Riscaldamento? Globale ma anche no

Alcuni anni fa, quando si cominciava a parlare di “pausa” del global warming, prima ancora che iniziassero a comparire le decine di diverse spiegazioni che la letteratura ha prodotto recentemente, si sentiva spesso dire che non fosse giusto a prescindere parlare di “pausa”, perché all’inizio del periodo di scarsa significatività statistica del trend delle temperature c’era stato un El Niño molto potente, capace di far salire molto le temperature globali e di innescare una successiva fase di recupero con conseguente rallentamento del trend di lungo periodo.

Quindi una “pausa” non può iniziare con un El Niño. Però a quanto pare la stessa pausa, divenuta poi inequivocabile e discussa anche nell’ultimo report IPCC, può finire con un El Niño, specie se potente come quell’altro. Nel perfetto stile dell’avvocato. E così, riparte la batteria dell’AGW, il cui ultimo colpo di grancassa è quello del febbraio appena trascorso. A guardare la mappa pubblicata dal GISS della NASA, l’ultimo mese lo abbiamo trascorso in una fornace.

1200km

E’ evidente però che gran parte del lavoro lo hanno fatto le alte latitudini dell’emisfero nord, dove il mese solitamente più freddo dei tre invernali è stato invece insolitamente mite. Tant’è che se si separano le temperature per fasce latitudinali il discorso cambia (da climate4you.com):

MSU UAH TropicsAndExtratropicsMonthlyTempSince1979 With37monthRunningAverage

I dati più a destra di questa immagine parlano chiaro, i tropici si sono scaldati ma non quanto con l’episodio di ENSO positivo del 1997-98; le latitudini extra-tropicali dell’emisfero nord si sono scaldate molto, quelle sempre extra-tropicali ma dell’emisfero sud non si sono scaldate affatto.

Allora è il caso di tornare alla prima immagine, in calce alla quale si trova questa nota:

Note: Gray areas signify missing data.
Note: Ocean data are not used over land nor within 100km of a reporting land station.

Quindi, tutto ciò che è grigio significa niente dati, Beh, poco male, non c’è molto grigio in quella mappa, abbiamo un sacco di dati. Oppure no? Lo smoothing delle tecniche di omogeneizzazione e interpolazione è di 1200 Km, per cui è probabile che qualche quadrato di 1200 km di lato pur essendo privo di dati li “erediti” dal quadrato che gli sta accanto. Vediamo. La mappa che segue ha lo smoothing a 250 Km, non più Palermo come Milano, ma Roma come Firenze, ci può stare.

250km

Ops… che grigiore. Abbiamo perso un sacco di dati? No, non li abbiamo mai avuti. Per restare grigio, infatti, un quadrato deve essere circondato da quadrati senza dati. Quindi tutto il “caldo” delle latitudini polari è “ereditato” dalle latitudini medie e sub-polari. Ma non perché ci sia stato trasporto di calore, che pure c’è stato e c’è sempre, semplicemente perché qualcuno ce lo ha portato a colpi di smoothing.

Domanda, si può definire globale una cosa del genere? Non saprei. Quello che so, invece, perché lo dicono i dati, è che questo El Niño, come quelli che lo hanno preceduto, ha sconquassato il sistema, riversando in atmosfera enormi quantità di calore che ora compaiono nelle serie. Interpretare questi effetti come la fine della “pausa” è speculativo, per capire come stanno le cose ci vorranno alcuni anni e, soprattutto, parecchio grigio in meno.

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Author: Guido Guidi

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12 Comments

  1. Mi scuso perché la mia osservazione giunge con ritardo rispetto al dibattito su questo post. Tuttavia solo oggi mi è capitato di visitare il sito di Roy Spencer all’indirizzo http://www.drroyspencer.com/2016/03/uah-v6-global-temperature-update-for-feb-2016-0-83-deg-c-new-record/
    Lì ho visto la figura che illustra l’anomalia termica nella bassa troposfera del mese di febbraio 2016 misurata con MSU e che ha per titolo “Satellite LT anomaly=+0.83°C”. Dall’immagine emerge con evidenza un “pennacchio” caldo da sudovest esteso dall’Egitto verso gli Urali (tale forma si intuisce anche nel’immagine GISS riportata in questo post ma in quel caso è molto più rotondeggiate -> perché?).
    La forma del pennacchio ricorda da vicino quella di un anticlone subtropicale da sudovest per cui credo che l’anomalia globale di febbraio sia da attribuire a questo tipo di struttura. Cosa poi inneschi questo tipo di struttura e cosa determini la sua persistenza nel tempo io non lo so. So solo che per spiegare l’anomalia bisognerebbe partire da lì.
    Luigi

    PS: circa le aree grigie delal carta GISS, a mio avviso pongono a tutti noi il problema della qualità delle reti osservative e qui vedo che, nonostante le diffuse preoccupazioni circa il GW, tali reti seguono il solito tran tran…. Penso che sarebbe oggi più che mai strategico lanciare un grande progetto di monitoraggio globale con una rete osservativa omogenea e con stazioni tutte uguali fra loro (un pò come si è fatto con la rete ARGO per le temperature oceaniche).

    Post a Reply
  2. Le osservazioni non sono rappresentative, basta prendere i dati storici di una stessa località nel solito trentennio per accorgersi di molte inspiegabili differenti medie.
    Il riferimento meteorologico che viene scelto è spesso quello che più si avvicina alla proiezione modellistica.
    Ancora non sono riuscito a capire a quale rete meteo superficiale si riferisse Fabio nel commento sopra.
    Vi ricordo che il riferimento dell’ultimo trentennio per la rete meteo di “terra” è costituito per la maggior parte da stazioni aeroportuali che descrivono la temperatura della pista. La meteorologia invece dovrebbe misurare la temperatura sinottica.

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    • Alessandro, attenzione. E’ vero che molte delle stazioni sulla terraferma sono stazioni aeroportuali, ma non si misura affatto la temperatura della pista. Anzi, sono rispettati tutti gli standard necessari, ovvero luogo aperto, capannina con la corretta esposizione, termometro alla giusta altezza dal suolo a sua volta coperto da adeguata superficie erbosa. Il problema è che anche nei pressi degli aeroporti e al loro interno la situazione è spesso cambiata molto nel tempo, da un lato per l’urbanizzazione delle aree circostanti, dall’altro per la crescita e l’adeguamento delle stesse infrastrutture aeroportuali, con conseguente aumento delle superfici asfaltate.
      gg

    • Si, ne ero al corrente, ma difatti il mio commento si riferisce alla direttiva ICAO che specifica l’obbligo da parte degli aeroporti di rilevare dati che siano rappresentativi più possibile della temperatura a 2 m da terra della pista. Chiaro che il sensore non possa essere messo lungo la pista e hai fatto bene a precisarlo Guido.
      Occhio anche alle rilevazioni delle stazioni storiche che cambiano strumentazione:
      mio commento del 8 gennaio 2016
      http://www.climatemonitor.it/?p=40120

  3. Sì, dove c’è il grigio indubbiamente secondo gli scettici dominerebbero T fredde.
    Del resto, l’Artico non è mai stato così in salute come in questi anni.

    Ah, io ricordo che parlavate di raffreddamento globale a partire dal 2010…sono ancora qui che aspetto

    Post a Reply
    • Non è così. Regola vorrebbe che dove c’è il grigio non ci si mettesse altro, ma mi rendo conto che queste sono sottigliezze.
      Comunque non c’è dubbio, qualunque sia il futuro del bilancio termico del pianeta, di sicuro con queste ‘tecniche’ di trattamento dei dati ne vedremo uno solo. Abbiamo il 50% di probabilità che sia quello giusto, tutto sommato non è male. 😉
      gg

    • Dott.Guidi, io credo che ci sia ben poco che si possa equivocare sui dati.
      Ammettiamo pure che ci sia un’area “ignota” che è bene lasciare in grigio, esistono innumerevoli serie storiche omogenee sparse in tutto il mondo, che mostrano un forte riscaldamento in atto dal 1900 e in particolare in questi ultimi 20-30 anni.
      Possibile che “guarda caso” i dati esistono solo laddove ci si sta scaldando? Ci credo un po’ poco che siano rimaste fuori dalla copertura solo le aree che si raffreddano.

      Oltretutto il “grigio” mostrato dalle mappe, copre una zona che evidentemente non è mai stata calda come nel periodo post 2012 (minima estensione dei ghiacci artici)… io sinceramente non andrei tanto a “sindacare” su che anomalie possa nascondere il colore grigio. Temo che ne vedremmo delle belle

    • Io invece temo che più che vederle ce le racconteranno, nel senso che se le osservazioni non sono rappresentative non possono essere usate analiticamente per le verifiche modellistiche che a loro volta diventano incontestabili. È questa è metafisica. Usiamola pure ai fini di policy, allora si che ne vedremo delle belle
      gg

  4. ma “quelle superficiali” quali sarebbero? il grigiore sono dati delle “Land station”

    Post a Reply
  5. E’ sempre interessante discutere di queste problematiche. E’ vero Guidi, il problema dell’interpolazione dei dati per l’Artico sussiste, nonostante tutto. Come sussiste, e lo si evince bene dall’articolo, la questione temperature, superficiali e/o satellitari. Insomma, stiamo parlando in questo caso di un problema di misure, che esiste ed è inutile negarlo. Peraltro osservando i grafici riportati per le temperature satellitari a varie latitudini, sembrerebbe che la “pausa”, a parte febbraio 2016 (ma un mese anomalo ci può sempre stare) si perpetui dalla fine degli anni novanta e sia tuttora in corso. Tuttavia, a mio avviso c’è un sistema semplice per risolvere, almeno in parte e in modo empirico la questione. Sono gli indicatori climatici, importanti almeno come gli indicatori biologici (insetti, larve, microorganismi) quando si voglia conoscere empiricamente il grado di tossicità si alcune acque superficiali. Mi riferisco a livello del mare, ghiacciai montani, ghiacci polari ecc. Ebbene, cosa mi dicono tutti questi dati messi assieme? Ognuno può darsi evidentemente la risposta, ma questo sancirebbe in parte anche l’esito finale della partita. Nonostante tutto, temperature superficiali battono temperature satellitari 1-0, più in linea con le osservazioni.
    Saluto sempre cordialmente

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    • Fabio,
      indicatori climatici? Livello del mare: leggere la serie di articoli di Donato per capire che la situazione è tutt’altro che chiara. Ghiaccio: su di un polo diminuisce e sull’altro aumenta, ancora meno chiara. Tutti messi assieme, mostrano che il pianeta si sta scaldando. E ci credo, siamo in un interglaciale! Però non ci dicono perché, mentre ce lo direbbe la relazione tra temperatura e CO2, se funzionasse…
      Non capisco poi l’ultima frase. Che significa che le temperature superficiali sono più in linea con le osservazioni? DI quali osservazioni si tratta?
      gg

    • Faccio riferimento semplicemente alle osservazioni legate al trend degli indicatori climatici di cui ho parlato e che ci darebbero un’ulteriore prova che il pianeta si è scaldato anche negli ultimi 15-20 anni, contrariamente al dato che ci forniscono le temperature satellitari e in accordo invece con quelle superficiali.

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  1. Riscaldamento? Globale ma anche no : Attività Solare ( Solar Activity ) - […] Autore: Guido GuidiData di pubblicazione: 19 Marzo 2016Fonte originale: http://www.climatemonitor.it/?p=40853 […]

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