Road to Paris, e la pausa non c’è più

I rumors sulle previsioni stagionali dicono che quella in arrivo sarà un’estate calda e lunga, come quella dell’omonimo film. Poi seguirà un autunno caldo, che va sempre di moda. Poi, alle porte dell’inverno, l’aria si sarà surriscaldata abbastanza e arriveremo alla conferenza di Parigi, l’ennesima ultima spiaggia per salvare il pianeta.

Altri rumors, quelli degli sherpa già al lavoro per tracciare la via diplomatica alla firma di un accordo che oltre alla capra, appunto il pianeta, salvi pure i cavoli dei firmatari, dicono che le possibilità che si arrivi a qualcosa di concreto sono piuttosto basse. La politica non collabora, l’economia non se lo può permettere e il clima, beh, il clima fa come sempre quello che gli pare; che nella fattispecie degli ultimi tre lustri e oltre significa niente global warming. Almeno così dicono praticamente tutti i dataset della temperatura globale, sia essa stimata con sistemi tradizionali o con sonde satellitari.

Ma, dico io e si saranno detti anche i ricercatori che hanno firmato il paper di cui si parla oggi, possiamo mai permettere che siano delle serie di numeri a minare la salvezza del pianeta e indebolire la volontà di accordarsi? In fondo quelle serie le abbiamo fatte noi, avranno proseguito, per cui perché non metterle un attimo da parte, fabbricarne una nuova  e più accomodante da presentare fresca di referaggio e pure open source in quel di Parigi?

Detto fatto, dalla NOAA e pure da Science:

Possible artifacts of data biases in the recent global surface warming hiatus

…cioè, è possibile che la pausa nella recente pausa del riscaldamento superficiale sia frutto di un artificio che ha condizionato i dati. Le moltitudini di scienziati che sin qui li hanno trattati si accomodino pure alla porta e, con loro, l’ultimo barlume di serietà che si pensava restasse in questo settore.

Molto semplicemente, secondo loro, le serie storiche della temperatura sia sulla terraferma che sopra  gli oceani andavano riviste. Così è stato e la nuova analisi non ha portato molti cambiamenti ai dati sulla terraferma, i quali benché a lungo massaggiati, sono ormai troppo consolidati. Ne ne ha portati eccome invece per quel che riguarda l’aria che sfiora il mare, da sempre derivata dalle temperature dell’acqua e, da prima pochissime, ora molto più numerose boe.

Che cambiamenti?  La faccenda non è nuova. La temperatura del mare prima si misurava in mille modi, secchi, pompe di sentina, sala macchine, termometri a immersione, sempre naturalmente dalle navi. Pare che per ‘omogeneizzare‘ queste tecniche con i dati ora provenienti da sistemi standard come le boe del sistema ARGO, si sia deciso di scaldare questi ultimi di un pochino, dando poi loro un peso preponderante nel calcolo in quanto ritenuti più affidabili dal punto di vista spaziale. E così, dopo la scaldata, visto che il pianeta è fatto per 3/4 di oceani, la pausa nel dataset globale non c’è più, il biglietto per Parigi è bello e staccato.

Un piccolo problema. Se costoro hanno ragione, cioè se la tortura cui le serie di dati sono state sottoposte è legittima, ovvero corrispondente alla realtà, dobbiamo buttare a mare (è il caso di dirlo), sia la fisica e la termodinamica con cui sin qui è stato spiegato il sistema, sia i modelli di simulazione che tentano di replicarlo, restituendo tra l’altro risultati da arrosto climatico prossimo venturo.

Vi sarà capitato infatti di sentir parlare dell’hot spot troposferico, ossia del fatto che, secondo la natura della distribuzione del calore lungo la verticale, la media e alta troposfera (da 5km in su) dovrebbe scaldarsi tre volte più della superficie. I dati dicono che questo non avviene, non perché non sia vero, ma semplicemente perché la superficie non si è scaldata, almeno non ai tropici dove l’hot spot dovrebbe brillare per visibilità. Quindi tre volte zero fa zero, appunto. Ora, se invece la superficie si è scaldata, cioè non c’è stata alcuna pausa nel global warming, come mai non c’è l’hot spot? A casa i fisici, a casa i modellisti, a casa tutti, altro che Parigi.

Certo, la tentazione di sperare che abbiano ragione è bella forte, ce ne sarebbe di roba da riscrivere. Ma temo che non sarà così, temo che la stella di questa nuova versione delle serie delle temperature globali reggerà solo il tempo di poter scrivere da qui a novembre che il global warming è vivo e lotta insieme a noi, o contro di noi, secondo personale preferenza.

Tutto qui. Se ne avete voglia, qui, qui, qui e qui, le prime impietose analisi della blogosfera climatica di area scettica. Quelle della controparte non sono ancora pervenute, sarà un segnale?

Meglio tardi che mai

Riferito al sottoscritto, ovviamente. Le analisi ci sono, sarà un buon passatempo domenicale. Eccone una lista gentilmente offerta dall’aia, che non è nei Paesi Bassi, ma che bassamente continua a pensare che la forza del pensiero sia nel gruppo e nel suo carattere rigorosamente unico.

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Author: Guido Guidi

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15 Comments

  1. Vediamo se vinco una scommessa. Questo “ricalcolo” durerà fino a Parigi, e verrà messo in grande risalto, nonostante non siano tutti concordi (gli inglesi hanno già fatto sapere di non esserlo, e non si può certo accusare Hadley di essere “tiepido” sul GW). Poi verrà giustamente smascherato e ridicolizzato per quel che è, come il famigerato “hockey stick” di Mann; tornerà ogni tanto dalla finestra, sempre per essere riaccompagnato fuori dalla porta, finché non ce ne dimenticheremo. Intanto molte decine di miliardi saranno, se non spesi, impegnati su dati palesemente truccati e proiezioni palesemente falsate, e questa sarà la cosa importante.

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    • Intanto oggi la Cancelliera Merkel (il cui paese ha rinunciato a molta parte della sua energia nucleare e per farlo sta potenziandone la produzione dal carbone di cui possiede riserve sconfinate), impegnata in Svizzera in un summit preparatorio alla conferenza di Parigi ha lanciato un appello perché si sblocchino (trovino) i 100mld di dollari che a Copenhagen si era deciso di impegnare per salvare i paesi poveri dal clima che cambia. Chi invece salverà sia loro che noi da tutto questo non è dato saperlo.
      gg

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  2. Ancora un’ulteriore “correzione” dei dati ? Ridicolo, semplicemente ridicolo.
    E stiamo parlando ancora dei dati dei secchi, dei dati delle boe, di “Possible artifacts of data biases”, come se qualcuno avesse manipolato i dati (chi?) per far sparire il global warming ? 😀 😀
    Semmai c’è stato davvero un fenomeno del genere, chi, e a favore di cosa, avrebbe fatto questi “artifacts” ? Domandiamocelo.

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  3. Un articolo che sicuramente farà discutere, questo è certo. Però, volevo far notare che il fatto che i dati a disposizione, così come le conoscenze, ogni tanto debbano essere rivisti e/o rielaborati per tenere il passo con lo sviluppo di sempre nuova tecnologia e conoscenza, deve essere visto anche come un fatto positivo, e non necessariamente soltanto come la manifestazione di procedure losche, truffaldine o ridicole. Anzi, questo è proprio il punto fondamentale dell’impresa scientifica, ciò che la contraddistingue, come metodo, dalle altre dinamiche sociali. Quindi a mio avviso, non dobbiamo preoccuparci troppo delle conclusioni di questo singolo lavoro, ora i dati saranno messi al vaglio della comunità scientifica, che avrà il compito di stabilire (con sempre molta difficoltà, immagino), se le conclusioni potranno o no essere confermate. Peraltro, leggendo l’articolo, personalmente non ho trovato niente di tanto blasfemo, per fortuna che la rete e la qualità delle osservazione sono in continuo miglioramento e si fa riferimento anche a nuovi dati da boe marine, stazioni a terra (nuova banca dati ISTI che integra la GHCN) che coprono maggiormente anche la sensibile zona artica, e ad una nuova versione satellitare ERSST. Il tutto mi sembra positivo, indipendentemente dai risultati, che ripeto, nella logica della scienza dovranno essere necessariamente confermati o meno. Saluto sempre tutti cordialmente.

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    • In linea di principio, Lei ha pienamente ragione caro Fabio. Tuttavia, in questo specifico casi come in altri simili, “guarda caso” le correzioni avvengono tutte in modo da magnificare il riscaldamento recente, come se tutti gli errori fossero sistematicamente (e probabilmente sistematici) unidirezionali. Non bastasse, questi ricercatori non capiscono che individuando un errore che sembrerebbe così grossolano (0.1°C per 15 anni, più o meno) smentiscono una grande mole di dati recenti, mettendo un ragionevole dubbio su tutto il sistema di misurazione, e non una certezza sui nuovi (presunti) dati. Rincaro anche dicendo, che tra interpolazioni e correzioni puramente matematiche, senza migliorare di nulla la qualità delle misurazioni stesse, qui stiamo “massaggiando” all’inverosimile questi benedetti dati, ben oltre sia il tecnicamente lecito che il professionalmente accettabile: continuare a vedere stime al centesimo se non millesimo di grado, su dati se va bene con un’incertezza a 0.1°C… Infine, i ricercatori NOAA sembrano essere isolati, ma quel che è peggio è che nessuno sembra interessarsi delle evidenti discrepanze che stanno emergendo di recente tra le varie serie di anomalie termiche riguardo ai trend degli ultimi anni (terrestri vs. satellitari, NOAA vs. Hadley ecc.)

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  4. Il problema,visto che sembra corretto adeguarsi ai rinnovamenti tecnologici, è dato più di tutto da una netta differenza di vedute tra le rilevazioni di tipo satellitare e quelle a terra. Credo stia anche un po’ qui il concetto dell’articolo, ma poi scusate guardiamo la realtà vi sembra che sia peggiorata la situazione rispetto a 15 anni fa??

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  5. ….e questi sarebbero scienziati! Guarda caso tutte le volte che i dati si discostano dai loro insufficienti modelli matematici ,invece di adeguare i modelli, adeguano i dati. Non sono credibili

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  6. Può aggiungere all’elenco dei commenti cortesemente fornitole anche l’intervento uscito oggi sul Guardian.
    In sintesi (chissà mai che repetita iuvant): la pausa non c’è mai stata, anche perché, ma su questo lei sorvola sempre, il 2014 è stato l’anno più caldo dall’inizio delle registrazioni, e a oggi sono buone le probabilità che il 2015 segni un nuovo record.
    Al limite si può parlare di un rallentamento nel rateo di crescita delle temperature di superficie, dovuto alla variabilità naturale.
    Quindi: quella della “pausa” è la solita manfrina montata e ripetuta allo sfinimento da vari blog ed echo chambers, dismessa non di fronte all’evidenza ma solo quando circola un nuovo meme sfruttabile e riutilizzabile per mantenere inalterate le proprie opinioni ed evitarsi scomode dissonanze cognitive. L’elenco di questi memi è ormai lungo: isole di calore urbane, termometri inaffidabili, l’hockey stick, i raggi cosmici, la radiazione solare, il climategate (e ne dimentico parecchi)… Vuole scommettere che anche la “pausa” verrà silenziosamente sostituita da qualche altra breaking news che-dimostra-che-tutti-gli-scienziati-sono-corrotti-e-mentono e che il riscaldamento globale è una bufala?

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    • Ma che bell’insieme di citazioni non sue… Si faccia una laurea magistrale in ingegneria o in fisica e poi ne riparliamo degli “anni più caldi”: Lei un corso di misure meccaniche e termiche non credo che l’abbia mai fatto, e quindi forse nemmeno sa di cosa sto parlando. Bisogna capire che quste classifiche non hanno NESSUN valore REALE, perché è INUTILE (se non SBAGLIATO) estrapolare matematicamente i centesimi di grado quanto il margine di incertezza è intorno al decimo di grado (ed è già fin troppo stretto così, glielo assicuro), e che quindi tali misure sono INDISTINGUIBILI e dire diversamente è fortemente lesivo della dignità accademica e professionale sia di milioni di professionisti che di quegli stessi “ricercatori”; e bisogna capire che non esistono solo i comunicati stampa, ma diverse serie di dati di (quasi) libero accesso, tra cui i dati satellitari, con le quali fare confronti e verificare almeno le tendenze. Ecco, allora magari non serve (ri)fare l’università, ma basta capire questi due semplici concetti prima di intervenire ancora.
      Qui NESSUNO NEGA IL GW (mi si scusi il maiuscolo), che dura da almeno 100 se non 150 anni (e non solo gli ultimi 30 anni), e nessuno accusa “tutti gli scienziati di essere corrotti”. In primo luogo perché i climatologi sono solo una piccola frazione del mondo scientifico, per di più relativamente recente e che non sempre sembra accordarsi agli standard tecnici e scientifici delle altre branche (e il NOAA è a sua volta una frazione di questa frazione); in secondo luogo perché, pur se sottile, esiste una differenza tra corruzione e ricerca di fondi. Gli “scienziati”, come qualunque tecnocrate, sono persone generalmente con un’ottima preparazione e magari pure esperienza, ma con la stessa etica e le stesse tentazioni di ogni altro essere umano. Inserire una “pausa” in 100-150 anni di tendenza al riscaldamento non contesta nessuna teoria: ma è “pericolosa” perché non tiene sotto pressione i policy makers, fa arrivare meno fondi, e può fare ripensare le politiche più severe anti-CO2; questa però è pura politica, non scienza.

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      • Grazie per le puntualizzazioni, ma mi pare che in gran parte non siano pertinenti con quanto ho scritto. Negli ultimi mesi, su questo come su altri siti, è stato ripetuto a tutto spiano il refrain “il riscaldamento globale si è fermato”, accompagnato da una serie di assunzioni più o meno esplicite (i modelli non funzionano, il riscaldamento globale non c’è, crescita delle emissioni e innalzamento delle temperature sono slegati…). A costo di ripetermi: la “pausa” non esiste. Negli ultimi 12-15 anni si è registrato un rateo di crescita del GW leggermente inferiore a quello degli anni precedenti. Le spiegazioni proposte fin qui (e qui sta forse l’unica vera ricaduta positiva dell’intera questione, cioè che la comunità scientifica si è messa a lavorare ancora di più per cercare di capire quello che è successo e perché) sembrano convincenti: al netto del trend di fondo, le oscillazioni nella variabilità interna e nelle forzanti esterne spiegano bene quello che è successo. Dire quindi il riscaldamento globale si è fermato (o non esiste, perché da più parti la parti la pausa è stata usata per dire che il GW non esiste) è sbagliato. Anche perché, pur con tutti i caveat che lei sottolinea dovrebbe farsene una ragione, il 2014 è stato l’anno più caldo da quando ci sono le registrazioni, e ci sono buone probabilità che il 2015 vada ancora più su.

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        • Lei non capisce: il 2014 non è stato nulla. Una differenza <0.2°C (o <0.18°C, o quanto è la fascia di incertezza della stima dell'anomalia della temperatura terrestre) non ha alcun valore fisico. NESSUNO. Ripeto, finché non conosce almeno la teoria delle misure, non porta alcun valore aggiunto, dato che si limita semplicemente a ripetere quanto legge nei comunicati stampa. Non ha nemmeno fatto un salto a cercarsi le serie satellitari per un confronto, nulla. Le anomalie della temperatura media terrestre sono rimaste "costanti" negli ultimi 15-17 anni (non 12…) appunto perché non esistono misure uguali ma solo compatibili entro le proprie fasce di incertezza; ci possono essere stati picchi massimi (e minimi) oltre questi valori, sicuramente su base giornaliera ed anche mensile, ma al computo delle anomalie annuali non c'è alcuna reale differenza. E questa è l'unica cosa dimostrabile: se vogliamo, anche 0 è un rateo di crescita (nullo), e sicuramente non annulla il riscaldamento precedente (La prego di conservare questa frase, siamo ben consci che "fa più caldo" ora che decenni fa), ma sono sicuro che non intendeva questo…

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        • P.S. Ovviamente, anche a “crescita zero” potremmo vedere il GW ripartire entro qualche anno, questo è l’unico punto sul quale concordiamo. Allora, chiedo, perché negare la “pausa” nel riscaldamento, che secondo Lei può essere spiegata tanto facilmente con la variabilità naturale (anch’essa negata come fattore influente, fino a pochi anni fa, se si ricorda…)? E perché tanta fretta nel liberarsene sulla base di un solo studio, su una sola serie di misure termiche, quando almeno altre altre quattro serie (GISS e HadCRI terrestri, RSS e UAH satellitari) non hanno sentito nessuna necessità di procedere ad una simile correzione, e comunque non è ancora arrivata alcuna conferma indipendente allo studio in questione?

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          • Riproviamo.
            Più o meno dall’inizio del millennio c’è stato un rallentamento nel rateo di crescita delle temperature superficiali. E su questo siamo d’accordo.
            Le spiegazioni offerte per il rallentamento (oscillazioni nella variabilità interna e nelle forzanti esterne) sono, per il momento, convincenti.
            La tesi (qui alcune citazioni ricavate da articoli comparsi su questo sito nell’ultimo mese: “Non solo sono tre lustri e passa che la temperatura media superficiale ha smesso di crescere, ma il mondo descritto dalle simulazioni, qualcuno dovrà pur dirlo prima o poi, non ha mai iniziato ad esistere”; “Ecco, nel cercare di capire perché il riscaldamento globale si è preso le ferie – leggi la temperatura globale non sale più dall’inizio del secolo almeno – stiamo assistendo a qualcosa di molto simile.”; “Come spiegato poco più su, ad un riscaldamento della media e altra troposfera deve corrispondere un riscaldamento in superficie, che invece, specie negli ultimi 15 anni, è del tutto assente;” “ed inoltre negli ultimi 15 anni circa la temperatura non è più aumentata pur in presenza di una aumento costante della CO2.”) secondo cui questo rallentamento starebbe a significare che il GW si sarebbe fermato (o peggio, non esiste) è priva di senso.

          • Diego,
            le spiegazioni offerte per quello che tu definisci un rallentamento del trend, ma è un no-trend, specie se confrontato con gli 0,2°C per decade che si sarebbero dovuti vedere, sono circa 38. Molte di loro in contrasto l’una con l’altra. Comunque, ammesso che tra queste ci sia quella giusta o che più meccanismi abbiano contribuito, resta il fatto che questo ha restituito un ruolo alla variabilità naturale, quando prima non ne aveva affatto. Ancora nessuno però dice che se la variabilità naturale ha tolto potrebbe anche aver dato, cioè sommandosi e non elidendo il trend positivo indotto dalla forzante antropica. Questo ridurrebbe non di poco la presunta pericolosità della suddetta forzante. Comunque, circa le citazioni. Il mondo descritto dalla teoria AGW, essenzialmente basata sulle simulazioni non ha mai iniziato ad esistere perché quelle simulazioni faticano non poco a riprodurre il trend delle temperature (con o senza pausa), ma sono lontane anni luce dalla distribuzione dei soggetti barici, dalle dinamiche delle temperature superficiali degli oceani, dalla PDO, dall’AMO, dall’ENSO etc etc, cioè, dal mondo reale. Forse adesso ti è più chiaro il concetto che volevo esprimere. Se poi a fronte di uno 0,2°C per decade arriva uno 0,01°C per decade che non è statisticamente significativo e fisicamente misurabile, se non sono ferie del global warming cosa sono? Possiamo negare (spero tu non sia negazionista perché io non lo sono) che nel frattempo il presunto forcing antropico si è ulteriormente rafforzato? E dov’è quindi ma, soprattutto, com’è la relazione tra CO2 e temperature? Qual è la sensibilità climatica giusta? Nessuno lo sa. Attenzione, perché da questo dipende quanto è grave il problema, cioè cosa si deve fare. Dopodiché, si dovrebbe anche capire cosa fare a quale prezzo per esempio sociale…ma questa è un’altra storia.
            gg

  7. Da quello che io ho capito, non hanno manipolato i dati del siaitema ARGO, ma quello delle boe flottanti: http://www.aoml.noaa.gov/phod/dac/index.php

    Il bello e’ che avendo notato che le indicazione dell boe, sono mediamente piu’ fredde di 0.12C di quelle delle navi che passano nella stessa zona, hanno deciso di aumentarle di quel tanto per renderle compatibili.Poi pero’ hanno deciso che le boe “sono piu’ attendibili” e hanno deciso di dar loro un peso maggiore nei calcoli statistici.

    Insomma hanno reso la pausa nel riscaldamento globale “cornuta e mazziata”!

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