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Notti bollenti

aforismi_romaniCalma, parliamo sempre di clima, non di quello a cui state pensando ;-).

Global Warming, ovvero, temperatura media superficiale del pianeta che aumenta. Già sappiamo però, che questo non necessariamente vuol dire che aumenti dappertutto. Un’altra delle cose che non molti sanno, ma avranno probabilmente notato, è che in media aumenta più di notte che di giorno. Cioè, nelle misure, si nota di più la tendenza a crescere delle temperature minime, in genere appena dopo l’alba, che di quelle massime, poco dopo che il Sole ha raggiunto lo zenit.

Un team di ricercatori ha recentemente pubblicato uno studio in cui si cerca di spiegare e comprendere meglio le ragioni di questa asimmetria:

Diurnal asymmetry to the observed global warming

L’articolo, liberamente disponibile sull’International Journal of Climatology, assegna un ruolo chiave alla comprensione delle dinamiche che interessano lo strato atmosferico a contatto con il suolo, quello che si definisce Planetary Boundary Layer (PBL). Uno strato elastico, che si riduce a poche centinaia di metri durante la notte per divenire poi più spesso durante il giorno. Sarebbe proprio questa riduzione di volume a fornire la chiave di lettura, infatti l’energia in eccesso, essenzialmente rilasciata durante la notte in cui il bilancio tra calore ricevuto e calore riemesso è negativo, di notte è spesa per riscaldare un volume inferiore, quindi genera un rateo di aumento della temperatura più accentuato.

Questo è sostanzialmente vero, se non fosse che non ci porta molto lontano, perché gli attuali modelli climatici hanno grosse, grossissime difficoltà a riprodurre le dinamiche del PBL, in ordine alla temperatura, certamente, ma soprattutto ai complessi meccanismi molto disomogenei dal punto di vista spaziale che lo interessano. Quindi, per capire se e come quel che accade nel PBL, quel che accade di notte quando le temperature aumentano di più, e quello che potrà accadere in futuro, è necessario che le simulazioni migliorino le loro performance. Già proprio quelle simulazioni che qualcuno “vende” già ora come la chiave per la comprensione del nostro futuro climatico. Qualcosa mi dice che quella chiave non aprirà la porta, ma non si deve sapere in giro.

PS: Mi viene in mente un’altra cosa. Gli autori scrivono che negli ultimi 50 anni il numero di notti estremamente fredde è diminuito del 50%, mentre quello di giorni estremamente freddi del 25%. Abbiate pazienza, ma non riesco a togliermi dalla testa il tarlo della distribuzione spaziale dei punti di osservazione. Cioè, quando si parla di temperatura superficiale globale, si pensa che questa sia equamente distribuita sulla superficie del pianeta. Questo non potrebbe essere più sbagliato, perché la disposizione delle osservazioni è assolutamente disomogenea, tremendamente sbilanciata a favore della terraferma e altrettanto tremendamente sbilanciata a favore delle aree urbanizzate, quelle cioè dove il cambiamento delle caratteristiche del suolo ha un effetto determinante su ciò che avviene a contatto con esso, cioè, appunto nel PBL, soprattutto di notte. Continuano a dirci che le tecniche di “pulizia” e omogeneizzazione dei dati sanno come tener conto di questo e che quindi il segnale può essere globalizzato. Io invece penso che l’asimmetria descritta e studiata in questo articolo dimostra il contrario e che, non a caso, i modelli climatici che non tengono conto delle specifiche caratteristiche locali non riescono a riprodurla, fallendo nel riprodurre tante altre cose, quasi tutte. Eppure, l’assunto è che la temperatura aumenta più di notte che di giorno a causa della CO2, punto…

PS2 (non per giocare): l’aforisma all’inizio del post viene da aforismiromani.it 😉

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Published inAttualità

Un commento

  1. Alessandro

    Finchè la distribuzione spaziale degli osservatori rimarrà urbana, continueremo a discutere di queste cose.
    Sarebbe utile aumentare la consapevolezza che la città è un luogo per nulla ospitale ad ogni essere vivente.
    La storiella fantascientifica della pulizia e dell’omogeneizzazione è come l’ignoranza: una brutta bestia.

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