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E l’hot spot sparisce di nuovo

Il giallo si infittisce, rischiamo di vedere l’AGW sbarcare a “Chi l’ha visto?”. E’ passata solo una settimana da quando abbiamo commentato l’uscita di un nuovo studio in cui operando una revisione statistica delle serie storiche dei dati da radiosondaggio si afferma di aver trovato l’agognato hot spot troposferico, cioè l’anomalo riscaldamento della media e alta troposfera previsto alla base della teoria dell’AGW. Ora, Roy Spencer, che insieme a John Christy gestisce per conto della NASA i dati provenienti dalle sonde satellitari, entra nella discussione ribadendo che nelle serie storiche di cui sono in possesso di questo riscaldamento non c’è alcuna traccia.

E’ infatti in via di sottomissione per la pubblicazione una nuova versione del dataset dei loro dati in cui grazie all’impiego di un nuovo prodotto, pare aumenti la confidenza nella loro convinzione. Sebbene da Spencer stesso sia stato giudicato preliminare, quello qui sotto è il grafico in cui le nuove serie sono messe a confronto con le osservazioni superficiali e con le proiezioni modellistiche nella fascia latitudinale 20N-20S. Qui, invece trovate il post di Spencer sul suo blog.

Upper-troposphere-vs-tropical-SST-sat-vs-CMIP5

Il trend dei dati satellitari relativi all’alta troposfera (dove dovrebbe essere l’hot spot) è il più basso di tutti, delle temperature superficiali dell’oceano e delle loro proiezioni, così come delle proiezioni per l’alta troposfera stessa. Ricordiamo che teoria e modelli vorrebbero che il riscaldamento in alta troposfera debba essere triplo di quello superficiale. Qui la proiezione è doppia della realtà se ci si riferisce alla sola troposfera, mentre il riscaldamento in superficie è superiore a quello troposferico. Secondo Spencer, ma vi aveva fatto cenno anche Luigi  Mariani in un commento al post della settimana scorsa,  il problema nei modelli (perché la realtà di problemi non ne ha) è nella rappresentazione del feedback da vapore acqueo e quindi nel peso evidentemente troppo scarso o del tutto assente che si è dato al meccanismo attraverso cui viene scaricata l’energia in atmosfera: le precipitazioni.

Il giudizio resta sospeso perché i dati devono essere ancora validati dal processo di referaggio, ma chissà che nel frattempo gli autori della ricerca di cui abbiamo parlato la settimana scorsa non vorranno provare ad applicare la revisione statistica a questo nuovo pezzo di realtà, magari l’hot spot salta fuori di nuovo.

 

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