Stuzzichino per Geologi

La Groenlandia si scioglie….da sotto! Questo il sunto di uno studio uscito su Nature Geoscience nei giorni scorsi. E, informazione aggiuntiva non banale, non è colpa nostra, a meno che, parecchie decine di milioni di anni fa, qualcuno non abbia appositamente trainato la Terra Verde sopra l’area di placca tettonica attiva che pare sia all’origine di questo scioglimento ancora ai giorni nostri. Naturalmente, il traino, se avvenuto, sarà stato fatto con dei SUV!

Scherzi a parte, abbiamo bisogno che qualcuno dei numerosi geologi che seguono le nostre pagine ci dia una mano a capire il significato di questa notizia.

Il paper è questo:

Melting at the base of the Greenland ice sheet explained by Iceland hotspot history

E qui lo spiegano su Science Daily:

Earth’s internal heat drives rapid ice flow, subglacial melting in Greenland

Dunque sarebbe un’anomalia geotermica lunga 1200 Km e larga 400 nella parte centro-settentrionale della Groenlandia, la causa principale dello scioglimento del ghiaccio basale e dell’esistenza della complessa rete di canali attraverso cui scorre l’acqua glaciale nelle viscere degli oltre 3 km di spessore del ghiaccio che la ricopre.

Una scoperta resa possibile solo con le tecniche di osservazione più moderne, che vanno dalle osservazioni radar a quelle satellitari, cui si sommano numerose campagne di perforazione del ghiaccio.

Il tutto, sempre con buona pace del dipartimento “lo scioglimento dei ghiacci è una inconfutabile prova della deriva catastrofica del clima”.

Enjoy

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Author: Guido Guidi

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7 Comments

  1. Eccomi di nuovo, in realtà però non è un hot spot, quanto un residuo termico dell’hot spot collocato ora sotto l’Islanda. L’idea che mi son fatto è che il calore dovrebbe derivare da sacche di calore, forse vere e proprie camere magmatiche, intrappolare e ancora non completamente raffreddate appena sotto la crosta continentale groenlandese. La cosa non sarebbe strana, i pennacchi (plume) risalenti dal mantello formano spesso ampie camere magmatiche sotto i continenti, vedi Yellowstone e ci vogliono tempi lunghissiim perchè il calore si disperda. Ho scritto qualcosa nel mio sito a riguardo

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  2. E cogliamo lo stuzzichino per geologi!
    Devo dire che avendo letto in passato qualche contributo dei miei “colleghi” su questo sito, apprezzo ancor di più il tentativo di Guido…
    Lo stuzzichino è colto da parte di un geologo adottato anche alla meteorologia.
    D’altronde ritengo non vi sia alcuna differenza fra le scienze, sempre di Natura si tratta; una volta conosciuti gli elementi fisici in gioco e gli innumerevoli modi per combinarli, ci si può muovere agilmente in tutti gli apparentemente “diversi” campi della medesima Scienza.

    A proposito dello spunto sulla Groenlandia, è interessante far notare che la “notizia” era nota da tempo…

    http://www.lescienze.it/news/2007/12/19/news/_hotspot_sotto_la_groenlandia-580849/

    Non vorrei fare il “Guido della situazione”, ma nella mia ingenuità continua sempre a sfuggirmi cosa/chi regola il tenere a galla certe notizie o preferibilmente sotterrarne altre…
    E noi comuni mortali dotati di spirito critico, spettatori obbligati della lotta infinita fra chi porta più acqua al proprio mulino, conviviamo con la sensazione di non riuscire ad afferrare mai dove sia la verità.

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  3. Si, lo avevo letto, stavo cercando di trovare l’articolo completo senza bisogno di comprarlo (ma non ci sono riuscito);

    in breve, una parte della litosfera groenlandese si troverebbe sopra uno di quelli che vengono definiti HOT SPOT, punti caldi, cioè zone di risalita dell’astenosfera (mantello fuso o parzialmente fuso);
    quello più famoso di tutti è sotto le HAWAII, ed è la causa della formazione delle varie isole dell’arcipelago stesso, via via più antiche andando da SE a NW;

    la caratteristiche di questi hot spot è proprio questa: mantengono, più o meno, la loro posizione geografica costante, indipendentemente dai movimenti delle placche litosferiche;
    da qui se ne deduce che la loro origine è molto più in profondità, e che quindi le “zolle” di litosfera ci scorrono sopra;

    nel caso groenlandese, a quanto leggo, questo “plume”, pennacchio, sarebbe una derivazione “laterale” del punto caldo situato in corrispondenza della dorsale atlantica che ha dato origine all’emersione e alla formazione dell’Islanda;

    in effetti, vado a memoria, l’anno scorso discutemmo qui di una ricostruzione dello spessore dell’inlandis groenlandese, su un post corredato di animazioni 3d, dove, tra le altre cose (e fu la notizia che mi lasciò più meravigliato), si diceva che il ghiaccio più antico presente in Groenlandia alla base della calotta aveva un’età non superiore ai 100.000 anni (mi pare);

    considerando che l’isola occupa quelle latitudini da qualche milione di anni, l’ipotesi del riscaldamento da sotto può sicuramente contribuire a spiegare quella che mi sembrò decisamente una stranezza…

    come detto, le variazioni di latitudine della Groenlandia negli ultimi 2 milioni di anni, dovuti alla tettonica a zolle, sono trascurabili (qualche decina di km al massimo), quindi, gli effetti del calore subcrostale dovuti a questo HOT SPOT di cui si parla, ci dovevano essere anche prima, non c’è motivo per altro di ritenere che l’entità e l’intensità del flusso geotermico in corrispondenza di quell’area sia variato di molto nel corso del tempo (non comunque con variazioni apprezzabili su scale temporali dell’ordine del decennio/secolo);
    da qui la domanda: il tasso di scioglimento (a questo punto parlerei di rinnovamento periodico) della calotta groenlandese è perciò sempre stato questo, e ce ne siamo accorti solo questi ultimi decenni perché lo misuriamo ?

    🙂

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  4. Molto interessante, letto l’abstract su nature geoscience, vedremo le conferme e la reale entità del fenomeno. Analisi libera da pregiudizi, mi piace

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