle valutazioni. In sostanza debbo dichiararmi scettico in quanto non credo che nella scienza del clima sia tutto chiaro. Purtroppo molti esperti credono oggi di aver capito, mentre non è da escludere che abbiano fra le mani la risposta sbagliata.

C’è da augurarsi che prima o poi qualcuno utilizzi le idee di Dyson, uomo saggio e inascoltato,  per un’opera lirica di stampo non catastrofico ed in cui la CO2 sia usata come simbolo di quanto di verde e di naturale c’è sul nostro meraviglioso pianeta.

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Published inAttualità

7 Comments

  1. Sergio

    Scusate se posso apparire un po estremista, ma io a queste persone “benpensanti” togliersi le ville e i macchinoni, li manderei a dorso di muli ad abitare nei pagliai di campagna e a zappare e mietere sotto il sole come ha fatto mio padre per tutta la vita.
    Poi vediamo se si pongono ancora il problema della CO2 e del cibo ecosostenibile .

  2. Guido Botteri

    Questi dicono di voler “nutrire il pianeta” e sollecitano azioni che farebbero produrre meno cibo.

  3. teo

    ma non c’era gia’ la sagra della primavera di stravinsky?

    • Questa sicuramente ha richiesto meno CO2 per essere composta, e ne richiede meno per essere eseguita.

  4. Filippo Turturici

    Se può essere di consolazione, certi temi sono ormai vecchi come il cucco, e ripetitivi, come dimostra questa divertente vignetta del 1992 (salutismo, siccità in California, e riscaldamento globale):

    http://dilbert.com/strip/1992-02-15

  5. GUIDORZI ALBERTO

    Ma a nessuno di questa gente che scrive cose senza senso ha fatto studiare che vi è stato un periodo geologico in cui il tasso di C02 eta 4/5 volte maggiore di oggi e che è grazie alla cattura di questo carbonio che oggi ci ritroviamo carbone prima e petrolio dopo?

  6. Ottimo post. Queste “belle” iniziative non devono passare sotto silenzio. Devono restare agli atti per quando si capirà l’assurdità di certe posizioni “talebane”. Grazie per avercene informato.

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